Aria di festa. Cinque ottobre, mattino

660 Parole
Aria di festa. Cinque ottobre, mattino La strada era molto trafficata, gente che andava verso la chiesa e altrettanta che ne ritornava. Via Oberdan profumava di focaccia e di salmastro, di gerani, di persa e di basilico che in vaso sorridevano ai davanzali. Malgrado il calendario dicesse che era finita da un paio di settimane, l’estate era ancora negli orli corti e nei sandalini delle ragazze. Il sole picchiava caldo sul selciato ma la fresca tramontana rendeva tiepido il passeggio. Tra la gente in festa e i religiosi accorsi per i festeggiamenti, il Cinque aspettava il direttore. L’uomo, un compito ragioniere che si dava arie da banchiere, tutte le mattine usciva dall’istituto per prendersi con comodo il caffè in un bar a pochi passi dalla banca. Lo vide salutare una cliente che stava entrando e un attimo dopo gli era accanto. Il marciapiede affollato favorì il contatto e la vittima proseguì ignaro verso la sua pausa, mentre l’uomo del Francese attraversò la strada ed entrò in una grande ferramenta. Il Professore era già in coda, così pochi minuti dopo il Cinque ritornò in strada e da lì al bar. Il direttore era seduto ad un tavolino con il giornale aperto tra le mani. La posizione era assai vantaggiosa perché scopriva i fianchi e il malcapitato, intento alla lettura, non prestava attenzione a chi lo circondava. Prima di rialzarsi per tornare in banca, aveva nuovamente la chiave in tasca. In una salita poco distante, Everest, fingendo di allacciarsi le scarpe, con un punteruolo stava trafficando intorno ad un tombino, mentre Aldo, nella parte alta di via Oberdan, stava posteggiando un furgone Volkswagen. Nello stesso istante, in un altro quartiere, una guardia giurata stava facendo il nodo alla cravatta della divisa. Si guardò allo specchio e ciò che vide anche quel giorno non gli piacque: un viso rotondo e flaccido attraversato, specie intorno al grosso naso, da una ragnatela di minuscoli e fitti trattini rossi che, unitamente al segno della barba, creavano un disegno astratto che confondeva i tratti espressivi. Come se non bastasse, la luce degli occhi era vacua e il suo capoccione presentava una evidente calvizie che il povero uomo cercava di camuffare con un inutile e goffo stratagemma, ovvero affidandosi al riporto. Stringendo la cravatta, sembrò che l’aria che il nodo sacrificava alla respirazione, trovasse riparo e sfogo nell’addome. La tela della camicia era tesa e i bottoncini sembravano pronti a schizzare da un momento all’altro. «Minchiaaa, che bella che sei» disse Vito alla sua pistola, nell’atto di spingerla nel fodero prima di uscire. Appena fuori dal portone, la guardia giurata si portò la mano tesa agli occhi, nel modo delle sentinelle indiane, per contrastare la luce del sole e trovare il coraggio di incamminarsi. Abbassò lo sguardo e a fatica mosse tre passi, strascicati e già stanchi, ma all’improvviso, come colto da un raptus giovanile, alzò di scatto la gamba destra e con la rapidità di una paletta per le mosche, schiacciò al suolo il piede. Sotto la suola, una frusciante banconota da diecimila lire, era ora la sua. Temendo che lo sfortunato ex proprietario dell’oramai suo deca ne fosse alla ricerca, Vito si guardò attorno con aria circospetta e non vedendo nessuno che lo osservava, con la lentezza di un cacciatore che prende la mira su una preda ambita, si piegò sulle gambe e si impossessò, accartocciandola frettolosamente nel palmo della mano, della sua insperata fortuna. Dall’altro lato della strada, il Nebbia, sorridente, lo vide affrettarsi ad entrare nel primo bar per fare festa. Ad una ventina di chilometri, a Santa Margherita, nel bellissimo giardino di una villa bianca con davanti lo specchio argenteo del mare, i facchini di una ditta specializzata stavano zigzagando tra ulivi, fichi e limoni con le mani strettamente ancorate su una enorme cassa da imballaggio. Ad un centinaio di metri dalla riva, seduto al timone di una lancia, il Francese guardava con attenzione la costa attraverso le lenti di un cannocchiale Carl Zeiss Jena 8x30. Anche lì, in riviera, presto ci sarebbe stata una festa.
Lettura gratuita per i nuovi utenti
Scansiona per scaricare l'app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Scrittore
  • chap_listIndice
  • likeAGGIUNGI