XI
Mario Bernardini, nello stesso pomeriggio, si stava dedicando anima e corpo alla stesura della sua guida filmica correggendo le sue precedenti recensioni e aggiungendone di nuove. Era stato fuori dal mondo per troppo tempo, ma stava facendo l’impossibile per mettersi in pari, assediato dalle telefonate del suo editore che minacciava di denunciarlo se non avesse provveduto a consegnargli tutto il materiale entro la fine di luglio. Dovevano andare in stampa per agosto in modo che da settembre il Bernardini 2014, seppur con un paio di mesi di ritardo rispetto al solito, potesse arrivare nelle librerie della penisola.
L’umore del critico cinematografico non era però dei migliori perché quella corsa contro il tempo, a cui non era abituato, lo rendeva particolarmente nervoso; d’altronde la messa a punto di oltre due mila pagine di testi, anche se in grandissima parte solo da aggiornare, sarebbe risultata una difficile montagna da scalare per chiunque.
E poi c’era la questione San Salvario, quel reticolato di vie che si era trasformato nella perfetta location della vita notturna torinese, dopo che per anni il centro di tutto era stato il Quadrilatero.
Il trasloco del casino, con le conseguenti proteste dei residenti, aveva costretto l’amministrazione comunale a stabilire un coprifuoco che imponeva ai gestori dei locali di chiudere entro le due di notte.
Troppo tardi comunque per Mario Bernardini che aveva cercato, inutilmente, di far valere le proprie conoscenze in municipio per anticipare ulteriormente la serrata delle decine di ristoranti che avevano preso in ostaggio la sua serenità.
Il critico completò quella che sarebbe stata l’ultima recensione a cui si sarebbe dedicato per quella sera, poi spense il computer e la luce della lampada che campeggiava da sempre sulla sua scrivania.
Si alzò in piedi, attraversò lo studio e osservò, tra gli spiragli della tapparella abbassata, il cielo grigio che, era quella la sua speranza, avrebbe scoraggiato i potenziali avventori di quei locali.
Fu allora che una strana e inedita sensazione lo aggredì. Provò a non farci caso anche se fu tutto inutile. Allora decise di guardarla in faccia.
Voleva per una sera uscire dal guscio, scambiare quattro chiacchiere con qualcuno che non facesse parte del suo ambito professionale. Si era tenuto da sempre lontano certi meccanismi mediatici benché fosse notissimo nell’ambiente cinematografico e, con l’avanzare dell’età, la regola che si era autoimposto era diventata una necessità.
Alle 19,30 di un giorno quasi piovoso di luglio Mario Bernardini sentì il bisogno di rivedere alcune persone in particolare.
Non riuscì a spiegarsi il perché, ma decise, per una volta, di non ragionare.
Si vestì rapidamente, si lavò in maniera sommaria il viso, recuperò un ombrellino dallo sgabuzzino, uscì in strada e iniziò a camminare.
Sempre senza pensare...