IV

458 Parole
IV “Un’estate così di merda non si era mai vista”, sentenziò Quadrini mentre, alla guida dalla solita Grande Punto, provava a penetrare con decisione attraverso quella pioggia che scendeva a catinelle senza calare d’intensità. “Ci stiamo trasformando in un paese tropicale. In giro sono tutti di pessimo umore per questa cosa qui”. “E le previsioni non sono migliori”. “A metà luglio devo portare i bambini al mare”, disse sconfortato il commissario. “Cazzi tuoi, amico”. Il commento così poco diplomatico di Quadrini nascondeva comunque l’invidia per quella paternità mancata che continuava a rappresentare un cruccio nella sua vita di coppia. Sergio Crema lo capì e preferì non controbattere all’affermazione del collega lasciando che si spegnesse dentro un inespressivo silenzio. Malgrado il tempo avverso, dopo nemmeno una decina di minuti imboccarono via Bogino e si fermarono nel punto in cui la via incrociava la piazza dedicata a colui che il Carducci soprannominò come l’Italo Amleto, per le sue continue indecisioni. “Andiamo?”, fu la domanda retorica di Crema a cui fece seguito un “ci sono”, che mille volte aveva già echeggiato nelle orecchie del commissario. La pioggia, così copiosa e incazzata, offuscava la visuale dei due poliziotti che non avrebbero potuto prevenire un’eventuale minaccia in arrivo da qualche altro punto della piazza. Le mantelline che avevano indossato si rivelarono una blanda difesa di fronte all’acqua che, continuando a precipitare con intensità, avrebbe infradiciato loro persino mutande e calzini. Giunsero sotto il monumento incriminato, il cui perimetro era delimitato da tre gradini di pietra, e iniziarono a guardare in basso. “Eccolo”, urlò Quadrini. Aveva notato un piccolo sacchetto trasparente adagiato sull’ultimo dei tre gradini, nel lato della statua su cui troneggiava il deretano del cavallo di Carlo Alberto. Sergio Crema raggiunse il collega e alzò il tono di voce per sconfiggere il rumore della pioggia: “Di che si tratta?”. “C’è un numero 1 scritto al PC e una ciocca di capelli, mi pare”. “Fammi dare un’occhiata”. Il pacchetto passò dalle mani dell’ispettore a quelle del commissario. Poi un rumore improvviso, come di vetri rotti, attutito da quello della pioggia. I due uomini si guardarono intorno per qualche attimo prima di decidere di fare ritorno alla loro automobile. Quando furono a meno di un metro dalla meta capirono la provenienza di quel suono. Uno dei vetri laterali della loro Punto era andato “casualmente” in frantumi e sul sedile posteriore dell’auto c’era un altro sacchetto trasparente, assai simile al primo, questa volta contrassegnato con il numero 2. Il contenuto si poteva chiaramente identificare senza nemmeno aprire la bustina. Esaurito il tempo dedicato alle più variegate imprecazioni, Quadrini recuperò un paio di guanti dal cruscotto e cercò di raccogliere tutti i vetri che poté in quelle condizioni di evidente difficoltà. Poi, insieme, sigillarono il finestrino con un sacchetto del Carrefour e qualche pezzo di scotch da pacchi. Una volta in macchina entrambi inviarono un SMS ai propri familiari per avvisarli che sarebbe stata una lunga sera...
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