19 Adesso dormiva nella sua stanza, al piano di sotto. Usciva e rientrava in villa alle ore più insolite, di giorno o di notte. Qualche volta saliva in bagno, in mansarda. Veniva solo per controllarmi, per verificare se ci fossi ancora, sperando di non trovarmi. Avevo ormai la certezza che volesse liberarsi di me, perché si sentiva soffocare dalla mia presenza; nutriva un’ansia sofferta, mostrando un odio risentito e non troppo nascosto nel fondo degli occhi stretti, che chiudeva per non guardarmi e, soprattutto, per non volermi dare la possibilità di spiarla attraverso i fori delle sue pupille nere. Girava la testa quando la vedevo affacciarsi piano sulle scale, nascondendo lo sguardo sotto i capelli tirati sulla fronte, che apparivano e scomparivano all’istante. A volte mi nascondevo in

