«Smettere di amarlo.»

4678 Parole
Hoseok's POV Non vedevo né sentivo Taehyung da due giorni, il che era particolarmente strano dal momento che lavoravamo nello stesso stabile e anche se avevamo mansioni completamente diverse, lo incontravo in ogni caso. Ecco perché mi stupii quando arrivai al lavoro quella mattina e trovai la sua macchina parcheggiata in strada, messa malissimo, come se non avesse avuto pazienza di far manovra per metterla bene dentro le strisce adibite al parcheggio. Mi precipitai su per le scale e giunsi fuori la porta del suo ufficio. Bussai più volte ma nessuno rispose, lo chiamai ma non ricevetti reazioni. Provai ad abbassare la maniglia che era chiusa a chiave ma neanche quello avrebbe potuto fermarmi, dopotutto ero stato un poliziotto e ancora prima ero stato un adolescente leggermente ribelle e avevo imparato in fretta come scassinare una serratura. Ma dopo che lo ebbi fatto mi ritrovai di fronte ad una scena raccapricciante e quasi mi pentii di essere entrato in quella stanza. Tutto era stato buttato all'aria, lo schermo del computer aziendale era in mille pezzi mentre la tastiera era stata lanciata dal lato opposto, la scrivania era ribaltata e gli si era staccata una parte, la libreria che usava per riporre tutti i contratti, i resoconti, i dati catalogati era per terra in orizzontale e i fogli strappati. Taehyung era disteso sul divano a pancia in giù e con il viso nascosto dentro al cuscino. C'era odore di alcool dentro quella stanza. Mi avvicinai lentamente, preoccupato e spaventato che si fosse fatto del male in qualche modo, che stesse soffocando ma quando gli toccai la schiena, il suo corpo sussultò. "Taehyung?" Gli accarezzai la testa, spostandogli i capelli per cercare di guardare il suo viso. Mi inginocchiai a terra. "Taehyung, ehi." "Vattene." Rispose piano, fu più un suono gutturale che una vera e propria parola. "Neanche per sogno." Provai a farlo alzare e quando la sua testa riemerse dal cuscino sentii il mio stomaco contorcersi perché non avevo mai visto il mio migliori amico in queste condizioni. Aveva occhiaie profonde, i capelli sporchi e appiccicati alla fronte, le guance scavate, gli occhi vuoti, le labbra completamente screpolate come se si fosse morso ripetutamente. "Che cosa ti è successo?" Gli chiesi piano, liberandogli il viso, spostando ciocche corvine all'indietro. Gli asciugai le lacrime. "E' f-finit-a-" Disse e il suo alito aveva un fortissimo odore di vodka e rum. "Hai bevuto. Taehyung, sei ubriaco?" La sua testa crollò contro la mia spalla, tossì e poi feci appena in tempo a tenerlo in equilibrio in modo che non cadesse dal divano però si piegò e vomitò. "Taehyung, cazzo!" Avvolsi un braccio intorno al suo addome, una mano a tenergli all'indietro i capelli mentre tremava. "Respira, ehi, devi respirare!" Lo strinsi mentre i conati continuavano, tentai di tenerlo il più dritto possibile in modo che non si contorcesse su sé stesso e quando ebbe finito lo trascinai dall'altro lato del tappeto. Lo feci distendere li mentre lui ricominciava a piangere. "Vado a prendere dell'acqua e qualcosa per ripulirti, okay?" Gli accarezzai il viso. "Torno subito, Tae." Annuì impercettibilmente e a malincuore mi alzai in piedi, facendo una corsa pazza giù per le scale, andai alle macchinette e comprare un paio di bottigliette d'acqua, poi andai in bagno e recuperai qualsiasi tipo di fazzoletto e pezzi di carta trovai e lo raggiunsi nuovamente, chiudendomi la porta del suo ufficio a chiave alle spalle in modo da non essere disturbati. Nel giro di venti minuti al massimo avrebbero cominciato ad arrivare gli altri dipendenti ed io sperai solo che lui non avesse incontri o riunioni importanti quel giorno. "Okay eccomi." Mi sedetti al suo fianco, gli feci alzare lentamente la testa e lo aiutai a bere, gli pulii il viso, il collo, bagnai un fazzoletto e glielo passai sulla fronte e sulla nuca. Lasciai che si riprendesse un minimo mentre lavavo e disinfettavo il casino che aveva combinato sul tappetto e poi aprii tutte le finestre per far girare aria. "H-hobi-" Mi sentii chiamare e quando mi girai verso di lui, se ne stava seduto con la schiena appoggiata alla poltroncina e un braccio teso. Mi precipitai da lui, stringendo la sua mano alla mia e sedendomi di fronte a lui. "Sono qui. Sono qui, Tae." Singhiozzò, sul suo viso comparse un'espressione di puro dolore e urlò disperato, abbassando la testa e accasciandosi contro di me. "E' finita, Hobi." "No che non è finita. Non dire queste cose. Dove sei stato? Cos'è successo?" "H-ho...i-io-" Tossì ancora una volta e poi prese un respirò profondo. "Ho dormito in macchina." "Perché ha dormito in macchina?" "Dormirò lì finchè Jungkook non porterà via le sue cosa da casa." Mi si chiuse lo stomaco e immediatamente capii che la situazione era davvero grave. In un primo momento avevo pensato che avesse fatto qualche tipo di investimento sbagliato, che fosse rimasto in ufficio per risolvere qualche problema lavorativo e che avesse bevuto sfinito dalla frustrazione. Pensavo che quel "è finita" si riferisse alla sua casa di moda e invece no, stava parlando di Jungkook e della sua relazione. Eppure era così affiatati nell'ultimo periodo, andava tutto così bene e non capivo che cosa fosse potuto succedere. "Taehyung, che cosa è successo con Jungkook?" "Quel suo amico...Jaehyun...me l'ha portato via. Preferisce lui a me." "Cosa stai dicendo, non è vero. Avete già litigato per questo motivo e poi avete-" "Io lo soffoco, Hoseok." Sgranai gli occhi a quella affermazione e lui alzò lentamente la testa. I suoi occhi e la sua devastazione stavano distruggendo perfino me. "Io lo soffoco, sai? Me l'ha detto lui. Io gli ho messo una catena al piede. Lo amo-" La sua voce di spezzò. "Lo amo e vorrei strapparmi il cuore per smettere di amarlo. Come faccio, Hoseok? Come lo rimuovo dalla mia vita?" "Smettila, Taehyung smettila subito." Gli presi il viso tra le mani e mi avvicinai. "Risolverete, vedrai. Prendetevi un po' di tempo, riflettete su di voi e poi parlatene come avete sempre fatto." "No, gli ho già detto di andarsene. Lo voglio fuori di casa." Il tono che usò per dire quella frase mi spaventò. Perché nel corso degli anni avevo avuto a che fare con un Taehyung arrabbiato, irritato, viziato, egoista, vendicativo, triste, euforico, ubriaco ma mai avevo conosciuto il Taehyung dal cuore spezzato e dopo tutto il percorso di crescita personale che aveva fatto per arrivare ad essere la persona che era oggi, temevo potesse ripiombare nell'oblio, trasformarsi in un mostro chiuso a qualsiasi tipo di sentimento ed emozione. Perché se Taehyung ci metteva una pietra sopra, era finita veramente e non sarebbe tornato indietro, non ci avrebbe mai ripensato. "Okay, Taehyungie, andiamo per gradi. Avete litigato per quale motivo? Quale è stato l'evento scatenante?" E lui in breve mi raccontò che aveva trovato il secondo cellulare che Jungkook utilizzava per sentirsi con Jaehyun, che aveva cercato di mantenere la calma mentre ascoltava le varie motivazione che si erano rivelate essere una bugia dietro l'altra e che solo dopo aver minacciato il minore che se ne sarebbe andato, aveva cominciato a dirgli la verità. Mi disse che non aveva voluto sapere se Jungkook l'avesse effettivamente tradito, lui in cuor suo era convinto di no, voleva sperare che tra i due ci fosse veramente solo amicizia però non poteva mandare giù le bugie, le scuse campate per aria che erano state inventate e poi il fatto che l'altro si fosse messo a piangere, avesse cercato di baciarlo come se fosse così semplice. Aggiunse che in un primo momento voleva restare fuori un paio di ore, sbollire, magari tirare due pugni a qualche muro e poi sarebbe tornato a casa e avrebbe permesso a Jungkook di spiegarsi ma quando l'aveva fatto, l'aveva visto dalla finestra ancora aperta del soggiorno, abbracciato a Jaehyun sul divano. "Non ha perso tempo, capisci? Mi ha letteralmente implorato di restare con lui però non appena me ne sono andato ha chiamato quell'altro. L'ha fatto entrare in casa mia, l'ha fatto sedere sul mio divano, si è fatto abbracciare e consolare. Non riesco a smettere di chiedermi in che modo, che cosa hanno fatto. E se si fosse fermato a dormire lì? L'ha fatto dormire sul mio fottuto letto nella nostra fottuta camera." "Taehyung-" "Fa male. Fa talmente male che mi sento morire. Il mio cuore batte, i miei polmoni respirano, il mio cervello pensa, il sangue mi scorre nelle vene, posso parlare, camminare ma sono morto dentro, Hoseok." I suoi occhi si arrossarono di nuovo e io scossi la testa prima di attirarlo a me e abbracciarlo. Si aggrappò forte a me, strinse sulla schiena la mia maglia tra le dita, la faccia affondata nell'incavo del collo e sospirò pesantemente. Gli accarezzai dolcemente la testa. "Vieni a stare da me, okay? Finchè la situazione non si assesta ti ospito io." "Hai solo un letto, Hobi." "E quindi? Ti ricordo che fino ai 15 anni abbiamo sempre fatto il bagno insieme." Lo feci alzare e gli sorrisi. "Io ci sono sempre, okay?" Annuii e a quel punto lo aiutai ad alzarsi in piedi. "Devo avvisare che non sarò in ufficio oggi." "Okay, dammi le chiavi della tua macchina che te la sposto. L'hai lasciata praticamente in mezzo alla strada." Si guardò intono spaesato, cammino fino all'angolo opposto della stanza, quello di fronte alla porta dove prima c'erano scrivania, sedia, libreria e invece ora era tutto un totale disastro. Si chinò e prese in mano alcuni fogli strappati, se li passò tra le mani. "Non ricordo di averlo fatto. Non ricordo neanche di aver guidato. Non ricordo quanto ho bevuto. Sono rimasto qua dentro per un giorno e mezzo? Ho continuato a bere per tutto il giorno? Non lo so..." "Non è importa ora, Tae. La tua macchina è intatta e tu non hai ferite il che vuol dire che non hai fatto nessun incidente. Il peggio è che ti potrebbe arrivare qualche multa per qualche infrazione. Potresti anche aver bevuto ed aver perso i sensi e poi sei venuto qua per dormire, hai sfogato la tua rabbia sull'arredamento e poi sei crollato sul divano." Mentre parlavo lo avevo raggiunto e gli avevo appoggiato una mano sulla spalla, incitandolo di nuovo ad alzarsi. "Andiamo da me per ora, ci penseremo in un altro momento." Annuì e mi seguì giù per le scale, tentò di coprirsi il viso per non far vedere ai suoi dipendenti le condizioni in cui versava e lo feci salire sul posto passeggero della mia auto mentre parcheggiavo meglio la sua. Il viaggio fu breve e silenzioso, lui guardò fisso fuori dal finestrino, rigirandosi il telefono ormai scarico tra le dita. Non appena arrivammo lo portai in bagno, gli feci vedere dove tenevo l'accappatoio in più e gli lasciai il suo tempo, aspettai che si facesse una doccia rilassante, che sciacquasse via un po' di dolore e frustrazione e quando uscì gli feci trovare pronti un bicchiere di acqua e limone per il post sbornia e una pastiglia per il mal di testa. Gli imprestai una mia tuta per farlo stare più comodo e sorrisi al fatto che col passare degli anni era diventato più alto di me e di conseguenza i miei pantaloni gli stavano leggermente alti sulle caviglie ma non se ne lamentò, forse neanche se ne accorse. Si sedette sul letto e a quel punto gli porsi un'altra pastiglia bianca. "Questa cos'è?" "Un sonnifero." "Non voglio dormire." "E invece io credo che tu ne abbia bisogno. Ti aiuterà a rilassarti un po'." Gli presi la mano, gliela feci aprire e posai la pastiglietta sul suo palmo. Lui la osservò per qualche secondo, poi guardò me che gli annuii e si decise, portandosela alla bocca e mandandola giù con l'aiuto di un sorso d'acqua. Si distese sulla schiena, un braccio dietro la testa sul cuscino e una gamba tirata su. "Grazie." Sussurrò guardando fisso il soffitto. "Grazie, Hoseok." Gli tirai due pacche amichevoli e dolci sulla coscia, sedendomi al suo fianco. "Senti, fai come se fossi a casa tua, okay? Puoi prendere da mangiare e da bere qualsiasi cosa. Puoi tornare a farti un'altra doccia più tardi. Guarda la tv o usa il mio pc, la password la conosci. Il tuo telefono l'ho messo in carica di là in soggiorno." Mi guardò e annuì. "Quanto dormirò?" "Dipende, 7/8 ore probabilmente. Tornerò a controllarti in pausa pranzo, okay?" "Non serve che fai tutte queste corse." "Si che serve, Taehyung. Non preoccuparti di nulla. Appena ti svegli e con la mente più lucida decideremo il da farsi." Chiuse gli occhi e si girò su un lato, dandomi le spalle. Io feci per alzarmi ma la sua voce mi bloccò. "Hoseok? Non dirlo a nessuno per ora, per favore." "Muto come un pesce. Ora dormi." Accostai la finestra per rendere la stanza più buia e uscii da lì, chiudendo la porta. Provai ad accendere il suo telefono e gli arrivarono mille notifiche tra messaggi, mail, chiamate che aveva perso tra le quali anche le mie. E poi arrivarono anche quelli di Jungkook. Aprii la chat con lui, lessi tutto e mi montò la rabbia per le parole che aveva usato, per il tono utilizzato e soprattutto perché gli aveva scritto solo nel tardo pomeriggio. Taehyung era sparito, era uscito di casa portandosi dietro le sue cose e Jungkook aveva aspettato quasi un giorno intero prima di cercarlo, probabilmente perché aveva passato il tempo insieme a quel Jaehyun e in quel momento decisi che non gliel'avrei fatta passare liscia. Cancellai tutto perché Taehyung non meritava di stare ancora peggio, già sarebbe stato abbastanza difficile aiutarlo a riprendersi così. Non avrei permesso a qualcuno di affondare il mio migliore amico, anche se quel qualcuno era una persona che ormai conoscevo da anni e della quale mi ero fidato. Salii in macchina e tornai a partire, dirigendomi verso la sede dell'agenzia di Taehyung, sperando di trovarlo al lavoro.  Jungkook's POV Voleva trovare un modo per dimenticarsi di me. Taehyung voleva dimenticarmi. L'avevo ferito talmente nel profondo che, non potendo odiarmi, avrebbero preferito letteralmente strapparsi il cuore. Jaehyun era arrivato pochi minuti dopo la nostra chiamata, mi aveva trovato ancora disteso sul pavimento dell'entrata e mi aveva trascinato di peso fino al divano. Mi aveva preparato una camomilla e mi aveva osservato in silenzio mentre io sorseggiavo dalla mia tazza e guardavo un punto imprecisato di fronte a me. E poi avevo cominciato a parlare, raccontandogli tutto quello che era successo, distaccato, come se non stesse accadendo a me, come se stessimo parlando della trama di un film. Ad un certo punto si era alzato ed era andato in camera mia e di Taehyung, si era messo a raccogliere le parti del telefono frantumato e io lo avevo osservato dalla porta. Mi era sembrato così strano averlo lì, così fuori posto, così sbagliato. Lo avevo pregato di lasciar stare e di tornare con me in soggiorno e a quel punto ero crollato, ricominciando a piangere e a dirgli che non mi sentivo bene, che senza Taehyung mi sarei sentito morire, che non poteva davvero finire così. Ero convinto che non mi avesse realmente lasciato, non aveva messo un punto fermo tra di noi, se ne era solo andato di casa. Era giù successo, sarebbe tornato, mi avrebbe tenuto il muso per un po' e poi avremmo fatto pace e avremmo ritrovato la felicità. Jaehyun non aveva cercato di convincermi del contrario ma neanche mi aveva dato ragione, se ne era semplicemente rimasto lì, ascoltando le mie lamentele e ad una certa mi aveva abbracciato e io mi ero lasciato andare, gli avevo permesso di cullarmi e di consolarmi. Avevo chiuso gli occhi immaginando che fossero le braccia di Taehyung quelle che mi stringevano, la mano di Taehyung quella che mi massaggiava la testa, le gambe di Taehyung quelle in cui sedevo in mezzo. E mi ero addormentato, emotivamente distrutto e fisicamente debole. Il problema era subentrato al mio risveglio, quando venni colpito dalla luce del giorno che entrava dalla finestra del soggiorno che mi ero dimenticato di chiudere la sera precedente e mi ero ritrovato completamente disteso sopra al corpo di Jaehyun, avevo una sua mano appoggiata sulla parte più bassa della mia schiena, quasi all'inizio della curvatura del sedere e mi alzai di scatto, sentendomi profondamente in colpa. Caddi dal divano e la consapevolezza di quello che era successo la sera prima mi colpì in pieno. Corsi in bagno credendo di dover vomitare, mi sentivo sottosopra, come se fossi appena stato investito da un treno in corsa. Mi faceva male qualsiasi parte del corpo, specialmente la testa e il cuore. Jaehyun mi aveva raggiunto in bagno preoccupato ma io gli avevo chiesto di andarsene, che me la sarei cavato da solo e che avrei dovuto fare ciò che Taehyung mi aveva chiesto. Solo che poi non avevo avuto il coraggio di fare le valigie, ero rimasto chiuso in casa tutto il giorno e avevo aspettato la sera successiva, convinto che sarebbe tornato ma così non fu. Gli avevo mandato dei messaggi, lo avevo chiamato ma il suo telefono risultava irraggiungibile e quindi due erano le possibilità: o aveva spento il telefono o aveva bloccato il mio numero. E così ero rimasto fermo immobile sul letto, aspettando un suo segno, sperando che tornasse da me. Non avevo dormito, non avevo mangiato. La mia vita non aveva senso senza di lui. La mattina dopo ancora mi ero convinto a farmi una doccia, rendermi presentabile e obbligarlo a parlarmi. Quando ero arrivato fuori allo stabile e avevo visto la sua macchina parcheggiata mi ero precipitato su per le scale ma poi avevo trovato la porta chiusa anche se potevo sentire distintamente due voci all'interno della stanza. Erano Taehyung e Hoseok. Taehyung piangeva e chiedeva ad Hoseok un modo per dimenticarmi, non voleva più amarmi perché i sentimenti che provava per me gli facevano male. Me ne ero tornato alla mia postazione, pensando che forse, se non avesse voluto parlare con me, almeno avrei potuto provare a dimostrargli quanto ci tenessi a lui, quanto lo amassi. Potevo capire perché aveva reagito così, si era sentito tradito anche se non fisicamente e probabilmente io al suo posto avrei sofferto allo stesso modo. C'erano delle questioni in sospeso tra me e lui, lati del suo carattere che ancora non si erano adattati a me e viceversa però pensavo che avremmo avuto tempo, che avremmo potuto arrivare al punto in cui combaciavamo perfettamente e io volevo arrivarci, volevo rimanere con lui, continuare a smussarlo, a conoscerlo. Volevo amarlo come meritava di essere amato perché anche su un'altra cosa aveva ragione. Lui mi aveva dato tanto, era sempre rimasto al mio fianco, non mi aveva mai fatto mancare niente. Mi aveva solo chiesto in cambio di essere onesto con lui, di cercare di avere pazienza nel mentre si abituava alla presenza di una persona nuova nella mia vita, cercando di lenire la sua gelosia e possessività, si era fidato di me e io lo avevo tradito. Mi aveva lasciato non perché mi ero scritto in segreto con un altro ragazzo ma perché avevo continuato a mentirgli anche quando ormai mi aveva scoperto, lo avevo guardato negli occhi e avevo ripetuto la mia farsa per cercare di proteggermi, avevo pensato male di lui, credendo che mi avrebbe messo le mani addosso anche se non lo aveva mai fatto in quattro anni di relazione. Non mi avrebbe mai fatto del male, non mi avrebbe mai ferito con l'intenzione di farlo. Come potevo dire di conoscerlo e poi pensare questo di lui? Mi meritavo davvero di amarlo e di essere amato da lui? Quella separazione mi stava facendo riflettere su fin troppe cose, piccoli gesti a cui avevo smesso di dare importanza, piccole bugie che sommate le une alle altre avevano creato una montagna. Ma non potevo perderlo, non sarebbe accaduto. Avrei continuato a pensare ai fatti miei anche al lavoro, mi ero messo a stampare su dei fogli i vari idiomi dell'alfabeto solo per creare un immenso striscione che avrei affisso sotto, sulla strada, in modo che lui dal suo ufficio lo leggesse e anche se non avesse voluto parlarmi, almeno avrebbe potuto capire quanto fossi dispiaciuto e pentito. E poi la porta della segreteria venne spalancata e Hoseok venne diretto verso di me. "Hyung-" Volevo chiedergli di Taehyung ma poi notai il suo fare minaccioso e inconsciamente cominciai ad indietreggiare, camminai all'indietro con i fogli appena stampati in mano finchè non mi scontrai con la scrivania, andandoci a sbattere. "H-hyung..." "Tu, stupido e ingrato ragazzino!" Urlò puntandomi il dito contro. "Tutti fuori." Disse agli altri miei colleghi che lavorano nella stessa stanza senza spostare i suoi occhi da me. "Ho detto di portare i vostri culi fuori da qui." Girò la testa per incontrare i loro sguardi e nel giro di pochi secondi rimanemmo da soli. "Hoseok-hyung, c'è Taehyung di sopra? Posso parlare con lui?" Chiesi titubante. Gli occhi che incontrai erano infuocati, sentivo quasi che stesse per incenerirmi. "Ti proibisco di parlare con Taehyung." Disse gelido e un brivido mi percorse la schiena. "Ti rendi conto di quello che hai fatto? L'hai quasi ucciso. Tu-" Il suo dito si scontrò contro il mio petto, fece male. "Tu me l'hai quasi ucciso. Non ti rendi neanche conto." Quasi ucciso? Taehyung si era fatto del male? "Sta male? Gli è successo qualcosa?" Chiesi preoccupato. "Ora ti interessa? Ci hai messo 16 ore prima di ricordarti di lui. Sedici fottute ore in cui lui si è ubriaco e ha rischiato di schiantarsi in macchina, nessuno sapeva dov'era, nessuno sapeva cosa stesse succedendo, nessuno lo avrebbe trovato. Sarebbe morto solo e sarebbe stata tutta colpa tua!" Urlò di nuovo ed io dovetti chiudere gli occhi, strinsi i fogli che avevo in mano e trattenni il respiro. "Sei contento di quello che gli hai fatto? Sei soddisfatto ora? E guardami mentre ti parlo, cazzo." Mi prese per le spalle e mi scosse ma quando aprii gli occhi avevo la vista annebbiata dalle lacrime. "I-io...io lo a-amo, hyung-" "Che cazzo ti è passato per la testa, mh? Mentirgli, prenderlo in giro così. Non hai neanche avuto la decenza di aspettare, hai immediatamente chiamato quel tuo amico, complimenti davvero." Sgranai gli occhi a quella affermazione. "A-aspetta, c-come sai che J-jaehyun...c-che lui è v-venuto da me?" Fece un passo indietro e incrociò le braccia. "Taehyung era tornato per te. E vi ha visti. Sul divano, abbracciati." "L-lui...è tornato?" "Si, Jungkook. Dici di amarlo, di conoscerlo eppure non hai pensato neanche per un secondo che quando promette una cosa, Taehyung mantiene la parola. Ti aveva promesso che non avrebbe più reagito in maniera esagerata, che ti avrebbe dato modo di spiegarti e tu, idiota, non gli hai neanche dato il tempo e lo spazio per sbollire. Non l'hai neanche aspettato. Non l'hai rispettato. Lui è tornato per te e ti ha trovato già tra le braccia di un altro." "N-no, no no no, hyung no, non è andata così- io non-" "L'hai tradito, Jungkook? In casa sua?" "No!" A quel punto fui io ad alzare il tono di voce. "Non l'avrei mai fatto. Non l'ho fatto. Tra me e Jaehyun non c'è niente, siamo solo amici." Mi presi la testa tra le mani, cercando di mantenere la lucidità mentre mi immaginavo lo sguardo di Taehyung quando ci aveva visti, il dolore dipinto sul suo volto, la disperazione. Il mio cuore si spezzò per l'ennesima volta. "Voglio solo farmi perdonare. Posso riconquistare la sua fiducia, posso essere migliore. Lasciami parlare con lui, Hoseok-hyung, per favore." "No." Lapidario, conciso. "Tu non vedrai Taehyung, non gli parlerai, non ti avvicinerai a lui. Hai perso qualsiasi tipo di diritto. Non ti permetterò di fargli ancora più male di quello che già hai fatto. Tu non puoi neanche immaginare le condizioni in cui versava quando l'ho trovato, non hai idea di come si era ridotto. L'hai demolito, Jungkook, è a pezzi da non reggersi neanche in piedi da solo." Sentirgli dire quelle frasi stava facendo talmente male che sentii di nuovo la nausea e lo stomaco sottosopra. "Se lo ami come dici, fagli un favore e vattene da casa, lascialo in pace." "Io e lui stiamo ancora insieme, io sono ancora suo." "Lo so. Anche se l'hai ferito, è la stessa cosa che mi ha detto lui. E non ti lascerà, Jungkook. Non riuscirà a mettere lui un punto tra voi. Sei l'unica persona che abbia mai amato perciò vorrei che lo facessi tu." Il mio cuore si fermò. Mi stava davvero chiedendo di far finire la mia relazione con Taehyung? Scossi la testa ripetutamente. "Puoi chiedermi di portare via le mie cose da quella casa, puoi chiedermi di lasciarlo in pace per un periodo, di non cercarlo, di non parlargli. Ma non puoi chiedermi di lasciarlo, Hoseok. Io lo amo, è l'uomo della mia vita, l'unico che abbia mai realmente amato." "Non essere egoista. Fallo per lui." "Egoista? Io voglio stare con lui. Voglio amare lui, voglio vivere con lui, voglio passare il resto della mia vita con lui. Per sempre finchè morte non ci separi, l'ho detto a lui perché lo credo veramente, perché lo voglio veramente." Alzò gli occhi al cielo e sospirò. "Finchè morte non vi separi." Sbuffò. "Se penso a quello che avrebbe voluto fare. È tutto troppo assurdo." "Cosa? Cosa avrebbe voluto fare?" Ero curioso e spaventato allo stesso tempo. I suoi occhi furono di nuovo su di me. "Non ti riguarda più ormai." "Hoseok, senti-" "No, senti tu me." Tornò ad avvicinarsi ed io di nuovo indietreggiai scontrandomi con la scrivania. "Pensa. Devi riflettere bene su quello che è successo, sul perché l'hai fatto. Non focalizzarti su chi ha torto e su chi ha ragione perché io sono convinto che in una coppia la colpa sia sempre divisa al 50% solo che in questo caso stiamo parlando del mio migliore amico e lo proteggerei anche a costo della vita, anche se questo vorrà dire tenere te lontano da lui. Ti prego, cerca di ragionare. Prova a pensare a come è fatto, a tutto quello che avete affrontato dalla prima sera che l'hai conosciuto ad oggi. Dagli tempo, datti tempo. Io personalmente preferirei che tu lo lasciassi definitivamente ma la decisione spetta a te, se pensi che siete fatti per stare insieme, che puoi farti perdonare, che potete superare nel migliore dei modi anche questa, allora riconquistalo ma ricordati che una ferita lascia la cicatrice. Anche se ti perdonerà, non dimenticherà. Lo sai benissimo che quando si tratta di te è fragile, non approfittartene." Mi guardò per un paio di minuti ma io rimasi completamente in silenzio, cercando di processare tutte le sue parole, provando a imprimerle nella mia memoria e facendone tesoro. Avevo bisogno di una opinione esterna e sincera per poter riflettere al meglio delle mie possibilità e decidere il da farsi e anche se Hoseok era palesemente di parte, mi aveva appena fatto notare una cosa: una relazione è come una casa, bisogna partire da fondamenta solide per riuscire a costruire piano dopo piano. Fin dall'inizio io e Taehyung eravamo stati trasparenti l'uno con l'altro, spesso avevamo discusso perché la pensavamo diversamente e non ci risparmiavamo nel portare avanti la nostra idea, però ci eravamo anche fatti delle promesse, dalle minime cose fino a quelle più importanti e poi io avevo voluto abbondare, aggiungendo un mattone di troppo senza dirglielo e lui, fidandosi di me, non se ne era preoccupato, continuando a costruire il suo lato di abitazione. Solo che ad un certo punto la costruzione si era ovviamente rovinosamente accasciata su sè stessa. E da lì dovevo ripartire, rimettere a posto quei mattoncini, le basi c'erano già, la parte solida della nostra relazione sarebbe rimasta. Dovevo solo rimettere in piedi la parte crollata. Non mi accorsi neanche se ne fosse andato. Scivolai lentamente a terra fino a sedermi. Nella mia testa vorticavano mille pensieri ma solo uno lampeggiava più forte di tutti gli altri: riconquista la fiducia di Taehyung, rendilo tuo per sempre. Ed era esattamente quello che avevo intenzione di fare. 
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