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764 Parole

48 Stiamo rovistando da dieci minuti fra le carte che Giacinto lasciava accumulare sulla scrivania del suo studio. Alle spalle della scrivania, che poggia le gambe su una moquette verde bile, una libreria a vetri si dispera nel vedersi degradata alla funzione di ricovero per una collezione di bottigliette di liquore, di quelle che chiamano mignon. Ce ne saranno migliaia, stipate in ordine sugli scaffali. Attenzione, la parola “degradata” è stata usata da Ribò. Io, per me, non vedo altro scopo, per un qualsiasi scaffale, se non quello di tenerci il vino. Ed è pur vero, però, che il vino o altro alcolico bisognerebbe berlo. Questo lo collezionava. Meno male che è crepato. Sono dannosi, certi tangheri. Mentre passo a Ribò, uno dopo l’altro, i fogli che marciscono in cartelline di diverso c

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