«Con me qualcosina la fanno…»Cari vertebrati,
il momento che regala più soddisfazioni a un insegnante è quello degli orali finali.
Perché è il momento in cui si raccolgono i frutti del proprio lavoro. I volti dei colleghi sono luminosi e pieni di aspettative: sperano di assistere a un esame indimenticabile.
Dopo nemmeno mezz’ora, immersi nell’afa di giugno, con le pale del ventilatore che non riescono a dare il minimo sollievo, di fronte alle indecifrabili risposte degli studenti, si palesano le prime reciproche antipatie; comincia a montare un clima da far west.
La professoressa d’Inglese si mette a guardare con diffidenza la coordinatrice, il docente di Sostegno scalpita, dato che non ha potuto fare alcun intervento da quando sono iniziate le interrogazioni.
L’odio reciproco, però, è ancora contenuto, e si fa largo nei quesiti sempre più impegnativi rivolti all’alunno di turno. Si decide addirittura di fare domande che esulino dal percorso interdisciplinare concordato decenni prima.
Quando lo studente deve riflettere, il clima è da tragedia elisabettiana. Pare che il ragazzo ti supplichi con lo sguardo, e ti rivolga una domanda amletica: ma lei pretende addirittura che io sia capace di pensare?
Nulla può sfuggire alla mappa concettuale presentata dai ragazzi: una serie di collegamenti riuscitissimi che rivelano un filo d’Arianna nel labirinto delle conoscenze.
Non posso esimermi dal presentarvene una: non è inventata, se non mi credete, ho testimoni inattaccabili da condurre in tribunale.
I VULCANI – MARTIN LUTHER KING – GENOCIDIO DEGLI ARMENI – PRIMA GUERRA MONDIALE – CORRIERE DELLA SERA – STATI UNITI – ENERGIA GEOTERMICA – MADRID – CUBISMO – THE BLUES BROTHERS.
Ora vi chiedo, signori della corte, non è eccitante scoprire cosa lega questi argomenti così disparati?
Io e un mio collega ci abbiamo provato; dunque: Martin Luther King, si sa, era un vulcano di idee; inoltre, quando la lava si solidifica, è insindacabilmente nera.
Agli armeni sarebbe di certo servito un pastore protestante per sfuggire sia al primo che al secondo genocidio, questo è ovvio, e quest’ultimo dolorosissimo evento coincide con la tragedia della Prima guerra mondiale. Si va dal salto logico al principio transitivo temporale, insomma.
Ai tempi della Grande Guerra, nelle difficoltà, si è stati più uniti, siamo pervenuti con facilità agli U.S.A. E sicuramente «Il Corriere della Sera» ha pubblicato qualcosa a riguardo. Inoltre, a livello energetico, non possiamo più permetterci la politica dell’usa e getta, le risorse stanno per esaurirsi, e dunque non si può che discettare di energia geotermica. Come si passa da quest’ultimo argomento a Madrid e al cubismo? Ma è ovvio, la terra spagnola è celebre per le sue cubiste calienti.
Il riferimento al film di Landis, per concludere, potrebbe celare un riferimento alle fattezze di Belushi, al suo essere stato palesemente un cubo vivente. Un Picasso a posteriori.
Dopo gli sforzi richiesti da questi voli pindarici, la maggior parte degli insegnanti, ormai esausta, comincia a latrare: la docente di Educazione Artistica, per mezzo voto in più non assegnato alla sua pupilla (l’unica che l’ha ascoltata nel corso dell’anno), azzanna alla gola la collega di Scienze, l’insegnante di Sostegno rivendica il suo ruolo essenziale ai fini della determinazione della media matematica, il professore di Educazione Musicale sembra fissare un metronomo immaginario, e fa oscillare la testa con una cadenza da orologio svizzero.
Ormai i freni inibitori sono andati totalmente perduti, i banchi vengono scagliati lontano, le recriminazioni si sprecano: le mappe concettuali vengono appallottolate, e utilizzate come armi da fuoco. I docenti, nella consapevolezza di non avere assistito a un solo esame decente, assistendo increduli al trasloco immaginario di intere cittadine (Los Angeles si è trasferita in Mozambico), sono ormai in trincea. In realtà sono incattiviti con se stessi, si domandano il perché di un tale sfacelo nozionistico. E strepitano.
Quando timidamente, dal fondo, si sente una vocina, quasi impercettibile, che nessuno aveva udito prima.
«Con me qualcosina la fanno…».
La frase riecheggia per un attimo, immota; e insensata.