Mi volto a guardare la cosa più bella che la vita mi avesse mai donato. Guida con sicurezza, fascino ed eleganza. Io invece sono al posto del passeggero, distrutto e completamente sbronzo. Sento il sapore di vomito e mi brucia la gola.
«Stai congelando, dovremmo fermarci.» dico mentre osservo le sue mani completamente violacee dal freddo.
«Non possiamo, siamo in ritardo. Mia madre sarà su tutte le furie.» spiega indicando l'orologio del display dell'auto.
Sentirla parlare mi fa rabbrividire. «Lascia che guidi io.» dico sottolineando l'ovvio. Lei si ferma di scatto e cambia postazione. La faccio voltare verso di me mettendole due dita sotto il mento.
«Non voglio mai più litigare con te.» mi guarda perplessa. «E allora per quale motivo fai del tutto per rendermi la vita impossibile... » Il resto della frase si perde in un mormorio, seguito da un urlo.
Dalla corsia opposta due fari alti mi puntano e mi accecano. Sbando completamente sulla corsia opposta, l'impatto è forte, tanto da farmi svenire sul cruscotto della macchina.
Quando mi sveglio, al mio fianco Josephine è piena di sangue, ha sbattuto la testa, non si sveglia.
«Amore svegliati, amore?» i suoi occhi sono assenti, fissi nel vuoto, non riesco a sentire i battiti del suo cuore. Non respira.
«Cazzo, piccola svegliati...ti prego.» la mia disperazione è estrema, le lacrime mi rigano il volto e prego che sia solo un brutto sogno.
«Jo... non puoi lasciarmi, ho bisogno di te.»
«Ti amo, non lasciarmi cazzo.»
Quando riapro gli occhi, mi ritrovo su un lettino, le flebo collegate formano catene sottili che mi tengono fermo. Osservo le fasce sul mio addome e mi chiedo cosa diavolo ci faccio qui. La cosa più importante è cercare qualcuno che mi dica che Josephine sta bene, che non le è successo niente e che si riprenderà. Stacco tutti i fili e scendo dal letto, scalzo, corro nel corridoio in cerca di un infermiere, medico o qualcuno di competente che mi dia informazioni sulla mia ragazza.
«Josephine, dov'è?» chiedo con tono alto al primo ragazzo in camice verde che si presenta davanti alla mia vista.
«Hero, dovresti essere a letto a riposare...ti sei staccato le flebo?» mi fa notare.
«Rispondi alla mia cazzo di domanda. Josephine dov'è?»
«Josephine? Non conosciamo nessuna Josephine.» puntualizza.
«Non mi prendere per il culo figlio di puttana. Era in macchina con me, nell'incidente.»
«Stai vaneggiando, hai la febbre.» e ripete. «Nella macchina eri solo.» mi guarda dalla testa ai piedi come se fossi un disperato in condizioni pessime. Ed effettivamente lo sono, ho proprio quell'aspetto.
«Ma...come, l' ho vista..io...» mi rassereno e poso una mano sulla testa. Non ricordo proprio nulla.
«Questi sono gli effetti dell'anestesia giovanotto. Dai andiamo, dobbiamo rimettere la flebo.» mi prende per un braccio e mi accompagna nella stanza di prima.
«Mi avete operato?» domando mentre osservo l'enorme fasciatura.
«Sì alla costola, ed è un miracolo che tu abbia ancora un polmone. Quindi forza rimettiti a letto, devi riposare.» mi invita a sedermi.
Rimango molto scosso e frastornato. Ho quasi rischiato di morire e non lo sapevo.
«Avete avvisato la mia ragazza?»
«Oggi è venuta più di una ragazza per te. Ma a sensazione ho dedotto che la tua ragazza è bionda, giusto?»
«Sì, esatto.» accenno un sorriso.