Grande muraglia

446 Parole
Grande muragliaCari vertebrati, una mia alunna, ieri, si è dileguata durante l’ora di mensa. Non so se sia stata una palese ribellione nei confronti della Milano Ristorazione che sempre ci delizia con ricette degne di Masterchef, ma le peggiori conseguenze sono state le mie. Dato che il numero della madre, fornitoci all’inizio dell’anno, non risultava attivo, sono andato in via Imbonati, sollecitato vivacemente dalla vicepreside. Adesso, per chi non lo sapesse, via Imbonati è la Milano del futuro; la Milano interrazziale, ma non integrata, disintegrata, direi. Un’implosione di micromondi. Il citofono che devo decifrare, malmesso, è tutto un Mendoza, Chen, Hu, Gutierrez. I volti che incrocio diversi come i visi del bar di Guerre Stellari: bengalesi, senegalesi, italiani, cinesi, coreani. Una caterva di odori, un profluvio di spezie. Mura sporche, piscio di gatti, cous cous appena cucinato, baccalà mantecato, facce diffidenti. «Scusate, sapreste dirmi dove abita la famiglia C.?» Sguardi come a rispondere: “cosa indaga ’sto tipo? Che vuole?”. “Che sia della polizia?”. Mi faccio coraggio e salgo le scale, pur comprendendo di non essere gradito. Mi conforto con il caos attorno, identico a quello delle mie giornate da semi single. Da alcune porte, prepotente, si sente un acciottolio di piatti; da altre un odore acre. Busso a un uscio: silenzio. Chiedo ad altre persone, spiego che sono un insegnante, che una minorenne della mia classe è andata via senza giustificazione, e che io devo assolutamente riportarla a scuola. Nessuna risposta. Questa è l’Italia che cambia; un grande laboratorio di universi e culture. Solo che non si avverte alcuna commistione, incrocio, scambio. Gli alunni cinesi, in particolare, che nella loro terra d’origine brillano, conseguendo risultati didattici realmente pregevoli, qui crollano. Vengono relegati ai margini. L’abbandono scolastico è una triste costante tra di loro. Sento spesso parlare della chiusura della loro cultura; della loro non tanto metaforica muraglia. E mi chiedo se noi professori cerchiamo veramente di perforare quella loro dimensione che ci pare quasi autistica. O non ci fa gioco dire, leggeri, che i cinesi non vogliono imparare l’italiano. Forse è comodo trincerarsi dietro questi preconcetti. Ma il risultato è questo condominio. Dove non ci si guarda negli occhi, dove si percepisce la diffidenza, dove si palesa l’inimicizia. Dove, sostanzialmente, non ci si sente dello stesso pianeta. Badate, nelle nostre classi il clima non è differente. Sostengo che la bussola è un’invenzione cinese; vedo un ragazzino italiano che sogghigna. Chiedo il perché. E lui mi risponde che se la bussola è cinese, allora è anche “tarocca”. Mi viene da ridere, però… Una ragazzina che scappa dalla mensa non è soltanto una ragazzina che scappa dalla mensa. Forse ci racconta meglio di tante trasmissioni e giornali la triste realtà del nostro Paese. Forse ci dice di una grande muraglia posta a Occidente; nemmeno poi tanto “tarocca”.
Lettura gratuita per i nuovi utenti
Scansiona per scaricare l'app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Scrittore
  • chap_listIndice
  • likeAGGIUNGI