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Mila
Esposizione
Una struttura vicina all’incendio può restare coinvolta a causa di un trasferimento di calore o di materiale in fiamme da parte dell’incendio.
Natale.
Il periodo più bello dell’anno.
Col cazzo che lo è!
Chiunque ci creda davvero non ha mai trovato il proprio ragazzo mentre scopa la vicina di casa due giorni prima di Natale. E per completare il tutto, quando sono andata a chiudere con lui, il bastardo mi ha mollata prima che potessi dire una sola parola, e mi ha chiesto di trasferirmi altrove.
Ma che cazzo! Come può succedere?
A peggiorare le cose, in questo momento mi trovo nella hall dell’hotel in cui lavoro, chiedendomi che diavolo ci faccio qui, alla vigilia di Natale. Sarei potuta restare a casa, o ancora meglio nell’appartamento di Scarlet, visto che un ragazzo traditore e bastardo mi ha fatto diventare una senzatetto. Sfortunatamente, però, essere nel “settore dell’ospitalità” significa che non siamo mai chiusi, quindi lavoro durante le feste. Sono ancora piuttosto nuova, per non parlare del fatto che sono la figlia del proprietario, quindi immagino sia meglio essere qui e dimostrare che sono devota al mio lavoro.
Ferma nell’atrio del Wellington Plaza, rifletto sul fatto che mio padre non si accontenta di fare le cose a metà, e di certo non si è risparmiato quando ha costruito questo hotel. Il Wellington Plaza è un lussuoso albergo a cinque stelle, di trentuno piani, con mille tra camere e suite, otto ristoranti, tre bar, quattro piscine, un salone di bellezza e spa, otto sale convegni e due centri congressi.
Quando entri nella hall, vieni accolto da colori intensi e audaci. Esplosioni di rosso e nero, i colori preferiti di mio padre, si incontrano con gli eleganti pavimenti di marmo nero lucido. L’hotel si trova nella periferia della città, nella zona di Capitol Hill, e vanta una vista mozzafiato da cui si possono ammirare alcune delle maggiori attrazioni di Seattle: la torre dello Space Needle, la Elliott e la Union Bay, il lago Union.
Mentre mi incammino verso la reception, i passi scanditi dai tacchi che battono contro il marmo, penso al fatto che, pur avendo attraversato queste porte sin da quando non ero che una bambina, spesso mi ritrovo ancora a fermarmi per gustare tutto ciò che mi circonda e godere dell’effetto che questo posto ha sulle persone, non appena entrano qui dentro. È davvero spettacolare.
«Che ci fai qui?» chiede Tom, in piedi accanto al banco. In una mano ha due mazzi di chiavi e si sta passando l’altra sulla guancia non rasata. Ci sono persone che non sono fatte per fare i parcheggiatori e Tom Chase è una di queste. Non solo è troppo carino per il lavoro che svolge, ma nei suoi cinque anni di impiego qui ha distrutto qualcosa come quattro macchine. «Pensavo avessi il fine settimana libero per Natale» aggiunge, guardando le chiavi che ha in mano, come se stesse cercando di capire a chi appartengano. Se non fosse per Stevie, l’altro addetto al servizio, Tom faticherebbe a combinarne una giusta. Cosa che in realtà accade, la maggior parte delle volte.
Decido di restare sul vago. Tom è un amico, un amico che sa della mia storia con Judah e, cosa più importante, lo conosce, per cui se gli rispondessi con la verità sarebbe ovvio che c’è qualcosa che non va. Ben presto farebbe due più due e scoprirebbe che sono stata scaricata da uno stronzo che mi ha tradita.
Tenete presente che tutto questo non è naturale per me. Devo letteralmente serrare le labbra per non parlare, perché uno dei miei maggiori difetti è quello di non saper tenere a freno la mia dannata bocca. Non sono una persona a cui vorreste confidare un segreto. La mia è una maledizione.
«Sì... avevo il fine settimana libero…» Mi interrompo mentre cerco nella borsa il cellulare che sta suonando ancora una volta, come sempre. «Cioè, ce l’ho. O dovrei avercelo, solo che…» Non riesco a inventare una bugia abbastanza convincente, così scuoto la testa e mi arrendo.
Mi giro in fretta, evitando il contatto visivo con Tom, lancio il telefono sul bancone e prendo una cartella, cercando di apparire indaffarata con le prenotazioni in arrivo per una società di investimenti che vuole riservare cinquanta camere per i propri dipendenti. È anche un tentativo di distrarmi affinché non dica altro a Tom.
Una rapida occhiata con la coda dell’occhio e noto che mi sta fissando come se stesse cercando di risolvere un enigma. Poi, nel suo sguardo indagatore, scorgo quella che sembra essere comprensione.
Stupido, idiota intuitivo!
«Oh, quindi tu e Judah avete dei problemi...»
Problemi? Ma che carino! Vista così sembrerebbe soltanto un semplice malinteso. Peccato che l’unico fraintendimento, in quello che è successo con Judah, sia che lui non ha afferrato il concetto che non avrebbe dovuto infilare il suo uccello piercing-dotato in qualcun’altra!
«Be’, cielo, Tom, se con “problemi” intendi che Judah si è scopato la nostra vicina, per poi dirmi che dovevo trasferirmi ancor prima che potessi mandarlo a fanculo, allora sì, certo che abbiamo dei problemi!» Nel momento in cui pronuncio queste parole, sento un forte dolore al petto. Oh Dio, il doverlo ammettere a voce alta è un colpo tremendo al mio orgoglio.
Sarebbe stato meglio se fossi stata io a rompere con lui, se non altro per la mia dignità, ma lo stronzo mi ha battuto sul tempo, il che è davvero da Judah Prince. Se non altro, ha sempre avuto un tempismo perfetto e nessuna attitudine a farsi dare ordini da qualcuno.
Tom fa una lieve smorfia e deglutisce, a fatica, come se stesse ingoiando un’arachide senza averla masticata.
Sta avendo questo tipo di reazione perché fa parte della stessa band in cui c’è anche Judah e, tanto per essere chiari, è così che ho conosciuto quel bastardo. Credo stia anche cercando di capire se voglio incolpare lui per tutto questo casino. Be’, la risposta è sì. Senza dubbio lo ritengo responsabile per aver portato quel coglione nella mia vita. Purtroppo, però, non ho altri da incolpare, se non me stessa, per essere andata a vivere con Judah dopo averlo frequentato solo per pochi mesi... ma non soffermiamoci sulla mia pessima capacità di giudizio e torniamo a Tom. In sua difesa, devo ammettere che, prima di iniziare la cosiddetta relazione con Judah, mi aveva avvertita, dicendomi che era uno sbaglio, ma io ero troppo impegnata a farmi scopare alla grande dal sexy batterista della band per dargli ascolto; sentivo tutti gli avvertimenti tanto chiaramente quanto l’insegnante di Charlie Brown in ogni maledetto episodio: “Blablabla”.
«Cazzo, Mila, mi dispiace, dolcezza...» Poi, smette improvvisamente di parlare e noto che qualcosa, oltre la mia spalla, ha catturato il suo sguardo.
Tom cambia postura, fa un cenno del capo verso l’atrio, si tira la camicia grigio scuro cercando di lisciarne le grinze, e poi si alza la cerniera del giubbotto nero. Giro la testa e mi rendo conto che sta fissando mio padre, che si aggira vicino alle porte della hall. Tom è spaventato a morte da lui. Sarà per il fatto che possiede questo hotel e può licenziare il suo culo da parcheggiatore in qualsiasi momento.
«Devo andare.»
«Sì, sì, certo, Tom. Scappa.»
«Ho delle macchine da parcheggiare, tesoro.» Con le mani sepolte nelle tasche dei pantaloni, si allontana velocemente senza degnarmi di un altro sguardo. Be’, non mi aspettavo che lo facesse.
Non è dispiaciuto o, almeno, non credo che lo sia quanto dovrebbe. Vi ho detto che è in una band con Judah, vero? Be’, non è soltanto nella band, è il cantante principale. Quando scoprii che avrebbero suonato in un club locale, grazie alle dritte del personale dell’hotel, decisi di andare a vederli. E, visto che quella sera ero completamente ubriaca, mi ripromisi di andarci, ma di non scoparmi il cantante. Mi sono fatta anche tanto di croce sul cuore! Insomma, Tom era il cantante principale di questa band, e be’, diciamocelo, i cantanti di qualsiasi band non portano mai nulla di buono, e qui al Wellington ci sono almeno una ventina tra direttrici di sala e cameriere che possono confermare la reputazione di Tom. È uno sporco figlio di puttana a cui piace “diffondere” il suo amore. Quindi cosa avrei dovuto fare? Credo che possiate immaginarlo: ci sono andata per il batterista. Perché, nella mia mente da ubriaca, quanto avrebbe potuto essere cattivo, se non era il cantante?
Sbagliato. Cazzo, quanto era sbagliato!
Uscire con un ragazzo come Judah era figo, e il sesso è stato buono. Ma chi voglio prendere in giro? È stato favoloso, anche se, a volte, la sua passione per i giochetti anali era un po’ allarmante e lui non era esattamente qualcuno con cui fidanzarsi; eppure la cosa non mi ha fermata e sono comunque andata a vivere con lui.
Quando mi sono laureata, un anno fa, dormivo sul divano di Scarlet o da qualche altro amico. Mi rifiutavo di tornare a casa mia. Essenzialmente ero una senzatetto e andavo a letto con Judah ogni notte. Una sera, dopo aver scopato per qualcosa come quattro ore di fila, mi suggerì che avrei potuto tenere un paio di cose da lui. Così, senza pensarci neppure due volte, mi trasferii da lui. Forse non intendeva tutte le mie cose. Forse intendeva solo lo spazzolino da denti o qualche vestito. Non glielo chiesi. Andai lì e basta e cominciai a dormire da lui ogni notte, come la puttana che salta nei letti altrui che ero diventata.
Ripensandoci ora, quello fu uno di quei momenti in cui sarebbe stato utile conoscere la me che aveva già vissuto la mia vita, così che potesse avvertirmi prima di fare qualche cazzata. Quindi dovreste apprezzare qualunque consiglio vi darò. Non dovete ringraziarmi, solo apprezzarli. E fatemi un favore: non frequentate un batterista. Diavolo, state lontani dall’intera cazzo di band! Io ne sono la prova vivente. Quel vecchio detto: “I batteristi colpiscono più forte”, be’, il mio culo lo dimostra senza ombra di dubbio. Ci sono segni, laggiù, che sono certa non se ne andranno mai. Judah non era violento, solo che... come posso spiegarlo? No, in realtà, adesso che ci penso, devo riformulare: fate sesso con i batteristi, fatene tanto e non ve ne pentirete, ma non iniziate mai a frequentarli, senza eccezione, e per l’amor del cielo, non andate a conviverci.
Datemi retta, fidatevi, per una volta so di che cazzo sto parlando. E se il batterista in questione si chiama Judah Prince, scappate il più velocemente possibile.
Passate sopra al fatto che abbia un piercing vibrante sulla lingua e un piercing sul pene: mi ringrazierete anche per questo. Dopo averlo scopato, mi ringrazierete. Prima che ci finiate a letto, potreste essere intimidite dai suoi occhi scuri e dominanti, com’è naturale che sia, ma, sono seria, approfittate del suo piercing vibrante un paio di volte e poi basta. Tuttavia, se decidete di non darmi ascolto e, in qualche modo vi ritrovate a coabitare con un batterista, non mettetevi troppo comode, perché prima o poi lo troverete a scopare la vostra vicina, in corridoio, con i pantaloni intorno alle caviglie perché... indovinate un po’? Perché non ha avuto nemmeno la decenza di montarsi la madre single della porta accanto in un letto, ma lo ha fatto contro la porta del suo appartamento, forse perché i figli di lei stavano dormendo in casa. Che classe!
Ma la parte migliore, quella da ciliegina sulla torta in tutta questa presa per il culo, è che quando finalmente lo troverai abbastanza sobrio da poterci parlare, per rompere con lui e con il suo cazzo piercing-dotato, sarà lui che rompe con te! E che ti chiede persino di andartene!
La verità è che non so perché pensassi che le cose avrebbero funzionato tra me e Judah. Siamo totalmente opposti. Lui voleva stare fuori fino alle tre o alle quattro del mattino, io volevo mettermi a letto già alle dieci di sera per essere in piedi alle cinque e cominciare la giornata. A me piace il caffè nero, a Judah il Black Label, e buttava giù quella merda come acqua fresca. Ma comunque sia, ora è finita e non ne sarò amareggiata.
Oh, col cazzo! Sono amareggiata!
Come diavolo si può essere mollate da un tizio che cogli in flagrante a scopare con un’altra? Il bastardo non è stato nemmeno abbastanza uomo da darmi la soddisfazione di rompere con lui!