17 La targa accanto al portone era in ottone, simile alla sua. Il tempo però l’aveva resa opaca. Bonetti notò che, così vissuta, dava l’idea di esperienza e quindi ispirava fiducia. Si ripromise di seguire l’esempio e non lucidare più la sua. Suonò il campanello. Il portone si aprì. Salì le scale. La dottoressa Maurizi era sull’uscio. Nonostante gli strati di cipria che rendevano il suo aspetto cereo, aveva un viso rugoso. Gli occhi erano due fessure all’ingiù, sommersi dalle palpebre come scarpate franate a valle. I capelli, un ammasso opaco di ricci castani. Eppure la donna trasudava calore e accoglienza, era un distillato di genuinità. «Che piacere signor Bonetti! È la prima volta che conosco un investigatore privato». Lo disse come se fosse sul serio qualcosa di esotico. Bonet

