«Che schifo l'amore.»

4018 Parole
Warning: sono presenti riferimenti a malessere fisico (stomaco) e pensieri suicidi.  Taehyung's POV Erano le dieci di sera e io stavo bussando alla porta di casa del mio migliore amico. Avevo avuto un'altra discussione con Jungkook, l'ennesima della settimana solo perché continuavo a sfogare la mia frustrazione su di lui anche se ero perfettamente consapevole del fatto che non se lo meritasse. E quando mi aveva guardato, scuotendo la testa, con gli occhi spenti e la braccia molle lungo il corpo, avevo realizzato che stavo sbagliando ancora e che se avessi continuato così l'avrei spinto fino al limite della sopportazione e che cosa sarebbe successo dopo? Non volevo neanche immaginarlo. L'avevo abbracciato, chiedendogli perdono e lui mi aveva stretto a sé e mi aveva baciato, dicendomi di non preoccuparmi, mi aveva portato a letto e si era addormentato su di me. Io alla sua età uscivo tutte le sere, tornando ad orari improponibili, dormivo poco eppure ero sempre pieno di energie e invece lui alle dieci di sera dormiva già ed era colpa mia, io lo stancavo, starmi dietro e avere a che fare con me era stancante. Avevo bisogno di parlarne con qualcuno che mi capisse, che sapesse esattamente come fossi fatto e come ragionavo e così avevo fatto scivolare il suo corpo dal mio, l'avevo sistemato meglio sotto alle coperte, mi ero vestito e avevo guidato fino a casa di Hoseok e ora stavo bussando alla sua porta senza neanche avvisarlo che sarei arrivato. Quando mi aprì mi guardò con un'espressione confusa e si spostò di lato, permettendomi di entrare con tacito assenso. "Mi sa che sei venuto dalla persona sbagliata, non ho niente di forte da offrirti." "Meglio." Dissi con voce piatta. "Se bevo poi non posso guidare e come cazzo ci torno a casa." "Ah quindi hai ancora una casa? Jungkook non ti ha sbattuto fuori?" Alzai lo sguardo di scatto su di lui preoccupato che lui sapesse qualcosa che invece a me era ancora sconosciuto. "Cosa intendi dire?" Lui alzò le spalle e allargò le braccia. "Niente ma vedendoti qua a quest'ora e con quella faccia pensavo che-" "Secondo te sono quello sbagliato per lui?" Lo interruppi. "Perché me lo chiedi?" "Prima rispondi, Hobi." Si sedette sul divano ed io mi posizionai al suo fianco, pur mantenendo una certa distanza. "Io credo voi due siate letteralmente fatti per stare insieme. Vi compensate e vi bilanciate a vicenda. Tu, Taehyung, sei la persona più giusta per Jungkook e viceversa." "E quando è difficile avere a che fare con me? Sii onesto, tu che mi conosci da sempre." "Hai un carattere di merda, Taehyung. Te l'ho sempre detto." Rispose sincero. "Quanto tempo pensi ci vorrà prima che Jungkook ne abbia abbastanza del mio carattere di merda? Se continuo a comportarmi così, si stuferà." Chiesi ancora, quasi sussurrando. "Come ti comporti? Taehyung, cosa cazzo stai dicendo?" Sbuffai e mi passai le mani sul viso, chiudendo gli occhi prima di riportare lo sguardo sul mio migliore amico. "Tutta la questione francese mi sta facendo andare fuori di testa e ultimamente sto sfogando tutto questo stress su Jungkook. Nelle ultime due settimane abbiamo litigato più che in tre anni di relazione ed è sempre colpa mia, sono sempre io che faccio partire la discussione e stasera l-lui mi ha riservato quello sguardo e-e- non lo so, Hobi. Era sconfortato, triste. L'ho reso triste. Io, che mi ero ripromesso di renderlo felice e sereno sempre, l'ho reso infelice, quasi affranto." "Qual è stato l'argomento della discussione?" "Una stronzata, Hobi. Sono sempre e solo stronzate. Mi ha detto semplicemente che a volte dovremmo far andare la lavastoviglie perché sennò a rimanere ferma si rovina e io gli ho risposto in malo modo che la bolletta della corrente la pago io quindi non mi va di far andare la lavastoviglie più del necessario." Lui mi guardò alzando un sopracciglio soltanto. "Come se ti mancassero i soldi per pagare la bolletta, Taehyung." "Appunto. È proprio questo il problema. Ho detto una minchiata per il puro gusto di farlo." "Sei fortunato che quel ragazzo ti adora perché io al suo posto ti avrei giù preso a mazzate. Anzi, avrei staccato la lavastoviglie e te l'avrei scaraventata in testa." "Brutale." "Poco male." Ecco perché era proprio lui il mio migliore amico. Dopo tutti quegli anni insieme sapeva sempre come prendermi e soprattutto poteva permettersi di non avere limiti e dirmi sempre le cose esattamente come le pensava. "Non voglio trattarlo così. Lui si merita la parte migliore di me." "Okay partiamo dal principio. Il problema è la questione francese, giusto?" Annuii. "Perché non hai ancora deciso se accettare o rifiutare? Appurato che abbiamo già affrontato il discorso di punti e favore e a sfavore, perché continui a temporeggiare?" "Voglio accettare. Sono sempre più convinto di farlo e poi assumere un nuovo team di giovani neolaureati nel campo, creare una squadra di lavoro di cui potermi fidare ciecamente e mandare loro in Europa, così da non doverci andare io." "Okay. Quindi accetta e passa alla fase successiva." "Non posso." Hoseok prese un respiro profondo, chiuse gli occhi e appoggiò la schiena al divano, massaggiandosi le tempie. Rendevo stanco pure lui solo parlando, avevo davvero un talento. "Non capisco, Tae." "Devo andare in Francia. Devo vedere con i miei occhi a cosa vado incontro. Lo sai che non mi fido di niente e di nessuno." "Quindi il problema è prenotare il viaggio e partire. Andare a Parigi senza Jungkook." Annuii. Non avrei potuto portarlo con me perché non era un mio finanziatore né un mio sponsor, non sapeva la lingua in ogni caso e io dovevo essere il più professionale possibile. Nessuno dei due aveva mai visitato la capitale francese, la città degli innamorati e io già in passato gli avevo promesso che ci saremmo andati insieme per la prima volta e nella mia testa mi ero già immaginato di inginocchiarmi di fronte alla Torre Eiffel e mettergli un anello al dito e adesso con quale coraggio gli avrei detto che dovevo partire ma lui non poteva venire con me? Era l'unica persona con la quale avrei dovuto affrontare la situazione ma allo stesso momento era anche l'unica persona della quale temevo la reazione. Jungkook non era viziato, era sveglio, intelligente e nel profondo sapevo avrebbe capito però a me sembrava di fargli un torto troppo grande, come a creare una crepa tra di noi e quell'idea mi spaventava a morte. Una crepa, seppur piccola e insignificante, può trasformarsi in una voragine troppo in fretta e troppo velocemente e io non avevo intenzione di perderlo per degli affari, non per il lavoro. E Hoseok lo sapeva. Non avevo dovuto aggiungere altro, lui aveva capito. "La scelta è tra accettare e rischiare una reazione da parte di Jungkook o rifiutare per lui però perdere forse uno degli affari più grossi a cui tu abbia mai aspirato." Disse ancora e io di nuovo annuii perché non avevo altro da aggiungere. "Lui cosa ne pensa?" "Pensa che io voglia accettare solo per ripicca nei confronti dei miei genitori, perché io riuscirei ad espandermi in Europa e loro no." "E tu glielo stai lasciando credere?" "Per ora si." Per ora. Prima o poi avrei dovuto affrontare l'argomento, avrei dovuto dirgli la verità e accettare le conseguenze delle mie bugie seppur piccole e a fin di bene ma per ora non volevo che si sentisse il centro del mio malumore. Non era colpa sua ma mia che pensavo troppo. "Penso che l'unico modo per uscirne sia parlargliene, Tae. Non è più un ragazzino, molto spesso fa ragionamenti più maturi di me e te messi insieme. E poi è Jungkook, il tuo Jungkook, ti ha sempre detto che alla base della vostra relazione ci deve essere la comunicazione e la fiducia perciò parlargli e fidati di lui." "Lo amo come il primo giorno." Cominciai a giocare con l'orlo della maglia, sbottonando e riabbottonando il bottone sul polsino. "All'inizio pensavo che prima o poi mi sarei abituato a questa sensazione e invece che diminuire i miei sentimenti nei suoi confronti aumentano di giorno in giorno. Voglio davvero passare il resto della mia vita con lui, portarlo a Parigi e fargli la proposta sotto la Torre Eiffel, comprargli un altro fottuto cane, adottare un bambino- anzi una bambina se lui dovesse preferire la femmina. Voglio tutto questo con lui e a volte sono terrorizzato perché potrei fare qualcosa, dire qualcosa di sbagliato o vedermelo portare via." "Taehyung, non sbaglierai e nessuno te lo porterà via. Niente potrebbe rovinare ciò che avete voi due." Mi prese la mano che stavo continuando a torturare e a quel punto fui costretto a guardarlo ma lui mi stava sorridendo e quella sua espressione che gli faceva compare le fossette sulle guance era una delle poche cose che mi rallegrava sempre. "Grazie Hobi e scusa se mi sono presentato alla tua porta all'improvviso." "Puoi presentarti alla mia porta all'improvviso anche tutti i giorni. Lo sai che ci sarò sempre per te." Annuii e ricambiai la stretta della sua mano sulla mia. "E tu?" Gli chiesi. "Io cosa?" "Con quella modella, Seunghee giusto?" "Aish- non parliamone." E a quel punto si alzò dirigendosi verso la cucina ma ormai mi aveva incuriosito a causa di quella reazione e non potei resistere. Lo seguii e mi sedetti su una delle sedie del tavolo mentre lo guardavo prendere una bottiglia di acqua dal frigo e due bicchieri. "Non mi dici niente?" Chiesi. "No, ne ho già parlato abbastanza con Seokjin-hyung." "Ne hai parlato con lui e non con me? Considerami profondamente deluso." Incrociai le braccia al petto e rifiutai il bicchiere d'acqua che mi stava offrendo. "Non ho più intenzione di vederla, okay? Parla troppo, si tocca troppo spesso i capelli. Non è adatta a me." Rimanemmo un paio di secondi in silenzio mentre lui si portava il bicchiere alla bocca e ne beveva il contenuto. "Peccato, con lei sei uscito più volte del solito." "Solo perché me lo chiedeva e lo sai che fatico a dire di no alle persone." Oh lo sapevo fin troppo bene dal momento che avevo sfruttato questo suo particolare lato del carattere fin troppo a mio vantaggio in passato. "Però seriamente...perché ne hai parlato con Seokjin-hyung e non con me?" "Lui è solo e col cuore spezzato, io sono solo e incapace di amare evidentemente perciò mi trovo a parlare con lui di queste cose." Alzò le spalle come se avesse detto la più semplice delle frasi. "Anche Yoongi è solo e col cuore spezzato. A proposito, l'hai sentito? Dopo quello che è successo sabato ho provato a chiamarlo e a scrivergli ma non mi ha mai risposto." Mi guardò confuso solo che in un primo momento io non capii il perché della sua reazione. "Cosa è successo sabato?" "Come cos'è successo sabato? Con Jimin." Scosse la testa e spostò la sedia, sedendosi di fronte a me. "Raccontami." "In che mondo vivi? Yoongi ha portato Jimin fuori dal locale mentre Jongin era al bagno, io e Jungkook abbiamo cercato di distrarlo il più possibile e dopo un bel po' Jimin è ricomparso completamente travolto dalle lacrime, ha preso Jongin e se ne sono tornati a casa. Il giorno dopo Jungkook ha provato ad andare a casa di Jimin per farsi raccontare cos'era successo ma la madre gli ha detto che il figlio aveva preso il primo treno della mattina per Seoul con Jongin." "E Yoongi non si è fatto vivo?" "Silenzio stampa." "Cazzo." "Eh cazzo appunto. Tu eri sparito con Seokjin-hyung." Avvampò e quella reazione mi parve leggermente esagerata. "Non ero sparito. Stavamo ballando in un'altra zona del locale." "Lo so, non ti sto accusando di nie-" "Ma non abbiamo ballato insieme." Si affrettò ad aggiungere, evitando il mio sguardo. "Cioè eravamo insieme ma non abbiamo ballato insieme insieme, lui per conto suo e io per conto mio. Sai no? Tipo a qualche metro di distanza." A quel punto ero io quello confuso. Di certo non ero interessato a sapere come avessero ballato lui e Seokjin. "O-okay?" Aggiunsi con tono interrogativo. "Scusami ehm- dicevi di Yoongi?" "Niente...pensavo solo che se non si fa vivo dobbiamo andare a prenderlo a casa, capire come sta e cosa è successo." "Che schifo l'amore." Aggiunse guardando un punto imprecisato del muro di fronte a lui, oltre le mie spalle. "Dissento, l'amore è meraviglioso e a proposito forse è meglio se ora torno a casa mia, a letto dal mio amore." E fu esattamente quello che feci nel modo più velocemente possibile. La chiacchierata con Hoseok era stata ristoratrice e mi aveva fatto aprire gli occhi sul fatto che anche se io mi preoccupavo e mi impegnavo affinchè le cose andassero sempre alla perfezione, spesso non potevo controllarle e avrei davvero dovuto semplicemente fidarmi di Jungkook e del suo modo di essere. Perché Jungkook aveva capito quando gli avevo spiegato che sarei dovuto partire per la Nuova Zelanda e avremmo dovuto stare un mese lontani, capiva quando gli davo qualche nuova mansione al lavoro, capiva quando lo avvisavo che sarei uscito con Hoseok e Yoongi e che credevo fosse meglio lui non venisse con noi. Jungkook sapeva sempre qual era il mio umore senza bisogno di chiedermelo, gli bastava guardarmi negli occhi. Jungkook era la migliore persona che mi fosse capitata e io non avrei permesso a niente e a nessuno di rovinarci. Rientrai in casa, indossai nuovamente il pigiama e spostai le coperte, tornando a distendermi al suo fianco. Dormiva in posizione supina, con la schiena perfettamente appoggiata al materasso, un braccio sopra la testa, posato sul cuscino e una gamba tirata su. Stava esattamente al centro del letto e io ebbi il bisogno urgente di abbracciarlo e stringerlo stretto a me. Mi posizionai vicino di lui e gli circondai la vita. "Guk? Gukkie amore? Vieni qua." Sussurrai piano per poi attirarlo dolcemente a me, infilando il braccio sinistro sotto al suo collo e usai la mano destra per fare pressione sulla sua schiena. Quando fu abbastanza vicino incrocia le mie gambe tra le sue. "Mh- Tae?" Disse in dormiveglia. "Sono qua, non volevo svegliarti, solo abbracciarti." "Dove sei andato?" Sbiascicava le parole a causa della bocca impastata dal sonno. "Da nessuna parte, sono qua." "Che ore sono?" "Non è importante, abbiamo ancora tante, tantissime ore per dormire abbracciati così. Shh- dormi ora." Portai una mano tra i suoi capelli e cominciai a massaggiarglieli piano, facendo scivolare le mie dita tra di essi e quella sensazione rilassò immediatamente anche me. "Mi dispiace per prima. Scusami." Dissi talmente piano che feci fatica a sentirmi da solo. Anche se gliel'avevo detto più volte sentivo comunque il bisogno di ripeterglielo ancora e ancora. "Taetae coccolami, stringimi." Appoggiò la testa sotto al mio mento e io sentii il suo respiro caldo sulla pelle mentre con la mano si aggrappò forte alla mia maglietta e io mi chinai per baciargli la fronte prima di premere il suo corpo più vicino al mio. Passarono minuti interi finchè non sentii un leggero e dolce russare e capii si fosse riaddormentato anche se non ero sicuro si fosse mai realmente svegliato dal momento che non aveva aperto gli occhi. "Ti amo, Jungkook." Gli dissi, sapendo perfettamente che non avrebbe potuto sentirmi. "Sarò migliore per te." Jimin's POV Me ne stavo disteso a letto, scollando nella galleria del telefono dove tenevo ancora tutte le foto mie e di Yoongi. Le avevo messe in una cartella privata, protetta da password che neanche a dirlo era la data in cui ci eravamo conosciuti e non ero mai riuscito a cancellarne nemmeno una. Eravamo felici, aveva ragione a dirlo. Eravamo immensamente felici e io avevo mandato tutto a puttane. Non avevo avuto il coraggio di dirgli la verità anche se mi aveva spinto sul punto di farlo. Avrei voluto guardarlo negli occhi e raccontargli come stavano le cose, cos'era successo e forse mi avrebbe odiato un po' di meno se solo avessi avuto il coraggio per dirgli che non l'avevo mai tradito e che non avevo mai smesso di amarlo. Perché si, lo amavo ancora e sentivo il cuore accartocciarsi e nella mia mente rimbombavano solo le parole "non posso più andare avanti così" e "bacio d'addio". Se chiudevo gli occhi potevo ancora sentire le sue mani su di me, le sue dita tra i miei capelli, aveva toccato la mia pelle e io mi ero sentito avvampare. Mi aveva baciato e io avrei voluto volentieri morire contro le sue labbra. Avevo provato a correre dietro alla sua macchina. Mi ero lasciato crollare a terra solo per un secondo ma quando l'avevo visto prendere la svolta, ero scattato in piedi e non avevo mai corso così veloce in tutta la mia vita. Avrei voluto dirgli che sceglievo lui, di portarmi a casa con sé e che avremmo potuto parlare tutta la notte o ricominciare da dove eravamo stati interrotti ma lui aveva pigiato sull'acceleratore ed era sparito nella notte. E Yoongi aveva cambiato casa in quell'ultimo anno e io non avevo idea di dove fosse andato ad abitare e di certo non potevo mettermi a suonare tutti i campanelli di tutte le abitazioni di tutta Busan. Me ne ero tornato a Seoul la mattina successiva e non avevo parlato con Jongin né con nessun altro per due giorni consecutivi. Avevo solo pianto tanto, tantissimo, quasi disidratandomi, non muovendomi dal letto e continuando a guardare le nostre foto per rimpiangere la nostra fottuta felicità quando ancora non avevo rovinato tutto per colpa di un malinteso. Jungkook mi aveva cercato, mi aveva scritto e chiamato e io gli avevo promesso che gli avrei spiegato tutto solo non così presto, non quando la mia testa rischiava di esplodere e il mio cuore era frantumato in mille pezzi. L'avevo perso? Definitivamente? In certi momenti credevo di si. -bacio d'addio.- Non avrei mai più avuto l'onore e il piacere di baciare l'unico ragazzo di cui fossi mai davvero stato innamorato e di cui ancora lo ero, profondamente. Sentii bussare e bloccai lo schermo del telefono, infilando la testa sotto al cuscino. "Jimin?" La sua voce mi irritava, volevo solo che scomparisse o volevo scomparire io. Poi il materasso si abbassò in parte a me, segno che si fosse seduto e spostò il cuscino dalla mia testa, rivelando il mio viso ancora gonfio a causa dalle lacrime, stanco e stravolto. Chiusi gli occhi sperando che mi lasciasse in pace. "Ti ho preparato una zuppa calda. Non hai né fatto colazione né pranzato oggi. Almeno bevine un po'." Scossi la testa, girandomi dall'altro lato. Forse sarebbe arrivato il momento in cui sarei stato talmente stanco e affamato da non avere neanche più le energie per pensare al dolore che stavo provando. "Non puoi saltare ancora un altro pasto, Jimin." "Lasciami in pace, vattene." "No, non ti lascio. Non in queste condizioni." Sbuffai e mi costrinsi ad alzarmi, mettendomi seduto perché ormai lo conoscevo e sapevo che non avrebbe mollato la presa. Gli strappai letteralmente di mano il piatto con la zuppa e mandai giù un paio di cucchiai e mentre deglutivo la sentivo calda scendermi nello stomaco e forse mi sentii leggermente meglio. "E' buona." Dissi timido quando l'avevo quasi finita e lui mi sorrise, allungando una mano per spostarmi una ciocca di capelli dalla fronte. "Quando vorrai, lo sai che puoi raccontarmi tutto, vero?" Mi disse e io annuii. Finii di mangiare e posai il piatto sul comodino, appoggiando poi la schiena alla testiera del letto e sospirando. Anche Yoongi era bravo a cucinare. Quando eravamo ancora recluta e cliente e non potevamo uscire o farci vedere in giro insieme, lui mi invitava a casa sua per cena o per pranzo e mi preparava quello che volevo. Un paio di volte avevamo mangiato a lume di candela, altre volte sul letto, una volta nella jacuzzi per poi finire a fare l'amore in acqua tra mille bolle e quintali di schiuma bianca. Mi mancava quella semplicità, avevo perso tutto quanto. Jongin si spostò, venendo a sedersi al mio fianco e sapevo sperasse io appoggiassi la testa alla sua spalla ma non l'avrei fatto, non quella sera. Non dopo che quella parte del mio corpo era stata toccata da Yoongi e io non volevo assolutamente che si contaminasse al contatto con qualcun altro. Fu lui a chinarsi e mi baciò la guancia. Io mi irrigidii e rimasi perfettamente immobile. "Ti senti meglio?" "Si. Grazie." Scese a baciarmi la mascella e poi il collo, io chiusi gli occhi e lui spostò la mia maglia con la mano prima di passare le sue labbra bagnate sulla mia clavicola. "Jongie, non stasera, per favore." Quel nomignolo che sapevo tanto adorasse e che erano mesi che non pronunciavo ad alta voce. "Se non stasera quando? Ne hai bisogno, non vuoi che ti faccia sentire bene?" Usò il suo solito tono stuzzicante e io avrei voluto dirgli di no, che non mi doveva toccare, non dove Yoongi mi aveva toccato. E il problema era che Yoongi aveva posato le sue mani ovunque sul mio corpo. Trattenni il respiro e non provai neanche ad aprire gli occhi mentre percepivo la sua saliva sul mio collo e la sua mano scendere sempre di più, arrivare al limite con il bordo dei pantaloni, un dito, poi due, tre, la mano intera infilata dentro le mie mutante e mi venne da piangere. Non mi trattenni e lasciai che grosse lacrime mi rigassero il volto e mi concentrai sul viso di Yoongi nella mia mente, sul suo profumo, sulla voglia che avevo di essere toccato ancora solo e soltanto da lui, baciato da lui. Ma la mano che mi stava stimolando era troppo grande, troppo liscia e l'odore del ragazzo in parte a me non era quello che mi attraeva e accendeva. Mi venne la nausea, cominciai a respirare a fatica. Il senso di vomito mi salì dallo stomaco alla gola e poi improvvisamene non era più solo una percezione ma un vero e proprio bisogno di buttare fuori quel poco che avevo mangiato. Ancora in lacrime mi scollai di dosso Jongin che neanche si era preoccupato del mio malessere e corsi in bagno, accucciandomi di fronte al water, sperando di rimettere anche tutto l'amore e il dolore che provavo per lui. Volevo rimuoverlo dal mio sistema vitale perché non potevo più averlo fuori, alla luce del sole e allora non volevo portarmelo neanche dentro. Mi girava la testa, mi facevano male i muscoli. Senza smettere di piangere neanche per un secondo mi sciacquai la bocca e mi lavai la faccia e spostai in malo modo la figura di Jongin che se ne stava sullo stipite della porta del bagno con un fottuto asciugamano in mano, come se quello potesse essere la risoluzione a tutti i miei problemi. Presi il giubbotto e lo indossai. "Jimin, dove stai andando?" "Via." "Sei appena stato male, torna a letto." Mi afferrò il braccio per fermarmi ma io mi ritrassi. "Non mi toccare!" Urlai. "Non mi devi toccare cazzo." E senza aggiungere altro scappai letteralmente fuori dalla porta, sentendola sbattere alle mie spalle. Corsi tanto quella sera, corsi a perdifiato per le vie di Seoul senza fermarmi neanche per un secondo a prendere fiato, con le gambe che avrebbero potuto cedermi da un momento all'altro e lo stomaco che si contorceva su sé stesso. Corsi fino alle sponde del fiume Han, corsi lungo la passeggiata che lo costeggiata finchè non arrivai alla stessa identica panchina un po' nascosta dagli alberi di ciliegio spogli su cui mi ero seduto quando avevo chiamato Yoongi dopo mesi di silenzio. E a quel punto mi concessi una pausa. Mi resi conto che ero uscito senza cellulare né portafoglio, non avevo niente con me se non il mio giubbotto e il mio dolore a lacerarmi l'anima. Il giorno che avevo parlato con lui al telefono, poi avevo quasi avuto il pensiero di tuffarmi nel fiume e lasciarmi portare via dalla corrente. E forse in quel momento, mentre ascoltavo il rumore dell'acqua scura, nera e fredda, pensai che avrei potuto farlo, immergermi e porre fine così ad ogni mio tormento.
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