Preparativi per la festa. Quattro ottobre, mattino
Quando il Cinque arrivò a Nervi, non poté fare a meno di esclamare: «Belin che bordello!». Era lunedì mattina e non si aspettava certo di trovare le strade del quartiere invase da preti e suore, pellegrini e poveracci, scout e stramoèi de Cristo, oltre naturalmente alle solite donne di servizio uscite a far la spesa, ai fighetti in cerca di pelo, alle mogli dei professionisti dedite allo shopping e ai ricchi pensionati a spasso senza nessuna apparente occupazione se non far passare il tempo. Come se non bastasse tutta questa confusione, una squadra di operai del Comune – completa del solito geometra pagato per restare a guardare – era indaffarata con scale, funi e travi, per installare luminarie in cielo e palchi nelle piazzette. Nervi si stava preparando ad accogliere il Cardinale della diocesi di Genova che l’indomani avrebbe partecipato ai festeggiamenti dedicati a Don Luigi, il parroco che dopo trent’anni andava in pensione. Il calendario della festa, promossa dalla Curia e organizzata dal gruppo scout e dai ragazzi dell’Azione Cattolica, prevedeva, come è normale che sia, diverse Sante Messe, i canti dei Vespri e la Processione, ma anche una serie di attività ed iniziative che avrebbero per due giorni trasformato la tranquilla e ridente località in un casino a cielo aperto. Ad uno ad uno, tutti i ragazzi della gang arrivarono a Nervi. L’unico ad avere inizialmente qualche perplessità nel trovare lo scenario così trasformato fu Aldo. Considerò che la confusione e il traffico conseguente avrebbero creato problemi per la fuga, ma la sua proverbiale sicurezza lo indusse a pensare che le difficoltà, semmai, le avrebbero incontrate i suoi inseguitori. E poi, via Somma, la strada dalla quale la banda avrebbe spiccato il volo, correva esterna al quartiere, sfiorandolo con la stessa eleganza di palme e villette, ma rapidamente, essendo una via di comunicazione e non di passeggio. Tornò quindi ad essere molto tranquillo, ma trattandosi di un grande professionista, decise di modificare in parte quello che era il suo progetto di ritirata. La partenza rimase fissata nel punto già stabilito, ma nella direzione opposta avrebbe parcheggiato un’altra vettura pronta a partire. Una terza macchina li avrebbe aspettati invece lungo il corso Europa, in modo che se fossero stati costretti a scappare a piedi, la corsa sarebbe potuta proseguire a spron battuto. Naturalmente, già nel piano originale era previsto il cambio d’auto per depistare gli eventuali inseguitori. Il Formula Uno per concretizzare le variazioni della sua strategia doveva quindi far saltare ancora due vetture veloci, ma essendo, come già detto, meticoloso, professionista e soprattutto abituato sin da bambino a metterlo nel culo prima che all’altro venisse la stessa idea, quella notte avrebbe dato un dispiacere anche a diversi proprietari di vespe e moto.
Il più contento di trovare Nervi indaffarata nei preparativi per una festa religiosa fu il Corto. Il motivo di questa sua allegria era dovuta al fatto che, una sera di agosto, con un caldo che incollava i vestiti e faceva sudare anche le unghie, si era camallato da calata Boccardo fino al magazzino alle Grazie, un voluminoso scatolone che pensava contenesse cravatte di lusso della ditta Finollo destinate via nave al mercato statunitense, invece scoprì più tardi che erano vesti talari per i missionari in un paese africano. L’occasione gli fu gradita perché tutta quella fatica per dei vestiti da prete gli aveva fatto girare le balle come una ventuoëla, ed ora invece offriva alla banda l’occasione di indossare il migliore dei travestimenti.
Il Francese arrivò a Nervi a braccetto di Milena, una ragazza che gli piaceva molto per la sua aria gentile e ingenua e i lineamenti talmente delicati da passare quasi inosservata. I due si concessero una lunga passeggiata. In via Oberdan, all’altezza della banca ma sull’opposto marciapiede, Enrì con amorevole disponibilità concesse alla ragazza tutto il tempo che le occorreva per guardare le vetrine e poi quasi la dovette convincere ad entrare a misurare un paio di scarpette che lei aveva detto essere carine. Dall’interno del negozio, Enrì era contento come quando guardava il mare. La banca era lì davanti e come un pescatore che aspetta paziente, lui analizzava l’andirivieni della gente. Una decina di minuti più tardi, con un sacchetto in mano e il sorriso beato, Milena accompagnò il Francese per le strade in festa. Fingendo curiosità per la mattonata, Enrì condusse la fanciulla lungo salita Morelli. Poi, valutato il percorso e le possibilità di manovra per la fuga, sembrò farsi consigliare dal sole che scaldava la mattina per proporre una camminata nei viali del Parco. I due ridiscesero la salita e percorsero l’intera via Oberdan per fermarsi in piazza Pittaluga a sorseggiare un caffè al tavolino di un elegante bar d’albergo. Nel locale sembrava che il tempo si fosse fermato. Dietro i vetri della veranda liberty si respirava l’aria elegante degli anni venti, quando con carrozze e calessi l’aristocrazia d’Europa arrivava a Nervi per soggiorni di sole e bell’Italia. Il Francese chiese permesso alla sua graziosa accompagnatrice e fingendo di recarsi in bagno si avvicinò ad un telefono a gettoni che aveva visto all’ingresso. Compose un numero e aspettò solo qualche istante prima di iniziare una brevissima comunicazione. Tornato al tavolino, la sua attenzione era nuovamente tutta per Milena ma con la coda dell’occhio controllava lo scorrere delle lancette di un pendolo che ticchettava nella sala. Uno... due... tre... quattro minuti dopo la telefonata, una pantera della pula con sirena accesa, sgommò in piazza Pittaluga per girare secca in viale delle Palme. Il Francese pagò le consumazioni e la coppia proseguì il passeggio in direzione opposta. Percorsero via Sala e via Casotti partecipando al clima festivaliero con passo allegro e numerosi sorrisi. Giunti a metà di via Capolungo, imboccarono un maestoso cancello ed entrarono nei Parchi di Nervi. «Oh Enrico che splendida idea hai avuto... quanto sei gentile... che fortuna che ho avuto ad incontrarti...» sussurrava la ragazza all’orecchio del Francese. Lo teneva stretto al braccio e approfittava delle discese per stringerlo ancor più, mentre lui ricambiava con frasi dolcissime e carezze sulla mano, anziché dichiarare: «Tutte musse, bella mia!». Lui la faceva sentire una regina, la donna più desiderata al mondo, la stella più brillante del firmamento... e pensare che lei era ignara di chi lui fosse veramente e naturalmente anche del fatto che l’invito a Nervi fosse solo un pretesto per avere un’accompagnatrice che non facesse domande e che essendo di lui innamorata lo avrebbe senza dubbio difeso a spada tratta da qualsiasi accusa. Oltre ad essere la figlia di un noto giudice del tribunale di Genova, Milena era... l’alibi perfetto del Francese.