Jungkook's POV
Erano passati cinque giorni e di Taehyung non avevo visto neanche l’ombra. Sapevo fosse al lavoro perché chiamava i miei colleghi per darmi le istruzioni sulle mansioni giornaliere da portare a termine. Non era tornato a casa e non avevo neanche potuto andare a cercarlo in ufficio perché Hoseok era sempre appostato fuori da quella dannata porta, non potevo neanche avvicinarmi.
Avevo provato a scrivergli ma dopo tutti quei giorni, lui non aveva neanche visualizzato i messaggi pur avendoli perfettamente ricevuti. Lo avevo chiamato più volte, gli avevo lasciato 37 messaggi in segreteria senza sapere se li avesse almeno ascoltati anche se ero abbastanza sicuro che non l’avesse fatto.
Una sera, dopo aver finito il mio turno, ero andato fino sotto casa di Hoseok, mi ero nascosto e avevo aspettato che tornassero. Volevo solo vederlo, guardarlo per un paio di secondi ma appena era sceso dall’auto mi ero reso conto dell’immenso errore che avevo fatto perché mi mancava da impazzire, era bellissimo, il vento gli aveva spostato i capelli coprendogli gli occhi e Hoseok glieli aveva spostati chiamandolo “leone” e lui si era messo a ridere. Aveva fatto male, mi ero sentito morire dentro e me ne ero andato, guidando fino a casa con le lacrime agli occhi.
Jimin non mi aveva ancora chiesto niente, il che voleva dire che Hoseok non l’aveva detto a Yoongi e io a mia volta non ne avevo parlato con nessuno se non con Jaehyun. Ed era proprio a casa sua che mi ero ritrovato in questo momento perché avevo bisogno di un amico, di qualcuno che mi capisse e che mi dicesse che sarebbe andato tutto bene, qualcuno che fosse dalla mia parte. E non ero sicuro che Jimin lo sarebbe stato e questo la diceva lunga su chi avesse torto e chi avesse ragione ma mi ero costretto a non rifletterci troppo.
“Okay, sei troppo depresso. Scegli a cosa giocare, Overwatch, League of Legends o Sudden Attack.”
Non mi ero mai realmente interessato ai giochi online ma grazie a Jaehyun avevo trovato una nuova passione, se così potevo chiamarla. Ecco che cosa facevamo tutte le volte che ci vedevamo, ci piazzavamo di fronte allo schermo del suo computer, andando avanti a giocare per ore.
“Non mi va, Jae.”
“Non ti andrebbe di fare niente in questo momento però devi sforzarti. Distraiti, pensa ad altro per un po’.”
“Ma io non voglio pensare ad altro.”
Lo vidi mentre mi osservava in silenzio anche se il mio sguardo era rivolto al pavimento.
“Okay, sediamoci sul letto almeno. Sicuramente è più comodo del tappeto.” Annuii e lo seguii, posizionandomi sul bordo del materasso mentre lui si mise al centro, incrociando le gambe. “Non l’hai visto neanche oggi?” Chiese dopo parecchi minuti di silenzio.
“Ho sentito la sua voce.” Alzai lo sguardo. “Sono passato di fronte alla sala riunioni e lui era dentro, stava parlando con qualcuno, non so neanche di cosa. Mi sono perso ad ascoltare lui e basta. Poi sono scappato appena l’ho sentito dire che sarebbe tornato in ufficio.”
“Perché non sei rimasto? Te lo saresti ritrovato davanti.”
“Appunto. Non vuole vedermi, Jae. Hoseok-hyung mi ha detto di dargli tempo e anche se ci soffro, sto cercando di seguire questo consiglio.”
“Hoseok è di parte, ti ha aggredito. Come puoi fidarti delle sue parole?”
Forse perché Hoseok era una delle persone più oneste e leali che avessi mai conosciuto, forse perché lo consideravo un po’ il mio angelo custode, mi era sempre stato vicino, mi aveva sempre dato consigli fondati e sensati. Taehyung era il suo migliore amico, è ovvio che fosse di parte, capivo il motivo della sua aggressività nei miei confronti.
“So che ha ragione. Taehyung ha bisogno di tempo, ogni volta che abbiamo litigato in passato, lui ci metteva sempre un paio di giorni a farsela passare. È fatto così.”
“Si ma…Jungkook…” Si avvicinò e prese le mie mani tra le sue, bloccando i miei movimenti dal momento che stavo torturando le mie dita. “Di giorni ora ne sono passati cinque. E lui se ne è andato di c-“
“Non se ne è andato!” Alzai il tono di voce, aggrappandomi alle sue mani e stringendo forse più forte di quello che avrei dovuto.
“Okay…allora non è tornato.”
Ci fu un momento di silenzio in cui io lo guardai fisso mentre sentivo la gola bruciarmi, gli occhi riempirsi di lacrime, la vista annebbiarsi per l’ennesima volta. Sentii una dolorosa fitta allo stomaco ed esplosi, buttando fuori la sofferenza che avevo cercato di tenere a freno.
“Voglio solo che torni da me, con me, Jae. Io non sono niente senza di lui. Non ho mai amato nessun altro in tutta la mia vita. Cosa faccio se mi lascia? Cosa faccio se un giorno torno a casa e lui ha portato via tutte le sue cose? Cosa faccio se non vorrà più avere a che fare con me? Come posso vivere senza Taehyung nella mia vita? Come si respira, come si pensa, come cazzo faccio ad andare avanti, Jae?” Tremavo e grosse lacrime rigavano il mio volto stravolto dalla disperazione. “Mi ha salvato la vita. Kim Taehyung ha preso la mia vita passata e ne ha creata una nuova, ha fatto di me un cazzo di capolavoro. Io sono questo solo grazie a lui, come faccio a continuare una vita che mi ha donato lui ma senza di lui?”
Jaehyun si avvicinò, sciogliendo le nostre mani per portarne una sua dietro alla mia nuca per fare in modo che il mio sguardo si incastrasse nel suo.
“Te la posso dire una cosa in tutta sincerità?” Annuii. “Non prenderla male, sto solo cercando di esserti amico.” Annuii di nuovo, sicuramente ero curioso di sentire la sua pura e semplice opinione. “Capisco quello che dici, mi hai raccontato quello che hai…che avete- passato, capisco quando dici che ti ha donato una nuova vita ma almeno ti rende felice? Che senso ha vivere una vita se non ti rende felice? Perché ti ha distrutto per una cosa che non hai fatto, ti ha lasciato perché pensa che tu lo abbia tradito senza neanche averne le prove, senza esserne sicuro, senza averti dato il tempo di spiegargli.”
“Ma lui era tornato…quella sera…voleva che io gli spiegassi ma tu mi hai chiamato e io ti ho chiesto di raggiungermi e lui ci ha visto-“
“Io ti ho chiamato? Jungkook-“ La sua mano sulla mia nuca si spostò sulla mia guancia, il pollice ad accarezzarmi lentamente. “Mi ha chiamato tu.”
Sgranai gli occhi e rimasi leggermente sconcertato.
“No…no, ho risposto ad una tua chiamata. Hai chiamato tu.”
Sorrise debolmente, inclinando leggermente la testa di lato.
“Credo tu sia un po’ confuso. Mi hai chiamato tu, Gukkie. Mi hai chiesto di riportati Taehyung, ricordi?” No, non era questo quello che ricordavo, nella mia memoria le cose non erano affatto andate così.
Abbassai lo sguardo e cercai di fare mente locale, mi obbligai a rivivere quei momenti ma tutto quello a cui riuscivo a pensare era al mio telefono che vibrava nella mia tasca, io che rispondevo, dicendogli che mi sentivo morire e che non riuscivo a respirare. Il problema era che la mia memoria era offuscata, non riuscivo a vedere chiaramente gli avvenimenti. Poi anche la sua altra mano fu sul mio volto, me lo alzò e in quel momento realizzai quanto fosse vicino, troppo, i nostri nasi a pochi centimetri di distanza.
“Q-quindi è v-vero…” Sussurrai.
“Cosa è vero?”
“Non l’ho aspettato…Jae, ti ho veramente chiamato io? Ho cercato io te?”
“Si, Gukkie. Tu mi avevi detto che avrei dovuto usare sempre e solo l’altro numero, non ti avrei mai chiamato su quello principale.” In effetti aveva ragione ma allora il mio cervello mi stava giocando un brutto scherzo. “Io penso che tu sia solo molto confuso e quella sera eri fuori di te, non riuscivi a pensare lucidamente quindi ci sta che i tuoi ricordi siano un po’ in disordine.” Il suo pollice mi stava ancora accarezzando la guancia finchè non mi toccò l’angolo della bocca e io sentii il sangue nelle vene gelarsi. Perché mi stava così vicino? Perché mi guardava così? Perché mi toccava così dolcemente? “Mi è arrivata una tua chiamata e ho risposto subito perché l’altro numero risultava irraggiungibile e mi stavo preoccupando. Poi tu piangendo mi hai chiesto di riportati Taehyung, che eri solo, ti ricordi di avermi detto che ti sentivi solo?” Si, quello me lo ricordavo ed annuii. “Ecco, vedi che ti sto dicendo la verità? E poi mi hai chiesto se potevo raggiungerti. Giusto?” Annuii di nuovo perché quella parte era chiara, ero sicuro di avergli chiesto io di venire da me perché se fossi rimasto solo avrei finito per fare cose di cui mi sarei pentito. Mi ricordavo perfettamente i miei pensieri a quel punto. “Ti ho preparato una camomilla perché eri agitato.” Si, vero. “Ci siamo seduti sul divano.” Vero. “Mi hai detto che Taehyung aveva spaccato il secondo telefono in mille pezzi e io ho voluto aiutarti a raccoglierli.” Vero, era entrato in camera. “E poi sei crollato addormentato, mi hai abbracciato e io non ho avuto il coraggio di allontanarti.” Aspetta cosa?
“Ti ho abbracciato io?”
“Si.”
Mi allontanai da lui e dal suo tocco, prendendomi il viso tra le mani e ricominciando a piangere disperato.
“Quindi Taehyung mi ha visto, mi ha guardato abbracciarti e farmi confortare da te. Perché io ti ho chiamato subito. Invece che aspettarlo. Pur sapendo che avrebbe avuto bisogno solo di un po’ di tempo per calmarsi, pur sapendo che mi ama, pur conoscendo il suo carattere…non l’ho aspettato, non l’ho rispettato. Jae-“ Tremai e le sue braccia mi avvolsero. Il mio corpo era scosso da spasmi di dolore però ora capivo, ora era chiaro il motivo. Taehyung non voleva né vedermi né parlarmi perché se prima non aveva la sicurezza di un mio ipotetico tradimento, la scena a cui aveva dovuto assistere quando era tornato, probabilmente l’aveva interpretata come una prova. Mi misi nei suoi panni e realizzai che io avrei pensato allo stesso modo. “N-non ce la faccio s-senza di lui.”
“Gukkie, calmati-“ Mi trascinò giù e mi ritrovai disteso sul suo letto e tra le sue braccia. Mi strinse a sé e io mi rannicchiai, cercando di diventare il più piccolo possibile e sperando di scomparire. “Una rottura fa sempre stare così all’inizio. Devi darti il tempo di riprenderti. Vedrai che ogni giorno farà sempre meno male finchè non ti passerà completamente.”
Scossi la testa vigorosamente contro il suo addome, facendo scomparire il viso ancora di più dietro le mie mani.
“Non abbiamo rotto. No, Jaehyun no…io e Taehyung n-non- lui non-“
“Non sai neanche cosa siete ora. L’hai detto tu stesso, se fosse stata una litigata come le altre, sarebbe già tornato da te. E più passano i giorni, più la situazione peggiora. Come puoi pretendere di cominciare a guarire senza prima chiuderla definitivamente con lui?”
Quelle sue parole mi colpirono nel profondo e in quel momento ancora di più sentii il bisogno di parlare con Taehyung, di guardarlo negli occhi e spiegargli cosa fosse successo, chiedergli cosa aveva intenzione di fare, se sarebbe mai riuscito a perdonarmi, se avremmo trovato il modo per colmare quella ferita. Io ero pronto a farlo, credevo in noi e volevo trovare il modo per farci funzionare ma ovviamente non avrei potuto fare tutto il lavoro da solo se lui non era intenzionato a venirmi incontro.
Mi allontanai leggermente, spostando le mani e guardai negli occhi il mio amico.
“Perché mi dici queste cose?”
“Perché ti ho promesso che sarei stato sincero.”
“Tu vuoi che io e Taehyung ci lasciamo?”
“No, io vorrei che tu fossi felice e se Taehyung non è più in grado di farlo, allora credo tu dovresti lasciarlo.”
“Taehyung mi rende felice.” Dissi sicuro di quelle parole. Anche se in quel preciso istante stavo male per questo nostro allontanamento e per tutta la situazione in generale, non potevo negare il fatto che solo quando ero con lui mi sentivo me stesso ed ero sereno.
Jaehyun alzò un sopracciglio e premette le proprie labbra insieme.
“Davvero? Guardati allo specchio e poi ripetilo.”
Beh, sicuramente dovevo essere distrutto e devastato ma questo non avrebbe cambiato i miei sentimenti per Taehyung, il modo in cui l’avrei guardato o tutti i bei momento che avevamo passato insieme. Lui rimaneva l’amore della mia vita, insieme o separati.
Mi alzai di scatto dal letto e cominciai a rimettermi le scarpe per poi recuperare il resto della mia roba.
“Ora vado.”
“Gukkie ehi, aspetta-“ Mi prese per il braccio ma io mi ritirai.
“Apprezzo la tua sincerità, Jaehyun ma per il momento non credo di essere d’accordo. Ho bisogno di riflettere, di farmi una doccia e soprattutto di dormire. Ti scrivo se cambia qualcosa okay?”
Mi fece un cenno col capo e nel giro di un paio di minuti fui fuori da quella casa e mi stavo dirigendo verso la mia, o almeno quella che da sempre era stata nostra, mia e di Taehyung.
Il mio cuore si fermò completamente quando arrivai fuori al cancello e vidi proprio quella Mercedes parcheggiata, lessi la targa più volte per assicurarmi che fosse proprio la sua e non appena il mio cervello realizzò che Taehyung era lì, era tornato, era in casa, mi precipitai dentro con il fiatone e il sorriso sul volto.
Taehyung's POV
Avevo convinto Hoseok che stavo bene, che me la sarei cavata e che sarei tornato di corsa da lui se la situazione si fosse fatta insopportabile.
Avevo deciso di tornare a casa perché era lì che volevo vivere, era lì che avevo tutte le mie cose e anche perché non potevo abbandonare Yeontan, dovevo controllarlo e prendermi cura di lui e se Jungkook non aveva intenzione di andarsene, allora io avrei trovato un’altra soluzione.
Per quanto mi faceva male e per quanto non avrei voluto arrivare a tanto, sentivo che fosse la cosa migliore per entrambi per il momento, rimanere a contatto ma avendo ognuno i propri spazi. Ecco perché mi ero sentito sollevato quando avevo aperto la porta di casa e non l’avevo trovato, poi avevo realizzato che se dopo il lavoro non era tornato, probabilmente era perché era in compagnia di Jaehyun ma non mi soffermai troppo su quel pensiero e mi incamminai immediatamente verso la nostra camera.
Aprii l’armadio e un po’ alla volta inizia a spostare tutte le mie cose nell’altra camera da letto, quella in più che fino a quel momento nessuno aveva mai utilizzato e che io all’inizio me l’ero immaginata con un altro fine ma ormai non aveva più importanza. Con calma mi riorganizzai, cominciando dagli accessori, orologi, anelli, collane, orecchini, cinture. Sapevo che non sarei riuscito a trasportare tutta la roba che avevo nella cabina armadio in un piccolo e semplice guardaroba e infatti avevo già pensato che avrei potuto tranquillamente comprarne un altro. Poi passai ai vestiti, scegliendo prima i completi e le camicie che usavo per il lavoro, portandole con cura per non stropicciarle quando sentii la porta di casa aprirsi e dovetti prendere un respiro profondo perché non sarebbe stato semplice adesso.
“Taehyung!!” Lo sentii urlare dall’entrata ma non gli risposi, continuando a fare il mio.
Ero nella camera che fino a cinque giorni era stata la nostra, alcuni miei indumenti sul letto, altri in mano quando lui entrò. Non mi voltai a guardarlo, potevo resistergli, dovevo farlo.
“Taetae, sei tornat- c-che stai facendo?” Il suo tono si era appena trasformato da emozionato a terrorizzato.
Io deglutii a fatica e presi in mano un paio di completi, sorpassando la sua figura e dirigendomi verso l’altra camera. Riordinai con calma prima di tornare indietro per prendere altre cose e notai come lui fosse rimasto fermo immobile dentro la camera, in parte alla porta. Quando gli passai di nuovo accanto, le sue dita si avvolsero intorno al mio avanbraccio e una scarica di brividi mi partì da quel punto per espandersi in tutto il corpo.
“Che stai facendo, Taehyung?”
Mi morsi il labbro superiore, chiusi gli occhi solo per un secondo e respirai piano prima di girarmi nella sua direzione. Lo vidi di nuovo dopo cinque giorni, era bellissimo come sempre, perfetto come sempre, mi fece tremare il cuore come sempre.
“Non lo vedi?” Gli risposi cerando di mantenere un tono freddo e distaccato.
“Vedo che stai portando i tuoi vestiti nell’altra camera.”
“Esattamente.”
Strattonai il braccio per liberarmi dalla sua presa e continuai per un po’ ad andare avanti e indietro mentre lui rimaneva fermo e osservava ogni mia mossa. Facevo finta di non notarlo e di non soffermarmi su di lui ma con la coda dell’occhio vedevo ogni reazione e dovetti trattenermi dal correre ad abbracciarlo quando si asciugò gli occhi per nascondere le lacrime. Non sapevo se e quanto avesse pianto in quel giorni ma a giudicare dai segni neri sul suo viso, evidentemente si era disperato abbastanza, almeno quanto me. E a quel punto mi venne spontaneo chiedermi perché si fosse comportato così, se starmi lontano lo faceva soffrire così tanto, perché ci aveva fatto questo? Avevo ascoltato ogni singolo messaggio in segreteria e avevo urlato dal dolore ogni volta che mi aveva ripetuto che mi amava, di tornare da lui, che voleva rimettere le cose a posto. Hoseok mi aveva retto ogni volta che ero crollato, mi aveva asciugato ogni singola lacrima, mi aveva obbligato a mangiare e a dormire e a lavarmi quando gli dicevo che non avevo le forze per farlo. Mi aveva seguito perfino sul lavoro, controllandomi ogni 10-15 minuti per non darmi il tempo di pensare troppo ad altre cose che non fossero le mie mansioni. Gli ero grato per tutto il tempo che aveva speso per me e per starmi dietro, mi aveva aiutato a ritrovare la lucidità e a cercare una soluzione stando alle mie regole. Il problema sopraggiungeva quando pensavo al fatto che Yoongi non mi avesse chiesto niente, di conseguenza non lo sapeva e se Yoongi non lo sapeva poteva voler dire solo che Jimin non lo sapeva perché Jungkook non gliene aveva parlato. E quindi in tutti quei giorni aveva passato il tempo a farsi consolare da Jaehyun. E questa era forse la consapevolezza che faceva più male di tutto il resto.
Passammo quasi un’ora in totale silenzio, io camminavo e lui fermo ad osservarmi finchè non mi rimase più niente da spostare e a quel punto recuperai il mio cuscino perché non avrei rinunciato a quella comodità e speravo che mi avrebbe semplicemente lasciato in pace ma non fu così.
Appena gli passai accanto, mi prese per la spalla ed io mi fermai all’istante come se quello fosse stato un richiamo, ma non mi girai a guardarlo.
“Perché?”
“Perché cosa?”
“Perché hai spostato tutta la tua roba nell’altra camera?”
“Perché non credo sia il caso di condividere la stessa stanza.”
“Ti prego…non così, Tae.”
“Senti-“ A quel punto mi spostai, fronteggiandolo. Tanto prima o poi avrei dovuto fargli sapere come sarebbero state le cose tra noi da quel momento in poi. “Questa è casa mia, l’ho comprata io quindi non capisco perché devo vivere fuori e da Hoseok non potevo continuare a stare quindi la soluzione che ho trovato è questa: rimarrò qui, puoi rimanere anche tu perché evidentemente non hai intenzione di andartene. Siccome ti soffoco, ognuno avrà i propri spazi, ognuno la propria camera. Io userò il bagno piccolo e se dovessi aver voglia di usare la vasca del bagno grande, ti lascerò un post-it per avvisarti. Poi-“
“Tae, ti prego-“
“Poi-“ Ripetei senza dargli il tempo di intromettersi. “Ti ho cambiato gli orari lavorativi in modo da non doverci incontrare per colazione e avremo due pause pranzo diverse. La sera gradirei cenare da solo, la cucina è a tua disposizione fino alle 20, io mangerò dopo di te dal momento che finisco di lavorare sempre più tardi di te. Troverai il nuovo orario sulla tua scrivania domani mattina. Cos’altro-“ Spostai lo sguardo facendo finta di pensare. “Ah si, di Yeontan mi occuperò totalmente io e appena avrò tempo separerò le nostre cose dalla dispensa in modo che ognuno di noi andrà a fare la spesa per i fatti propri e riporrà le proprie cose in posti diversi. Il soggiorno non lo posso dividere a metà perciò abbi la decenza di non venire di là se già ci sono io, te ne sarei grato.” Troppo diplomatico? Stavo usando con lui lo stesso tono che usavo con compratori o investitori stranieri per convincerli che quella sarebbe stata la migliore soluzione della loro vita. Mi guardava con occhi da cerbiatto e avrei voluto baciarlo fino a rimuovere completamente tutta quella sofferenza da entrambi ma non potevo farlo, dovevo resistergli. “Nel mio studio ovviamente non potrai più entrare. Le altre stanze rimangono a discrezione di entrambi, cercando comunque di mantenere le distanze.”
“Vuoi davvero vivere così?”
“Si.”
“E cosa succede se ci incrociamo? Non una parola, un sorriso, niente? Non posso neanche salutarti?”
“Preferirei di no.”
Vidi la tristezza farsi spazio sul suo viso.
“Ma…Tae, non-“
“Hyung.” Lo bloccai e lui trattenne il respiro. “Sono più grande di te, portami rispetto e chiamami hyung.” Nel mio immaginario forse se fossimo tornati un po’ indietro, avremmo potuto ritrovarci e ricominciare a camminare insieme, seguendo lo stesso percorso, affiatati e innamorati. Ecco perché stavo facendo tutto quello, volevo allontanarlo per poi riconquistarlo da capo. Se lui aveva sentito il bisogno di nascondermi quella che aveva sempre definito una amicizia, se quel Jaehyun era stato in grado di capirlo e consolarlo meglio di quanto avessi sempre fatto io, allora avrei dovuto cambiare quella parte del nostro rapporto ma per farlo avevo bisogno di fare un paio di passi indietro e capire dove avevo sbagliato. Non lo avrei lasciato andare solo che non potevo dirglielo e speravo davvero ci arrivasse da solo. “Bene, credo sia tutto perciò vado in camera mia.”
O almeno quello era il mio intento che ovviamente non andò a buon fine perché Jungkook era testardo, a Jungkook piaceva parlare e confrontarsi e nel profondo sapevo che dopo il silenzio di questi cinque giorni, non sarebbe stato in grado di lasciarmi il mio spazio. Ed ecco perché non mi stupii quando un secondo prima stavo camminando e il secondo dopo mi ero ritrovato con la schiena che aderiva al muro e lui di fronte a me che mi bloccava, tenendomi per i fianchi.
“No.” Disse serio. “Non mi va bene così.”
Roteai gli occhi e sospirai fingendo frustrazione. “Fattela andare bene.” Cercai di spostarmi ma la sua presa era ferrea. “Lasciami andare per favore.”
Scosse la testa, le sue mani scivolarono dai miei fianchi alla mia schiena, appoggiò il capo sulla mia spalla e semplicemente mi abbracciò.
“Possiamo parlare? Per favore, ci mettiamo comodi di là e parliamo. Taehyung…Hyung...parliamo.” Strinse la mia maglia tra le dita, la voce gli tremava. “E se dopo aver parlato resti comunque dell’idea di stare separati allora lo accetterò.”
“Non mi va di parlare con te, Jungkook.”
“Te lo sto chiedendo per favore-“
“Jungkook, lasciami.”
Provai a muovermi ma lui spinse tutto il suo corpo contro il mio come ad ingabbiarmi. Alzò le braccia che avvolse intorno al mio collo, le sue mani furono tra i miei capelli, il suo volto ora vicinissimo al mio, la sua guancia a contatto con la mia. Chiusi gli occhi quando lo sentii tremare e sapevo stesse piangendo. Dovevo resistergli.
“Fallo per noi.” Sussurrò talmente piano al mio orecchio che quasi feci fatica a sentirlo. Mi percorse un brivido e strinsi i pugni per non cadere nella tentazione di ricambiare quell’abbraccio. “Amore mio-” Singhiozzò. “Sei l’amore mio grande. Mi manchi da impazzire.” E a quel punto non riuscii più a trattenermi e una lacrima silenziosa mi bagnò il viso.
Girò di poco la testa e posò le sue labbra sulla pelle della mia guancia, in alto, sotto lo zigomo, fu appena un buffetto accennato ma in quel momento realizzai che se fosse sceso, se mi avesse effettivamente baciato, probabilmente non l’avrei fermato, probabilmente avrei ricambiato, probabilmente era esattamente quello che volevo. Però rimanemmo immobili, lui a piangere contro di me ed io con le braccia perfettamente irremovibili lungo il corpo. Mi godetti quel contatto perché sapevo che non ce ne sarebbero stati altri, non a breve e non con quella intensità. Ci stavamo facendo del male a vicenda ma non potevo fermarmi ora, volevo che capisse cosa significasse perdermi, avevo bisogno che facesse una scelta, che capisse se preferiva me o una amicizia e non potevo essere sempre io a spiegargli quale fosse la priorità perché lui era la mia, lo era sempre stato fin dal primo momento. E di conseguenza, avendo preso la decisione di chiedergli di sposarmi, almeno avrei voluto essere sicuro che per il resto della nostra vita insieme, anche io sarei sempre stato la sua priorità.
Presi un respiro profondo, un po’ per riempirmi le narici del suo profumo che tanto mi era mancato e che avrebbe continuato a mancarmi, un po’ per trovare la forza di allontanarlo.
Lo presi per i fianchi e lui ansimò, aggrappandosi forte a me, le sue mani tra i miei capelli quasi mi fecero impazzire ed esitai un secondo soltanto prima di stringere la presa e spingerlo via. Indietreggiò e quando i nostri sguardi si incrociarono, vidi solo dolore e disperazione nei suoi occhi.
Mi girai perché se mi fossi soffermato sul suo viso anche per pochissimo, sarei finito per crollare ma arrivato a quel punto non volevo cedere, lo stavo facendo per noi esattamente come mi aveva chiesto lui anche se in quel preciso istante non poteva ancora capirlo.
Entrai nell’altra camera e avevo già la maniglia in mano per chiudermela alle spalle quando la sua frase mi spezzò il cuore ancora più di quanto già non lo fosse.
“Mi stai lasciando, Taehyung?” Non mi girai, non lo guardai. “Questo è il tuo modo per far finire le cose tra noi? Che cosa siamo io e te ora?”
Fare finire le cose tra noi, quasi mi venne da ridere. Come se io fossi stato in grado di farlo, come se fosse stato così facile chiudere una relazione di quasi quattro anni dopo tutto quello che avevamo passato, dopo i mesi di convivenza, dopo che avevo appena deciso di comprargli un fottuto anello di fidanzamento. No, non lo stavo lasciando, non volevo lasciarlo perché lo amavo più di quanto amassi me stesso, perché come aveva appena finito di dirmi lui, era il mio unico grande amore.
“Perché vuoi una risposta a questa domanda?” A quel punto mi girai, lo guardai dritto negli occhi e pronunciai un’unica frase, sperando che le mie parole mettessero in moto il suo processo di realizzazione. “Così potrai correre da Jaehyun e viverti la vostra amicizia, o qualsiasi altra cosa siate, alla luce del sole?”
Non aspettai una replica, non volli osservare la sua reazione. Chiusi la porta a chiave e solo a quel punto mi concessi il lusso di piangere.