11.

3001 Parole
I pick-up si avvicinano velocemente. Afferro Rebecca per un braccio e la trascino verso il bordo della strada. Ci troviamo in un posto circondato da foreste poiché il parco statale è molto vicino. Sentiamo già il rumore delle frenate dei mezzi e delle portiere che si aprono e sbattono, mentre ci lasciamo la strada dietro di noi. Jane ci precede di un passo e ci indica la via. 《Presto! Muoviamoci! Stanno arrivando!》 Stiamo correndo più velocemente possibile attraversando il fitto sottobosco. L'oscurità della notte sta già piombando su di noi e questa volta non so veramente come potremmo toglierci da questo pasticcio. Dopo alcune centinaia di metri in cui stiamo correndo all'impazzata e con Rebecca che piange e geme sommessamente, comincio ad avere il fiatone. Jane s'accorge del mio rallentare ed annaspare, così decide d'incalzarmi. 《Cristo, Ellen! Datti una mossa o non ce la faremo!》 Troppo tardi! Sentiamo già le urla dei nostri inseguitori dietro di noi. Sono troppo veloci e presto ci saranno addosso. Tutto d'un tratto spuntano un paio di uomini proprio davanti alla nostra faccia. Ci puntano le automatiche addosso con fare minaccioso. Rimango paralizzata, con l'unica energia in corpo rimasta per fermare la corsa di Rebecca con una mano. Jane alza il fucile in aria e lo lascia cadere a terra senza opporre resistenza. I due uomini sono vestiti da cacciatori con tute mimetiche verdi, scarponi da trekking e berretti. Tutti e due portano una folta barba non curata, ma a differenza degli uomini che abbiamo incontrato da quando siamo uscite dal bunker, sembrano ben nutriti e piuttosto puliti. 《Coraggio! Contro quell'albero... muovetevi!》 intima uno di loro facendoci  cenno con il suo fucile automatico di muoversi. Con le mani dietro la testa ci mettiamo in fila sotto un grande cipresso. Non ho davvero la più pallida idea di cosa ci succederà adesso. Forse questi uomini saranno così spietati da fucilarci immediatamente, ma dentro di me balena l'idea che sarebbe meglio così piuttosto che la fine terribile che abbiamo evitato per un soffio alla vecchia stazione abbandonata dei treni. Tutto d'un tratto però spunta dal sottobosco un altro gruppo di persone. Sono cinque uomini più o meno con le fattezze e l'abbigliamento dei due che ci tengono ostaggio. Strabuzzo gli occhi quando mi accorgo che dietro di loro c'è anche una bella ragazza asiatica. La donna veste un elegante vestitino blu scollato, un collarino nero molto appariscente, pantaloni neri e stivaletti dello stesso colore. I capelli neri sono ben intrecciati e pettinati. Il viso è armonioso e delicato. Sono profondamente stupita d'incontrare una ragazza in una così bella condizione in mezzo a tutto questo inferno. Jane però ha un sussulto di terrore e con voce tremante dichiara. 《La regina di picche!... È lei!》 Un brivido di terrore mi attraversa il corpo. Questa è una delle mogli di quel tizio di cui abbiamo discusso, il capo dei lupi ovvero il famoso re di cuori. La ragazza si piazza proprio di fronte a noi e con il suo sguardo serio e minaccioso ci osserva una ad una. Quando arriva su di me dichiara con la sua voce musicale e deliziosa. 《Ebbene eccovi qui! Vi stiamo inseguendo da tutta la giornata. Ci avete dato molto da fare. Adesso sapete che non si può sfuggire alle grinfie dei lupi!》 Questa ragazza nasconde dietro il suo aspetto delicato e la sua voce gentile una terribile malignità. Temo che se gli darò una risposta sbagliata mi ucciderà senza battere ciglio. Dopo aver incrociato il suo sguardo con il mio passa a Jane, alla quale domanda. 《E tu marinaio da dove vieni? Non lo sapevi che gli Stati Uniti non esistono più?》 Jane si mette con orgoglio sull'attenti e dichiara con fermezza, tenendo ben alto il suo mento e lo sguardo fisso nel vuoto. 《Caporale Jane Thomas, marina degli Stati Uniti d'America, in servizio presso la nostra gloriosa flotta a Norfolk, Virginia...》 La regina di picche scoppia in una risata acida. 《Ah!... Marina degli Stati Uniti... Norfolk... Non esiste più niente! Tutto è distrutto, tutto è solamente cenere! Noi siamo il nuovo ordine, la nuova verità!》 《Signora...》 ribatte Jane con tono fermo ed impassibile. Temo che il caporale possa dire qualcosa che la metterà nei guai. Grazie a mio marito so bene che la politica del governo e delle forze armate è quella di non trattare mai con i terroristi, e questi tizi non sono nient'altro che questo fino a prova contraria. 《Fino a quando anche solo un marine avrà un cuore pulsante dentro il petto la nostra marina sopravviverà come gli Stati Uniti. Semper fidelis, signora!》 Il gruppo scoppia in una fragorosa risata, alla quale si unisce anche la regina di picche. 《Questo lo vedremo!》 ribatte lei piuttosto divertita. Gli uomini ci liberano del nostro equipaggiamento e ci perquisiscono. Gettano tutto a terra e si assicurano che teniamo le nostre mani dietro la testa. 《Torniamo ai pick-up e riportiamo queste persone con noi alla base. Domani il Re di Cuori le esaminerà di persona!》 dichiara la ragazza asiatica lanciandomi uno sguardo malefico. Io deglutisco la saliva a fatica, senza nascondere il terrore che questa affermazione ha provocato dentro me stessa. Anche Jane sembra sconvolta, e il suo volto si tinge di toni cupi e grigi. La rivelazione che il capo dei lupi s'interesserà direttamente di noi, sicuramente non gli ha messo il buon umore. Camminiamo in fila indiana come se fossimo in un plotone d'esecuzione. Jane cammina in testa, con me e Rebecca subito dietro. 《Coraggio ragazzi! Questa sera ci sarà da divertirsi!》 dichiara uno dei nostri aguzzini, che è alto, con la barba, e i capelli biondi molto lunghi. 《Non provare ad avvicinarti, maledetto!》 esclamo, digrignando i denti presa da una reminiscenza del terribile incontro al deposito dei treni. Non m'importa nulla della mia vita. Se vedessi ancora una volta la mia bambina nelle grinfie di qualche pervertito non esiterei a scannarlo vivo. 《Ah,Ah... calma donna! A cuccia!》 dichiara lui divertito mentre gli altri ridono allegramente. Improvvisamente Jane approfitta della situazione e della distrazione degli uomini. Non ci hanno legato le mani e questo è stato un grave errore da parte loro. Jane estrae un pugnale nascosto nello scarpone e si lancia su un uomo al suo fianco. Con un gesto rapidissimo lo sgozza come un vitello. Vedo la lama impugnata con forza dal caporale che apre un profondo squarcio nel collo del malcapitato. Jane non perde tempo ed efferra il fucile automatico dell'uomo che ha appena ucciso. Facendosi scudo con il suo corpo comincia a sparare tutto intorno contro i nostri aggressori. La prima cosa che mi viene in mente è quella di afferrare Rebecca e gettarmi con lei a terra. Mentre ci rotoliamo sul fogliame sotto di noi, riesco a vedere solo che Jane riesce a colpire alcuni uomini con dei proiettili. Nei loro petti si aprono dei fori da cui zampillano schizzi di sangue. Li vedo cadere a terra e rotolare, dopo essere stati colpiti. Alcuni colpi sparati dai nostri assalitori raggiungono l'uomo con cui si sta facendo scudo Jane proprio davanti al suo corpo. La tecnica di difesa funziona perfettamente poiché la ragazza è ancora in piedi. Intanto la regina di picche ha tirato fuori la sua arma, che è una piccola balestra nera ed è andata a nascondersi dietro un albero. Gli assalitori si sono sparpagliati anche loro e stanno indietreggiando cercando riparo. 《Ellen, Rebecca, scappate!》 urla Jane mentre si libera del cadavere che le faceva scudo e si lancia dietro un albero. Una scarica d'adrenalina mi assale. Sollevo Rebecca da terra e la trascino via cercando di allontanarmi dai nostri assalitori. Alle mie spalle odo il rumore di spari. Probabilmente Jane e i lupi si stanno scambiando dei colpi di automatiche, oppure stanno sparando su di noi. Quando siamo ormai arrivate ad una trentina di metri di distanza, sento in lontananza un suono sordo, come se una corda molto tesa si rompesse improvvisamente. Immediatamente dopo sento un dolore lancinante provenire dal mio  fianco sinistro. Continuo a correre trascinando Rebecca per un'altra trentina di metri prima di accorgermi che sto sanguinando. Abbasso lo sguardo per osservare per la prima volta il punto del mio corpo in cui ho sentito quella orribile fitta e mi accorgo con orrore che una piccola freccia nera mi ha colpito. Il dardo maledetto mi ha trapassato il corpo da parte a parte. La piccola punta metallica del diametro di un pollice è uscita proprio nei pressi del mio fianco sinistro, molto di lato rispetto all'ombelico. La prima cosa che mi viene in mente è quella di cercare di estrarre la freccia, ma quando vado a muoverla con la mano, il dolore diventa terribile ed insopportabile. 《Ah!! Mio dio!》 esclamo in preda a dolore e disperazione. 《Mamma! Cosa hai?!》 domanda la piccola Rebecca impaurita. Le lacrime sgorgano dai miei occhi copiose e non riesco a fornire spiegazioni. Tutto d'un tratto sento delle mani dietro la mia schiena. Mi volto di scatto terrorizzata poiché la prima cosa che mi viene in mente è che gli uomini dei lupi mi hanno raggiunto e braccato. Fortunatamente è Jane che è riuscita a scappare e ci ha raggiunto. 《Ellen, ho beccato quella troia della regina di picche! Sono sicura di averla colpita, infatti i lupi si sono subito ritirati. Questo ci darà un grande vantaggio... scappiamo!》 dichiara il caporale piuttosto galvanizzata per la riuscita della nostra rocambolesca fuga. La sua gioia dura solo un instante poiché s'accorge subito che qualcosa non va. Il suo volto diventa torvo e scuro. 《Ellen, che succede? Va tutto bene?》 Non oso aprire bocca a causa del terrore della morte che si sta impadronendo di me. Solamente abbasso lo sguardo indicandole in questo modo dove guardare. Il volto di Jane si deforma in un'espressione di stupore e terrore. 《Mio dio! Ti hanno ferita!》 《Mamma!!》 esclama Rebecca, rendendosi conto per la prima volta della gravità della situazione. Devo reagire per tranquillizzare mia figlia, così dichiaro. 《Amore mio... va tutto bene! La mamma sta bene!》 Jane si strappa un pezzo di divisa e mi fascia la ferita proprio intorno alla freccia. Tira il pezzo di stoffa con molta forza facendomi piuttosto male. Gemo di dolore, mentre osservo il caporale che con molta abilità cerca di tamponare l'emorragia. 《Questo fermerà il sangue per un po' ma non potrai andare avanti per molto così, Ellen!》 dichiara Jane con un sospiro di disperazione. 《Dobbiamo cercare aiuto, Ellen! Qualcuno che possa curarti... un ospedale.》 《Ah! Stai scherzando... vero Jane?》 sorrido sarcastica e questo mi provoca una fitta di dolore. So perfettamente che questa affermazione costituisce una condanna a morte. Dopo l'apocalisse tutti gli apparecchi elettronici si sono fritti e non sappiamo neanche se ci siano dei medici ancora vivi, figuriamoci ospedali. 《Non abbiamo scelta, Ellen! Adesso allontaniamoci più che possiamo da questo luogo! Ho colpito la regina di picche e questo li ha fermati per un po', ma presto ritorneranno alla carica. Più avanti controllerò la mappa e vedrò di trovare qualche struttura sanitaria. Vieni Ellen. Ti aiuto a camminare!》 Jane mi afferra da un lato e mi aiuta a camminare sorreggendomi. Per quanto ogni passo sia un dolore lancinante ancora riesco a camminare abbastanza agevolmente. Avanziamo attraverso il bosco che ci circonda in tutte le direzioni. Dopo circa un miglio ci fermiamo un attimo a riposare. Mi sento già esausta, la mia maglia e il giubbino è intriso del mio sangue, e il dolore sul mio fianco sta aumentando a dismisura. 《Jane, comincio a sentirmi male. Il dolore sta aumentando e non credo di essere così lucida.》 dichiaro con un nodo in gola. 《Mamma... ho paura!》 Dal viso di Rebecca sgorgano copiose le lacrime ma io riesco a risponderle solo con un sorriso. Sento che le forze mi stanno abbandonando e la disperazione mi assale. Mi avvicino all'orecchio di Jane e sommessamente le sussurro. 《Jane, prenditi cura di Rebecca. Promettimelo...》 Vedo Jane scuotersi dalla testa ai piedi come se una scarica elettrica le avesse attraversato tutto il corpo a causa di questa mia affermazione. Con la voce che è quasi solo un bisbiglio prova a rispondermi. 《Ti prenderai cura tu di tua figlia. Ce la farai... devi farcela!》 Gli sorrido ma in realtà trattengo le lacrime a fatica. Vorrei scoppiare a piangere ma devo essere forte per mia figlia. Jane mi aiuta ad alzarmi e riprendiamo la nostra marcia. I miei passi si fanno più pesanti, e la vista comincia ad appannarsi. L'oscurità sta scendendo su di noi e presto inghiottirà tutto, compresa la mia vita. 《Tieni duro, Ellen! Tra cinque miglia c'è una struttura sanitaria. Proveremo a cercare aiuto li! Se non c'è nessuno ti curerò io!》 Parole disperate. Jane è la migliore amica che potessi trovare in questo inferno. È stato un piacere conoscerla. Le forze mi stanno abbandonando sempre di più. Ad un certo punto le mie gambe cedono sotto il mio peso. 《Mamma!!》 Rebecca. 《Ellen... forza! Devi farcela!》 Jane. Il caporale mi solleva e io mi alzo in piedi con estrema fatica. Adesso la ragazza sorregge quasi completamente il mio peso e questo ha rallentato molto la nostra andatura; procediamo a passo di tartaruga. Dopo qualche decina di metri la foresta comincia a diradarsi e si apre una grande radura tra gli alberi. Jane nota qualcosa. 《Guarda, Ellen! C'è una telecamera su quel ramo!》 Jane mi indica con il dito il ramo di un albero proprio al margine della radura. Alzo lo sguardo e riesco a mettere a fuoco quel piccolo oggetto nero agganciato al ramo e ben mimetizzata con l'ambiente circostante La piccola telecamera ci sta seguendo; la vedo muoversi. Sia io che Jane siamo allibite nel constatare che uno strumento tecnologico funziona ancora. 《L'ho vista Jane! Ma come è possibile?》 《Non lo so... ma significa che qualcuno ci sta osservando. Andiamo avanti Ellen. Forse troveremo qualcuno che potrà darci una mano.》 《Oppure cadremo in trappola come dei topi!》 dichiaro sarcastica. Jane non trova il coraggio di rispondere, così avanziamo; non abbiamo scelta. La radura è ampia almeno mezzo miglio e si estende proprio di fronte a noi. Gli alberi sono pochi e sparsi, addensati in piccoli gruppi. Dopo altri duecento metri Jane si accorge che a terra ci sono delle trappole. Alcuni corde sono tese ed agganciate ad alcuni rametti. Il tutto è mascherato con molta maestria e ben integrato nella vegetazione. Rebecca stava per inciampare su una di queste corde ma il caporale l'ha bloccata in tempo ad un passo dal disastro. 《Qualcuno ha disposto delle trappole! Sono artigianali ma piazzate con molta maestria...》 dichiara Jane facendoci scavalcare con attenzione le corde e scrutando con attenzione l'ambiente circostante in cerca di altri pericoli. 《Jane... guarda!》 dichiaro puntando il mio dito verso un punto lontano della pianura. Da dietro alcuni alberi è spuntata una grande villa. È bianca con i tetti di un rosso acceso e sembra avere uno stile vagamente vittoriano. 《È distante circa quattrocento metri!》 dichiara Jane 《Forse è abitata, e i suoi inquilini hanno piazzato la telecamera sull'albero e queste trappole.》 《Andiamo a scoprirlo, Jane! Sento che non ce la faccio più... le forze mi stanno abbandonando e sto per svenire.》 《Mamma... no! Ti prego... resisti!》 Rebecca piange e si dispera. Io le accarezzo i capelli con la poca lucidità che mi è rimasta. Sento le forze abbandonarmi e la mia vista si annebbia sempre di più. Non riesco più a mettere a fuoco gli oggetti e la villa che ho visto dieci secondi prima, adesso pare un oggetto vago ed indistinto. Jane mi afferra sotto la spalla e con grande forza mi trascina in avanti. Da questo momento per me il tempo si ferma. Non capisco più quanti passi ho percorso, né quanto tempo sia passato. Sento il mio respiro diventare affannoso. Mi sforzo di non svenire e di non cedere sotto il mio peso. Sollevo ancora la testa e cerco di capire a quale distanza siamo dalla villa. Tutto è confuso ma mi sembra di vederla davanti a noi ad un centinaio di metri. Adesso stiamo attraversando degli orti ed alcune aiuole ben curate, sintomo che questo luogo è abitato. Forse in quella casa c'è qualcuno. Forse ho una speranza di salvarmi. La villa mi sembra distante cinquanta metri, ma ad un tratto una fortissima fitta di dolore mi assale. Cedo di nuovo sulle gambe ed emetto un gemito di dolore. 《Ellen! Resisti!... Ci siamo quasi!》 Sento le parole di Jane come se avessi infilato la testa dentro un tubo. Ormai il caporale regge completamente il mio peso e mi sta trascinando come un sacco di patate. Alzo ancora la testa e riesco a scorgere il grande portone marrone dell'abitazione. Improvvisamente quell'uscio si apre e una figura alta ne sbuca. Non capisco se si tratta di un uomo, e neanche se ciò che vedo è una persona o se sono vittima di un'allucinazione. I contorni del mio campo visivo diventano neri e una nebbia cala sulla mia vista. Sento il mio respiro sempre più affannato e nelle mie orecchie odo il mio cuore battere all'impazzata. La testa mi cade, non riesco più a sorreggerla. Forse sto per lasciare questo mondo una volta per tutte. Probabilmente questa è una benedizione. Non dovrò più preoccuparmi di questo mondo fatto di crudeltà e ferocia. Il mio ultimo pensiero va a mio marito Adam, che spero di raggiungere presto in paradiso e alla mia piccola Rebecca che dovrà sopravvivere senza di me. Improvvisamente tutto è buio. Non sento più il dolore. Me ne sto andando. Addio amore mio... Addio figlia mia...
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