VIII
Il giorno dopo Sergio Crema si trovò di fronte alla dottoressa Bonamico, il suo magistrato di fiducia, nei confronti del quale provava, da diverso tempo, un’attrazione fisica contro cui continuava a combattere una guerra senza esclusione di colpi.
Quella mattina un piccolo particolare nell’aspetto estetico del PM mise a dura prova i freni inibitori del poliziotto. Una camicetta aperta oltremisura attirò lo sguardo del povero Crema che faticò qualche istante prima di ritornare a concentrarsi sull’origine della sua visita in Procura.
Ci pensò l’espressione stranita del magistrato, in seguito all’esposizione dei fatti da parte del commissario, a farlo tornare con i piedi per terra.
“Quindi?”, domandò la Bonamico osservando freddamente il suo sottoposto.
“Non mi piace per nulla, è vero che due indizi non costituiscono una prova, ma temo che ci sia sotto qualcosa di molto serio”.
“Una ciocca di capelli, un paio di messaggi intimidatori, una telefonata anonima, e io cosa dovrei fare?”.
“Il vetro di una macchina della polizia in frantumi”, il commissario aggiornò l’elenco sciorinato dal magistrato.
“Mettiamoci anche quello, quindi?”.
Se ci fosse stato un terzo “quindi?” Sergio Crema avrebbe iniziato a mantenere con difficoltà il proprio self-control.
“Penso che sia sufficiente per iniziare a muoverci”.
“Non c’è ancora una chiara ipotesi di reato commissario, a parte il danneggiamento della vostra automobile. Possiamo cominciare ad aprire un fascicolo conoscitivo e vedere se si svilupperà nel tempo attraverso ulteriori fatti o segnalazioni, ma dubito”.
“Invece secondo me accadrà e anche abbastanza presto”.
Il suo magistrato del cuore quella mattina era insolitamente indeciso sul da farsi. Forse era solo una giornata di quelle sbagliate, in cui l’umore non vira mai verso la modalità soleggiato, trascinandosi così sino a tarda sera, in attesa di un domani migliore.
“E va bene, apriamo un fascicolo conoscitivo e aspettiamo gli sviluppi. Avete già notizie sull’origine della telefonata che vi è arrivata?”.
“In mattinata mi dicono qualcosa”.
“Mi tenga informata allora, magari tutto si risolverà in una bolla di sapone. Potrebbe essere benissimo il singolo gesto di un mitomane”.
“Ne sarei felice anch’io”.
“A presto commissario”, il PM allungò la mano che venne accolta dalla stretta del poliziotto.
Sergio Crema avrebbe dovuto togliere immediatamente il disturbo, ma aveva la sensazione, conoscendo quella donna ormai da qualche anno, che ci fosse qualcosa che la rendesse più pensierosa del solito. Non riuscì quindi a evitare di produrre una frase in grado di insinuarsi in quei pensieri.
“Per il resto, tutto bene?”.
“Quale resto?”. Quesito accompagnato da un’espressione del visto irrigidita.
“No, nulla. Ho avuto solo l’impressione che fosse preoccupata per qualcosa. Mi scusi se mi sono permesso, ma dopo anni di conoscenza bastano anche piccoli dettagli per trarre delle conclusioni, a volte sbagliate”.
Il commissario pronunciò quelle parole e si allontanò dalla scrivania del magistrato, come se preparasse il terreno per una possibile fuga, più o meno rapida, a seconda del tipo di replica che avrebbe ricevuto da quella donna.
“Lei è un osservatore acuto, commissario. Lo sapevo già, d’altronde. La posso però rassicurare sul fatto che non si tratta di nulla di così significativo. Diciamo che è un problema di incroci di destini con la persona giusta, ma non mi faccia aggiungere altro”.
Il magistrato abbassò lo sguardo e afferrò alcuni dei fogli sparsi sulla propria scrivania, gesto puramente simbolico che utilizzò per segnalare al commissario la sua intenzione di terminare la conversazione.
“L’importante è che non sia un problema di salute, arrivederci dottoressa”, fu la pessima banalità che uscì fuori dalla bocca del poliziotto senza ottenere alcuna replica da parte del PM che contraccambiò i saluti evitando di guardare in faccia l’uomo che aveva di fronte.
Quando il commissario si ritrovò solo nei corridoi della Procura visse qualche attimo di imbarazzo perché quella frase sull’ “incrocio di due destini” lasciava abbastanza chiaramente intuire il fatto che si fosse trattato di una questione di cuore.
E allora?
Perché avrebbe dovuto infastidirlo una vicenda che non lo riguardava personalmente?
Furono quelli i quesiti che il poliziotto si pose mentre cercò di combattere una sensazione fuori luogo, fuori tema e fuori da ogni logica, ma maledettamente presente.