21 Milano, monolocale, 2 agosto 2004, ore 8,00 “Buongiorno, capo!”. “Ciao, Enrico”. “Dormivi?”. “Sì, devono essere gli antibiotici”. Rimango disteso nel letto. “Confinato?”. “Sì, scherza, scherza...”. “Andrea sta benone, caspita come gioca! Oggi ha il primo turno del tabellone principale. L’hanno ammessa direttamente, senza passare dalle quoli. Nota il gergo, capo!”. “Bravo, impari in fretta, comunque qualy non quoli e sta per qualificazioni”. “Aaah... ecco! Adesso, ricollego tutto!” Non mi è chiaro se stia scherzando o se dica sul serio. “Se posso darti un consiglio, io che la conosco bene, cerca di essere un tantinello più naturale con lei e se non capisci qualcosa, chiedile pure spiegazioni, non morde”. “Se non è come il padre, consiglio accettato!”. “Dille di chiamarmi pri

