Prima classe. Sei ottobre, mattino Per le strade, a quell’ora, giravano solo quattro beline morte dal sonno e, in contrapposizione, gli uomini d’affari che da Genova andavano a Milano. Sui binari, i treni sonnecchiavano ancora, come gli addetti alle pulizie, del resto. Fatta eccezione per la prima classe, i vagoni arrivavano in stazione talmente sporchi che le squadre pagate per lavare i convogli ritenevano non fosse il caso di farsi u cü: «Tanto stasera sarà la medesima rumentä» dicevano a titolo di giustificazione. Si trattava di un pensiero filosofico rispettato con amorevole dedizione da diverse categorie di lavoratori, salvo poi mugugnare senza sosta quando qualcuno accennava alla cassa integrazione. E allora gli slogan «Capitalisti figgi de bagascie!» venivano pronunciati con lo ste

