Il principio del disastro
Sentii un rumore improvviso sotto il cuscino, un suono acuto che squarciò il silenzio della mia notte e mi riportò brutalmente alla realtà. Il sonno che avevo tanto apprezzato fino a quel momento svanì in un battito di ciglia. Mi resi conto che, sì, era finalmente il momento di cambiare quella dannata suoneria del cellulare. Quella musichetta stava davvero iniziando a farmi impazzire.
Pronto...? - risposi, la voce ancora impastata di sonno.
Non proprio, direi! Il mattino ha l'oro in bocca, Jolie! - cantilenò Sebastian dall'altra parte della cornetta, l’entusiasmo evidente.
Ti prego, non dirmelo... Un'altra giornata e non ce la faccio! - Piagnucolai, la mente già preda di pensieri caotici sul corso che mi aspettava quella mattina.
Jolie, sei al college, ragazza! Non puoi continuare a fare la pigra. Cos'ha la tua testa ultimamente? - mi canzonò lui.
Una repulsione totale verso corsi che, oltre a essere obbligatori, durano cinque ore consecutive! Ecco cos’ho! - Mi girai nel letto, affondando la faccia nel cuscino per soffocare un lamento che, inevitabilmente, lo fece ridere di gusto.
Se c'era una sola parola che descriveva Sebastian, quella era “invadente”. Ma non si fermava lì. Era anche inopportuno, imbarazzante, troppo spontaneo, ma al contempo incredibilmente onesto, leale e, soprattutto, un amico di quelli che ti trovi una sola volta nella vita.
Sebastian non si limitava a entrare nella tua vita: scavava dentro di te, un passo alla volta, fino a raggiungere le ossa. E quando bussava al tuo cuore, non ti lasciava scampo. Lo sapevo, lui era il tipo che avrebbe aspettato una vita intera per farlo, ma una volta entrato, non sarebbe mai uscito.
Era il mio amico, il mio compagno di ogni momento, e lo amavo, anche se a volte faceva impazzire. Ma in quella follia c’era qualcosa di speciale. Sapevamo tutto l'uno dell’altra, anche le piccole cose, quelle che non avresti mai condiviso con nessun altro. Nei giorni più bui, ci rifugiavamo nel nostro angolo di risate, lacrime e film da guardare senza pensare a nulla.
Smettila di frignare, Jo! Alza il culo dal letto e preparami un buon caffè! Sono fuori dalla tua porta! - Ridacchiò Sebastian, suonando il campanello con l’aria di chi sta per fare danni.
Non ci credo! Quanto in ritardo sono!? - Sbuffai, alzando gli occhi al cielo mentre mi strappavo dalle coperte che mi avevano avvolto come una seconda pelle.
Chiusi la conversazione e buttai il cellulare sul letto. Poi mi diressi verso la porta, aprendo con una faccia assonnata e rassegnata.
Ti prego, Seb, dimmi che presto dimenticherai l'indirizzo di casa mia... - borbottai, chiudendo la porta dietro di lui mentre lo facevo accomodare in salotto.
Nonostante il pavimento coperto d'acqua a causa della pioggia che aveva bagnato Sebastian da capo a piedi, lui si scrollò il cappotto con nonchalance e si sistemò sul divano, sorridendo al calore che finalmente lo avvolgeva.
Ehi, occhietti blu! Ho portato la colazione! - Gracchiò con entusiasmo, facendo brillare un sacchetto che sicuramente nascondeva qualcosa di dolce, inevitabilmente ripieno di crema.
Devi smetterla di viziarmi, lo sai? - Lo accusai, indicando il sacchetto con un dito, il mio sguardo corrucciato.
Sebastian rise di cuore e passò una mano tra i miei capelli, scompigliandoli ulteriormente.
Non che non fosse un bel tipo, con il suo metro e ottantasette, gli occhi color miele e i capelli ramati che sembravano fatti per le sue mani. Ma eravamo talmente legati che quella linea sottile tra amicizia e qualcosa di più si era confusa. E quando lui ci provò... beh, fu un disastro. Ma non fu mai un problema. L'amicizia, la nostra amicizia, era tutto quello che contava.
Non ti vizio, semplicemente ti riempio di crema come un delizioso bignè, dragă. - Si giustificò, mimando un bacio con la punta delle dita, chiudendo gli occhi come se fosse un maestro della cucina.
Siamo nello Yorkshire, Seb. Se continui a parlare così, passeremo per disadattati. - Dissi, mordendo il mio pudding alla crema per non lasciare trapelare il sorriso che mi stava sfuggendo.
Allora dovrei tradurre "mia cara"? Suona malissimo, perfino per me, con il mio accento. E poi, essere straniero non mi rende più attraente? - Sottolineò, alzando le sopracciglia.
Oh, ma per favore! - Sorrisi, lanciandogli il piccolo cuscino del divano, che lui afferrò con un movimento veloce.
E ora, preparati per un'altra emozionante giornata da studentessa, occhietti blu! - Concluse, scivolando verso la porta.
Dopo aver sistemato i miei capelli color grano in una coda approssimativa, mi preparai per affrontare una giornata che, ero sicura, sarebbe stata estenuante. Indossai il mio cappotto nero, pronto a proteggermi dal gelo di quella mattina di gennaio.
Jolie, sei pronta? - Urlò Sebastian dal salotto.
Sì, arrivo! - Risposi, saltando fuori dalla stanza e quasi cadendo sotto il peso dei libri. - Muovi il culo, Seb. È tardi e non penso che il professor Rockchester apprezzi il nostro ritardo!
Ma se sei tu quella in ritardo! E poi, dragă, potremmo fare un'entrata in grande stile. - Ghignò, facendo oscillare le chiavi della mia Escalade davanti ai miei occhi. - Guido io, il tuo gioiellino.
Roteai gli occhi, ma non potevo fare a meno di ridere. Sbuffando, raggiunsi la porta.
Quando sentii il motore spegnersi, mi preparai a fare i conti con il freddo. Mi incappucciai, avvolgendomi nel tessuto per diventare un tutt'uno con il mio cappotto. Uscimmo dall'auto, seguita da Sebastian che mi riconsegnò le chiavi e mi avvolse con un braccio per cercare di scaldarmi.
Non credo che la ragazza del corso di filologia ti possa apprezzare molto in questo momento, Seb. - Sorrisi, sentendo la sua mano calda sulla mia spalla mentre ci avvicinavamo alla porta del college.
Smettila, impicciona. Pensa piuttosto al corso di stregoneria applicata. Cinque ore! - Sussurrò divertito all'orecchio, facendo vibrare la sua voce.
Entrammo in aula, ancora con il fiatone, il naso rosso per il freddo e le mani gelate che cercavano di scaldarsi. Mi sedetti accanto a Danielle, salutandola con un cenno veloce della testa. Sebastian si sistemò accanto a George.
Buongiorno Jo, alla buon'ora! - Disse Danielle, che ormai non si aspettava più di vedermi.
Con queste giornate fredde, svegliarsi è un'impresa. - Risposi, mentre guardavo a caso, cercando il professore.
Rockchester? - Chiesi, spingendo via la coperta del cappotto.
Non c'è, sei stata fortunata! Stiamo aspettando il sostituto... o la sostituta. Spero in un lui interessante. - Danielle alzò le sopracciglia, finendo il suo monologo con una battuta e una svolazzata di ciglia che mi fece ridere.
Danielle era vivace, sempre un passo avanti a tutti, anche con i suoi caschetti e la frangia fuori posto. Ma quella mattina, qualcosa cambiò.
Beh, relativamente, calcolando che... - Non feci in tempo a finire la frase che una voce roca, ma decisa, mi fece gelare.
Silenzio. - La parola fu breve, ma l'intensità con cui fu pronunciata mi colpì come una mazzata.
Oh mio Dio. - Sussurrò Danielle, la bocca spalancata in un'espressione di puro stupore.