VI
Mario Bernardini quella stessa sera non poteva nemmeno immaginare cosa stesse accadendo nella vita del commissario Crema e probabilmente non gli sarebbe importato più di tanto.
Era troppo preoccupato, concentrato, focalizzato sul ritorno alla propria esistenza pre-fuga dalla città per pensare ad altro.
Rientrando nel suo appartamento, qualche ora prima, aveva notato che il suo quartiere era stato invaso da una miriade di dehors che non c’erano quando, un anno prima, si era rifugiato tra le braccia di Claudia a Neive.
Era evidente che la sua San Salvario fosse vittima dell’ennesima trasformazione che ne stava mutando l’aspetto e la “destinazione sociale”.
Il critico si rese però realmente conto della portata di quel cambiamento solo quando, verso le ventidue, trovò il coraggio necessario, dopo aver dato una sommaria sistemata al suo appartamento, per affacciarsi alla finestra.
Finalmente aveva smesso di piovere, una buona notizia che però passò in secondo piano quando osservò ciò che sino ad allora la sua mente aveva solo ipotizzato.
Un fiume di gente brulicava tra le vie che circondavano il suo condominio.
Un assedio rumoroso, solo parzialmente ostacolato dalle mura dei locali della nuova movida torinese, perché molte persone attendevano in strada la chiamata dei camerieri, quando si fosse liberato un tavolo, nel quartiere più in del capoluogo piemontese.
Mario Bernardini guardò prima a sinistra, poi a destra alla ricerca di una via di fuga, di una speranza, almeno potenziale, di pace, ma vide solo caos intorno a sé.
Ritornò un po’ spaesato all’interno del proprio rifugio e dedicò una serie di variegate imprecazioni a quella situazione.
Chiuse tutte le finestre, abbassò le serrande e si barricò in camera da letto con l’obiettivo di dormire.
Tutto inutile perché il rumore, soltanto attenuato dagli ostacoli che aveva approntato, continuò a molestare le sue orecchie sino a notte inoltrata.
Mario Bernardini non si affidò nemmeno alla protezione dei tappi per le orecchie perché era una cosa che non aveva mai tollerato e utilizzò, vanamente, il cuscino a difesa dei propri padiglioni auricolari.
Nell’istante in cui la misura fu per lui colma afferrò il telefono e compose, senza pensarci su, il numero dei Vigili Urbani. Quando l’operatore rispose la sua stizzita invettiva partì:
“Sono Mario Bernardini, ma si può sapere che cazzo sta succedendo?”.
“Chi?”. Un anno fuori dei giochi e nessuno ti riconosce più.