Capitolo 13 - Hero

568 Parole
Passano ore e non c'è ombra di Josephine in questo dannato ospedale. Comincio ad agitarmi, sento il cuore in gola e le pulsazioni aumentare.  I dottori mi hanno chiesto, anzi supplicato, di rimanere a letto per tutta la giornata, ma proprio non riesco. Vedere i miei familiari ha solo peggiorato il mio stato d'animo. Sembravano tutti in pena per me e la mia salute, mia madre Martha piangeva come un' ossessa e mio padre George camminava avanti e indietro per la stanza in preda al panico. In tutto questo mia sorella, non si è fatta vedere e sentire, ma non importa, sono rimasto sollevato quando ho visto i miei genitori senza Mercy. Non saprei proprio cosa dirle, il mio incidente non cambia la nostra situazione, non posso dimenticare il male che mi hanno fatto.  "Devo fare una telefonata." dico all'infermiere assegnato al mio reparto.  "Sì, ma sbrigati." affermo con la testa e corro fuori in cerca di campo per chiamare la mia ragazza.  Il telefono squilla, ma non ottengo nessuna risposta. Così le mando un messaggio, più di uno al dire il vero.  "Jo...puoi rispondermi? Dove sei?" scrivo con le dita tremolanti. In preda all'ansia vorrei proprio accendere una sigaretta, ma poi mi ricordo che sono appena stato operato e quindi mi fermo all'istante.  "Hero, scusa ma stavo guidando. Adesso ti chiamo." risponde.  Aspetto quel dannato telefono squillare, non capisco per quale motivo debba farmi aspettare così tanto, sa benissimo che odio aspettare, sopratutto in questa situazione. Dopo una venti minuti passati ad aspettare, finalmente il telefono squilla.  "Hero.." mormora. "Dove sei? Perché non sei qui?" domando con tono disperato.  "Ho avuto da fare questi giorni...e.." la fermo. Niente sarà stato più importante del suo ragazzo quasi morto, eppure non è cosi. "Vuoi dirmi che hai avuto di meglio da fare in questa situazione?" replico. "No...non voglio dire questo, solo che ti ho creato troppi problemi e..." "Amore non mi hai creato nessun problema. Ho guidato da ubriaco, è mia la colpa." sento il cuore a mille. Per l'ennesima volta Jo si vuole far carico di tutti i miei problemi, ma non questa volta. "Se non ti avessi fatto arrabbiare, se non ti avessi detto di andartene quella sera tu non saresti lì adesso." e ripete. "Non avresti rischiato di morire...è solo colpa mia, non me lo perdonerò mai."  "No, no...no."  "Sì Hero."  "Lo capisci che non sono niente senza di te? Preferisco morire che perderti." sussurro. Non sono mai stato così sincero in tutta la mia vita. Sento un dolore al petto perché la vorrei qui, stretta al mio petto, ma non posso averla. "Non dire queste stronzate, ti prego." e ripete. "E' meglio non sentirci per un po'."  "Cosa?" domando, ma non ottengo una risposta. Riaggancia il telefono e per un attimo mi sento completamente privo di sensi. Mi gira la testa, le gambe non rispondono più ai miei comandi e cado a terra. Mi sveglio di soprassalto quando sento il calore della lampadina puntata sui miei occhi. "Cosa mi state facendo? Che è successo?" mi dimeno.  "Signorino è appena svenuto, purtroppo l'effetto dell'anestesia è ancora in lei. Ci vorranno un paio di giorni prima che ritorni a correre." ridacchia l'infermiera credendo di essere simpatica.  "Okay, ora può lasciarmi solo? Vorrei dormire." chiedo.  "Certo. Chiamami per qualsiasi cosa sono proprio qui affianco alla sua stanza." "Che fortuna." mormoro fra me stesso quando finalmente resto da solo.
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