Cerco di aprire gli occhi ma una luce bianca intensissima mi investe.
Sto disperatamente cercando di spalancare le palpebre ma questa luce innaturale mi arreca molto dolore.
Dolore...
Da quando ho perso conoscenza nei pressi dell'ingresso alla villa, mentre Jane mi sorreggeva, non ricordo più niente, ma questo dolore che sento, agli occhi che mi bruciano terribilmente e in tutto il corpo, mi permette subito di capire che non sono morta.
Sono viva grazie a dio.
Adesso devo assolutamente alzarmi e cercare di capire cosa è successo.
Coraggio Ellen; apri gli occhi!
A fatica apro le mie palpebre secche e comincio a guardarmi attorno girando anche la testa.
Sono su un lettino bianco e con le sponde di metallo, come quelli che si trovano comunemente nei pronto soccorso.
Sono in una piccola stanza ma noto immediatamente che ci sono diverse attrezzature attorno a me.
Vedo un defibrillatore su un tavolino, alcune garze e prodotti di primo soccorso.
Il braccio sinistro mi duole e quando vado a controllare noto che ho una flebo attaccata.
Decido di tentare di mettermi seduta; ci riesco ma una fitta di dolore mi trafigge il fianco.
Quando vado a controllare il punto dove mi hanno ferita, palpeggiandolo con le mani, sento che la freccia è stata estratta e che mi è stata applicata una fasciatura molto stretta.
Qualcuno mi ha curato salvandomi in questo modo la vita.
Mentre rifletto su quale miracolo sia effettivamente avvenuto, lancio uno sguardo al perimetro di questa infermeria improvvisata.
Ci sono delle librerie con alcuni volumi di medicina e diversi mobili in legno piuttosto antichi.
Sembra come se qualcuno avesse voluto allestire un'infermeria improvvisata tra mobili in stile classico.
Mi metto seduta sul lettino dell'infermeria.
Ho addosso solo un pantalone di un pigiama e una canottiera.
Per mia fortuna noto che su una sedia è stato preparato dell'abbigliamento per me: un maglione, un paio di ciabatte.
Voglio vederci chiaro in tutta questa storia!
Devo trovare Rebecca e inoltre sono anche affamata.
Per prima cosa però devo togliere questa flebo.
Tolgo i cerotti che tengono fermo l'ago e lentamente lo sfilo dalla mia vena.
Gemo di dolore ed afferro una garza con cui premo sul buco per fermare il sangue.
Attendo così per cinque minuti, dopodiché mi infilo maglione e ciabatte per avviarmi successivamente verso la porta.
Mi accorgo subito di essere molto debole e che la mia ferita è tutt'altro che guarita, poiché mentre cammino le fitte di dolore si fanno più intense.
Apro la porta.
Sono in un lungo corridoio e mi rendo subito conto che la mia prima impressione era quella giusta; mi trovo in una villa vittoriana con molto arredamento classico ed antiquariato.
Il corridoio ha il pavimento in legno rosso di ciliegio, al muro giallo sono appesi dei quadri dipinti ad olio.
Ci sono porcellane su alcuni mobili e mentre percorro questo corridoio lungo almeno trenta metri e largo più di cinque, incontro anche un paio di statue e un'armatura medioevale piuttosto inquietante.
Finalmente raggiungo una rampa di scale.
Mentre scendo i gradini che prendono una curva e che mi portano al piano di sotto, mi rendo conto che davanti a me si staglia l'ingresso della casa.
Adesso sono al pian terreno, in un salone di almeno venti metri di diametro, quando d'un tratto odo la voce di una bambina.
È la mia Rebecca!
Mi volto e trovo su un grande tappeto persiano, nel bel mezzo della sala e dei grandi divani in pelle, mia figlia che gioca con alcuni giocattoli.
Rebecca sta facendo volare dei modelli di aeroplani; li fa avvitare su se stessi mentre con la bocca fa il loro verso.
Dietro di lei si trova un magnifico camino e un paio di altre armature ornamentali.
Il mio cuore si riempie di gioia ed esclamo.
《Rebecca!... Tesoro!!》
《Mamma!!》 grida mia figlia quando mi scorge.
La mia bambina scatta in piedi e corre verso di me, abbracciandomi con forza.
Le bacio i capelli e la fronte.
《Mamma... stai bene?》
《Si, Rebecca... sto bene! Qualcuno ha curato la mia ferita e ha fatto anche un ottimo lavoro...》
《È stato lo zio Alfred!》
《Chi!?...》 esclamo incredula. E chi è lo zio Alfred?
In ogni modo adesso non è importante, voglio trovare Jane e capire come stanno realmente le cose.
Dopo di ciò dovrò anche mettere qualcosa sotto i denti o cadrò a terra sfinita.
《Rebecca... dov'è Jane?》
《Jane uscita con lo zio Alfred questa mattina un'altra volta, mamma.
Dovrebbero tornare a momenti, è quasi ora di pranzo.》
《Quasi ora di pranzo?》 dichiaro stupefatta "Devo aver dormito per ore!"
《Veramente mamma... hai dormito tre giorni di fila.》
《Tre giorni di fila!》 sono incredula.
《Si! Ero tanto preoccupata per te, mamma.
Zio Alfred e Jane, mi ripetevano continuamente che saresti guarita presto e che tutto sarebbe stato ok, ma io ho avuto tanta paura di perderti!》
Abbraccio forte mia figlia e gli bacio di nuovo la fronte.
《Rebecca, la mamma è di nuovo qui con te! Andrà tutto bene, te lo prometto!》 sorrido a mia figlia.
Sono così felice di vedere nuovamente il suo bel viso.
Adesso però non sto più nella pelle; voglio conoscere questo famoso zio Alfred.
Proprio in quel momento la porta si apre e Jane fa il suo ingresso.
《Ellen... sei di nuovo in piedi! Che bello vederti di nuovo!》
《Jane, mia cara... ci vuole ben più di questo per mettermi ko!》 dichiaro spavalda, anche se so perfettamente che se non fosse per lei sarei stata spacciata.
Abbraccio il caporale con molto affetto.
Mentre succede tutto questo dietro le spalle di Jane vedo spuntare un uomo dalla porta aperta.
La sua struttura è imponente. Sarà alto poco meno di due metri ed è una montagna di muscoli.
Sgrano gli occhi quando lo vedo e poiché avanza minacciosamente verso di noi mi stacco da Jane preoccupata.
Questa persona è vestita in tenuta da caccia con pantaloni verdi con molte tasche e un giubbottino marrone.
Lo squadro di sbieco ed inarco le ciglia dubbiosa.
Fortunatamente sul suo volto arcigno e squadrato, con lineamenti duri e mento molto pronunciato, si apre un sorriso molto dolce e divertente che mi tranquillizza.
Jane nota subito l'arrivo dell'uomo e dichiara.
《Emh... Ellen, questo è Alfred Miller. È lui che ti ha medicato la ferita, e che ci ha gentilmente accolto in questa casa.》
L'uomo è arrivato proprio di fronte a me e adesso lo vedo in tutta la sua imponenza.
Sono costretta a torcere il collo per riuscire a fissarlo nei suoi grandi occhi neri.
In questo momento vedo bene i suoi bicipiti che sono grossi e gonfi come quelli di un culturista; saranno spessi almeno come una mia coscia.
Eppure, nonostante la mole, ha stampato in faccia un sorriso piuttosto ebete che gli reca un aspetto bonario.
《Ciao Ellen! Chiamami semplicemente Alfred...》 dichiara l'uomo con voce profonda e rauca.
Mi tende la mano cercando la mia stretta.
Io sorrido e gli do la mano.
《Ti ringrazio infinitamente, Alfred. Non ho parole per descrivere quanto ti sono grata.
Grazie a te mia figlia ha ancora una madre...》
Mi interrompo poiché sto per scoppiare in lacrime.
Alfred allunga le mani sulle mie spalle per darmi conforto.
《Ehi, ehi! Non fare così Ellen! È tutto a posto! Era mio dovere.》
Cerco di ricompormi e cambio discorso.
《Jane, aggiornami per quello che riguarda i... il nostro problema! Siamo al sicuro?》
《Si! Siamo al sicuro! Siamo quasi sicuri che i lupi abbiano perso le nostre tracce.》
Spalanco gli occhi. Non volevo dichiarare di fronte ad Alfred, che ci sono delle persone che ci danno la caccia.
Evidentemente Jane ha già spifferato tutto.
《Io e Alfred eravamo proprio adesso a fare un giro nei dintorni per controllare la situazione.
Questi giorni abbiamo dovuto cancellare minuziosamente tutte le nostre tracce.
Siamo tornati indietro per miglia lungo in cammino che ci ha condotto fin qui...
Sembra proprio che siamo riusciti ad ingannarli!》
Annuisco e tiro un sospiro di sollievo.
Alfred prende la parola.
《Ho già avuto a che fare con queste persone. Un gruppo di loro si era già fatto vedere da queste parti qualche settimana fa, facendo scattare i miei sistemi d'allarme.
Ho capito in pochissimo tempo che non erano brave persone e ho dovuto, diciamo così... sistemarli!》
《Certo Alfred che hai allestito una bella difesa a casa tua! Ti sei sistemato proprio bene...》 dichiaro lanciando un'occhiata in giro.
Alfred però m'interrompe.
《Non è casa mia, Ellen. Scusami, ma ci tengo a precisarlo.
Questa era la tenuta dei coniugi Regan; una anziana coppia di più di ottanta anni.
Robert Regan e sua moglie Charlotte vivevano qui.
Io sono solo... ero solo il loro maggiordomo.》
Mi lascio scappare una risata. Questa montagna di muscoli faceva da maggiordomo ad una coppia di ultraottantenni.
È una idea così paradossale che non trattengo una risatina.
Alfred però non sembra indispettirsi, anzi ride anche lui.
《Si... Si! Lo so che non sembro il classico maggiordomo, ma sono stato per anni in attività con i berretti verdi.
Poi cinque anni fa ho deciso che era il momento di passare ad altro.
Quando i coniugi mi hanno fatto la proposta di lavorare nella loro tenuta ho accettato.
Non volevano un maggiordomo tradizionale e il signor Robert aveva molte limitazioni fisiche...》
《Così hanno capito che potevano sfruttare i tuoi muscoli!》 interrompe Jane mentre con la mano va a palpare l'enorme bicipite di Alfred.
L'uomo arrossisce un po' e ridendo imbarazzato dichiara.
《Si... diciamo che volevano un maggiordomo alquanto inusuale!》
《Alfred, voglio ancora ringraziarti per il tuo aiuto e la tua bontà...》dichiaro con solennità e Alfred risponde con un cenno della testa 《Perdona la mia curiosità ma... dove sono i proprietari? Vivono ancora qui con te in questa tenuta?》
Il volto di Alfred perde il suo grande e dolce sorriso e si fa cupo.
Qualcosa mi dice che la risposta non sarà delle più allegre.
《Purtroppo Ellen sono morti.
Prima dell'arrivo delle bombe ci siamo rintanati in un rifugio anti atomico costruito sotto questa casa.
Il bunker era attrezzato per far sopravvivere tre persone per un massimo di tre mesi.
Quando le batterie sono terminate, l'acqua è diventata putrida e i filtri dell'aria si sono otturati siamo dovuti uscire...》
Alfred sospira solennemente e ha un tumulto.
Sembra quasi come se volesse scoppiare in lacrime.
Ammetto che la visione di una montagna di muscoli come lui, che si emoziona mi lascia stupita.
Dopo questo momento di pausa, Alfred continua.
《Quando siamo usciti dal rifugio abbiamo trovato alcuni uomini che ci aspettavano.
Ci hanno teso un imboscata e mi hanno colto di sorpresa.
Sono riuscito a salvarmi ma Robert e Charlotte non ce l'hanno fatta.
Purtroppo non sono riuscito a salvarli.》
Alfred abbassa la testa sconsolato e Jane allunga una mano per accarezzarlo e cercare di consolarlo ancora.
Sono molto triste per quest'uomo e per tutto ciò che ha passato, ma in fin dei conti abbiamo tutti attraversato l'inferno e vissuto cose che non avremmo mai dovuto vivere; compresa la mia piccola Rebecca.
《La tua storia mi rattrista molto, Alfred.
Anche io e Rebecca non vediamo più Adam, mio marito, da più di diciotto mesi.
Ormai mi sto convincendo sempre di più che la mia mia bambina dovrà crescere senza un padre...》
Abbasso lo sguardo verso il pavimento poiché mi sento triste ed afflitta.
Quando la rialzo Alfred prende nuovamente la parola.
《Ellen, potete rimanere qui, nella tenuta dei Regan, per tutto il tempo che vorrete... siete le benvenute!》
《Grazie Alfred. Non saprò mai come sdebitarmi!》
《Non ce n'è bisogno, Ellen! La dolcezza di tua figlia Rebecca ripaga già tutto!
A proposito... Ho promesso a tua figlia che gli avrei regalato un trenino elettrico.》
《Hai ancora l'elettricità qui dentro?!》 esclamo stupita.
《Si! I generatori disel si sono salvati poiché erano ben schermati.
Ho rifatto tutti gli impianti elettrici della tenuta con il tempo.》
Annuisco e sorrido ad Alfred.
Lui ricambia.
《Abbiamo proprio trovato l'uomo giusto!》 dichiara Jane 《Come siamo fortunate!》
Il caporale lancia uno sguardo ad Alfred, osservandolo dalla testa ai piedi.
La ragazza si sta mordendo il labbro e l'osserva lussuriosa, ma l'uomo forse imbarazzato non ricambia.
Io gli lancio un'occhiata come se volessi rimproverarla con lo sguardo.
Alfred dichiara.
《Ok, ragazze... vado da Rebecca a dargli il suo trenino.
Dopo mangeremo qualcosa.
Sicuramente Ellen sarai affamata...》
《Oh! Sto morendo di fame!》 esclamo annuendo molte volte con un certo imbarazzo.
《Si, Alfred! Anche io ho una fame che addenterei davvero qualsiasi cosa!》 esclama Jane mentre torna a fissare sotto la cintura dell'uomo facendomi capire ancora una volta che la sua affermazione non si riferisce al cibo.
Alfred sorride e si allontana.
《Con permesso...》
Rebecca lo vede quando arriva a qualche passo da lui ed esclama esterrefatta.
《Zio Alfred!... Sei tornato!》
Mia figlia l'abbraccia e lui la solleva come fosse un fuscello.
Mentre la tiene in braccio sorridente continua a parlagli.
《Ehi! Vuoi che ti mostro il tuo nuovo trenino, piccolina!》
《Si! Zio Alfred, ti prego!》
Alfred ride divertito.
Mi sento incredibilmente tranquilla con quest'uomo vicino.
Dalla storia che mi ha raccontato capisco che deve aver sofferto molto, eppure in lui c'è grande serenità e grande armonia.
Sembra come se abbia trovato la pace.
Mi rivolgo a Jane.
《Jane, mi sembra un bravo uomo. Sento che possiamo fidarci di lui.
Sono contenta di aver trovato due persone come voi... non pensavo ci fosse rimasta tutta questa umanità in giro!》
《Grazie a te e a tua figlia, Ellen. Siete la miglior compagnia che potessi trovare in questo inferno!》 Jane mi sorride con dolcezza.
Torniamo ad osservare Alfred, il quale sta giocando con Rebecca.
Adesso l'ha messa sulle spalle e la sta portando via.
《C'è grande pace dentro di lui.
È un uomo dotato di una grande tranquillità, Jane.》 mi volto verso il caporale che mi annuisce aggrottando le labbra.
《Si, Ellen... sono convinta che ci siano altre cose davvero molto grandi in lui!》
Spalanco gli occhi all'udire di questa battuta sconcia.
《Jane! Ma che dici!? Ma... smettila!》
Il caporale se la sta ridendo di gusto, quasi fino a farsi venire le lacrime.
Io rimango con il volto sconvolto per qualche secondo, ma poi cedo anche io e scoppio a ridere come una cretina.
《Dai... andiamo in cucina a mettere qualcosa sotto i denti! Ti va?》 Jane.
《Oh! Non vedo l'ora, Jane!》
Ci allontaniamo dalla sala tra le risate.