«Tu non te lo meriti.» pt 1

4682 Parole
Jungkook's POV Calore. Percepivo uno strano calore e mi sentivo intorpidito. “Jungkook?” La voce di Taehyung mi chiamò e a quel punto pensai che forse stavo sognando, poteva essere l’unica spiegazione. Ero ancora nel mondo dei sogni e dal momento che lui non lasciava la mia mente neanche per cinque secondi, era venuto a trovarmi ancora una volta mentre dormivo. Lo avevo sognato tantissimo in quei giorni, avevo rivissuto moltissime esperienze fatte insieme, varie vacanze o semplici cene sul divano di fronte alla tv. In ogni mio bel ricordo c’era sempre e solo Taehyung. “Guk? Ehi…” Percepii una mano tra i capelli, del fiato caldo contro la fronte. Quel sogno cominciava a sembrare un po’ troppo reale. Mi mossi di poco e lentamente cominciai ad aprire gli occhi ma la mia vista era annebbiata. “Buongiorno.” Lo misi a fuoco, era lì a pochi centimetri da me e mi aveva appena dato il buongiorno. “Mi si è addormentata una gamba, potresti lasciarmi andare almeno quella?” Sbattei un paio di volte le palpebre e poi improvvisamente mi colpì la consapevolezza di essere praticamente disteso sopra Taehyung. “Oh mio Dio.” Imprecai, alzandomi di scatto senza aver ben capito in che punto del letto eravamo finiti e se un secondo prima era sul materasso, quello dopo mi ritrovai per terra e col gomito dolorante a causa della botta che avevo preso contro il comodino. “Jungkook? Oh? Ti sei fatto male?” Si sporse dal letto e allungò una mano verso di me ma io istintivamente mi allontanai e lo guardai stordito. Non capivo cosa fosse successo, non poteva essere stato tutto un sogno, la litigata, lui che se ne va, non potevo aver dormito così tanto. “Jungkook…stai bene?” E poi mi ricordai, il mio cervello si attivò ed elaborò l’informazione di Mark Choi che viene scarcerato, il mio attacco di panico, Taehyung che mi coccola, Taehyung che mi bacia, io che bacio lui. “H-hyung-“ Posai le braccia a terra per farmi forza per alzarmi ma il gomito mi diede un po’ fastidio. “Mi dispiace…i-io non volevo avvinghiarmi così, non me ne sono reso conto giuro.” I suoi occhi erano fissi su di me ed erano dolci, comprensivi. Avrei voluto che mi guardasse così sempre. “Mi dispiace di averti costretto a rimanere con me stanotte. Mi sembra di sbagliare tutto ultimamente, non faccio altro che chiederti scusa.” Abbassai lo sguardo, non riuscendo più a reggere il suo. “Torna qui.” Sussurrò ed io tornai a guardarlo con fare interrogativo. “Qui? Lì?” Indicai il letto e lui annuì. “Ma sei sicuro? Cioè i-io posso anche-“ “Smettila di parlare, quanto parli la mattina? Puoi per favore tornare a distenderti a letto in parte a me?” Non aggiunsi altro e mi precipitai sul materasso, posizionandomi di lato per poterlo osservare meglio. Rimanemmo in silenzio per alcuni minuti, ci guardammo e basta e io approfittai della situazione per prestare attenzione a quei piccoli dettagli che non vedevo da ormai una settimana e che mi mancavano, tipo i suoi due nei, uno sul naso e uno sotto l’occhio, i suoi occhi sembravano più piccoli da appena sveglio ma avevano comunque quel taglio particolare. E poi il mio sguardo cadde sulle sue labbra, volevo che parlasse, sentivo il bisogno fisico e mentale di osservare la sua bocca muoversi. “Buongiorno.” Gli dissi sperando che mi dicesse qualsiasi cosa. “Buongiorno. Ti fa male il gomito?” Scossi la testa. “Non troppo.” “Hai dormito bene?” Annuii e non resistetti più. Mi spinsi in avanti e raggiunsi le sue labbra ma feci appena in tempo a sfiorargliele perché lui si spostò, tenendomi a distanza. Non disse niente, non mi guardò neanche. Semplicemente mi rifiutò così mentre io morivo dalla voglia di baciarlo e avrei dato qualsiasi cosa pur di essere ricambiato. “Ho chiamato l’avvocato Lee stamattina presto. Ha un po’ di tempo verso le 16.” “Oggi?” Lui annuì. “Così presto? Anche senza preavviso?” Roteò gli occhi. “Ha fatto in modo di liberarsi per te.” “Per me?” Mi prese il panico. Non ci volevo andare da solo, non sarei stato in grado di affrontare un trauma del genere senza nessuno al mio fianco. “Eh per te, ovvio.” “M-ma…t-tu non vieni con m-me?” La sua mano fu di nuovo tra i miei capelli e questa volta lo percepii forte e chiaro, era tutto vero, non era un sogno. “Certo che vengo con te. Te l’ho detto ieri sera, ricordi?” Improvvisamente cominciai a sentirmi davvero male, mi morsi il labbro per cercare di trattenermi ma gli occhi mi bruciavano troppo e quando li strinsi, grosse lacrime fuoriuscirono, bagnandomi le guance. “Jungkook-“ “Io ti amo.” Lo guardai stravolto e continuai a parlare anche se aveva spostato la sua mano, posandola sulla mia spalla. “Taehyung, ti amo e mi manchi da impazzire. Ti prego, torna da me. Per favore, farei qualsiasi cosa, tu sei il mio tutto e ancora di più, tutto quello che sono, lo sono diventato grazie a te e ti amo, ti amo tantissimo-“ Dovetti fermarmi perché la voce mi si incrinò e immaginai il mio volto fosse una maschera di lacrime. “N-non riesco più a vivere così, non ce la faccio senza di te-“ Spostò la testa e sospirò ma io lo bloccai, alzando le mani e intrappolandolo in modo che il suo sguardo si unisse al mio. “Parliamo. Lascia che ti spieghi. Dammi anche solo la possibilità di dirti la mia versione dei fatti, per favore. Farei qualsiasi cosa, Taehyung, chiedimi qualsiasi cosa, te lo giuro.” “Dobbiamo andare dall’avvocato.” Mi si spezzò ancora una volta il cuore. “Per favore…” Implorai ancora con la voce rotta dal pianto. “Vorrei solo spiegarti…lasciami parlare, Tae…per favore.” Ripetei ancora, accarezzandogli piano la guancia. Lui mosse le braccia e afferrò i miei polsi, pensavo si sarebbe voluto liberare dalla mia presa e invece rimase fermo così. “Quando torniamo. Okay?” “Dopo aver visto l’avvocato?” Chiesi conferma. “Si, Jungkook. Prima le cose davvero importanti. Quando torniamo ci sediamo tranquilli e ascolterò tutto quello che vorrai dirmi ad un’unica condizione.” “Quale? Tutto, mi va bene tutto.” Mi agitai sul posto, tentando di nuovo ad avvicinarmi. “Basta bugie. Hai una possibilità ancora. Una. E per quanto mi riguarda è già troppo.” Annuì vigorosamente. “Non la sprecherò, promesso.” Gli sorrisi e lui abbassò lo sguardo e notai come si stesse mordendo il lato interno della guancia per trattenersi dal ricambiare quel sorriso. Improvvisamente il mio umore era svoltato, la giornata era migliorata e non mi interessava neanche più di Choi e dell’avvocato, sarebbe stato quello che sarebbe stato, volevo solo chiarire con Taehyung, baciarlo, abbracciarlo, farci l’amore insieme e passare il resto della mia vita con lui. E forse le ultime due cose sarebbero avvenute con calma ma le prime due potevo farle accadere a breve e decisi di approfittare di quella vicinanza. Mi leccai le labbra e osservai il suo sguardo concentrarsi su quel mio movimento. Mossi il pollice, sfregandolo contro la sua guancia prima di spostarlo più verso il basso per toccare l’angolo della sua bocca. Chiuse gli occhi e si rilassò e io non dovetti fare altro se non avvicinarmi e azzerare definitivamente quella distanza. Lui si dimenò, cercando di spostarsi. Posò le mani sulle mie spalle e ci mise forza nello spingermi via ma la mia presa era più ferrea della sua e proprio per questo optò per girare leggermente il viso. “Jungkook, no.” “Taehyung, si.” Risposi a tono. Mi guardò e sapevo ci stesse male anche lui, sapevo di mancargli, sapevo volesse ricambiare ma stava cercando di fare il duro perché non voleva che io mi prendessi troppe libertà ma arrivati a quel punto non avrei potuto trattenermi. “Lasciati andare per cinque minuti.” Strofinai il mio naso contro il suo. “Cinque-“ Gli baciai la guancia. “-minuti.” Gli dieci un bacio a stampo. “Pensi sia la fine del mondo?” “Tu sei la fine del mondo.” Mi spiazzò e mi bloccai, fissandolo e sgranando gli occhi. “C-cosa?” “Zitto, taci, non voglio sentirti dire neanche mezza fottuta parola.” E si avventò su di me, baciandomi forte. Chiusi gli occhi e non potevo respirare, si stava letteralmente rubando il mio fiato mentre mi baciava con intensità. Le sue mani sul mio collo a tenermi stretto, il suo corpo premuto contro il mio, le sue labbra esperte si strusciavano sulle mie, la nostra saliva si mischiò insieme quando mi morse forte il labbro inferiore ed io fui costretto a spalancare la bocca e a lasciargli libero accesso. La sua lingua era calda, affamata, mi fece sentire bene e stordito allo stesso tempo. Poi si allontanò, aprì gli occhi scuri e profondi e mi guardò e i nostri respiri erano pesanti, il suo petto si alzava e si abbassava velocemente come se avesse appena finito di correre. Io non dissi nulla, non riuscii a pensare a nulla. E Taehyung fu di nuovo su di me, riprese a baciarmi forte ma anche con attenzione, con complicità, con forza e debolezza allo stesso tempo. Aprii la mia bocca, lui aprì la sua e le nostre lingue furono nuovamente a contatto, disperate. Accadde talmente velocemente che forse neanche ce ne accorgemmo ma non potevamo fermarci. Taehyung mi spinse giù, disteso sulla schiena e salì su di me, facendosi spazio tra le mie gambe che io avevo divaricato volentieri per lui. Si appoggiò a me, con una mano mi teneva il fianco, con l’altra il collo e mi baciava con un trasporto e un’energia da lasciarmi completamente senza fiato. Era un bacio dato con abbandono, bagnato, estremo, vorace. Ansimammo uno contro le labbra dell’altro e andammo avanti ancora e ancora e ancora. Il mio sangue bolliva, il cuore si scontrava potente contro la cassa toracica e la mia mente non era mai stata così vuota. E stavamo così bene, il mio corpo si adattava talmente bene al suo, eravamo complementari e io mi stavo eccitando contro di lui. I nostri tocchi erano sempre stati erotici ed intimi ed io lo potevo sentire l’effetto che gli facevo. Alzai i fianchi, facendo scontrare le nostre semi erezioni e la sensazione fu squisitamente piacevole. Taehyung sospirò nella mia bocca, io gemetti nella sua. Mi era mancato. Dio se mi era mancato e ora non volevo più fare a meno di lui. Ero disperato e avrei fatto qualsiasi cosa pur di riaverlo indietro perché lo amavo talmente tanto che il mio cuore diventava nero senza di lui, le mie giornate erano vuote, la mia vita senza senso. Lo volevo come non avevo mai voluto nessun altro prima. Lo volevo sopra di me, dentro di me, in parte a me, lo volevo a completare la mia esistenza. Lo volevo e basta. Intrecciai entrambe le mani tra i suoi capelli e mi arricciai i suoi ricci morbidi tra le dita, godendomi quella sensazione di dolcezza e delicatezza. E avrei voluto alzare le gambe e chiudergliele intorno alla vita ma il mio telefono prese a squillare e lui si staccò, alzandosi e allontanandosi. A nulla servì il mio vano tentativo di tenerlo fermo in quella posizione. Chiusi gli occhi e presi un respiro profondo prima di decidermi a sporgermi verso il comodino per vedere a chi dovevo lanciare mille maledizioni ma poi lessi il nome sullo schermo e un minimo mi tranquillizzai. “E’ Jimin.” Dissi. “Rispondigli.” “No, può aspettare.” Mi misi a sedere, copiando la sua posizione e tentai di avvicinarmi di nuovo ma le sue mani furono sulle mie spalle per mantenermi a distanza. “Rispondi.” “E’ Jimin, Tae, lo richiamo dopo.” “No, Jungkook. Stamattina gli ho scritto per spiegargli cos’è successo quindi probabilmente ti sta chiamando perché è preoccupato per te.” Sbuffai però mi decisi a recuperare il telefono e poi glielo mostrai. “Comunque basta bugie, è davvero Jimin eh.” Sorrise e mi scompigliò i capelli, cosa che faceva raramente e solo quando era completamente tranquillo e sereno. Fu proprio quel gesto a farmi volare a dieci metri da terra. “Tranquillo, parlaci pure. Io preparo la colazione.” Annuii e lo osservai scendere dal letto e uscire dalla camera e un sorriso raggiante mi nacque in volto e con quello stato d’animo radioso finalmente risposi alla chiamata del mio migliore amico. Taehyung's POV A Mark Choi restavano al massimo sei mesi di vita.  Aveva avuto un terribile attacco respiratorio e dopo alcuni controlli, gli era stato diagnosticato un tumore terminale al quarto stadio, partito dal polmone destro e che poi si era espanso anche nell’altro. Ecco perché avevano deciso di spostarlo nell’ospedale militare invece che tenerlo in carcere, sarebbe morto in ogni caso e tra atroci sofferenze. Alla notizia Jungkook aveva abbassato lo sguardo e si era morso il labbro. Era ovviamente felice e stava cercando di non sorridere perché non sarebbe stato molto educato però potevo capire il suo stato d’animo. Mi aveva tenuto per mano tutto il tempo ed io avevo stretto forte la presa per infondergli tranquillità e sicurezza. Quando eravamo arrivati di fronte allo studio dell’avvocato, Jimin gli era corso in contro e l’aveva abbracciato mentre Hoseok e Yoongi erano venuti da me, chiedendomi come l’avesse presa e che cosa fosse successo la sera precedente. Seokjin non aveva potuto raggiungerci ma ci aveva fatto promettere di raccontargli tutto appena avessimo avuto più informazioni. L’avvocato si era informato per bene, aveva telefonato prima in carcere e poi in ospedale e poi ci aveva spiegato la situazione in maniera chiara e limpida. Non dovevamo preoccuparci di niente perché Choi non era più in grado di respirare da solo ma solo attraverso una macchina e di conseguenza non sarebbe mai potuto scappare dalla sua stanza ospedaliera per andare a cercare Jungkook, sarebbe letteralmente morto soffocato dopo appena un paio di metri. Ci aveva fatto sapere che la moglie aveva ottenuto facilmente il divorzio, che aveva cambiato cognome alle figlie e che si era trasferita da qualche altra parte senza lasciare alcun contatto, di conseguenza Choi non solo sarebbe morto soffocato ma sarebbe stato anche solo nei suoi ultimi giorni e quella fu forse la notizia più bella che ricevemmo quel giorno. Volevo tornare a casa. Volevo sedermi e dare il tempo a Jungkook di dirmi qualsiasi cosa avesse voluto, lo avrei lasciato andare avanti per ore, avrei ascoltato ogni singola parola, ogni spiegazione, ogni ragionamento e poi lo avrei abbracciato, baciato e perdonato perché in fondo già non ero più arrabbiato con lui da giorni. Mi ero lasciato andare la sera precedente e quella mattina stessa perché non ce l’avevo fatta a resistergli, perché aveva cominciato a piangere e a supplicarmi e sapevo quanto ci fosse stato male, avevo capito che aveva capito e per questo mi ero lasciato baciare, accarezzare, avevo dormito con lui e non mi aveva mollato neanche per cinque secondi. Avevo fatto fatica ad addormentarmi e mi ero svegliato molte volte nel corso della notte eppure lui era rimasto perfettamente ancorato a me, gambe intrecciate insieme, la sua testa sul mio petto, una mano tra i miei capelli. L’avevo osservato a lungo e sembrava fosse riuscito a dormire sereno e a me bastava quello. Ringraziammo e salutando l’avvocato Lee e uscimmo da quell’ufficio, raggiungendo gli altri nel parcheggio dello stabile. Speravo non ci facessero troppe domande perché avevo davvero bisogno fisico di rimanere da solo con Jungkook e chiarire la situazione con lui ma ovviamente le cose non vanno mai come previsto. Stavo spiegando ai nostri amici quello che ci aveva raccontato l’avvocato quando sentimmo una voce che mi fece immediatamente ribollire il sangue nelle vene. “Jungkook?” Ci girammo di scatto tutti verso il proprietario di quella voce e appena lo riconobbi, guardai Jungkook infuocato. “Gli hai detto tu di venire?” Chiesi. “N-no-“ Scosse la testa ed era sconvolto quasi quanto me. “J-jaehyun ehm…cosa ci fai qua?” “Faccio l’amico.” Rispose quello e io avrei voluto strappargli la lingua, non sopportavo il suo modo di parlare. “Jaehyun, non mi pare proprio il caso.” Intervenne Jimin. “Invece si.” Rispose quello tornando poi a parlare con Jungkook. “Com’è andata? Cosa ti ha detto?” “Gli hai detto che saremmo venuti qua questo pomeriggio?” Chiesi sconvolto. “No!” Rispose esasperato Jungkook. Non sapevo se credergli, avrei voluto fidarmi perché dalla sua espressione potevo capire che non si sarebbe mai aspettato di trovare Jaehyun lì. “Ho sentito la notizia al telegiornale ieri sera. Ti ho scritto ma non mi hai risposto e ho immaginato che Taehyung avrebbe pagato per avere un appuntamento con l’avvocato il prima possibile. E quindi…eccomi qui.” Era falso. Si stava fingendo un amico perché questo era il suggerimento che gli aveva dato Jimin ed io non avrei abbassato la guardia e continuai ad incenerirlo con lo sguardo. “Okay. Gli spiego come sono andate le cose e poi ti raggiungo. Mi aspetti in macchina?” Mi chiese Jungkook come se fosse così semplice, come se fosse la cosa più ovvia da fare. “No. Tu da solo con lui non ci rimani.” Gli dissi lapidario. “Faccio super veloce, te lo prometto. Rimaniamo qua, non ci allontaniamo. Se mi aspetti in macchina puoi vedermi da là.” “Ah si, puoi controllarlo da là.” Si intromise Jaehyun ed io feci un passo verso di lui ma Jungkook mi prese il braccio. “Taehyung.” Dovetti costringermi a guardarlo anche se nella mia mente si affollavano come minimo 97 modi per far provare dolore a quello scarto umano. “Ascoltami. Dammi dieci minuti, okay? La risolvo e ce ne andiamo.” “Ah si? Come ieri sera? Che i tuoi cinque minuti sono diventati una notta intera?” Il suo sguardo si addolcì e mi accarezzò. “Non mi pare ti sia dispiaciuto.” “Jungkook. No. Enne o. Io con quello lì non ti lascio neanche mezzo millesimo di secondo. Andiamo a casa adesso.” Lo presi per il gomito e cominciai a trascinarlo nella direzione opposta ma ovviamente lui cominciò a fare resistenza.  “Lasciami!” Non mi girai e continuai a camminare. Sapevo di avere gli occhi dei nostri amici addosso ma non mi interessava. “Taehyung, lasciami andare!” “Perché?” Mi girai di scatto. “Perché vuoi parlare con la persona che è causa del nostro litigio?” Sputai fuori alzando il tono della voce perché non lo sopportavo, non volevo che nella mia testa ci fosse anche il più piccolo pensiero che Jungkook avesse realmente voglia di passare del tempo con Jaehyun piuttosto che con me. “Causa del nostro litigio?” Rispose quasi incredulo. “Si. Si, cazzo. È tutta colpa di quello lì e tu vuoi davvero continuare a dargli corda? Lo lasci che si intrometta tra noi così facilmente?” “Lo sai perché non ti ho detto di lui?” Strattonò forte il braccio fino a liberarsi. “Per colpa della tua fottuta gelosia che mi manda fuori di testa. Perché devi fare così? Perché devi essere così? Perché non puoi semplicemente fidarti di me per una cazzo di volta?” Mi vomitò addosso quelle parole quasi urlando, un po’ per uguagliare il mio tono di voce, un po’ forse per sovrastarmi. “Taehyung…smettila. Per favore, la devi smettere per te, per me e per noi.” “Noi?” Sussurrai. “Un noi un po’ fragile se Jaehyun è riuscito a separarci così facilmente.” “Taehyung, senti-“ “Dammi le chiavi di casa.” Gelò sul posto e sgranò gli occhi. “C-cosa? P-perché?” “Perché da questo momento in poi non voglio che tu possa entrare in casa mia.” “C-casa tua? Tae, che stai dicendo. È casa nostra…” “No. È casa mia. Io l’ho scelta-“ Feci un passo avanti. “Io l’ho pagata.-“ Un altro passo. “C’è il mio cazzo di nome sull’atto di proprietà. È mia. Casa mia e voglio che tu te ne vada.” Alzai una mano col palmo verso l’alto per incentivarlo a consegnarmi quanto richiesto. “Tae, calmati, hai detto che ne avremmo parlato. Me l’hai promesso tu stamattina e-“ “E perché mai io dovrei continuare a mantenere la mia parola mentre tu continui ripetutamente a pugnalarmi alle spalle?” “Ma che cosa dici…solo perché vorrei spiegare ad un amico cosa ci ha detto l’avvocato?” Sospirai frustrato e sconvolto. “Un amico? Jungkook ma non lo capisci che quello vuole solo entrarti nelle mutande? Ti mangia con gli occhi, cazzo e tu glielo permetti!” A quel punto urlai, sperando che alzare la voce mi avrebbe aiutato a non scoppiare a piangere. “Poche ore fa hai detto di amarmi, di volere me e che avresti fatto qualsiasi cosa e adesso davvero preferisci passare anche solo dieci minuti con lui piuttosto che venire a casa con me e risolvere la nostra situazione?” Allargai le braccia e presi un respiro profondo prima di continuare. “Tu sei la mia priorità, Jungkook, lo sei sempre stato e io voglio, esigo, essere la tua. Mi hai chiesto rispetto, comunicazione e fiducia ma non puoi pretendere che io faccia 99 e tu 1 e che a me vada bene così, come pensi possa continuare a funzionare, mh? Cosa cazzo stiamo insieme a fare?” “Taehyung. Non dirlo, non devi dirlo neanche per scherzo. Stiamo insieme perché ci amiamo, perché siamo uno la felicità dell’altro e perché possiamo continuare ad avere rispetto, comunicazione e fiducia.” “Ne sei proprio sicuro?” Mi si incrinò la voce. “Si, ne sono sicuro. Stiamo passando un periodo difficile, è vero. Io ho sbagliato e ho cercato di chiederti scusa e di farmi perdonare ma tu mi hai chiuso fuori perché hai un carattere di merda, lo sai di averlo, ma io ti amo anche per questo e se solo tu provassi ad ascoltarmi-“ “Dammi le chiavi di casa.” Lo interruppi, allungando di nuovo la mano. “-se tu provassi ad ascoltarmi, capiresti che sono sincero quando ti dico che ti amo e-“ “Le. Chiavi.” Abbassò lo sguardo, sospirò e per recuperò quanto richiesto dalla tasca dei pantaloni. Me le lasciò cadere in mano con tanto di portachiavi ed io immediatamente le feci sparire. Provai a superare la sua figura ma ovviamente non poteva accontentarsi di finirla lì. “Avevi detto che mi avresti dato un’altra possibilità.” Risi leggermente e mi tornai a voltare per guardarlo. “Te la sei appena bruciata. Basta seconda possibilità, basta terza e quarta e quinta e sesta. Basta, Jungkook. Avresti dovuto giocartela meglio.” “No, no, no, per favore no.” Forse in quel momento cominciò a realizzare che cosa volevano dire le mie parole e il panico si impossessò di lui. Gli lanciai un’ultima occhiata prima di girarmi e andarmene ma la sua mano si avvolse intorno al mio braccio e mi sembrò di rivivere uno spiacevole déjà-vu. Strattonai il braccio e mi liberai ma nel farlo mi scontrai contro il suo polso che a causa dell’impatto andò a colpirgli il gomito che già gli faceva male. Gli scappò un lamento di dolore e cominciò a massaggiarselo. Poi Jaehyun entrò nella mia visuale e sapevo che non sarebbe andata a finire per niente bene. “Oh ma che cazzo fai, gli fai male idiota!” Mi disse, raggiungendo subito Jungkook e appoggiandogli una mano sulla spalla. “Non l’ho neanche toccato. Idiota sarai tu.” “Almeno io saprei trattarlo meglio di te.” “Che figlio di puttan-“ Mi mossi scatto verso di lui e lo presi per il collo perché volevo fargli male, volevo chiudergli quella boccaccia che si ritrovava ma due paio di braccia avvolsero il mio busto e le mie spalle. “Taehyung, no.” Hoseok si mise in mezzo. Io strinsi la presa. Jungkook ci guardava inorridito. “Taehyung, lascialo.” Mi disse invece Yoongi, raggiungendo la mia mano e cercando di farmi aprire le dita. “Lurido bastardo-“ Sibilai. “Almeno questo bastardo ha due genitori che gli vogliono bene.” Disse con tono di sfida e la mia voglia di spaccargli la faccia crebbe in maniera smisurata. “Jaehyun, chiudi quella cazzo di bocca!” Sbottò Jimin. Si mise di fronte a me e mi prese il viso tra le mani per occupare la mia intera visuale, per aiutarmi a riprendere il controllo. “Taehyung, ascoltami per favore. Ti sta provocando a posta, lascialo perdere. Non passare dalla parte del torto, non dargli questa soddisfazione.” Spostai lo sguardo di nuovo su Jaehyun ma Jimin mi parò gli occhi. “Lascialo andare ora e andiamocene.” Mi annuì con fare incoraggiante. “Non merita nemmeno la tua rabbia, non merita la tua attenzione, non merita di avere questo potere su di te. Lascialo andare.” Ci furono cinque secondi di silenzio in cui io mi lasciai convincere dalle sue parole e semplicemente mollai la presa, sentendolo rantolare e lo vidi fare un paio di passi indietro. Ovviamente Jungkook si girò a guardarlo invece che venire da me e sentii il mio cuore frantumarsi definitivamente. Persi ogni tipo di speranza. Quello fu il preciso istante in cui capii che nulla sarebbe più stato come prima. Jaehyun immediatamente prese Jungkook per il braccio e cominciò ad allontanarsi e per quanto avrei voluto avere la forza per girarmi e andarmene avevo ancora una cosa da dire, una frase che buttai fuori urlando e piangendo, con le lacrime che mi rigavano il volto e la testa che mi esplodeva. “Da lui ti fai trascinare, mh? Eccola la tua scelta. Ecco chi cazzo è la tua prima scelta. Ecco qual è la tua fottuta priorità, Jeon Jungkook fanculo a te, fanculo ai sentimenti, fanculo all’amore. Niente di tutto questo esiste più, tu non esisti più per me.” Mi accasciai a terra tremando mentre lo sentivo urlare il mio nome e forse stava quasi cercando di liberarsi ma non lo avrei perdonato, non potevo più sopportare quel dolore, non volevo provare più niente. Hoseok si inginocchiò al mio fianco e mi prese la testa, portandosela nell’incavo del proprio collo e accogliendo il mio dolore e le mie lacrime. lo strinsi forte a me per non crollare definitivamente perché mi mancava il respiro e faceva male da morire. “Non così.” Sentii dire a Jimin. “Quel fottuto bastardo non può passarla liscia così.” E corse via. “Jimin!!” “Yoongi, vagli dietro.” Disse Hoseok. “Ma Taehyung-“ “Ci penso io a Taehyung, tu vai a prendere Jimin prima che peggiori solo la situazione.” E anche Yoongi sparì mentre Hoseok continuò ad accarezzarmi i capelli e a sussurrarmi parole gentili. Mi lasciò singhiozzare per un po’ finchè non decise che non potevamo rimanere in mezzo alla strada in quelle condizioni e facendo quella scenata. Mi alzò di peso, non riuscivo neanche a stare in piedi, non sentivo le gambe. Mi trascinò fino alla sua macchina e mi fece salire sui sedili posteriori.  “Hobi-“ La mia voce tremò e quando mi prese il viso tra le mani, la mia vista era annebbiata dalle lacrime e non riuscii a vederlo bene ma lo sentii perfettamente. “Taehyung, ascoltami bene. Io non ti lascio, mai.” “Siamo io e te?” Chiesi. “Io e te, Taehyungie. Non ti lascio. Vieni qui.” Mi abbracciò ed io mi lasciai cullare dalle braccia dell’unico vero migliore amico che avessi mai avuto.
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