FROCIOCari vertebrati,
è tempo di tagli, anche il tempo non fa eccezione, quindi sarò breve e conciso. Due anni fa ho scovato una circolare che giaceva abbandonata. Mentre le altre erano spiegazzate, unte, strafirmate, ecco che mi si parava di fronte un foglio candido, intonso, immacolato. Messo lì per essere visto, ma anche no.
Si comunicava alle scuole secondarie di I grado che si sarebbe dovuto ricordare la giornata contro l’omofobia, anche alla luce degli ultimi episodi di cronaca: ragazzi picchiati soltanto perché attratti da altri ragazzi; adolescenti messi alla berlina soltanto perché effeminati. Nessuno aveva detto nulla della circolare. Come a voler rimuovere una vergogna.
Dunque entro in aula professori e chiedo delucidazioni: dato che la data era quella del 17 maggio e già si era al 22. Semplicemente non se ne era parlato. Allora propongo di recuperare, di trattare l’argomento, di stimolare una riflessione nelle varie classi.
Ma i visi dei miei interlocutori non riuscivano a trattenere imbarazzo.
E poi frasi del tipo:
«Ma sai bene, sono ancora piccoli…».
«Non è facile parlarne e, a dirla tutta, io non sono d’accordo…».
Va ancora così da noi.
Se a stento si parla di educazione sessuale, e se ne parla solo sottolineando la necessità del sentimento d’amore alla base dell’eros, come a dire che il desiderio, la soddisfazione di un piacere non deve avere alcun diritto di cittadinanza nelle aule di una nazione ancora catto-inibitoria, immaginate quale dramma possa suscitare discutere di omosessualità. E, in effetti, i nostri alunni usano come epiteto di massima offesa per il prossimo: FROCIO.
In loro diventa una parola enorme, perché fondamentalmente sconosciuta; vuoi mettere un termine come questo e confrontarlo con LADRO, ASSASSINO, STUPRATORE?
Tutto è più gentile paragonato a FROCIO.
FROCIO è la marchiatura a fuoco dell’esistenza.
Amare un simile non è consentito, non sta bene, l’hanno deciso gli eterosessuali, le maggioranze inesorabili, la ragione dei più.
Per gli inetti l’omosessualità è soltanto un modo insopportabilmente bizzarro di usare gli orifizi.
Dunque di cosa si dovrebbe parlare in classe? Di amore no, di desiderio no. Di orifizi nemmeno. Se si esclude, ovviamente, il buco nero dell’ignoranza: fare in modo che il diverso faccia il paio con la rimozione, con la cattiva coscienza.
In Italia, sotto l’altare della famiglia, si consuma ogni efferatezza.
Noi professori ci accomodiamo in cattedra; diventiamo diafani; sfumiamo nell’insipienza. All’omosessualità, figuriamoci, non facciamo cenno.
Una manciata di anni fa Gianfranco Fini ebbe un’illuminante idea: se il docente è gay allora non può insegnare.
Certo, quest’ultimo avrebbe potuto parlare di quanto sia emozionante per un uomo specchiarsi negli occhi di un altro uomo, o per una donna sfiorare i capelli di un’altra donna. E FROCIO, LESBICA, sarebbero diventate quello che sono: parole così piccole da essere idiote.
Gli uomini amano, desiderano, si posseggono. Tutto qui. Non saranno l’Islam, la Chiesa Cattolica, il Partito Comunista, il Partito Nazionalsocialista a impedire che ciò accada. Perché tutto ciò che succede è natura. Non sarà la Russia a far paura a chi crede nel proprio essere speciale, non sarà un deputato congolese a intimorire chi ama.
Ho sentito dei colleghi ridicolizzare gli omosessuali, immaginate cosa significhi per loro parlare di omofobia. Non lo faranno mai; e forse è meglio così. Ma per chi ha cuore aperto e sa cosa significa essere liberi bisogna gridarlo: nessuna istituzione può tacere sul grande scandalo del nostro tempo. Nessun individuo dovrebbe nascondersi per paura di essere accusato, deriso e calpestato. Quindi non dimentichiamoci della data di maggio.
Anzi, gridiamola fin d’ora.
Facciamo che questa circolare sia sgualcita, sporcata, passata di mano in mano in ogni scuola sgangherata di questo ipocrita Paese.
Forse un giorno FROCIO suonerà, alle orecchie di chi ascolta, come FARFALLA. Così accadrà per LESBICA.
E saranno parole leggere leggere; così leggere da poterle finalmente cantare.