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2330 Parole

15 Quando arrivai davanti al locale di Dalmine, Federico era fuori ad aspettarmi. Fermai lo scooter, sollevandolo sul cavalletto. Era osceno il suo abbigliamento: le stesse trasparenze e le stesse espressioni che mi facevano vomitare fin da quando aveva dato corso e forma alla sua trasformazione. Mi venne incontro, con gli occhiali schiacciati sulla fronte e sul naso. Mi fece orrore, adesso che mi apparve anche nella mia nuova suggestione come fanatico satanista. “Ciao” allungò la mano, sussurrando. “Ciao” evitai di stringergliela. “Da quando in qua mi dai la mano per salutarmi?” pensai che facesse parte del rito. “Che cosa vuoi dire?” ritirò la mano, con un’evidente delusione sul volto, pensando che avessi accettato il suo invito solo per insultarlo e minacciarlo come tutte le altre

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