10.

2068 Parole
Il fuoco scoppietta ed ondeggia sotto i nostri occhi stanchi. Le tenebre sono calate ormai da ore e Rebecca riposa dolcemente arrotolata nel suo sacco a pelo. Come al solito Jane ha acceso il fuoco facendo molta attenzione a mascherarlo bene. Ogni tanto il caporale esce all'esterno della vecchia e cadente catapecchia in cui ci siamo rifugiati, per capire se c'è del movimento sospetto. Siamo rimaste tutta la sera a parlare del nostro passato e delle nostre vite prima dell'apocalisse. Sembra che il caporale Jane Thomas sia entrata molto presto nella marina militare degli Stati Uniti d'America, da quel che ho capito a soli diciassette anni. Prima era una semplice ragazza della difficile periferia di Detroit, e ha aggiunto con un sorriso sincero che lo "Zio Sam" l'ha sicuramente salvata dall'abisso. 《Zio Sam avrà pure salvato te dalla vita di strada, Jane, ma non è riuscito a salvare tutti noi dalla guerra nucleare totale.》 dichiaro, esprimendo tutta la mia rabbia e il mio disprezzo per il governo. Il caporale abbassa la testa come risposta e tace. Dopo tutto chi potrebbe darmi torto? Racconto a Jane di come ho conosciuto Adam. Io e mio marito ci conosciamo fin dal liceo. Poi Adam ha espresso il suo desiderio di frequentare l'accademia di West Point per ufficiali. Subito dopo è partito per una missione di sei mesi in Afghanistan. Quanto è stata dura aspettarlo a casa con l'angoscia che potesse non tornare mai più! Quando è ritornato tra le mie braccia gli chiesi di non partire mai più, e lui acconsentì per amore e perché voleva farsi una famiglia. Jane ascolta ogni mia parola con grande interesse, ma io narro la mia storia con angoscia poiché mi ricorda il mondo com'era prima dell'apocalisse. La routine di tutti i giorni: accompagnare Rebecca a scuola, il sorriso dei colleghi di lavoro, Adam che mi bacia prima di partire per la sede dell'NSA nel Maryland e stare via per giorni. Tutto ciò dovrà essere dimenticato per sempre. Il mio pensiero si fissa su Adam e rimango ammutolita. Adam, amore mio, dove sei adesso? 《Ellen... tutto bene? Mi stavi parlando di tuo marito.》 Mi scuoto dal torpore in cui ero caduta. 《Oh! Scusami Jane... faccio ancora fatica ad abituarmi a questa nuova vita.》 《Non ti preoccupare, Ellen. Capisco perfettamente!》 Continuiamo a discutere di Adam e della sua scelta di entrare nell'NSA. Jane mi dice che questa decisione di mio marito ha salvato la mia vita e quella di Rebecca; probabilmente ha ragione. A notte inoltrata Jane mi dice che è ora di riposare. Domani sarà una giornata lunga e pericolosa. Il caporale non sa ancora come aggireremo la città di Belvidere. Si congeda e va a riposarsi dicendomi che forse la notte le porterà consiglio. I sogni s'accavalcano nella mia mente. Non so se sto dormendo profondamente oppure se io sia in stasi in una sorta di dormiveglia, in cui le vicende di questi mesi si ripetono nei miei pensieri come in una sorta di perverso "loop". Una luce sopraggiunge la mattina dalla finestra, che m'illumina in pieno volto. Aprendo gli occhi faccio fatica a mettere a fuoco, ma la prima immagine che si materializza è il volto di mia figlia Rebecca che dorme beatamente. Mi volto e anche Jane sta ancora riposando. Sento un rumore provenire dalla finestra; sembra uno starnuto. Guardo in quella direzione e mi si gela il sangue. Un uomo ci sta osservando dalla finestra. Sembra giovane, almeno non oltre i venti anni, anche se la sua età è mascherata da una folta barba nera non curata, da lunghi capelli spettinati, dalla pelle non curata e probabilmente sporca. Aiutandomi con le braccia da supina scatto in posizione seduta, e vedo che l'uomo si scuote forse per la paura o per la sorpresa. Rimaniamo in questa posizione d'impasse per due secondi, dopo di che scappa via di corsa. 《Ehi! Tu!... Fermati!!》 urlo svegliando Jane e mia figlia. Mi lancio fuori dalla porta mentre con la coda dell'occhio vedo Jane che trasale e si sveglia. Adesso sono uscita dalla casa, e osservo l'uomo che ci spiava correre goffamente giù per il crinale in direzione del bosco. È ormai a quaranta metri di distanza. 《Ehi! Fermati! Torna qui!!》 esclamo, ma senza tentare l'inseguimento. Ad un tratto spunta Jane con il suo fucile in spalla, e mi affianca. Il caporale è pronto a fare fuoco. La osservo mentre prende la mira. 《Jane!... Ma che fai?!... No!!》 esclamo incredula. Non posso permettere che uccida quell'uomo. Senza pensarci due volte colpisco il suo fucile proprio mentre parte il colpo. Il boato del colpo di fucile si ode riecheggiare per tutta la valle. L'uomo continua la sua corsa e scompare nel bosco. 《Ma che cazzo fai!?》 esclama Jane furiosa mentre posa il fucile e si gira a guardarmi. La pelle scura del caporale è diventata viola come una melanzana. Adesso temo davvero che mi prenderà a pugni. 《Ellen... non ti sparo solo perché hai una figlia. Adesso spiegami perché cazzo l'hai fatto!》 esclama Jane mentre si braccia per la rabbia; sbuffa e ha gli occhi lucidi. 《Jane... non possiamo ammazzare un uomo in questa maniera qui! È immorale!》 Jane sbuffa e sorride acida. 《Ellen, quel tizio potrebbe essere dei lupi... non ti è saltato in mente? Adesso starà sicuramente correndo dai suoi compagni per avvisarli della nostra presenza...》 《Jane, questo non puoi saperlo! Potevi uccidere un'innocente... forse voleva solo chiedere aiuto!》 Jane alza gli occhi al cielo e mi guarda incredula e furiosa. 《 Ellen... ma quanto sei ingenua! Cristo! Cerca di svegliarti!》 《Co-cosa!?》 《Per dio... il mondo è un inferno! Non possiamo fidarci di nessuno, Ellen... di nessuno! Dopo quello che è successo a Netcong ancora commetti certe stronzate? Lo sai che potresti aver seriamente messo in pericolo la vita di tua figlia, lasciando scappare quel tizio?》 Sono ammutolita e adesso comincio seriamente a pensare che ho commesso un'altro di quei errori imperdonabili. Abbasso la testa verso il terreno, non trovando il coraggio di fissare ancora Jane negli occhi. Dopo qualche secondo arriva la sua sentenza. 《Adesso non importa più! Dobbiamo allontanarci di qui e in fretta! Tra cinque minuti in marcia, e oggi andatura doppia! Sveglia tua figlia... ci muoviamo!》 Dopo cinque minuti siamo già in marcia. Jane ha deciso d'aggirare la città verso nord, tornando per un po' indietro sui nostri passi e dirigendoci verso la Pennsylvania almeno venti miglia più a nord di Belvidere. L'andatura che ci fa tenere è molto incalzante e faticosa. Rebecca si lamenta, ma non ho il coraggio di obiettare con Jane perché mi sento ancora in colpa. Scendiamo il pendio e ritorniamo per un tratto a camminare sulla strada. Poi dopo circa un miglio rientriamo nel bosco. Tutta la mattinata trascorre in questa maniera, ovvero alternando brevi tratti di strada ad escursioni in mezzo alla campagna e ai boschi. Ci scambiamo poche parole tra di noi. Jane sembra piuttosto nervosa e preoccupata, solo quando si rivolge alla bambina conserva la solita dolcezza nei modi di porsi a cui ero abituata. Il sole è alto nel cielo e siamo praticamente arrivate al mezzo dì. Non ho la più pallida idea di quanta distanza abbiamo percorso ma il passo è stato così veloce ed incalzante che mi fanno male i piedi. Fortunatamente Jane decide di fare una sosta in mezzo ad una radura. 《Ok, ragazze... mangiamo e riposiamoci un po'. Ormai saremo ad almeno sette o otto miglia da Belvidere.》 Facciamo il pranzo sotto un albero. Io e Rebecca gustiamo la solita frutta liofilizzata e Jane i soliti fagioli in scatola. Mentre osservo i nostri pasti mi chiedo quanto tempo potremo andare avanti senza gustare cibo vero e salutare. Rebecca deve fare pipì. 《Va bene, tesoro! Vai pure dietro quella siepe... ma rimani in vista. Non ti allontanare!》 Mia figlia si allontana. Segue qualche secondo d'imbarazzo da parte mia e di Jane, poiché siamo rimaste da sole. Poi lei trasale e sbuffa. 《Ascolta Ellen...》 il suo intervento mi scuote 《forse sono stata troppo dura con te prima.》 《Jane... è tutto ok.》 《No, Ellen ascolta. Non ho il diritto di biasimarti per ciò che hai fatto. Non sei un militare, non hai mai ucciso nessuno. Sei rimasta chiusa per diciotto mesi in un bunker insieme a tua figlia... non posso pretendere che tu cambi così velocemente.》 《Jane... non voglio perdere la mia umanità! Ti prego, lo devo a mia figlia!》 Jane si volta verso di me e mi osserva con gli occhi lucidi. 《Eppure dovrai cambiare! Questo mondo ti cambierà, Ellen! Tu non hai visto quello a cui ho assistito io. Ne ho visti morire a migliaia! E i sopravvissuti all'apocalisse... loro farebbero di tutto per sopravvivere! È da spavento, Ellen... da spavento vero!》 Rebecca ha finito e sta tornando di corsa verso di noi. La discussione tra me e Jane finisce qui. Il caporale distoglie lo sguardo e io sospiro angosciata. Mi chiedo cosa abbia visto questa ragazza per essere così terrorizzata dal mondo che la circonda? Dentro di me so che un giorno purtroppo dovrò rispondere a questa domanda. 《Va bene, ci muoviamo!》 Esclama Jane, così che torniamo subito in marcia. Avanziamo per ore senza sosta e senza guardaci indietro. Jane controlla la cartina ancora una volta, indecisa riguardo quale direzione prendere. 《Dovremo passare per la foresta! È l'unica strada sicura fuori dalle aree urbane...》 dichiara Jane chiudendo la mappa e riponendola in una tasca. 《Vuoi dire che passeremo la notte nella foresta?》 domando preoccupata. 《Purtroppo si, Ellen. Vediamo di trovare un posto sicuro ed asciutto dove accamparci... andiamo, forza!》 Stiamo percorrendo una lunga strada asfaltata, forse una piccola strada ausiliaria di contea. Questo posto ha un aspetto spettrale perché diverse carcasse di auto giacciono arrugginite e a pezzi lungo la strada. Percorriamo questa stretta via con passo veloce, mentre Jane tiene d'occhio costantemente i dintorni anteponendo il suo fucile. Dopo circa mezzo miglio capiamo perché ci sono così tante macchine abbandonate sulla strada. Un camion cisterna, di quelli che probabilmente trasportano disel o un qualche liquido infiammabile, è esploso e si è messo di traverso, bloccando tutto il passaggio. È ancora visibile l'asfalto carbonizzato e semi sciolto, mentre del camion rimane ben poco. Giusto una carcassa carbonizzata ed arrugginita. 《Le operazioni di salvataggio devono essere state davvero un inferno!》 dichiaro cercando d'attirare l'attenzione di Jane. Io e Rebecca ci siamo risparmiate questa parte dell'apocalisse, che invece il caporale ha subito in pieno. Probabilmente è questo il motivo del suo scarso senso di pietà verso il prossimo. 《Si! Qui deve essere successo proprio un gran casino, Ellen! Come del resto in tutto il resto della nazione. Le operazioni di salvataggio si sono trasformate presto in una fuga disorganizzata e selvaggia. Però le auto in strada sono un buon segno dopo tutto...》 《Davvero? Dici?》 domando perplessa. 《Si! Significa che le auto ancora funzionavano. Ciò vuol dire che gli impulsi EMP non hanno fritto i loro circuiti, il che mi fa supporre che non siano esplose bombe nelle vicinanze di questo posto.》 La deduzione di Jane sembra logica e mi solleva davvero il morale. In fin dei conti l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno, oltre i pericoli che già corriamo, è di attraversare una zona altamente radioattiva. 《Va bene...》il caporale prende la parola 《cerchiamo una via alt...》 Jane si blocca, la cosa attrae la mia attenzione, poiché non ne capisco il motivo. 《Jane, tutto bene? Qualcosa non va?》 《Sch!!... Lo senti questo rumore?》 Mi acciglio nello sforzo dell'ascolto. 《No! Non sento nie...》 Dopo qualche secondo diventa chiaro. Rumore di motori! Il suono diventa sempre più forte e viene nella nostra direzioni. Io e Jane ci siamo già voltate indietro nel tentativo di cogliere dei veicoli in avvicinamento, così li vediamo. Alcuni furgoni stanno sfrecciando nella nostra direzione a tutta velocità, facendo la gincana tra i veicoli abbandonati sulla strada. Adesso sono ad un centinaio di metri da noi e si avvicinano velocemente. 《Ellen! Sono i lupi! Non so come ma ci hanno trovato! Scappa Ellen... presto!》
Lettura gratuita per i nuovi utenti
Scansiona per scaricare l'app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Scrittore
  • chap_listIndice
  • likeAGGIUNGI