Libri de testo (il prof è ciò che mangia)

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Libri de testo (il prof è ciò che mangia)Cari vertebrati, dovreste vedere me e i miei colleghi, derelitti e svogliati, al mattino. Arriviamo a scuola con una croce addosso, le nostre scarpe strusciano sul pavimento, l’abbigliamento è quello che è. Difficile, difficilissimo, trovare tra di noi un insegnante elegante. Portiamo jeans troppo larghi, o troppo stretti; incredibili gonne a campana per le donne; capelli scompigliati, o mal ridotti. Noi professori siamo fondamentalmente dei disadattati: viviamo un eterno scollamento tra ciò che ci viene richiesto e ciò che potremmo realmente fare. Prendiamo, ad esempio, il tanto citato registro digitale. Ho fatto già due riunioni, a tal proposito. Uno dei docenti di più lungo corso ha preso parola e ha affermato che non ci sono i computer per poterlo compilare. Stop. Fine discussione. Abbiamo parlato d’altro. Di cosa? Beh, dei libri di testo. Concepiti per i ragazzi, comprensibilissimi. Cito, senza cambiare una parola: Il mondo in borsa La globalizzazione ha particolarmente interessato i mercati finanziari, grazie alle straordinarie possibilità offerte dalla rete telematica mondiale, accessibile 24 ore su 24, e alla libera circolazione dei capitali sul mercato azionario, in cui si comprano e si vendono azioni di società e titoli di credito, e valutario, dove si comprano e si vendono monete in base al cambio. I movimenti speculativi… Chiaro no? Voi penserete che è poco esaustivo soltanto perché riguarda un argomento ostico. Allora andiamo ai fiumi. Fiumi e laghi La portata dei fiumi è in relazione con la piovosità, per cui i maggiori sistemi fluviali del mondo si situano nella fascia equatoriale e tropicale del pianeta, o in alcune regioni temperate soggette a precipitazioni regolari. Adesso non so voi, ma se io fossi un ragazzo di scuola media, piuttosto che affrontare un testo di questo tipo, andrei a giocare a calcetto. O a leggere un bel «Dylan Dog». Noi insegnanti viviamo queste assurdità. Il Ministero immagina una scuola che non c’è. I criteri attraverso i quali dovremmo valutare le competenze linguistiche, storiche e geografiche dei ragazzi in uscita dalle classi elementari sono da venusiani. Anche qui riporto il testo alla lettera. L’alunno delle elementari alla fine del proprio percorso educativo: Produce e rielabora testi manipolandoli, parafrasandoli, completandoli, trasformandoli. Riconosce le differenti funzioni e strutture linguistiche, le individua nel testo, le analizza e le sa utilizzare in modo corretto. Conosce gli aspetti fondamentali della preistoria, della protostoria, della storia antica e delle società studiate, individua le relazioni tra gruppi umani e contesti spaziali. Individua, conosce e descrive gli elementi caratterizzanti dei paesaggi con particolare attenzione a quelli italiani e si rende conto che lo spazio geografico è un sistema territoriale, costituito da elementi fisici e antropici legati da rapporti di connessione e/o di interdipendenza. Utilizza il linguaggio della geo-graficità per interpretare carte geografiche e per realizzare semplici schizzi cartografici e carte tematiche, ricava informazioni geografiche da una pluralità di fonti (cartografiche e satellitari, fotografiche, artistico-letterarie). Sì, amici vertebrati, non è uno scherzo: gli studenti delle elementari dovrebbero saper fare questo. Noi professori viviamo un’altra dimensione; assai straniante. Non riusciamo ad avere certezze. Siamo ciò che mangiamo e beviamo e leggiamo. Deglutiamo tristissime insalate di riso, o penosissimi panini con una sola fetta di provola per risparmiare; prendiamo il caffè o il cappuccino da macchinette “protostoriche”; leggiamo libri scolastici utili semplicemente a far guadagnare chi li scrive, senza che abbiano per noi alcuna utilità didattica. Noi insegnanti ci aggiriamo per i corridoi come anime in pena: sognando un barattolo di Nutella, la coincidenza tra realtà e sogno, una tavola imbandita a festa; e un libro di Gramsci, o di Dolci, nel cassetto.
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