Jungkook's POV
Jimin mi aveva raccontato ogni minimo dettaglio ed io mi ero sentito malissimo perché dicevo di conoscerlo meglio di me stesso eppure in tutti quei mesi non mi ero mai realmente accorto che qualcosa non andasse. Si era allontanato, avevamo discusso spesso però pensavo che fosse colpa dello stress e del fatto che fosse praticamente da solo dalla parte opposta del paese, lontano dai suoi affetti. Inoltre avevo conosciuto Jongin e non mi era sembrata una brutta persona, che attore fenomenale.
L'avevo rincuorato, l'avevo abbracciato stretto, promettendogli che da quel momento in poi ci sarei sempre stato per lui, non importa dove e con chi fosse.
Io e Jimin contro il sole che brucia, sempre e per sempre. E questo non sarebbe mai cambiato.
Decidemmo che tutti noi avremmo messo in campo tutte le nostre possibilità e competenze per combattere i genitori di Jongin in caso fossimo stati costretti ma per ora non avevamo altro da fare se non aspettare e vedere come si sarebbe evoluta la situazione.
Decisi di lasciarlo con Yoongi, lo potevo leggere negli occhi di entrambi quanto bisogno fisico avessero di stare praticamente appicciati uno all'altro ed io e Taehyung eravamo di troppo.
Salii in macchina in religioso silenzio, allacciandomi la cintura di sicurezza. Non ci rivolgevamo la parola da un giorno e mezzo ed io stavo iniziando ad impazzire. La mattina quando mi era suonata la sveglia, ero corso in soggiorno ma Taehyung era già uscito e mi ero accasciato sul pavimento, ricominciando a piangere. La testa mi pulsava e sentivo le gambe deboli. Mi ero sfogato con Jimin quando mi aveva chiamato per dirmi che sarebbe tornato a Busan e poi avevo indossato la tuta di Taehyung, tornando a distendermi sul suo lato del letto. Avevo stretto il suo cuscino tra le braccia, sforzandomi di pensare che fosse lui e che appena fosse rientrato avremmo risolto ma così non fu. Perché Taehyung non era tornato a casa per ora di cena, l'avevo aspettato per tutto il giorno, scattando in piedi ogni volta che sentivo il rumore di una macchina passare in strada.
Avevo raccontato della litigata anche a Jaehyun e lui si era sentito profondamente in colpa, dicendomi che avrebbe evitato di scrivermi così tanto, soprattutto quando sapeva che io ero insieme a Taehyung. Mi aveva chiesto perché non avevo mai parlato di lui, che cosa mi aveva bloccato e io realizzai che non avevo una vera e propria risposta da dargli. Temevo una scenata di gelosia da parte di Taehyung? Si, però sapevo anche che non dicendoglielo sarebbe stato peggio. Avevo temporeggiato per troppo tempo e quando mi ero trovato costretto a spiegargli la situazione, avevo perso le parole. Il suo sguardo nero e penetrante mi aveva spaventato, avevo visto una rabbia cieca nella sua espressione eppure si era trattenuto e poi mi aveva allontanato perché sapevamo entrambi che la sua impulsività avrebbe preso il sopravvento ad un certo punto e non voleva peggiorare la situazione. Col senno di poi gliene ero stato grato anche se sul momento avevo sentito il mio cuore sgretolarsi in mille pezzi. Non avevo mai dormito da solo nel nostro letto e quella notte avevo avuto freddo alle ossa.
Avrei voluto tirare fuori l'argomento, parlarne, discuterne, trovare una soluzione ma sapevo che finchè lui non fosse stato pronto, dovevo evitare di innervosirlo. Volevo spiegargli il perché della mia bugia ma prima di tutto dovevo aspettare che lui fosse calmo e pronto ad ascoltarmi.
Notai che la strada che aveva preso non era quella che ci avrebbe portato di nuovo in ufficio, stava guidando verso casa.
"Non torniamo al lavoro?"
"No, andiamo a casa."
"O-oh...posso chiedere perché?"
Ruotò leggermente la testa per guardarmi di sottecchi.
"Tu puoi chiedermi qualsiasi cosa, Jungkook." Sentii gli occhi pizzicare e dovetti guardare fuori dal finestrino. "Andiamo a casa perché ho pensato tu fossi stanco e avessi bisogno di riflettere su quello che ti ha raccontato Jimin. Non ha senso stressarci troppo al lavoro. Gli altri possono cavarsela senza di noi."
A quella frase mi girai nuovamente di scatto verso di lui.
"Anche tu non torni al lavoro?" Annuì. "Resti a casa?" Annuì di nuovo. "C-con me?". Mi guardò per un secondo soltanto e i suoi occhi fissi nei miei mi era mancati fin troppo. Annuì prima di tornare a concentrarsi sulla guida e rimanemmo in silenzio finchè non arrivammo a casa.
Aprii io la porta di casa mentre lui parcheggiava l'auto, tolsi le scarpe, il giubbotto, estrassi il telefono dalla tasca e lo appoggiai sulla mensola del mobile in parte al divano in soggiorno. Quando feci per girarmi, sentii due braccia avvolgersi intorno ai miei fianchi e una testa premuta contro la mia nuca. Taehyung mi stava abbracciando da dietro esattamente come avevo cercato di trattenerlo io un paio di sere prima e il mio cuore mi schizzò immediatamente in gola.
"T-tae?"
"Sono un idiota. Sono un completo idiota. Ti amo, mi manchi e sono un idiota. Ho già detto di essere un idiota?" Disse tutto d'un fiato e io raggiunsi le sue mani strette sulla mia pancia, intrecciando le nostre dita insieme, chiusi gli occhi e mi godetti quel momento.
"Non sei un idiota."
"Allora mi sono comportato da idiota."
"Taehyung-"
Mi fece girare continuando a tenermi stretto. Una sua mano volò sul mio viso, mi accarezzò la guancia e mi spostò i capelli dalla fronte, portandomeli dietro all'orecchio.
"Ti amo, Jungkook. Ogni giorno sempre di più anche se non sempre sono bravo a dimostrartelo." Inclinò la testa, fece strusciare i nostri nasi ed io chiusi gli occhi, sperando mi baciasse e trattenendo il fiato. "Sei tutta la mia vita, Jungkook." Sussurrò e un brivido mi percorse la schiena. "Non posso respirare e pensare se non ci sei tu al mio fianco. Mi perdoni? Non reagirò mai più così, te lo prometto e ti chiedo scusa."
Sapevo quanto fosse stato difficile per lui imparare a scusarsi, non era mai stato abituato ad avere torto e per questo motivo le parole "scusa" o "mi dispiace" non erano mai realmente appartenute al suo vocabolario. Il suo orgoglio aveva sempre avuto la meglio eppure con me riusciva a metterlo da parte, sapeva riconoscere di aver sbagliato, sapeva come rendermi felice.
Strinsi forte tra le dita il cotone della sua maglia sui suoi fianchi e mi avvicinai ancora di più. Le nostre bocche erano a qualche millimetro di distanza, sentivo il suo respiro caldo mischiarsi al mio.
"Anche io ti amo, Taetae." Gli sussurrai e lui sorrise appena.
"Posso baciarti?" Mi chiese.
"Si, ti prego."
Inclinò la testa, premette il naso contro la pelle della mia guancia e mi baciò. Ci mise attenzione e precisione, passione e fame, la sua lingua strusciò contro le mie labbra ed era soffice. Io istintivamente contrassi il viso, a metà tra il dolore e il piacere più immenso e non sapevo come sentirmi però lo sentivo tanto, troppo, fu talmente travolgente da togliermi il respiro e lasciarmi senza fiato. Le gambe quasi mi cedettero ma Taehyung lo notò e mi prese in braccio senza smettere di baciarmi neanche per un secondo.
Le mie mani volarono ad intrecciarsi tra i suoi capelli e glieli tirai appena mentre premevo il mio corpo contro il suo, volevo che ogni singolo centimetro fosse a contatto con lui.
E poi fu tutto troppo veloce. Camminò verso il divano e io mi ritrovai disteso sulla schiena, allargai le gambe per dargli lo spazio di insinuarsi tra di esse, volevo di più, lo volevo nudo.
Sentii le sue mani ovunque, sulle mie spalle, il collo, i fianchi. Mi sfilò la maglia e la mia pelle andò a fuoco a contatto con la sua. Mi baciò con voracità, bagnato e disperato, con abbandono ansimando contro la mia bocca. Ancora e ancora e ancora.
Allacciai le gambe intorno alla sua vita e spinsi il suo bacino contro il mio. E solo in quel momento ci staccammo per gemere quando le nostre intimità entrarono a contatto. Volevo sentirlo vicino a me, dentro di me. Ma quando scesi con le mani a slacciargli la cintura e la cerniera lampo dei jeans, lui mi bloccò.
"Guk- Jungkook amore mio-"
"Tae, ti prego non fermarti." Lo interruppi. "Non fermiamoci, per favore per favore." Quasi sussurrai disperato.
Mi baciò la fronte, la tempia e poi scese sulla guancia, l'angolo della bocca e quando raggiunse il collo il mio corpo venne percorso da mille brividi, aprii la bocca per gemere ma di nuovo lui si bloccò e mi guardò.
"Io in realtà-" mi baciò a stampo. "-avrei prima voluto darti la possibilità di-" altro bacio a stampo. "-spiegarti." Un altro ancora, come se non riuscisse a smettere. "Volevo ascoltarti."
"Vuoi ascoltarmi?"
"Si, siccome non l'ho fatto quella sera."
"Okay allora-" Gli presi il viso tra le mani. "Ascoltami: spogliami e scopami. Adesso, in questo preciso instante, proprio ora." E lo attirai a me per baciarlo mentre sollevavo i fianchi per fargli capire quanto fossi già fin troppo eccitato e quanto lo volevo.
Riuscii a sentirlo fin troppo bene, il suo corpo caldo si adattava perfettamente al mio e grazie a quel mio movimento potei sentirlo ingrossarsi contro di me e fu intimo, erotico e squisito tanto che non potei trattenermi e continuai, provando a baciarlo ma finimmo entrambi per gemere uno nella bocca dell'altro.
Ci spogliammo con foga, facendo volare alla rinfusa per terra pantaloni, maglie, calzini e mutande, rimanendo completamente nudi.
Taehyung mi lasciò solo per pochi secondi per andare a recuperare il lubrificante in camera e quando tornò a distendersi su di me, io portai una mano sulla sua nuca e ripresi a baciarlo per recuperare tutte le volte che non avevo potuto farlo nei precedenti due giorni, come se la mia vita dipendesse dall'avere le mie labbra incollate alle sue, fino a lasciarmi completamente in apnea.
Inserì un dito dentro di me ed io mi staccai per ansimare ma la sua bocca fu di nuovo su di me. Scese a baciarmi il collo e poi catturò tra i denti la porzione di pelle sulla giugulare e mi morse mentre un secondo dito si faceva spazio tra la mia carne. Inarcai la schiena e lui succhiò forte, sentii la mia pelle irritarsi e bruciare, mi stava marchiando con possessività perché io ero suo e di nessun altro e quello era il suo modo di apporre la sua firma su di me e io stavo impazzendo dall'eccitazione perché era geloso e sarebbe stato rude proprio come piaceva di più a me.
"Taehyung-" Mugolai e cercai di fargli alzare la testa, tenendogliela con le mani. Pensavo avrei incontrato occhi di fuoco e invece il suo sguardo era dolce. "Scopami." Gli chiesi ancora perché avevo un desiderio ardente di sentirlo dentro di me.
Lo aiutai a lubrificarsi e poi divaricai ancora di più le gambe per lui, piegandole leggermente per facilitargli la direzione. Avvolse una mano intorno alla mia coscia mentre si allineava e senza staccare gli occhi dai miei neanche per un secondo, mi penetrò piano ma andando a colpire fino in fondo ed io fui in estasi.
Mi scopò forte quel pomeriggio, non veloce come altre volte ma più misurato e controllato, distruggendo quel poco di contegno che già di mio con lui non potevo avere ma lo volevo troppo e lo volevo proprio così, io disteso sulla schiena con le gambe aperte per lui e lui su di me mentre mi stringeva per i fianchi e mi baciava con voracità, ingoiando ogni mio gemito.
Chiusi le gambe intorno alla sua vita e lo spinsi giù per approfondire le sue stoccate, per sentirlo entrare dentro di me completamente e andare a colpire il mio punto ripetutamente, facendomi vedere le stelle.
"Jungkook cazzo-" Ansimò contro il mio orecchio, aumentando la velocità.
"Marchiami ancora." Dissi quasi sussurrando. Mi guardò e io girai la testa di lato, scoprendo il collo dove già si era avventato pochi minuti prima. "Ancora." Si passò la lingua sul labbro inferiore, spingendosi in me particolarmente bene e io dovetti chiudere gli occhi e spalancare la bocca per reagire a quel piacere. "Voglio avere il collo viola." Conclusi e lui non se lo fece ripetere.
Si chinò, raggiungendo la zona subito sotto alla mia mascella e i suoi denti si chiusero intorno alla mia pelle e strinse, succhiò quasi affamato, aspro, rozzo e quando fu soddisfatto abbastanza, si spostò un po' più dietro e ricominciò, facendo esattamente quello che gli avevo chiesto. Un brivido mi scese lungo la schiena perché in quella posizione, mentre sprofondava in me e mi lasciava segni su tutto il collo, la sua pancia strusciava contro la mia erezione e sarei potuto venire anche così, senza che neanche mi toccasse come si deve.
Strinsi forte la presa sulla sua schiena e le mie unghie scavarono nella sua pelle, graffiandola perché se lui poteva marchiare me, allora io dovevo marchiare lui e quello mi aiutò a cercare di resistere perché non volevo che finisse, non volevo che si spostasse. Volevo raggiungere il piacere ma allo stesso tempo volevo che durasse di più e sapevo che non sarebbe stato così.
E quando sentii l'ormai conosciuta sensazione scendermi dalla testa, decisi di smetterla di gemere e parlai.
"T-tae r-rallenta-"
"Ti faccio male?" Mi sussurrò all'orecchio, leccandomi il lobo.
"N-no, rischio di venire così-"
Alzò la testa e incontrai il suo sguardo caldo ed indulgente.
"E allora vieni, amore." Disse dolcemente, andando a colpire esattamente nel punto giusto. Il mio corpo venne mosso da uno scossone e incastrai ancora più forte le dita nella sua schiena.
"No, T-tae no ti prego n-non farmi venire, non v-voglio finire, voglio di più, ti voglio di più, mi manchi, ti amo, t-ti p-prego-" Sembrava quasi che stessi soffrendo e la mia voce era rotta ma le verità era che stavo tentando di trattenermi con tutte le mie forze, sentivo il mio corpo desiderare quel piacere ma la mia mente rifiutarlo perché non ne aveva avuto abbastanza.
E Taehyung rallentò, quasi a fermarsi. Continuò a penetrarmi ma con lentezza disarmante, mettendoci lunghissimi e interi secondi, facendomi percepire ogni singolo centimetro della sua lunghezza entrare in me e poi uscire e poi rientrare.
"Così va bene?" Sussurrò ad un centimetro dalle mie labbra mentre mi accarezzava la tempia destra.
"N-non farmi venire- non v-venire neanche tu-"
"Non lo faccio, amore, non finchè non sarai pronto tu."
Mi abbracciò ed io mi abbandonai a quel piacere. Taehyung mi mantenne sull'orlo dell'orgasmo, colpendo la mia prostata non troppo forte da farmi venire ma neanche troppo piano da farmi stufare della sensazione. Le gambe mi formicolavano e le lasciai cadere per lungo, mantenendole divaricate, la mia erezione quasi faceva male gonfia e piena mentre strusciava tra le nostre pance ma era un dolore fin troppo piacevole. Sentivo di non avere più forze, ogni singolo centimetro del mio corpo si stava riempiendo di adrenalina e dopamina che aumentarono il mio livello di benessere e soddisfazione. Mollai la presa sulla sua schiena e lasciai penzolare un braccio fuori dal divano, chiusi gli occhi e mi godetti il paradiso.
Fare l'amore con Taehyung quando eravamo tranquilli e rilassati era dolce e meraviglioso ma ancora di più mi piaceva quando lo facevamo dopo aver discusso per riappacificarci perché era rude, quasi animalesco, lasciavamo andare ogni inibizione, ogni regola impostata inconsciamente e in silenzio. Mi faceva sentire bene, mi faceva sentire giovane e di appartenere a qualcuno. Perché io appartenevo a Taehyung, non mi ero mai innamorato prima di conoscere lui e ora che sapevo perfettamente cosa voleva dire e cosa si provasse, non volevo lasciare andare quel sentimento e volevo continuare a provarlo solo ed esclusivamente per lui per il resto della mia vita.
Volevo dirglielo, volevo che lo sapesse.
Riaprii gli occhi e lo baccai mentre mi stava osservando, sorrisi e presi fiato per parlare ma lui mi precedette.
"Ti amo anche io, Jungkook."
Si chinò e mi baciò e il mio cuore sussultò, scosso da tutte quelle emozioni travolgenti.
"Voglio stare con te per sempre." Dissi tutto d'un fiato. "Per sempre, Tae."
"Stai dicendo sul serio?" Bloccò i suoi movimenti, fermandosi dentro di me per parlare. Io annuii. "Jungkook, tu ne sei sicuro al cento per cento? Al mille per cento? Per sempre è tantissimo tempo, lo sai vero?" Annuii di nuovo perché si, ne ero certo, lo volevo davvero. "Vuoi stare con me per sempre?" Mi chiese ancora lui, insicuro a differenza mia.
Alzai una mano e feci intrecciare le mie dita tra le sue ciocche corvine, incastrai il mio sguardo nel suo.
"In ricchezza e in povertà. In salute e in malattia." Deglutii e presi fiato. "Per sempre finchè morte non ci separi."
La sua reazione fu boccheggiare e rimanere perfettamente immobile, forse aspettando che io gli dicessi che stavo scherzando ma quello era esattamente quello che pensavo. Da quando l'avevo conosciuto, la mia vita non aveva fatto altro che migliorare e continuando a stare con lui sarebbe andata sempre meglio e non potevo negare di essermi immaginato con un anello al dito, gemello al suo e magari chiamarlo per cena e ascoltarlo mentre ripeteva ai nostri bambini di lavarsi le mani prima di sedersi a tavole o di stare seduti composti. Mia madre si era sposata quando aveva solo un paio di anni più di me e io di certo non volevo affrettare le cose, considerando anche che il paese in cui vivevamo che non ci avrebbe dato queste libertà, però in un futuro mi sarebbe piaciuto vivere tutto questo.
Gli sorrisi e annuii per enfatizzare il fatto che fossi serio e spinsi la sua testa giù, costringendolo a chinarsi e lo baciai prima di muovere il mio bacino, chiedendogli con tacito assenso, di riprendere il ritmo perché non mi ero ancora stancato di lui e ora ero pronto per arrivare fino in fondo.
Venimmo quasi in contemporanea, lui dentro di me, riempiendomi completamente e stringendomi forte tra le braccia, sussurrandomi all'orecchio quanto mi amava e quanto avrebbe voluto rendermi sempre felice, ero la sua gioia, la sua vita, il suo amore immenso. Ed io non resistetti oltre, lasciandomi andare e raggiungendo il piacere, svuotandomi tra i nostri stomaci con un gemito più acuto dei precedenti e un tremito.
Quando ci fummo calmati e i nostri respiri furono rientrati nella norma, mi chiese se mi andava di farci un bagno caldo e rilassante ed io annuii vigorosamente perché volevo che mi coccolasse ed un'atmosfera romantica del genere mi sembrava perfetta.
Scaldò l'acqua, ci fece sciogliere una polverina colorata verde chiaro che profumava di muschio bianco ed entrò, appoggiando la schiena al bordo vasca e sorridendomi. Io non aspettai un secondo in più e lo raggiunsi, sedendomi tra le sue gambe, feci congiungere la mia schiena col suo addome e la testa nell'incavo del suo collo.
Lui prese la spugna, la bagnò e cominciò a passarmela lentamente sulle spalle, sul collo, mi massaggiò i capelli all'attaccatura della nuca ed io chiusi gli occhi, beandomi delle sue attenzioni.
"E' tanto che non lo facevamo." Gli dissi piano. All'inizio, appena trasferiti in quella casa, facevamo la doccia o il bagno insieme più volte a settimane e poi lentamente avevamo cominciato a farlo sempre di meno a volte anche a causa dei diversi orari lavorativi.
"Hai ragione."
"Mi era mancato. Mi sei mancato."
Mi abbracciò ed io intrecciai le nostre dita insieme. Mi baciò la testa ma rimase in silenzio per qualche minuto buono prima di decidersi a parlare. Sapevo che avrebbe tirato fuori l'argomento, dopo tutto avremmo pur dovuto parlarne prima o poi.
"Io ti credo, okay?"
"In che senso?"
"Tutto quello che mi hai detto su Jaehyun. Che siete solo amici, che è un tuo ex compagno di scuola, che era in America. Ti credo e mi dispiace per come mi sono comportato quella sera. Ho detto un paio di frasi che avrei potuto risparmiarmi e-"
"Tae-" Lo bloccai, girando leggermente la testa per guardarlo. "Io lo so come sei fatto, lo so che fai fatica a tenere a bada la parte impulsiva di te, che quando sei spaventato o deluso o triste preferisci mostrare la corazza per non farti vedere debole. Ma so anche che non hai voluto avere a che fare con me quella sera e ieri tutto il giorno per proteggere me, per non farmi ancora più male. L'hai fatto per me, per noi, per poterne discutere quando ti fossi calmato, tipo ora. Dispiace a me averti tenuto nascosto la mia amicizia con Jaehyun. Non so neanche dirti perché l'ho fatto, avevo paura della tua gelosia forse e anche senza di Jimin e senza di te, mi sentivo solo e Jaehyun è stato un amico, mi ha fatto compagnia e temevo che se te lo avessi detto, tu mi avresti impedito di vederlo e a quel punto sarei stato ancora più solo."
Mi accarezzò la testa e poi scese anche verso la guancia.
"Ora che me lo dici, lo capisco. Non voglio impedirti di vederlo o sentirlo perché è come se tu mi impedissi di vedere o sentire Hoseok però me lo puoi fare un favore?"
Annuii e mi tirai su, girandomi di più nella sua direzione per dargli la mia piena attenzione.
"Qualsiasi cosa."
"Puoi non rimanere solo con lui? E...si ehm...magari non scriverti con lui mentre stai con me? Perché devo tenere a bada, come dici tu, la mia impulsività, il mio essere viziato, il mio egoismo a volte, la mia irritabilità e anche la mia gelosia ora e lo faccio per te, lo faccio volentieri però dammi il tempo di abituarmi alla sua presenza al tuo fianco. Ti chiedo solo questo. E di dirmi quando esci con lui, non tenermelo più nascosto."
"Ora che Jimin è tornato a Busan ci sarà sempre anche lui quando vedrò Jaehyun, te lo prometto. E gli dirò di limitare messaggi o strani intercalari americaneggianti. Si è sentito in colpa quando gli ho detto che avevamo litigato. E sai a cosa ho pensato? Ti va di conoscerlo? Così potresti vedere con i tuoi occhi che c'è semplice amicizia tra di noi."
Abbassò lo sguardo ma io appoggiai il dito indice e medio sotto il suo mento e lo costrinsi a guardarmi di nuovo.
"Per ora no, amore. Nella mia testa è ancora per colpa sua se abbiamo litigato." Annuii perché capivo perfettamente il suo punto di vista. "Vorrei solo che tu mi perdonassi per il mio comportamento, non reagirò mai più così, questa è la mia promessa."
Gli sorrisi e gli gettai le braccia al collo prima di chinarmi per baciarlo, niente di troppo avventato o spinto, un rapido contatto labbra contro labbra per fargli capire quanto fossi felice e sereno in quel momento. Poi tornai a distendermi su di lui, schiena contro il suo addome, testa sulla sua spalla.
"Non hai nulla da farti perdonare e anche se ci fosse qualcosa, dopo l'orgasmo che mi hai fatto provare prima e le coccole nella vasca da bagno, direi che non posso desiderare niente di più bello di così."
Rise e sentii la sua gabbia toracica vibrare contro di me, fu una bella sensazione. Quel dolce suono mi inebriò l'udito. Di nuovo le sue braccia furono avvolte intorno a me e poi cominciò a giocare con la mia mano sinistra, disegnando il contorno delle mie dita, soffermandosi decisamente di più sull'anulare, chiudendoci intorno il suo indice quasi come se volesse prenderne la forma.
"Tutto risolto allora, siamo a posto."
"Siamo a posto, certo."
"Sei felice, Guk?"
"Moltissimo. E tu Taetae?"
"Con te sempre."