1.

1818 Words
1. Il dottor Nilhan e il dottor Gross si incontrarono a inizio turno davanti al distributore di bibite. Il camice bianco del dottor Gross metteva magnificamente in risalto la sua abbronzatura. «Stato in vacanza, eh?» fece Nilhan, senza celare la propria invidia. «Già. Appena tornato. E tu?». Nilhan sospirò. «Se ne riparla a settembre. Mia moglie si è rotta una gamba cadendo dal tapis roulant. Sei stato al mare?». «Club Sea, ai Caraibi. Un completo paradiso». «Sì, eh? Ma non sarà stato pieno di bambini? Io e Mira molliamo i ragazzi dai nonni e, hai presente...» «Ma no, ma no. O meglio, è adatto anche alle famiglie, ma i bambini stanno per conto loro, hanno i loro animatori, i loro campi da gioco... una specie di a*******d per minori» ridacchiò «ma capisco perfettamente il tuo punto di vista. Anche io e Jill avevamo bisogno di staccare un po’... li consegnavamo all’animatore al mattino e li rivedevamo alla sera... una meraviglia». «Be’, diavolo, mi stai convincendo. E in quanto al posto...» «Caraibi. Come nei film, Nilham, ti giuro. Spiaggia bianca, palme, mare turchese. Puoi fare immersioni, gite in barca, prendere il sole... la sera sorseggi un cocktail al bar sulla terrazza... i bungalow sono comodi... per quanto mi riguarda è stata un’ottima cosa. Insomma, guardami». Era un po’ che Nilham lo guardava. Gross aveva davvero un aspetto grandioso. E un’espressione rilassata che Nilham non gli vedeva addosso da anni. «Fai una cosa, va’. Lasciami il nome del villaggio. Quasi-quasi a settembre ci vado anch’io». +++ Nathalie Eastlake non andava in vacanza da cinque anni. Era socia di uno studio legale in continua espansione e per lei allontanarsi da New York avrebbe significato scoprire il fianco agli squali che nuotavano nel suo stesso angolo di oceano, per così dire. Era anche vero che non avrebbe potuto continuare a pattugliare in eterno il proprio feudo. Prima o poi avrebbe preso l’influenza o un virus intestinale e avrebbe dovuto comunque mollare tutto per qualche giorno. Quindi tanto valeva che si allontanasse per un motivo gradevole. L’inizio di agosto, per inciso, era il momento perfetto, perché anche molti dei suoi colleghi non c’erano. Pensava questo mentre il suo taxi la portava verso la sede legale della Lumen Inc., l’azienda con la quale voleva chiudere un accordo pre-processuale per l’ingiusto licenziamento di trentanove analisti qualificati, ossia i suoi clienti. La aspettava un pomeriggio che non assomigliava per niente a una vacanza. +++ Hunter Sevier era stanco e stressato. Odiava il caldo di New York con tutte le sue forze, un caldo umidiccio e sporco, che ti faceva appiccicare lo smog addosso. Per questo alla Lumen l’aria condizionata era ben al di sotto della temperatura consigliata: Hunter odiava il caldo. Quel caldo. Ed era stanco e stressato, ovviamente. Se fosse stato meno stanco e meno stressato anche il caldo lo avrebbe infastidito di meno e la sua segretaria non avrebbe dovuto venire al lavoro con il maglioncino. Quel pomeriggio, oltretutto, doveva assistere all’incontro con la maledetta strega della Gordon & Partners, lo studio che intendeva denunciarlo per aver licenziato ingiustamente trentanove parassiti senza i quali la Lumen stava molto meglio. Non era neppure la prima esperienza con la Gordon & Partners. Il ciclopico studio di squali del foro li avevano già azzannati tre volte, in precedenza: la prima durante una causa civile per molestie, la seconda per un caso di mobbing e la terza per un’inadempienza contrattuale che Hunter non ricordava nemmeno più. Ogni attacco sferrato dall’avvocato Eastlake, Dio la maledicesse. Quel pomeriggio Hunter avrebbe dato qualsiasi cosa per non presenziare, ma di fatto era probabile che i trentanove parassiti andassero silenziati con un risarcimento di qualche tipo – non perché spettasse loro, solo per evitare pubblicità negativa per l’azienda – e Hunter, in quanto amministratore delegato, doveva esserci. Sperava solo che l’avvocato Eastlake fosse andata in ferie e che al suo posto ci fosse un sostituto meno odioso. +++ Nella sala riunioni in cui lei e il suo assistente vennero fatti accomodare non potevano esserci più di quindici gradi. Per Nathalie non era una sorpresa. Anche durante i due incontri precedenti nella stanza faceva troppo freddo, forse solo per metterla a disagio. Avrebbe potuto portarsi un maglioncino o qualcosa del genere, ma non l’aveva fatto. Non intendeva dare al maledetto Sevier nessuna soddisfazione. Ed eccolo lì, come supponeva, a braccia conserte all’altro capo del tavolo. Arrogante. Protervo. Indifferente al destino delle persone a cui aveva tolto di colpo i mezzi di sostentamento. Nathalie detestava il suo tipo e detestava anche lui personalmente. Alto, moro, gelido. Bello, a suo modo, ma con lo sguardo vuoto, le iridi glauche che ti scansionavano come fossi un oggetto, la mascella sempre contratta e le labbra sempre piegate in un sorriso sprezzante quasi impercettibile. Il tutto incartato in un completo da cinquemila dollari che serviva a ricordarti quale fosse il tuo posto del mondo: sotto di lui, se possibile lontano dal suo sguardo. Hunter osservò freddamente l’ingresso dell’avvocato Eastlake. Quella troia. Hunter di solito disapprovava le volgarità, specie quelle sessiste. Apparteneva alla generazione che aveva inventato la correttezza politica ed era convinto che, se applicata con giudizio, rendesse il mondo un posto migliore. Dentro di sé avrebbe potuto definire l’avvocato Eastlake “quella stronza”, quindi, o anche “quell’infame”, ma non c’era niente da fare, la frase che la descriveva meglio era la più volgare e sessista: quella troia. Dunque, quella troia entrò nella sala riunioni come se sentisse odore di merda, lo guardò come se al suo posto ci fosse una cacca di cane fumante e scostò la poltroncina all’altro capo del tavolo come se fosse imbrattata di feci. Ecco, altre volgarità, ma Hunter non riusciva proprio a evitare di pensarle, quando vedeva l’avvocato Eastlake. Odiava anche il suo aspetto: i lineamenti cesellati, un po’ felini, gli occhi allungati e le labbra sempre dipinte di rosso scuro, come fosse sangue rappreso. La linea di demarcazione così netta, sulla pelle alabastrina. I capelli castani legati stretti, il tailleur avvitato, la gonna sotto al ginocchio, stretta, le decolté nere con il tacco a spillo, la camicia bianca con i primi due bottoni slacciati. Hunter la trovava sgradevolmente aggressiva, una specie di stereotipo della donna dominante, castrante e frigida. L’antipatia che provava per lei lo metteva quasi a disagio. Nathalie si sedette e lanciò un’occhiata al pezzo di merda dall’altra parte del tavolo. Probabilmente non si sarebbe neppure degnato di parlare. Durante i precedenti incontri non l’aveva fatto. Be’, si disse, con un sospiro mentale, doveva solo sopportarlo per qualche ora senza mettergli le mani addosso. Hunter guardò la troia maledetta tirare fuori il suo laptop e accenderlo e si disse, con un sospiro mentale, che doveva sopportarla solo per qualche ora senza metterle le mani addosso. +++ Il dottor Gross restò piuttosto colpito dalla donna che entrò nel suo ambulatorio quel pomeriggio sul tardi. Bella donna, bella davvero, esile ma soda, con un viso elegantissimo e occhi dalle lunghe ciglia nere. E qualcuno le aveva tirato uno schiaffone, quello era chiaro, uno di quegli schiaffoni a tutta mano che gli uomini sembrano geneticamente programmati per riuscire a tirare. Aveva una guancia arrossata, un po’ gonfia, e un piccolo taglio sul labbro inferiore, in parte nascosto dal rossetto. Gross si preparò mentalmente all’ennesimo caso di violenza domestica, anche se la donna – giovane, sui trentacinque – sembrava decisamente in carriera. Era anche vero che Gross aveva visto di tutto. Pensare che solo le casalinghe avessero dei mariti violenti era una gran sciocchezza. «Che cosa è successo?» chiese. Lei sgranò gli occhi. «Mi ha picchiata» disse, come se trovasse la cosa ancora inconcepibile. «Quel figlio di puttana mi ha picchiata». «In questi casi devo chiamare la polizia, capisce» disse Gross. La donna alzò su di lui uno sguardo quasi divertito, una delle sopracciglia perfette inarcata. «La polizia? Sono un avvocato dello studio Gordon & Partners, la denuncia verrà depositata all’apertura del tribunale per prima cosa domattina. Lei dovrebbe... mmh... certificare le lesioni, diciamo. Può farlo?». «Suppongo di sì». Lei si sciolse i capelli e se li tirò indietro, una cascata di affascinanti riccioli castano-ramati. «Ah, Dio... che pomeriggio. Cosa devo fare?». «Proprio niente, cara. Le scatterò qualche foto. Rimuoviamo il rossetto... già, non c’è un granché che possa fare neanch’io. Giusto darle una borsa del ghiaccio. E qua, sulla fronte...» Man mano che parlavano Gross si rendeva conto che anche la fronte di lei era lievemente gonfia, ma in modo più omogeneo. Come se quella deliziosa signorina avesse tirato una testata al suo aggressore. «Dev’essere stata davvero una giornataccia». «Già. Non me lo sarei mai aspettata. Lei ha un colorito fantastico, dottore, lo sa?». Gross sorrise, felice che la sua attraente paziente l’avesse notato. «Club Sea, Caraibi. Mi creda, ti rimette al mondo». Mentre lui la fotografava e lei si tamponava con una confezione di ghiaccio secco, Gross le raccontò le meraviglie del villaggio turistico dove era stato in vacanza. «Dio, ne avrei bisogno» sopirò la paziente, alla fine. «Ne parla in tono davvero entusiasta». «Ammetto che lo sono» sorrise Gross. «Dovrei proprio staccare dal lavoro. Non ce la faccio più. Cristo, mi hanno persino picchiata!». Detto questo, come se all’improvviso si fosse resa conto di quello che era successo, iniziò a singhiozzare. Gross le passò un fazzolettino di carta senza dire una parola. Nella sua carriera l’aveva visto succedere fin troppe volte. +++ Il dottor Nilhan si trovò a medicare un uomo a pezzi – e dall’aspetto davvero malconcio. Il tizio che quel pomeriggio entrò nel suo ambulatorio aveva tutto il davanti della camicia macchiato di sangue e il naso gonfio come un pallone. Non sembrava aver subito nessun altro danno, ma era scosso e tremava. «Che cosa è successo?» chiese. L’uomo si sedette pesantemente sul lettino. «Eh, a saperlo» disse, con voce raffreddata. «Mi sono azzuffato. Io. Per la prima volta in vita mia». «Cielo. Le hanno dato un bel colpo... mi faccia sentire». Mosse delicatamente il setto del paziente per sincerarsi che fosse integro. Lo sembrava. «Una testata» ammise lui. «Quella tr- quella stronza. Comunque... mi ha rotto il naso?». «Lo escludo. L’epistassi è dovuta al trauma, tutto qua. Tra un paio di giorni sarà a posto». «Dovrebbe... ah, ci sarà una causa, capisce? Può certificare le lesioni?». Nilhan sospirò. Eccone un altro. «Suppongo di sì. Be’, in realtà non c’è molto altro che possa fare per lei, se non darle del ghiaccio». «Grazie» fece lui. Sembrava davvero abbattuto. Lo vide passarsi una mano sugli occhi, come se volesse impedirsi di mettersi a singhiozzare. «Non so proprio come sia successo. Voglio dire, non sono così. Non ho mai alzato un dito su una donna. Non ho mai alzato un dito su nessuno, nemmeno quand’ero ragazzo». E un ragazzo non lo era più, questo era certo. Probabilmente non arrivava alla quarantina, ma aveva un completo costoso addosso e l’aria angustiata di chi ha dimenticato la spensieratezza della gioventù. «A volte lo stress...» borbottò Nilhan, anche se non gli andava di giustificarlo. Per quel che ne sapeva la signora con cui si era azzuffato poteva essere ferita gravemente, o morta. Il suo paziente prese fiato, per poi svuotare lentamente i polmoni. «Forse lo stress, ma avrei preferito non schiaffeggiare nessuno. E non prendere una testata, specialmente quello. Fa un male dannato. Dio, avrei bisogno di una vacanza». «Glielo consiglierei anch’io». «Sono stato ad Aspen quindici giorni fa». Nilhan scosse la testa. «La montagna è rilassante, sono d’accordo, ma niente è rilassante come una settimana di mare». «Lei dice?». Da quel momento in poi, mentre il dottor Nilhan scattava delle foto e il suo paziente si tamponava il naso con il ghiaccio secco, i due passarono in rassegna tutte le possibili mete turistiche. E in una sola giornata il dottor Gross procurò al villaggio Club Sea non uno, ma ben tre nuovi clienti.
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