QCari vertebrati, c’è che nel 2000, io e mio compare, decidemmo di partecipare al giubileo indetto da Giovanni Paolo II. C’è che vi partecipammo non per sacro furore religioso – quello in me era già passato da tempo, e in mio compare s’era mutato, almeno in quel periodo, in musica mesta – né per voglia di esserci ad ogni costo – sennò saremmo andati nei giorni di Tor Vergata: lì, sì, un putiferio – ma, brutalmente, per farci una bella vacanza a spese della Chiesa. Partimmo così, lui ammaccato ferocemente nell’anima: aveva perso da poco il padre, e, sapete, non si perde un padre ogni giorno; io ammaccato di rimbalzo: suo padre era, per me, una figura buona, grande, e generosa, con la solita aria da Don Chisciotte – mio compare: seccagno, sdutto, allungato tra i sogni – e Sancho Panza, io

