«Tu mi soffochi.» pt 1

2496 Parole
Taehyung's POV C'era stata un'evoluzione nella questione europea ed era arrivato il momento di dirlo a Jungkook. Avevo smesso di tenergli nascoste le cose che riguardassero la casa di moda francese quindi era sempre il primo a venire a conoscenza anche del più piccolo passo avanti o indietro. Il problema era che a questo punto tutta la vicenda era diventata davvero seria, sarei dovuto partire a breve e temevo che informarlo lo avrebbe destabilizzato proprio ora che aveva ritrovato l'antica routine di avere me e Jimin insieme nello stesso posto e sempre a disposizione per lui. Però sarebbe stato solo per pochi giorni, niente di troppo impegnativo. In ogni caso avevo pensato di fargli una sorpresa. Lo avevo convinto ad uscire mezz'oretta per portare a spasso Yeontan e dopo mille lamenti aveva accettato, uscendo di casa armato di guinzaglio, telefono e cuffiette. Avevo comprato dei petali di rosa rossa e partendo dalla porta di casa avevo cominciato a spargerli a forma di freccia, creando un percorso che lo avrebbe condotto fino in camera nostra. Avrei voluto creare un disegno anche sul materasso ed ero talmente concentrato sul posizionare i petali che non sentii la porta di casa aprirsi, non sentii suoi passi sul corridoio e quando aprì la porta e mi chiamò, presi un bello spavento, rovinando quel poco che avevo fatto. "Ehi tu! Sei tornato troppo presto!" Lo guardai esterrefatto mentre lui sorrideva con gli occhi che gli brillavano. "Hai detto mezz'ora e sono stato fuori più di quaranta minuti, Tae." Si avvicinò ma io andai verso di lui, appoggiando entrambe le mani sulle sue spalle e spingendolo all'indietro. "Non guardare, non ho ancora finito." "Eddaiiiii fammi vedere, cosa stai facendo? Ho seguito le frecce." Il sorriso gli andava da orecchio ad orecchio ma dovetti scuotere la testa ancora un paio di volte finchè non mise il broncio come i bambini e a quel punto cominciai a sciogliermi. "Non guardarmi così." "Taetae~" "Aish, ti odio." Si avvicinò pericolosamente a me, intrecciando le mani tra i miei capelli. "Non è vero." E mi baciò. Entrambi cominciammo a camminare, io all'indietro, lui spingendomi finchè non cademmo sul materasso. I petali posizionati alla rinfusa saltarono in aria, ricoprendoci e almeno in parte l'effetto di quello che avevo programmato era stato portato a termine con successo. "Avrei voluto un'esplosione di petali. Se mi avessi lasciato finire..." Gli dissi, staccandomi dal bacio. "Ha funzionato." Rispose dolcemente, spostandomi un petalo che era finito sul mio viso. "Non del tutto." "Io l'ho adorato anche così." Posai le mie labbra sulle sue sorridendo e le mani sul suo fondoschiena, spingendolo verso di me, per fargli capire di che cosa avevo realmente voglia e lui non perse tempo a intrufolarsi sotto la mia maglietta, sfilandomela lentamente per la testa. Poi si alzò, rimanendo seduto su di me e spogliandosi lentamente mentre strusciava il suo culo contro la mia erezione che già premeva fin troppo, stretta dentro a boxer e pantaloni. Lo presi per i fianchi e approfondii i movimenti e quando dalla sua bocca uscì un gemito strozzato, lo tirai nuovamente giù, riprendendo a baciarlo. Rotolammo sul materasso, levandoci i pochi indumenti rimasteci addosso, cercando di non staccarci neanche per un secondo. "Jungkook- ti voglio." Mi fece alzare la testa per mordicchiarmi il collo. "Anche io, Tae." Sentii la sua mano scendere lentamente verso il mio basso ventre, strusciando contro la mia pancia ma non gli permisi di arrivarci, bloccandolo. "Jungkook..." Alzò la testa per guardarmi. "Ti voglio dentro di me." Confessai piano e le sue pupille immediatamente si infuocarono di passione ardente. "E allora anche io ti voglio, contro il muro della doccia." Un sorriso provocatorio nacque sul suo viso e a quel punto fui io quello a prendere letteralmente fuoco. Mi alzai di scatto, prendendolo in braccio non prima di aver recuperato il suo telefono dal momento che mi aveva chiesto di mettere un playlist per rendere l'atmosfera ancora più erotica. Camminai fino al bagno e non appena i suoi piedi toccarono di nuovo terra, mi spinse dentro il box doccia, aprì l'acqua calda e fece aderire la mia schiena al muro freddo. Una sua gamba spinse tra le mie per divaricarmele. Mi piaceva il fatto che fossimo alti uguali perché le sue forme potevano letteralmente unirsi alle mie, le nostre proporzioni cozzavano a vicenda nel miglior modo possibile. Riprese a baciarmi mentre l'acqua scorreva tra i nostri corpi, bagnandoci dai capelli ai piedi. Mi prese per le spalle, tenendomi fermo e cominciò a compiere dei movimenti circolari di bacino contro la mia erezione ed io boccheggiai. Gli piaceva avere il controllo e io a volte glielo concedevo perché mi piaceva essere alla sua mercé più di quanto mi piacesse ammettere ad alta voce. Mi morse il labbro inferiore e tirò e succhiò e poi passò a fare la stessa cosa al mio collo e a quel punto fui io a intrufolare una mano tra i suoi capelli fradici e spingermelo addosso. Sentivo il calore del suo corpo, la sua voglia crescere, le sue mani su di me bruciavano ma le sue labbra erano acido che mi ustionavano. Arrivò al mio orecchio ma invece che continuare a torturarmi, sussurrò una sola parola ed io sentii letteralmente il mio corpo scosso da un tremore. "Girati." Lo guardai solo per un secondo e lo baciai ancora perché sapevo che non ne avrei ricevuti altri fino alla fine e volevo solo ansimare con la sua saliva ancora in bocca. Intrecciammo le nostre lingue insieme, le lasciammo danzare a lungo, mi abbandonai a quell'effusione perché anche se ne scambiavamo mille al giorno, ogni volta sentivo quelle farfalle nello stomaco sbattere le ali e farmi schizzare il cuore fino in gola. Non volevo baciare nessun altro, non volevo guardare nessun altro, non volevo fare l'amore con nessun altro al di fuori di Jungkook. Quando gli dicevo che era tutta la mia fottuta vita, io lo intendevo davvero perché anche se ero io il più grande, anche se dall'esterno potevo sembrare io quello più forte all'interno della coppia, nella nostra intimità dipendevo totalmente da lui, ero felice se lui era felice, ero triste se lui era triste, piangevo con lui, ridevo con lui. Gli avrei comprato la luna se solo me lo avesse chiesto. Lo amavo talmente tanto da essere cambiato per lui, per adattarmi ai suoi bisogni e l'avevo fatto con piacere perché era riuscito a smussare spigoli che odiavo di me perciò quando lo guardavo, quando lo baciavo, quando lo toccavo o semplicemente abbracciavo, sentivo che fosse lui tutto ciò di cui avrei sempre avuto bisogno. Ci staccammo senza fiato perché era sempre questa la reazione che mi provocava, mi lasciava col respiro affannato. "Girati Taetae." Mi chiese con tono più dolce ed io lo feci. Mi girai e rimasi completamente esposto a lui. Si lubrificò e mi lubrificò con l'acqua, giocò con un dito, torturando il bordo del mio buchetto sensibile ed io inarcai leggermente la schiena quando sentii le sue falangi riempirmi lentamente. Cinque anni fa, se mi avessero detto che sarei finito in una relazione in cui non sarei stato solamente l'attivo, avrei riso in faccia a quella persona eppure ora eccomi qua, con le dita del mio ragazzo infilate su per il cu- "Tae- dovremmo farlo più spesso sai? Sei sempre stretto." "Non ti piace sentirmi stretto?" Estrasse le dita e lo percepii mentre si allineava, la sua erezione pulsava contro di me e io morivo dalla voglia di sentirlo dentro. "Mi piace tutto di te, Taehyung." E mi baciò la nuca mentre mi penetrava. Non appena fu completamente sprofondato in me, mi prese per i fianchi e iniziò a spingere, uscendo quasi del tutto per poi rientrare velocemente e colpire forte. Dopo appena un paio di stoccare, io ero già un disastro. Appoggiai la fronte al muro e spalancai la bocca per gemere, portando le mani in parte al mio viso, una per lato e chiudendole a pugno. Mi piaceva la sensazione delle sue anche sbattute ripetutamente contro le mie natiche, la sensazione di vuoto e poi di pienezza, quel caldo-freddo che provavo quando tutto il suo corpo si appicciava al mio per poi ritrarsi e ricominciare il ciclo. A Jungkook piaceva rude e dopo le primissime volte con lui, non avrei mai potuto immaginare di riuscire a trasformarlo in questo. Lo soddisfava da impazzire mordere e succhiare, avere il controllo, la velocità, la forza, quasi il dolore di certe posizioni che avevamo sperimentato. Non capitava spesso che lo lasciassi farmi questo ma quando accadeva dava sempre il meglio di sé. E soprattutto gli piaceva fare i giochetti perché sapeva esattamente quale punto avrebbe dovuto colpire per farmi godere eppure continuava a sbagliare di proposito, tormentandomi fino a farmi implorare ed io odiavo amare questo potere che aveva su di me. "G-guk cazzo-" Gemetti frustato dopo l'ennesima stoccata profonda ma non abbastanza. "Cosa Taetae? Sto sbagliando qualcosa?" Un'altra spinta, le sue mani furono intorno alle mie in parte al mio viso. "Ti sto odiando, lo sai vero?" "Bugiardo." E finalmente andò a colpire la mia prostata. Aprii la bocca e gemetti forte mentre un brivido di goduria mi scendeva lungo la schiena. "Lì, t-ti prego Guk-" "Mi ami, vero?" Mi sussurrò ed io annuii. "Anche io ti amo." Un'altra stoccata perfettamente assestata, forte, colpì il mio punto sensibile e sentii quasi le gambe cedermi. Mi avvicinai al muro col bacino solo per creare un qualche minimo attrito per soddisfare la mia erezione che pulsava gonfia tra le mie gambe, ancora intoccata e bisognosa di attenzioni. Jungkook se ne accorse perché lasciò la presa sulle mie mani, portandone una sul mio fianco e l'altra a chiudersi intorno alla mia intimità. Mi mossi incontro ai suoi movimenti e lui aumentò il ritmo, assestando ogni colpo nel punto perfetto. Il suo viso sprofondò tra i miei capelli e a quel punto non ci trattenemmo più, gemendo sotto lo scroscio dell'acqua e con una lenta melodia in sottofondo mentre i nostri cuori battevano all'unisono e i nostri respiri venivano spezzati dal godimento che si stava diffondendo per tutto il nostro sistema. "T-tae-?" Singhiozzò dopo parecchi minuti di deliziosa goduria. "P-posso venirti dentro, vero?" "Ti prego, fallo." Risposi talmente piano che temetti non mi avesse sentito ma poi il palmo della sua mano si strofinò dal mio fianco fino alla mia pancia e fece pressione. In quel modo mi sembrò di percepire la sua lunghezza colpirmi fino allo stomaco, mi scosse nel profondo, aumentò ancora il ritmo e proprio mentre sentivo quella sovraeccitazione impossessarsi di me, sprofondò in me ancora una volta, svuotandosi completamente e la sensazione del suo seme caldo che mi riempiva, mi fece toccare l'apice e mi riversai tra le sue dita con uno spasmo. Crollammo entrami sul pavimento della doccia, vinti dal piacere. Aspettai che uscisse da me prima di girarmi, prendergli il viso tra le mani e baciarlo con un'intensità rara. Quando capitava che le sensazioni provate fossero amplificate per un qualsiasi motivo, poi i nostri baci erano sempre scoordinati e bagnati ma non potevamo farne a meno. Lo baciai anche se ero senza fiato, anche se sentivo i polmoni bruciare alla ricerca di aria. Lo baciai perché erano passati troppi minuti dall'ultima volta che l'avevo fatto. Mi staccai pacatamente e gli accarezzai la guancia, spostandogli poi i capelli bagnati dalla fronte. Aveva gli occhi delicati e seducenti allo stesso tempo, le gote arrossate, le labbra gonfie. "Sei meraviglioso." Gli dissi e lui abbassò lo guardo sorridendo. Spesso mi diceva che ancora oggi, dopo tutto questo tempo, non si era abituato ai miei complimenti e agli sguardi che a volte gli riservavo. Diceva che lo mettevo in soggezione perché ai suoi occhi ero troppo bello e perfetto per essere vero, mi aveva letteralmente definito un Dio greco sceso dall'Olimpo per migliorargli la vita ma non aveva capito che quello che aveva migliorato una vita, era lui con la mia. Mi abbracciò e io strinsi il suo corpo al mio, tenendolo saldo mentre i nostri cuori tremavano e la nostra respirazione ripartiva. Ci coccolammo per qualche minuto ancora, prima di decidere di finire di lavarci e poi io fui più veloce di lui ad uscire dalla doccia, asciugarmi corpo e capelli e rivestirmi. Quando notai che ci stesse mettendo fin troppo tempo, aprii una delle due ante del box per tirargli una pacca sul sedere e incitarlo a muoversi, avvisandolo per lo avrei aspettato a letto. Spostai il lenzuolo e mi sedetti nella mia metà, recuperando il telefono per rispondere a qualche messaggio e controllare alcune notifiche di altri social e avrei continuato a concentrarmi su quello se solo qualcosa non avesse preso a vibrare nel cassetto della scrivania. Cassetto che Jungkook utilizzava per riporre i vari carica batterie dei vari dispositivi, tra cui anche quello della macchina fotografica però la vibrazione era troppo insistente, non poteva provenire dal suo tablet dal momento che era riposto sul suo comodino e neanche dal suo telefono che aveva ancora con sé in bagno per ascoltare la musica. Mi alzai incuriosito, pensando già che si fosse comprato chissà quale tipo di giocattolo e avrei continuato a prenderlo in giro per il resto della vita se fosse stato così ma tutto ciò che trovai fu un altro telefono cellulare. Stesso modello, stesso colore di quello che usava di solito, stessa identica cover. Nel frattempo aveva smesso di vibrare però si illuminò all'arrivo di un messaggio. Avrei voluto posarlo e lasciar perdere, ci eravamo già passati e non era andava a finire bene ma il nome del mittente e il testo del messaggio attirarono troppo la mia attenzione, mi ci cadde l'occhio sopra e non potei fare a meno di leggere. Il messaggio recitava: Gukkie baby? Avevi promesso che saresti stato con me stasera Il mittente: JaeJae ? Sentii una voragine aprirsi nel petto e il mio cuore sprofondarci dentro. Proprio in quel momento Jungkook entrò in camera, fischiettando e tamponandosi i capelli bagnati con un asciugamano. Ovviamente smise subito non appena vide cosa avevo trovato e nella sua espressione lessi puro terrore, come se avessi appena scoperto il peggiore dei suoi segreti. Io rimasi immobile a fissarlo mentre sentivo le gambe farsi deboli e un conato di vomito salirmi per la gola. "J-jungkook...?" La voce mi tremò e odiai sentirmi così. Sentivo che sarei potuto crollare a pezzi da un momento all'altro se lui non mi avesse retto. "Posso spiegare." Mise le mani avanti e venne verso di me. "N-non è mio, ehm è d-di-" "Jaehyun ti ha chiamato." Lo bloccai e lui serrò le labbra. Sperai con tutte le forze che mi rimanevano in corpo che mi dicesse che era tutto uno scherzo o che io mi fossi addormentato mentre aspettavo che uscisse dalla doccia e di conseguenza quella era tutto un sogno ma poi lui si avvicinò ancora, mi prese il braccio con la mano ed io abbassai lo sguardo rendendomi conto che sentivo tutto, lo percepivo, era reale e faceva male da morire.
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