Capitolo 11 - Josephine

792 Parole
Quando mi sveglio, i postumi della sera precedente tornano a farsi sentire. Una sensazione a me strana, mi vibra nel petto. Non avere notizie di Hero da più di dodici ore mi rende estremamente nervosa e Inanna sta solo peggiorando le mie ansie. «Non ti chiama perché vuole stare da solo, dovresti capirlo.» mi fissa mentre si lega i capelli in una crocchia. «No, non è da lui. Mi avrebbe chiamata anche solo per la scusa di riprendere le mie valige da casa di sua nonna.» affermo. Quando finisco la frase il mio telefono comincia a vibrare. Spero tanto che sia lui, anche se questo numero non è il suo. «Josephine?» una voce femminile risponde al telefono. «Sì, chi sei?» domando. «Tiffany...puoi parlare?» «Cosa... Cosa è successo?» il mio tono di voce è molto preoccupato. «Hero ha avuto un brutto incidente...» Il cuore per un istante perde di un battito. Sento la Terra mancare sotto i piedi, e l'aria comincia a diventare secca. «Cosa?! Dove si trova adesso?» «In ospedale, appena puoi vieni qui.» riaggancio immediatamente il telefono e mi fiondo a cercare nell'armadio di Inanna la prima cosa da mettermi. «Ho sentito bene?» mi domanda Inanna preoccupata. «Sì, devo sbrigarmi. Ti prego portami da lui.» scoppio in un pianto isterico, tanto da non capire più cosa stia succedendo. «Calma... Ispira, prendi aria. Non sarà niente di grave, ne sono più che sicura.» «Tu... Tu non capisci. È mia la colpa, se lui adesso si trova in un cazzo di ospedale.» mi prendo la testa fra le mani, perché il dolore è troppo forte. «Dai andiamo... Sono sicura che starà bene.» prende le chiavi della macchina e usciamo dall'appartamento. Quei pochi minuti mi sembravano un'eternità, un oblio infinito. Volevo solo sparire in quel momento. Non esistere, non essere mai nata. Mi ronza per la testa qualche brutta idea sul fatto che Tiffany sapesse prima di me del suo incidente, ma la scaccio via subito. Quando entriamo mi aspetto di trovare sua madre e sua sorella, ma in realtà trovo Tifanny seduta su una sedia nella sala d'aspetto. Mi sente entrare e alza lo sguardo. «Secondo piano stanza quattro.» e intanto, prima ancora di salire da Hero voglio spiegazioni, le esigo. «Cosa è successo? E perché tu eri con lui?» chiedo alzando le mani al cielo. Inanna cerca di calmarmi e di allontanarmi da Tiffany ma io la scanso e continuo. «Hero mi ha chiamata, doveva venire a casa mia, ma non ho più avuto sue notizie e mi sono preoccupata. Così sono uscita in macchina a farmi un giro e ho trovato la sua auto quasi distrutta dal guard rail e lui privo di sensi.» protesta debolmente senza incrociare i miei occhi. «Perché mai ti ha chiamata? E perché mai stava venendo a casa tua?» sento una morsa nel petto. E l'unica cosa che vorrei fare in questo momento sarebbe quella di andarmene e lasciarlo qui con lei. «Mi ha detto che avevate litigato e...» la fermo prima di sapere altro. Il mio istinto in questo momento è così fragile da non voler più saperne niente. «Va bene, basta vado a vedere come sta e poi torno a Perth.» mi rivolgo verso Inanna e la prendo per un braccio così che mi segua. «Josephine non farti strane idee.» dice Inanna mentre mi segue. «Nessuna strana idea, questa volta la verità è più limpida che mai.» salgo in ascensore e premo il pulsante del secondo piano. Quando le porte si chiudono sento una strana sensazione, come quando una storia finisce e l'ultimo addio è più drastico che mai. L'orario delle visite è terminato da un pezzo e il primo infermiere che mi vede arrivare mi ferma all'istante. «Signorina, l'orario delle visite è terminato.» «Lo so, mi hanno chiamato stamattina per l'incidente del paziente Fiennes-Tiffin.» sussurro. «Ah sì.. Hero, non può ricevere ancora visite ha subito una piccola operazione alla costola e sta riposando.» afferma. «Ora sta bene? Posso vederlo solo per qualche minuto?» «L'intervento è andato bene, la costola stava per bucare il polmone, ma per fortuna siamo riusciti ad operarlo in tempo. Qualche ora dopo avrebbe rischiato la vita.» e aggiunge «La faccio entrare, ma solo per pochi minuti.» Le lacrime mi rigano il volto quando l'infermiere mi conferma che avrebbe rischiato la vita. Però mi faccio forza ed entro. Vederlo su quel letto, con le flebbo, le fasce e dormiente mi fa male al cuore. Ma poi ripenso che stava per andare a casa di Tiffany e mi salgono i brividi su tutto il corpo. Scoppio in un pianto isterico perché quello che vedo non è la persona che amo, quello è solo uno stronzo che stava per tradire la propria fidanzata e il destino gli ha inflitto una bruttissima penitenza.
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