Suona. Riparto: dentro, la necessità di decontestualizzare la telefonata per tirare fuori il meglio della mia inventiva. “Sì?”. Trattengo il fiato e raschio il fondo del mio cappello a cilindro, sono proprio curioso di vedere cosa diavolo mi invento adesso. Improvviso il mio migliore accento ucraino, l’immagine di un coniglio bianco che penzola dalla mia mano tirato su per le sue lunghe orecchie: “Buongiorno, signor Moschino, ieri è venuto un poliziotto e mi ha fatto tante domande su di lei”. “Che cosa voleva sapere, tu che gli hai detto?” la voce di Claudio Moschino dentro il mio cellulare. “Mi ha chiesto quando lei è partito e quando è tornato”. “Ma tu... non sei Ivan” il tono emana mera malvagità. “Chi sei?”. “Io so chi sei tu, ma non so chi sei adesso. Ti prenderemo, puoi scomme

