Capitolo 7

2084 Words
Mi viene incontro con un sorriso largo, mentre maledico me stessa per non riuscire a fare un passo in avanti e ricambiare il suo entusiasmo. In un certo senso ho cresciuto Giulietta come se fosse mia figlia, ma non ci ho pensato due volte prima di lasciarla sola in Australia, ad assistere all'arresto del padre, anche se per lei era un fratello. Cavoli! Ho parlato con lei al telefono spesso, ma guardarla negli occhi e averla davanti in persona mi risulta assai più complicato. È forse la persona che più ho ferito con la mia 'fuga', e me ne sono resa conto nell'esatto momento in cui sono entrata insieme Louis nel nuovo appartamento a Roma. Non ho avuto il coraggio di rispondere alle sue chiamate, oltre a quelle dei miei genitori, per un po' di tempo, fino a quando John mi ha consigliato di fare il contrario. «Non voglio farmi gli affari tuoi, Clara, ma Giulietta non ha alcuna colpa in questo mezzo.»-dal tono della sua voce capisco che teme quasi aprire l'argomento. «Non sono pronta.»-dico schietta, quindi cambio discorso immediatamente: «Come stai?»-chiedo, interessandomi dopo tanto tempo di come stia il mio migliore amico. «Bene.»-sospira dall'altra parte della linea, mentre chiedo al cameriere del bar più vicino all'ospedale di prepararmi un caffè senza zucchero. «Ti va di parlare ad Andrew, è qui e vuole dirti...»-prova a convincermi per l'ennesima volta, ma non lo lascio finire, stringendo i denti: «Ti devo chiudere il telefono in faccia per caso?»-alzo la voce, minacciandolo, il che lo porta a sospirare di nuovo e posso immaginare come i due stiano scambiando un'occhiata alle mie parole. Mi pare ovvio che Andrew voglia giustificare Alex e convincermi di ritornare indietro, ma non voglio sentire nessuno difenderlo. «Giulietta sta chiamando di nuovo.»-osservo lo schermo, per poi spegnere la chiamata per davvero, senza permettergli di salutarmi. «Finalmente sei tornata.»-dice, circondandomi il collo con le braccia. I suoi ricci mi solleticano la fronte e solo ora mi accorgo di quanto siano cresciuti i suoi capelli, dove intrufolo lo mano per stringerla fino a farla soffocare. «Finalmente ti abbraccio.»-imito il suo entusiasmo, facendola sorridere, mentre si allontana leggermente. «Sono i tuoi figli?»-chiede, indicando verso la cucina Noah, ma non appena guardo in quella direzione spalanco gli occhi, notando mio figlio coperto di farina dalla testa ai piedi. «Scusa, mamma!»-porta le mani davanti alla bocca, sapendo che non riesco a resistere alla sua espressione corrucciata, ma non gli dò il tempo di finire, che porto una mano tra i capelli. «Che. Stai. Facendo?!»-scandisco ogni parola, alzando il tono della voce verso la fine per farlo sobbalzare e dimenticandomi della presenza di Giulietta di fronte a me. Mi avvio lentamente verso la sua direzione, facendolo indietreggiare, di pochi passi, mentre la farina cade dai suoi ricci per ogni passo che fa. «Volevo fare la pizza eh... eh...»-inizia a gesticolare in modo esagerato, mettendo un finto broncio, mentre continuo ad avvicinarmi lentamente, chiedendomi che fine abbia fatto mia madre. Inizia a balbettare fino a quando non lo sovrasto in tutta la mia altezza, approfittando dei tacchi alti per intimorirlo e pronta a urlargli di andarsi a cambiare, ma non appena apro bocca per parlare, cambia argomento, urlando di botto. «Ryan è entrato nella lavatrice!»-porta le mani davanti agli occhi, mentre spalanco le palpebre, lasciando sfuggire dalle labbra un gemito di strazio. «Cosa?!»-esclamo con un filo di voce, stanca e infuriata con mia madre per averli lasciati soli a casa. «Oh cazzo!»-Giulietta alle mie spalle sembra stupita e divertita allo stesso tempo, mentre mi affretto a raggiungere il bagno con il cuore in gola per la possibilità che possa aver acceso la centrifuga. «Ryan! Esci subito da lì!»-dico prima ancora di aprire la porta e fortunatamente lo trovo già in procinto di allontanarsi velocemente da quello spazio ristretto. Eppure lo facevo il più maturo dei due: d'ora in poi devo essere severa anche con lui, a partire da questo esatto momento, ma non mi dà il tempo di spalancare le labbra che mi sorpassa ed esce dalla porta con un'espressione scocciata in viso, come se avessi interrotto qualcosa di davvero divertente. Ritorno in salotto, dopo aver chiuso la porta alle spalle, sbuffando e continuando a chiedermi dove possa essere finita quella donna. Sposto gli occhi da Ryan a Noah, per poi avvicinarmi alla sedia più vicina e sedermi su di esso, passando di nuovo le dita tra i capelli, mentre sento Giulietta alle spalle cercare di trattenere una risata, ma poi si arrende e dai suoi passi capisco che si stia avvicinando lentamente. «Questi sono i miei figli.»-rispondo alla sua domanda, senza lasciarla commentare, mentre lei sia affretta a riempirmi un bicchiere d'acqua, per poi porgermela. «Grazie.»-dico con un filo di voce, per poi notare che Noah è ancora pietrificato a pochi passi di distanza. «Aspettami in bagno.»-gli impongo tra i denti, mentre porto il bicchiere alle labbra. Annuisce rapidamente, facendo cascare altra farina dai ricci, quindi mi affretto ad avvertirlo:«Non toccare la lavatrice!» Giulietta sobbalza al mio fianco. «Cinque anni fa non sapevi nemmeno arrabbiarti.»-forma un sorriso, per poi stringersi sulle spalle. La osservo attentamente mentre prende posto al mio fianco e abbassa gli occhi sul pavimento. Indossa una maglia larga, come quelle che ammiravo anni fa, mentre i suoi capelli sono cresciuti tanto quanto i miei, infatti le arrivano alla vita. «Come stai?»-chiedo con un tono di voce basso, mentre lei si porta una ciocca di capelli dietro l'orecchio, sbuffando. Alza le spalle, ma la sua espressione seria mi aiuta a capire che c'è qualcosa che non va: spalanco leggermente le palpebre quando mi viene in mente l'ipotesi che ora sappia la verità. Smetto di respirare per un paio di secondi, pensando a come deve essersi sentita quando ha saputo di essere figlia di Alex e non sua sorella. Deve essersi arrabbiata terribilmente, ricordando il suo caratteraccio, ma allo stesso tempo non credo che Alex abbia potuto o voluto dirle di essere suo padre, anche se il ritorno di Naily non mi sembra una pura coincidenza. Non appena quella donna inizia a dominare i miei pensieri, mi ritorna in mente la scena di ieri mattina. Si sono baciati. Si sono baciati davanti ai miei occhi, spudoratamente, ma, d'altra parte, non mi sorprende il fatto che Alex sia stato capace di sedurre una donna persino dietro le sbarre. Nessuno può fermare quell'uomo, nemmeno le quattro mura di una cella isolata. Non appena scagionato si è attaccato alle labbra di una donna, come se si sentisse affamato di toccarla, e non oso immaginare come abbiano trascorso la loro prima serata insieme. «Odio il Bronx.»-sputa improvvisamente, come se avesse trattenuto quelle parole dentro di sé a lungo, ma non la interrompo:«E mi manca l'Australia.»-una stretta al petto mi impedisce di fiatare di nuovo. ... mi manca l'Australia. 'Anche a me.'-vorrei dirle, ma mi limito a fingere un sorriso, accarezzandole la schiena, per poi provare a capire se ha scoperto qualcosa, anche se mi sembra poco probabile. Se sapesse ciò che io, Alex e molti altri le abbiamo tenuto nascosto per quindici anni di vita, ora non starebbe al mio fianco a guardarmi con tanta tenerezza, piuttosto non mi rivolgerebbe la parola. «È successo qualcosa che io non so quando non ci sono stata?»-chiedo, timorosa della risposta, ma butto un sospiro di sollievo quando alza la testa lentamente e schiocca la lingua: «Naily vive con noi.»-dice poco dopo, come se si fosse appena ricordata di una cosa importante. E io che speravo di poter evitare si pensare per un secondo al fatto che Naily ora vive in quella villa insieme ad Alex. 'Stammi lontana.'- ha detto. Infatti non vorrebbe avermi tra i piedi ora che la sua famiglia è al completo. «Comunque...»-si accorge di aver toccato un argomento poco piacevole e cerca in modo evidente di cambiare discorso. «Questo vestito è fantastico!»-dice tutto d'un tratto, girandosi completamente dalla mia parte sulla sedia. «Ti piace davvero?»-chiedo sospettosa, assottigliando gli occhi, dato che dal suo abbigliamento non mi sembra sia un'amante degli abiti firmati. «Si, sul serio.» «Non è quello che dice questo maglione di lana.»-afferro il tessuto tra l'indice e il pollice, ricordando i vecchi tempi in cui preferivo nascondere ogni singola curva del mio corpo. «Mio fratello non vuole.»-il sorriso mi muore sulle labbra. Pensandoci l'ossessione di Alex era un altro motivo per cui non indossavo abiti corti: non riusciva a controllarsi e mi dava della prostituta senza riuscire a controllarsi, o forse era quello che davvero pensava di me Indosso dei tacchi alti e posso prevedere le innumerevoli cadute che farò questa sera: prendo al volo una pochette per poi uscire dalla stanza. Percorro metà corridoio e finalmente ottengo la mia vendetta: «Dove cazzo vai conciata così? »-non mi fermo e sbatto la porta alle spalle, il che un po' mi preoccupa, sapendo quanto sia impulsivo Alex potrei aspettarmi il peggio da lui. Ma svuoto la testa di questi pensieri e raggiungo la macchina in cortile: come una stupida mi aspetto che da un momento all'altro quel idiota esca di casa e mi fermi, per poi dirmi di aver cambiato idea e di volermi accompagnare, ma ho anche imparato a non illudermi con lui. Forse sto iniziando a perdere la pazienza, forse mia madre aveva ragione: gli ho sempre dato la precedenza in tutto, mi sono sempre abbassata nei suoi confronti e lui lo sa, ma poi pensa di ricompensare con il sesso, ma d'ora in poi le cose cambieranno... Non è cambiato nulla, invece, dato che mi ha convinta ugualmente ad accettare la sua proposta di matrimonio e a indossare un abito da sposa per lui. La guardo con una smorfia di compassione, per poi cambiare espressione: «Ti faccio vedere il mio guardaroba!»-dico entusiasta, mentre lei annuisce, alzandosi immediatamente dalla sedia nell'esatto momento in cui mia madre fa il suo ingresso in salone: «Scusami, ero andata ad aiutare tua madre per la cena rapidamente.»-si rivolge a Giulietta per un momento, per poi incrociare il mio sguardo scocciato: «Non hanno combinato nulla, vero?»-assume un'espressione seria, ma mi limito ad alzare gli occhi al cielo senza risponderle, ricordandomi improvvisamente di Noah in bagno. Noah... Noah è tutto solo in bagno!! «Vai in camera mia!»-mi affretto a dirà a Giulietta, per poi affrettarmi di nuovo verso il bagno, rischiando di finire con la faccia per terra per colpa dei grattacieli che mi ritrovo al posto delle scarpe. Approfitto della porta aperta per controllare da lontano cosa stia combinando, ma non appena lo becco ficcare un piede nel water perdo la pazienza: «Che stai facendo!?»-urlo disperata, chiudendo la porta alle spalle, mentre lui sobbalza di nuovo, per poi alzare le spalle: «Voglio vedere dove porta questo buco.»-mia madre mi raggiunge poco dopo, ridendo sotto i baffi nel vedere la mia espressione, per poi spingermi leggermente. «Me ne occupo io.»-dice, molto più rilassata di me. «Vieni.»-mi accorgo dell'arrivo di Giulietta solo quando mi trascina con se nella mia stanza, ma non prima che abbia dato un occhiata a Ryan, che continua a guardare la televisione in silenzio. Sbuffo sonoramente, mentre la ragazza di fronte a me si affretta ad aprire l'armadio, iniziando fortunatamente a distrarmi. La vedo spalancare gli occhi quando prende in mano un abito lungo e nero, interamente in pizzo e privo di brillantini di Capucci, uno dei tanti che ho finto di amare per non deludere Louis. «Bellissimo.»-commenta, per poi estrarre un altro vestito più semplice e forse il mio preferito tra quelli che riempiono il mio armadio, anche se secondo Louis mi fa sembrare una donna incinta che cerca di nascondere il pancione. «Mi sono sempre piaciute le maniche a volant.»-dice, appoggiando il vestito al petto per guardarsi allo specchio. «È fantastico.»-la lascio continuare a lodare il vestito corto e bianco, per poi porgermelo: «Mettilo per me, stasera, ti prego!»-incrocia le mani speranzoso, quindi alzo le spalle annuendo, contenta di non essere costretta a sentirmi soffocare durante la cena. In più non voglio apparire provocante stasera, anzi, voglio fare di tutto pur di non stare al centro dell'attenzione, anche se temo di non poter scappare alle domande di Clelia e Tom, che sicuramente non sono rimasti indifferenti alla mia fuga. Tra tutto ciò che mi aspetta, spero solo che l'attenzione non cadi sui due gemelli, che avrei lasciato volentieri a casa, ma non posso, dato che i miei genitori mi accompagneranno. Pensando alla cena, decido di iniziare a prepararmi, alzandomi in piedi e afferrando il vestito che mi ha proposto Giulietta, mentre lei continua a frugare tra i miei abiti.
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