13 Federico mi chiamò la domenica, di pomeriggio tardi. Io ero con Luciana sul terrazzo della villa. L’inverno era ancora in corso, ma il cielo era mite e chiaro, l’aria odorava di freschezza e annunciava l’arrivo imminente della primavera. Luciana dava l’acqua alle piante, che mostravano, sui rametti e tra le foglie, l’escrescenza puntiforme di nuovi germogli. “Che c’è?” risposi, facendo fatica a mantenere con lui la decenza di linguaggio e la serenità dello sguardo. Luciana mi chiese sottovoce: “Chi è?”. Feci appena un gesto con le spalle, e con la mano indicai che le avrei risposto meglio dopo. “È giusto l’orario?” disse Federico al telefono, con la solita angoscia nella voce, ma con una nuova decisione che dimostrò con quella provocazione. “Sì, è giusto. Che c’è?” ripetei, mostra

