III
“Che succede?”, la domanda di Quadrini partì rapida.
“La persona che era al telefono mi ha prima chiesto se fossi il commissario Crema e poi mi ha detto che il primo doloroso indizio si trovava ai piedi del Re tentenna, e di arrivare lì il prima possibile. Era una voce sintetica, artefatta in qualche modo”.
“Re tentenna?”.
“Non ha aggiunto altro?”.
“Soltanto una cosa”.
“Spara”.
“Questo è solo l’inizio, ha detto prima di mettere giù”.
“Sarà uno scherzo?”.
“Non lo so, nel frattempo proviamo a risalire all’utenza di quel numero”.
“E poi cosa intendi fare?”.
“Verificare immediatamente la cosa”.
Sergio Crema, mentre parlava con il collega, si era appuntato su un foglio di recupero le frasi che aveva appena sentito e aveva avviato il PC per entrare il prima possibile nell’universo Google.
“Non va avanti sta merda”, fu il commento che Quadrini regalò alle orecchie del collega quando i tempi dell’attesa iniziarono a dilatarsi.
“È più veloce il computer di mia figlia”, aggiunse Crema prima di poter finalmente digitare quelle due parole in quell’onnipotente motore di ricerca.
“Quindi?”, domandò l’ansioso ispettore.
“Il re tentenna: Carlo Alberto”.
“Il calciatore?”.
“Non dire cazzate Marco. Hai mai sentito parlare dello Statuto Albertino? Mi pare risalga al 1848”.
“Qualcosa devo aver studiato a scuola, ma cosa c’entra con noi?”.
“Non lo so, da ciò che leggo aveva quel soprannome anche a causa delle incertezze avute durante la guerra d’indipendenza contro l’Austria. Malgrado il positivo esito iniziale del conflitto gli venne a mancare, in un secondo tempo, l’appoggio degli alleati, subì la sconfitta di Custoza e di conseguenza chiese l’armistizio attirandosi le ire del popolo”.
“Mi sfugge ancora cosa stiamo cercando?”, per Quadrini la storia era solo una perdita di tempo, sin dai tempi delle elementari.
“Ai piedi del re tentenna...”, ripeté a bassa voce il commissario Crema, continuando a girovagare tra le varie pagine dedicate al Re di Sardegna presenti sul web.
“Quindi?”, lo incalzò il collega, piuttosto scettico sull’attendibilità di quella rivendicazione.
“Ecco qui, forse ci siamo: c’è un monumento equestre a Torino dedicato a Carlo Alberto, nell’omonima piazza”.
“È quel tipo a cavallo circondato da altri soggetti?”.
“Sì, si trova tra la Biblioteca Nazionale e il Museo del Risorgimento”.
“É la piazza in cui mettono, in prossimità del Natale, anche la pista di pattinaggio. Pensi che l’indizio sia poggiato lì?”, aggiunse Quadrini cercando di assecondare la teoria del commissario.
“Non ne sono sicuro, ma voglio andare a dare un’occhiata. Mentre io recupero due mantelline comincia a sentire i tecnici per rintracciare il numero di telefono del tizio che ha chiamato”.
“Ok, ci vediamo giù”.
Dopo una manciata di secondi i due poliziotti erano già in macchina, pronti ad affrontare quel muro di pioggia che non accennava a calare d’intensità. Entrambi pensarono a come sarebbe stato bello rifugiarsi nel tepore delle proprie case, ma non lo dissero perché prima c’era un’ipotesi da smentire o da avvallare e bisognava farlo in fretta.