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Chiara aveva lineamenti spensierati e antichi. Pareva nata negli anni ’20 e non nel ’78.
La prima volta che Bonetti l’aveva incontrata, mezzo busto strizzato dietro il bancone, gli era sembrato di averla sempre conosciuta.
Un viso affidabile, modesto, onesto e sorridente.
Durante un appostamento in San Felice, per non destar sospetti, era entrato in un negozio di frutta e verdura.
La donna, Chiara, l’aveva salutato con cortesia e con i suoi splendidi occhi scuri.
«Vorrei tre mele per i miei tre figli», aveva detto Bonetti.
Le aveva mangiate ripensando a quegli occhi.
L’indomani era stato a Faenza, sempre per lavoro, ma il giorno dopo ancora era tornato in San Felice.
«Vorrei quattro mele per i miei quattro figli».
«Ma come fa in fretta lei a fare i figli!».
Le aveva teso un tranello da investigatore.
Lei si ricordava di lui. E le brillavano gli occhi.
Era sabato, l’aveva invitata al cinema e lei aveva accettato.
Imperversava Chocolat. Bonetti si era addormentato a metà del primo tempo e lei se n’era accorta.
Si erano sposati quattro mesi dopo. Bonetti aveva trentadue anni, lei ventitré.
Due aborti, poi era nata Simona.
Bonetti baciò Chiara quindi prese in braccio Simona, che gli era corsa incontro con foga. Era minuta, ma capace di certi slanci.
Le donne erano già pronte, perfino le scarpe infilate. Il centro commerciale era un luna park che affascinava entrambe.
«Metto via l’assegno», disse Bonetti. Oltre mille euro. Gli facevano comodo, aveva rischiato seriamente di rimanere indietro coi pagamenti.
Per riuscire a occuparsi di Simona, Chiara lavorava part-time da un ragioniere.
Bonetti teneva in cassaforte una piccola pistola automatica.
Legò la fondina alla caviglia. Sotto la giacca si sarebbe vista. Non voleva spaventare Chiara, che odiava le armi da fuoco. Ma non poteva ignorare la sensazione che aveva provato fino a pochi istanti prima: essere seguito da uno sconosciuto. Che si era mosso in maniera tanto navigata.
Si trattava di un professionista? Con tutta probabilità, sì.
E in questo caso, perché? A chi aveva pestato così forte i piedi da far smuovere un esperto?
Per quanto si sforzasse di tornare con la memoria a ciò che era accaduto nell’ultimo anno, non riusciva a comprendere.
Scesero insieme. Salirono sulla Megane familiare. A Bonetti sarebbe piaciuto comprarsi la vecchia Toyota 4x4 che aveva visto da un concessionario, ma l’auto di un investigatore privato deve essere anonima.
Forse un giorno si sarebbe potuto permettere una seconda macchina. Un fuoristrada deliziosamente scomodo e cigolante, capace di condurlo in sperduti luoghi di montagna.
Un uomo avrà pure il diritto di coltivare dentro il proprio cuore, sogni mansueti.