II-3

2498 Parole

Ma non resistette alla nervosità: prese la gran lampada della sua stanza, e quasi volesse abbreviare la distanza fra sè e Cesare, se ne andò nella camera di lui, posando il lume sopra la scrivania, sedendosi in uno di quei grandi seggioloni di cuoio, sospirando di sollievo. Le pareva di essere giunta in porto. Nell’austera stanza, la luce rosea, assorbita da quei legni scolpiti, da quel cuoio bruno, da quegli arazzi cupi, da quei velluti tetri, non si diffuse molto; ma ella si sentì più tranquilla, in quell’ambiente severo, dove tutto le diceva, che l’animo di suo marito era più profondo di quegli sterili e frivoli piaceri, in cui egli aveva già perduto la metà della notte. Nuotava nell’aria, sempre, quell’acuto odore di sigaretta, e qua e là, nella lama snudata di una sciabola, sul calcio

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