Namjoon's POV
Avevo provato a chiamare Jimin più volte per congratularmi con lui e per scusarmi per l'ennesima volta per non essere stato in grado di essere presente alla sua laurea ma non mi aveva mai risposto. Ecco perché non appena il mio telefono cominciò a squillare pensai immediatamente fosse lui ma quando vidi un altro nome lampeggiare sullo schermo, il mio cuore si fermò.
Erano le dieci di sera e Seokjin mi stava chiamando.
Non lo avrebbe fatto se non fosse successo qualcosa di importante o di primaria importanza. E se non fosse stato lui a chiamarmi ma qualcun altro? E se lo avessero trovato e ora mi stavano chiamando dal suo numero per chiedermi un riscatto? E se invece fosse stato in Giappone e fosse venuto a cercarmi? Troppi -se-, troppa paura per rispondere e poi il mio telefono smise di suonare, aveva messo giù. Mi appoggiai al muro e decisi di uscire in terrazza per prendere un po' di aria, chiusi gli occhi e deglutii ma non ebbi il tempo di tranquillizzarmi perché Seokjin mi stava chiamando di nuovo.
Presi un respiro profondo e decisi di rispondere, ero abbastanza grande e pronto per affrontarlo, magari non sarebbe andata così male.
"Jin."
"Namjoon. Hai risposto."
Tremai appena al suono della sua voce, Dio se mi mancava.
"Ho risposto."
"Dobbiamo parlare."
"Di cosa?"
Sentii un sospiro e lo conoscevo abbastanza bene da aver già capito che fosse irritato o spaventato per qualcosa, probabilmente un fatto che mi riguardava e stava cercando di trattenersi.
"Devi andartene da Osaka. Il prima possibile."
"Perché?"
"Perché se non te ne vai entro un paio di settimane sei morto, i Kim stanno venendo a prenderti e io non so se voglio pagare 135 milioni per te."
Rimasi scioccato e senza parole a quella affermazione perché non avevo idea di che cosa si stesse riferendo.
"I Kim? I genitori di Taehyung? E perché vogliono 135 milioni? Per me? Da te?"
"No, idiota. I Kim. Quelli che hanno ucciso i tuoi genitori quando hanno provato ad uscire dal giro di traffico e spaccio di droga."
Congelai sul posto e sgranai gli occhi. Le gambe mi tremarono e dovetti sedermi a terra, strusciando contro il muro perché non avevo neanche le forze per tenermi in piedi.
"T-tu...tu lo s-sai? Come lo sai?"
"Kim Jongin, l'ex coinquilino di Jimin. È loro figlio. È successo un casino che non ho né tempo né voglia di spiegarti, Yoongi si occuperà di questa situazione però per quanto riguardata te, lui si è rivolto a me perciò ora dammi almeno una buona motivazione per salvarti il culo, Namjoon."
Non voleva pagare per me pur essendoci di mezzo la mia vita. Sentii il mio cuore frantumarsi in mille pezzi.
"Mi odi così tanto? Davvero ti ho deluso così profondamente?"
"Deluso? Mi hai spezzato il cuore. Per mesi mi sono sentito sbagliato, solo, abbandonato. Mi hai deluso tante volte e io ti ho sempre perdonato perché ti amavo però non questa volta. Potevi parlarmene, avremmo potuto trovare una soluzione insieme come abbiamo sempre fatto per tutto e tu invece hai preferito scappare da codardo, mentirmi, tenermi all'oscuro."
Perché mi amava. Tempo passato.
"Jinnie, ascoltami-"
"Non chiamarmi così. Mi dai fastidio. Sappi che è stato Hoseok a convincermi a chiamarti e a parlare come due persone civili per capire cosa cazzo ti è successo prima di prendere la mia decisione quindi non giocare con la mia pazienza."
"Hoseok? È con te ora?"
"Non ti deve interessare."
"C'è qualcosa tra di voi?"
"Ho detto che non ti deve interessare. Ora se tieni alla tua vita, dammi una reale spiegazione se vuoi che io paghi, o preferisci morire giovane?"
Mi percorse un brivido lungo la schiena perché il suo tono di voce era freddo, ghiacciato. Si era completamente chiuso nei miei confronti e potevo capirlo ma in quel momento avrei solo voluto piangere ma sapevo che dovevo controllarmi o si sarebbe irritato ancora di più. Non mi interessava convincerlo a pagare per me, volevo che mi ascoltasse e che capisse perché avevo fatto quello che avevo fatto, perché avevo preso quella decisione e quanto fossi dispiaciuto.
"Ho ricevuto una chiamata. Da un medico legale. Lo stesso medico che aveva fatto l'autopsia ai miei genitori la sera dell'incidente che non è stato un incidente perché sono stati uccisi ma questa parte evidentemente la sai già. Questo medico mi ha detto che gli assassini erano a Busan, che stavano cercando me per completare il lavoro e io sono andato nel panico. Avevo 15 anni quando sono morti, Seokjin, sapevo spacciassero, sapevo cosa fosse tutta quella roba che nascondevano sotto ai cuscini del divano e sapevo che quando uscivano di notte, c'erano alte possibilità che non tornassero ma non sapevo per chi lavoravano, non sapevo che volessero uscire dal giro, non sapevo che i Kim li avessero uccisi. Non avevo la minima idea che ci fosse un fottuto debito di 135 milioni da pagare. Pensi davvero che io fossi pronto a questa verità?"
Mi tremò la voce e dovetti fermarmi. Dovevo mantenere il controllo sulle mie emozioni.
"Perché non me ne hai parlato?"
"Perché ho avuto paura. Ero terrorizzato. Perché sono rimasto orfano a 15 anni e non avevo nessuno, avevo fame, avevo freddo, ero solo in mezzo ad una strada e tu...tu, Seokjin, mi hai salvato la vita. Ho avuto solo te, ho amato solo te, sei diventato la mia famiglia. Mi hai fatto da padre, da madre, da fratello maggiore, da migliore amico. E se avessero cercato di far sbandare anche la nostra macchina? Magari mentre eri tu al volante? Avrebbero preso anche te, fatto del male anche a te? E se ti avessero rapito per arrivare a me? O denunciato per farti finire in carcere? Avrebbero usato te per distruggere me perché è così che ragionano queste persone. Non potevo farti questo. Me ne sono andato perché volevo proteggerti. Perché non ho potuto salvare la mia famiglia d'origine però almeno in questo modo avrei potuto salvare te."
Silenzio. Non rispose, non disse niente per secondi interi che a me parvero un'eternità.
"Avrei pagato anche 135 miliardi per te, Namjoon." Il suo tono era improvvisamente diventato più dolce e tranquillo e io strinsi gli occhi mentre una lacrima silenziosa mi rigava la guancia. "Avrei davvero voluto saperlo. Proprio perché sono stato la tua famiglia per così tanto tempo, ci avrei pensato io a te. Potevamo risolverla insieme. Io ero qui, Nam, sono sempre stato qui per te."
"Non volevo farti pesare questa cosa, tu non- non meritavi che io ti facessi questo."
"E mi meritavo che tu mi lasciassi così?"
Ouch. Quella domanda mi fece male e mi tornò in mente l'ultima volta che l'avevo visto, molti mesi prima alla festa di compleanno di Jungkook. E in quel momento realizzai un'altra cosa.
"Anche tu mi hai mentito." Gli dissi con voce tremante. Non volevo farlo irritare ma non potevo più trattenermi, avevo bisogno di sapere.
"Come scusa?"
"Hai detto che mi avresti aspettato. Me l'hai detto tu. Mi hai baciato tu. Io lo so che c'è qualcosa tra te e Hoseok e ci sto male perché non posso e non voglio lasciarti andare. Vorrei che tu capissi quanto mi dispiace, quanto vorrei tornare solo per stare con te.-" Mi bloccai a causa della voce ormai rotta dal pianto. "Io ti amo, Seokjin. Se solo tu fossi disposto a-"
"No." Quasi urlò per bloccare il mio monologo ed io quasi mi spaventai, zittendomi immediatamente. "Non piangere, smettila subito." Mi stava parlando con la voce da Master, con il tono di chi sa di essere dieci spanne sopra di me da qualsiasi punto di vista. "Pagherò i Kim in ricordo di tutti i bei momenti che abbiamo passato insieme, di quello che c'è stato tra noi e perché penso che non sia colpa tua se i tuoi genitori ti hanno lasciato in questo casino. E poi andrò avanti."
"Jin no, ti prego-"
"Namjoon. Se mi ami come dici, non tornare in Corea. Anche dopo che sarai libero, per favore, non tornare. Perché il tuo abbandono e i sentimenti contrastanti che provo nei tuoi confronti mi stanno logorando dentro e io non ho più intenzione di sentirmi così. Se vuoi tornare per incontrare Jungkook e Jimin fallo pure ma non venire da me, non mi troverai."
"Non mi ami più?" Sputai fuori in un soffio.
"Voglio provare ad amare qualcun altro." Beh, almeno non mi aveva detto di no fu l'unico pensiero che mi frullò in testa.
"E chi vorresti amare? Hoseok? Più di quanto hai amato me?"
"Si." Sentii un crack e il mondo mi crollò addosso. Pensavo di avere ancora un minimo di posto nel suo cuore, speravo di riuscire a farlo ricredere, speravo mi volesse ancora e che fosse pronto ad aspettarmi ancora per un po' in quel momento rimpiansi qualsiasi scelta che avevo fatto negli ultimi anni. Avevo aspettato troppo, avevo creato una voragine tra di noi e lui aveva provato a sporgersi per raggiungermi e ci era quasi caduto dentro ma qualcun altro aveva allungato la mano e l'aveva preso al volo, facendolo girare e portandolo lontano da me.
Non mi trattenni più, piansi e basta. Lasciai che mi sentisse singhiozzare mentre mi accucciavo su me stesso, nascondendo la testa tra le ginocchia e faticando a tenere il telefono in parte all'orecchio a causa della mano che mi tremava.
"Mi dispiace così tanto, Seokjin...mi dispiace immensamente tanto." Provai un'ultima volta, sapendo già che sarebbe stato tutto inutile. Lui aveva sempre promosso l'autoprotezione e i meccanismi di difesa individuali, stava preservando sé stesso e non sarebbe tornato sui suoi passi, non per me che l'avevo fatto soffrire così tanto.
"Ti farò sapere quando il debito sarà saldato." Freddo, lapidario.
"J-jin ti prego- per favore, non mettere questo punto tra noi."
"Ma l'hai già fatto tu. Quel giorno in aeroporto quando sei entrato al gate. Non ti sei girato neanche per un secondo, non mi hai guardato, nessun rimpianto, nessun ripensamento. Mi hai lasciato tu. Facile piangere adesso, mh? Ti sei reso conto di amarmi e di quanto valgo solo adesso che mi hai perso?"
Aveva ragione, aveva sempre avuto ragione su tutto. Era sempre stato lui quello in grado di farmi ragionare, mi diceva di fermarmi e di pensare perché ero intelligente e sapeva che ci sarei potuto arrivare da solo. E per una volta che avevo effettivamente deciso di prendere una decisione affrettata, senza chiedergli consiglio, avevo rovinato tutto. Mi sembrava di non poter esistere senza di lui, come se Kim Namjoon fosse morto a 15 anni e fossi risorto dalle ceneri come persona nuova, adattando il nuovo me stesso per lui e con lui. E ora che lo perdevo, la mia forma diventava inconsistente, perdevo il mio essere, la persona che ero stato, l'individuo che lui aveva modellato. Senza di lui non ero più niente.
"Namjoon?" Non ebbi la forza di rispondergli, avevo paura di cos'altro avrebbe potuto aggiungere. "Nam..." La sua voce cominciava a farmi male perché sapevo che non avrei più potuto sentirla. "Joonie, ascoltami, io non ti odio, okay? Non potrei mai. E proprio per questo ti auguro di essere felice, di trovare la tua strada che magari prima o poi si incrocerà di nuovo con la mia e potremo essere di nuovo amici. Per ora non possiamo saperlo ma quello che io so è che è meglio per entrambi se io lascio andare te e tu lasci andare me." Facile per lui dirlo, dopotutto aveva già qualcuno pronto a prendere il mio posto, a consolarlo e supportarlo ma io chi avevo? Che cosa avrei fatto? "Namjoon, mi hai sentito? Sei ancora lì?" Annuii come se potesse vedermi e respirai pesantemente, rilasciando un singhiozzo strozzato. E rimanemmo così, in linea ma in silenzio. Lo sentivo respirare attraverso il telefono.
Riagganciò lui dopo parecchi minuti senza che io avessi la forza di rispondere e lui non aggiunse altro. Toccò il simbolo rosso sullo schermo del telefono, chiuse lui la chiamata con me così come aveva chiuso ogni tipo di apertura nei miei confronti.
Mi accasciai sul pavimento del terrazzo, sperando che i miei zii e mio cugino non mi sentissero o vedessero e piansi tutta la notta, piansi tutta l'acqua che avevo in corpo finchè non mi addormentai stremato. E quando mi svegliai alle 5 del mattino a causa dei raggi del sole che sorgeva che mi colpirono il viso, decisi che tra me e Seokjin non sarebbe mai finita. Avrei aspettato di essere libero di poter tornare in Corea e poi avrei mandato tutto e tutti a fanculo e lo avrei riconquistato, a costo di metterci anni.