Jungkook's POV
Era una bella giornata e anche se la temperatura era particolarmente bassa, il sole faceva timido capolino da dietro le nuvole e decisi di portare Yeontan a fare una passeggiata invece che lasciarlo semplicemente correre in giardino. Avevo finito prima del solito al lavoro e Taehyung non sarebbe tornato prima dell’ora di cena quindi potevo prendermi il mio tempo ed esplorare i dintorni di quel quartiere che avevo visitato troppo poco pur vivendo li ormai da un paio di mesi.
Indossai le cuffie e feci partire la musica mentre Yeontan scodinzolava felice mentre camminava, annusando ogni singolo centimetro di marciapiede.
Taehyung era improvvisamente cambiato. Dopo l’ultima sfuriata si era dato una calmata, aveva smesso di irritarsi per la più piccola delle affermazioni e avevamo parlato di che cosa insieme per Natale e per il suo compleanno dato che ormai era dicembre inoltrato. Mi aveva detto di cominciare a pensare ad un nome per un ipotetico secondo cagnolino e io ero esploso dalla gioia, sperando che potesse essere il suo regalo di Natale.
Sapevo che c’era qualcosa che lo preoccupava e me lo stava tenendo nascosto e non capivo il perché. Era qualcosa che riguardava me e lo sapevo con certezza dal momento che avevo buttato l’occhio all’arrivo di una notifica sul suo cellulare mentre lui era impegnato e Hoseok gli aveva letteralmente chiesto se si sentisse meglio e se me ne aveva parlato.
Di che cosa doveva parlarmi? Avrei voluto riempirlo di domande ma avevo deciso di lasciargli il suo tempo e vedere quanto tempo ci avrebbe messo.
Però decisamente si era sentito meglio e io avevo visto il cambio radicale di approccio almeno nei miei confronti e mi ero tranquillizzato, pensando che forse non era niente di preoccupante e in ogni caso avrei potuto-
“Jeon Jungkook?”
Venni scosso dai miei pensieri da una voce maschile e lentamente mi girai, togliendomi almeno una delle due cuffiette. Yeontan abbaiò.
“Jungkook? Sei tu?”
Mi ritrovai di fronte ad un ragazzo giovane, potrebbe aver avuto la mia età, con i capelli blu e un luminoso sorriso.
“S-si. Il mio nome è Jungkook e tu saresti?”
“Non mi riconosci?”
“Dovrei?” Ero confuso. La prima cosa a cui pensai fu che potesse essere stato qualche mio cliente e un brivido mi percorse la schiena.
“Okay ehm- è imbarazzante.” Rise. “Immaginami con dieci chili in più e dieci centimetri in meno e i capelli neri.”
Lo osservai bene, cercai di focalizzarmi sui suoi lineamenti ma la mia testa mi stava dicendo solo che avrei dovuto scappare a gambe levate e il fatto che Yeontan stesse continuando ad abbaiare non mi aiutava a tranquillizzarmi.
“La professoressa Seung insegna ancora nella nostra ex scuola?” Mi disse e il quel momento mi si accese una lampadina e strabuzzai gli occhi.
“Jeahyun? Ommioddio, Jung Jaehyun!”
“In carne ed ossa!”
Finalmente potei sorridergli anche io, prendendo un respiro e il cuore mi si riempì di gioia quando finalmente capii chi fosse. Presi il cane di Taehyung in braccio e lo accarezzai per far calmare anche lui.
“Quanto tempo! Sei cambiato! Mi dispiace di non averti riconosciuto subito. Ti vedo benissimo!” Ero improvvisamente euforico. Io, Jimin e Jaehyun eravamo andati davvero molto d’accordo ai tempi della scuola prima che lui dovesse trasferirsi, ci chiamavano le 3J dato che i nostri nomi iniziavano con la stessa lettera.
“L’America ti cambia in tutto e per tutto.” Disse. “Jimin?”
“E’ a Seoul. È la per l’università, ha vinto la borsa di studio ma dovrebbe laurearsi a breve.”
“Beh anche tu non sei messo male però eh. Kim Taehyung? Complimenti Gukkie.”
Ricordavo perfettamente quando Jaehyun fosse ossessionato dalla moda e dai vestiti quando eravamo ancora al liceo. Parlava solo di sfilate, di nuove collezioni e aspettava il suo compleanno come se fosse la cosa più emozionante dell’universo perché era l’unica ricorrenza in cui riceveva qualche capo firmato come regalo da parte dei suoi genitori. E un anno gli avevano regalato un paio di jeans con il marchio della casa di Taehyung e lui era letteralmente impazzito e li aveva usati fino quasi a consumarli.
“Come fai a saperlo?”
“Ha letteralmente dedicato un’intera collezione autunnale a te, chiamandola Jeongguk. Quando ho letto la notizia su internet non ci potevo credere.”
Ah già. Mi aveva tenuto nascosto il nome della collezione fino al giorno effettivo della sfilata e io ero quasi morto di imbarazzo quando mi aveva fatto salire sul palco e camminare in parte a lui, prendendoci insieme gli applausi del pubblico. Era stato un coming out il suo, aveva praticamente detto al mondo che quella collezione era ispirata a me, al suo ragazzo, cit.
“A volte è un po’…” Guardai in cielo, cercando la parola giusta ma non me ne venne in mente nessuna perché Taehyung non poteva essere descritto con una parola sola. “-Extra, diciamo.” Dissi alla fine.
Jaehyun mi sorrise e annuì. Mi era mancato il suo approccio sincero e allegro. Io e Jimin avevamo pianto quando ci aveva messo a conoscenza del fatto che il padre avrebbe dovuto trasferirsi in Florida per lavoro e che lui e tutta la sua famiglia si sarebbero trasferiti la a tempo indeterminato. Eravamo rimasti in contatto i primi tempi, poi avevamo cominciato a sentirci sempre di meno anche a causa del fuso orario per poi perderci completamente.
“E questo cagnolino?”
“E’ di Taehyung, camminiamo fino al parco così lo lascio scorrazzare. Ti va? Hai altri impegni?”
“Certo, volentieri! Mi sono appena trasferito in questa zona e sono uscito per esplorare in realtà.”
“Anche io, sai?”
“Vivi qua ora? È una bella zona, la più ricca di tutta Busan.”
“S-si ehm- se non vivessi con Taehyung di certo non potrei permettermi di stare qua.”
Si fermò e strabuzzò gli occhi prima di allargare le braccia semi scioccato.
“Vivi con lui? Cioè con lui proprio? Vivete insieme?”
Arrossii. Era imbarazzante parlarne perché lui aveva una visione idealizzata di Taehyung, per lui era una persona famosa e sapere che il proprio migliore amico delle superiori aveva una relazione e viveva con una persona di quel calibro doveva essere decisamente scioccante.
“Da poco. Me l’ha chiesto per il mio compleanno.”
Annuì e riprese a camminare al mio fianco.
“Complimenti, davvero. Hai fatto bingo.”
Scoppiammo entrambi a ridere e nel frattempo eravamo arrivati al parco perciò cercammo una panchina libera e ci sedemmo mentre io sciolsi Yeontan dal guinzaglio e lo tenni d’occhio mentre lui camminava lì intorno.
“Sei tornato per rimanere?” Gli chiesi.
“Per un po’ si. Mio padre ha degli affari in Giappone così io, mio madre e mia sorella abbiamo deciso di tornare qua a Busan e per quanto io sia felice di essere qua, spero di tornare ad Orlando.”
Mi girai nella sua direzione e potei quasi leggere una nota di tristezza o malinconia nel suo sguardo.
“Come mai dici così?”
“Ho dovuto congelare gli studi al college e mi piaceva fin troppo quello che studiavo. E poi…ho dovuto lasciare la mia ragazza non sapendo con certezza quando avrò la possibilità di tornare da lei.”
Rimasi interdetto. Io e Jaehyun eravamo usciti insieme. Prima di passare alla fase dell’amicizia lui mi aveva portato fuori, era stato il primo ragazzo con il quale avevo avuto un vero e proprio appuntamento dopo aver ammesso a me stesso che i maschi mi attiravano decisamente più che delle femmine quindi il fatto che lui avesse una ragazza mi rendeva confuso.
“Credo di essermi perso qualcosa.” Gli dissi.
“Non starò qua a raccontarti com’è cambiato il mio orientamento sessuale, Gukkie. Sappi solo che non mi interessa il genere, voglio una persona che mi faccia stare bene e da poter amare, basta. E Charlotte mi faceva stare bene e l’ho dovuta lasciare.”
“Mi dispiace, Jae.”
“Lasciamo perdere. Jimin? Ha qualcuno?”
A quel punto scossi la testa e anche io avrei voluto chiedergli di lasciare perdere.
“Jimin è una testa di cazzo.”
“Beh, lo è sempre stato. Cos’ha combinato?”
E passammo la successiva ora a chiacchierare di tutto. Gli raccontai di Jimin e di Yoongi, mi chiese com’era cominciata tra me e Taehyung, rimase estasiato quando gli spiegai come si organizza il lancio di una nuova collezione. Ci tornarono in mente vecchi episodi che avevamo vissuto a scuola, i pomeriggi passati a casa sua a studiare distesi sul tappeto del suo soggiorno, la prima sbronza, le camminate estive notturne fino al porto che a forza di fare sempre lo stesso percorso pensavamo prima o poi avremmo fatto il solco sull’asfalto.
E poi mi raccontò dell’America, di quanto all’inizio era preso di mira perché non rispettava i canoni di bellezza, di quanto ci era stato male, i suoi compagni di classe lo prendevano in giro in inglese e lui non poteva difendersi perché non sapeva la lingua. Finchè non era arrivato al limite della sopportazione e aveva svoltato la sua vita, mettendosi a dieta, andando in palestra, aveva trovato un gruppo di amici e si era ambientato.
Mi aveva fatto vedere un paio di foto di Orlando, di Miami e poi era stato con suo padre a Boston, New York, San Francisco, New Orleans, Seattle, Dallas. Avrebbe voluto portare Charlotte in vacanza a Malibu in California per il loro secondo anniversario ma il ritorno in Corea gli aveva remato contro. Decisamente suo padre aveva sempre avuto un fiuto infallibile per gli affari e negli anni si era arricchito, lasciando comunque i figli liberi di fare le proprie scelte. Jaehyun studiava robotica al college, niente a che fare con l’attività del padre.
“Pensavo saresti finito a fare Design o qualcosa del genere.” Gli dissi.
“La moda è la mia più grande passione, il campo della robotica è quello in cui voglio lavorare. Capisci la differenza?”
Annuii.
“Dovremmo uscire insieme qualche volta. Quando torna Jimin da Seoul? Voglio vedervi entrambi come i vecchi tempi. Mi siete mancati tutti e due.”
“Lo chiamerò e gli dirò che sei tornato. Quasi sicuramente si precipiterà qua.”
Gli arrivò una chiamata da parte della madre che gli chiedeva che fine avesse fatto e se aveva intenzione di tornare a casa per cena e in quel momento realizzai che anche Taehyung sarebbe tornato stanco e affamato dopo tutto quelle ore di lavoro e dovevo rincasare. Nel frattempo perfino Yeontan si era accucciato ai miei piedi, semi addormentandosi.
“Devo proprio andare ora, Gukkie. Mi lasci il tuo numero? Così mi fai sapere come reagisce Minmin.”
“Minmin Oh Dio, erano anni che nessuno lo chiamava così.” Scoppiai a ridere e gli dettai il mio numero per poi fare il contrario e mi salvai il suo, promettendogli che avrei creato un gruppo per parlare tutti e tre insieme senza dover far da tramite tra loro due.
Ero davvero felice di averlo rivisto e speravo rimanesse il più a lungo possibile perché senza Jimin, lui era l’unico altro amico che avrei potuto avere li a Busan. Non sapevo se il mio migliore amico avrebbe deciso di restare a Seoul dopo essersi laureato o tornare qua e forse in compagnia di Jaehyun mi sarei sentito un po’ meno solo e finalmente avrei potuto ricominciare ad uscire con qualcuno di cui mi fidavo e che era anche mio coetaneo. Forse avrei potuto presentarlo agli hyung, farlo entrare nel nostro gruppo e con quel pensiero mi misi ai fornelli dopo aver risposto ad un messaggio di Taehyung in cui mi informava del fatto che sarebbe tornato a breve.
Quando sentii lo scatto della serratura mi precipitai verso la porta. Non vedevo l’ora di raccontare al mio ragazzo la bella notizia e quanto mi avesse fatto piacere rivedere un amico di vecchia data.
“Tae, non puoi capire cos-“ Ma Taehyung era al telefono, stava parlando in inglese e mi fece un gesto con la mano chiedendomi di fare silenzio prima di dirigersi velocemente verso la stanza che aveva adibito ad ufficio. Chiuse la porta, facendomi rimanere parecchio male.
Non capivo perché non poteva semplicemente dire a quel francese di chiamarlo in altre occasioni o almeno di rispettare il nostro fuso orario. Quella situazione cominciava a darmi davvero sui nervi.
Tornai in cucina e preparai la tavola per due, continuando a controllare che la cena non si bruciasse e poi sentii la porta del suo ufficio aprirsi ma invece che venire in cucina, andò in bagno.
Decisi di raggiungerlo, abbassai la maniglia e aprii leggermente la porta, giusto lo spazio per infilarci la testa.
“Tae, vieni a cena? Ti lavi dopo.”
“No, amore, non mi va di mangiare, non mi sento bene. Mi lavo e vado direttamente a dormire.”
“Ma io-“
“Puoi portarmi un’aspirina? Ho un mal di testa tremendo.”
Cenai da solo, con la televisione spenta però facendo partire alcuni video musicali a caso dal telefono giusto per avere un minimo di compagnia. Creai il gruppo e aggiunsi sia Jimin che Jaehyun e la reazione fu spettacolare, erano settimane che non sentivo il mio migliore amico così tranquillo e felice e anche se sapevo che quel sabato doveva essere successo qualcosa, pensai che anche in quel caso avrei aspettato che fosse lui a raccontarmi tutto.
Misi in ordine la cucina, mi lavai e quando entrai in camera vidi che Taehyung già dormiva. Ero talmente abituato ad avere a che fare con lui tutto il giorno e tutti i giorni che quando capitava che fosse troppo impegnato in ufficio e non lo potevo vedere neanche a ora di pranzo, mi mancava da impazzire e in quel momento mi sentii pervadere da un sentimento di tristezza. Mi ero svegliato la mattina che lui era giù uscito, al lavoro tra riunioni, videoconferenze e chiamate estere non avevo neanche potuto avvicinarmi al piano del suo ufficio e poi lui era tornato a casa la sera senza degnarmi di uno sguardo e si era addormentato, lasciandomi cenare completamente da solo.
Speravo solo che quel periodo passasse, che lui rifiutasse la proposta francese così avremmo potuto tornare alla nostra quotidianità. Mi mancava tutto di lui ma specialmente il suo corpo e le sue mani su di me dal momento che pur avendone discusso, lui aveva continuato ad evitare di toccarmi per quanto gli fosse possibile.
Mi infilai il pigiama e entrai sotto le coperte, andando a posizionarmi contro di lui, testa sul suo torace, gli cinsi la vita con un braccio e inspirai forte il suo profumo che tanto mi piaceva. Mi accoccola e mi beai di quel calore e lui alzò una mano per andare poi ad intrecciare le sue dita con le mie, come se fosse ancora sveglio, troppo stanco per parlare ma voleva comunque farmi sentire la sua presenza ed io mi rilassai. Avrebbe potuto essere stressato quanto voleva ma sapevo che voleva me e che mi amava, dovevo solo avere ancora un po’ di pazienza.
Chiusi gli occhi e mi lasciai cullare dalla sua respirazione finchè la sua presa sulla mia mano si fece più morbida e immaginai si fosse definitivamente addormentato.
Il mio telefono vibrò una volta, due volte. Alla terza mi maledii per essermi dimenticato di metterlo in silenzioso e a malincuore mi staccai dal corpo caldo e soffice di Taehyung per sporgermi verso il comodino.
[Jae]: Gukkie hei-hei
[Jae]: Dormi? No che non dormi
[Jae]: Senti avevo pensato ti va di vederci per pranzo domani? Ma tu lavori a pranzo? Hai la pausa pranzo? Si che ce l’hai
Sorrisi a quel su modo di scrivere che non era cambiato nel corso degli anni. Aveva questo modo di approcciarsi, farsi le domande e rispondersi da solo senza dare il tempo agli altri di intervenire.
Sbloccai il telefono e decisi di rispondergli.
[JK]: Stavo provando a dormire in realtà :D domani a pranzo? Ho giusto un’oretta di tempo di solito ma considerando che il mio capo è anche il mio ragazzo non credo ci siano grossi problemi se rimango con te un po’ di più (:
[Jae]: Gli hai parlato di me?
[JK]: No…non si sentiva molto bene e dorme già
[Jae]: E tu rispondi ai miei messaggi invece che prenderti cura di lui? ;)
[JK]: non mi provocare ;)
E andammo avanti a chiacchierare per messaggio per un tempo che non seppi neanche contare. Staccai il telefono dalla carica per non dover tirare troppo il filo, abbassai la luminosità al minimo e diedi le spalle a Taehyung per cercare di non dargli fastidio, coprendo la luce proveniente dallo schermo con il mio corpo.
Era strano per me scrivermi con una persona che non fosse Jimin o uno qualsiasi degli altri hyung, neanche a mia madre scrivevo così tanto e quando cominciai realmente a sentirmi stanco, mi costrinsi a tenere gli occhi aperti perché quello che mi stava raccontando era fin troppo divertente per rimandare la conversazione.
E poi Jaehyun ci mise troppi minuti a cercare un’immagine da mandarmi e io mi concessi giusto due secondi di tempo per far riposare le palpebre e quella fu la mia fine. Crollai addormentato per la prima volta da quel lato del letto, per la prima volta lontano dal corpo di Taehyung e per la prima volta dandogli le spalle.
Seokjin's POV
L’ultima cosa che avevo pensato di rivedere era Kim Taehyung seduto sulla sedia di fronte alla mia scrivania nel mio ufficio al sesto piano di Safe Idra.
Ovviamente si era preso la libertà di non avvisarmi che sarebbe passato e di certo non mi sarei mai potuto aspettare la sua visita di mattina in orario lavorativo.
“No.” Dissi serio quando vidi che se ne stava seduto li da minuti interi senza parlare.
“No cosa?” Rispose confuso.
“Non te la concedo l’Esclusiva con Geikei.”
Lui sbattè le palpebre un paio di volte finchè io scoppiai a ridere, prendendomi gioco di lui.
“Hyung, non è divertente.”
“Dovresti vedere la tua faccia.” E continuai a ridere divertito. Quanto tempo era passato da quel giorno, a volte ci pensavo e mi sembrava quasi impossibile che tutti noi ne fossimo usciti bene. “Perché sei qui, Taehyung?”
“Dobbiamo parlare.”
“Ovviamente ma mi piacerebbe sapere di cosa.”
“Di Hoseok.”
Silenzio. E il mio cuore perse un battito. Cercai di rimanere il più impassibile possibile.
“Gli è successo qualcosa?”
Fissò il suo sguardo nel mio, quegli occhi interrogatori e seri che avrebbero messo in soggezione chiunque.
“Dimmelo tu.”
“E che cosa dovrei dirti io di preciso?”
Appoggiò la schiena alla sedia e allargò leggermente le gambe per mettersi più comodo, incrociando poi le braccia al petto.
“Okay. Ti farò un elenco di tutte le cose che ho notato io e di tutte quelle che hanno notato Jimin e Jungkook che sicuramente sono più osservatori di me a questo punto.”
“Ti ascolto.”
“Uno-“ Alzò il pollice della mano destra in aria. “-Tu che lo prendi per mano alla festa di compleanno di Jungkook. Due-“ Alzò l’indice. “-Lo vai a prendere a casa in macchina per accompagnarlo al lavoro. Tre-“ Dito medio. “Hoseok che ti invita a pranzo, più volte e onestamente sembrava un’uscita a quattro. Quattro-“ La sua mano avrebbe avuto tutte e cinque le dita alzate in troppo poco tempo. “-Perché cazzo viene da te dopo essere uscito con una delle mie modelle? Dorme sul tuo divano? Avete bevuto e sia tu che io sappiamo fin troppo bene che effetto ti fa l’alcool, hyung.” Merda. “Cinque. Gli chiedi esplicitamente di ballare e lui ti porta in una zona del locale in cui noi non possiamo vedervi. E mi piacerebbe davvero sapere cosa vuol dire che avete ballato insieme ma non insieme insieme perché il discorso di Hoseok era un po’ confuso quando me l’ha detto. Sei-“
“Taehyung, senti-“ Dovevo fermarlo o sapevo che avrebbe continuato e io non ero pronto a vedermi spiattellate in faccia tutte quelle evidenze. Ero stato disattento, mi ero lasciato trasportare dai vari momenti perdendo la retta via.
“Hyung, senti tu. Cosa stai facendo? Che sta succedendo? Cosa stai cercando di fare?”
Lo guardai e vidi pura e sincera preoccupazione nel suo sguardo.
“Non so cosa sto cercando di fare. Consciamente niente, inconsciamente non ne sono sicuro.” Sospirai, sapevo di potermi fidare di lui ed era l’unico con cui forse avrei potuto aprirmi.
“Hoseok è etero, Seokjin.”
“Tutti noi lo siamo stati.”
Diminuì lo spessore degli occhi a due fessure e si avvicinò, appoggiando i gomiti sulla scrivania.
“Hoseok è il migliore amico che io abbia mai avuto, nessuno mi conosce e mi capisce come lui, neanche Jungkook probabilmente. Non sarei la persona che sono oggi senza di lui perciò ti chiedo, per favore e in amicizia, di non usarlo come chiodo scaccia chiodo. Non ti permetterò di sperimentare con lui la tua o la sua sessualità in questo modo solo perché non riesci a superare la rottura con Namjoon.”
“Non lo sto facendo, Taehyung e abbassa i toni.”
“E allora cosa cazzo stai facendo?”
Era irritato. Proprio Hoseok mi aveva avvisato che Jungkook e Taehyung non stavano passato un bellissimo periodo a causa del nervosismo del maggiore e potevo leggerglielo negli occhi quanto fosse stanco e stressato per chissà quale motivo.
“Sono egoista, Taehyung. Lo sono sempre stato. Ti ricordo che vi ho sbattuti tutti fuori da Safe Idra e ho bruciato le prove per salvarmi il culo quindi vuoi sapere cosa sto facendo? Sto di nuovo facendo la stessa identica cosa. Namjoon mi manca da impazzire, il mio cuore è suo e fa male da farmi mancare il respiro perché io son qua che gli muoio dietro e lui è in Giappone e ha una relazione con un altro e gli unici momenti di queste giornate grigie di merda in cui riesco a trovare un po’ di serenità è quanto ho Hoseok al mio fianco, quando mi scrive o mi chiama, quando viene da me o quando usciamo. Me lo tengo stretto, Taehyung. Egoisticamente parlando lo vorrei tutto per me.”
“Provi qualcosa di più della semplice amicizia nei suoi confronti?” Chiese serio, vedevo le fiamme accendersi nel suo sguardo.
“Ti ho appena detto che Namjoon-“
“Non cambiare il soggetto.”
Provavo qualcosa di più di una semplice amicizia nei confronti di Hoseok? Non avevo ancora una risposta e di certo non stavo sperimentando. La sua compagnia mi faceva stare bene, era allegro, solare, quel suo lato un po’ timido a volte mi faceva tenerezza e queste erano le uniche cosa di cui ero sicuro.
Se fossi stato perfettamente lucido quella sera sul mio divano l’avrei baciato? Probabilmente no. Però qualche sera successiva in quel locale lo avevo attirato a me e l’avevo abbracciato perché lo volevo e non avevo bevuto neanche un sorso di alcool.
“Non ho una risposta alla tua domanda.”
“Forse dovresti trovarla.”
“Lo so.”
Rimanemmo in silenzio per qualche minuto, lui non aggiunse altro e nella mia testa vorticavano mille pensieri, uno più contorto dell’altro. E poi lui si alzò, dirigendosi verso la porta.
“Taehyung, aspetta.” Lo richiamai. Si fermò ma senza voltandosi, continuando a darmi le spalle. “Tu stai bene?”
A quel puntò girò leggermente la testa e anche se solo di profilo potei vedere la sua espressione costernata.
“Non proprio. Non è un bel momento, hyung.”
“Si vede. Lo sai che mi puoi parlare di qualsiasi cosa, vero?”
Si voltò definitivamente nella mia direzione e notai immediatamente come fosse decisamente più calmo e pacato di pochi minuti prima. Quando entrava in modalità guardia del corpo faceva paura a chiunque.
“Posso chiederti un favore, Jin?”
“Certamente.”
“Sono stufo di vedere le persone a cui voglio bene soffrire. Yoongi, Jimin, tu,…Jungkook. Non far del male ad Hoseok, non a lui.”
Lo guardai e mi addolcii. Era cresciuto ma in fondo in fondo rimaneva pur sempre un bambino ferito e maltrattato, che aveva conosciuto più male che bene.
“Dal profondo del cuore ti prometto che non lo farò però ad una condizione.”
“Quale?”
“Ama Jungkook come merita di essere amato da te. Non darlo per scontato, non accanirti su di lui, non evitarlo, parlaci, comunicate. Yoongi e Jimin si sono distrutti a vicenda a causa dei segreti. Lo so che vuoi far funzionare le cose tra di voi. Siate felici, almeno voi che potete.”
Annuì e si passò una mano tra i capelli, poi si voltò, abbassò la maniglia e uscì silenziosamente dal mio ufficio, così come ci era entrato quasi un’ora prima.
Passai il resto della mattinata a riflettere sulla nostra conversazione, ripensai alle sue parole e a tutti quei particolari che non erano scappati all’attenzione di Jungkook e Jimin. Conoscendoli quasi potevo vedermeli mentre spettegolavano su di me e invece potevo perfettamente immaginarmi Taehyung scuotere la testa e pensare che fosse tutta pura immaginazione per poi venire colpito in pieno viso dalla realizzazione chissà dopo quale evidenza in particolare.
Ripensai alla sera nel locale, rividi Hoseok che incastrava il suo sguardo nel mio mentre io muovevo le mani lungo le sue braccia per approfondire quel contatto. Avevo appoggiato la testa sulla sua spalla e involontariamente avevo annusato il suo profumo e tutto quello che c’era intorno a noi era sparito come polvere. L’avevo abbracciato e mi ero sentito bene.
Taehyung aveva ragione, dovevo trovare una risposta a quella domanda e forse sapevo esattamente come fare.