I giorni successivi trascorrono velocemente.
Siamo ospiti nella tenuta di Alfred, oppure la villa dei Regan come lui ci tiene bene a specificare.
Alfred è un bravo uomo e si comporta con grande dolcezza quando ha a che fare con Rebecca.
Mia figlia l'ha preso in grande simpatia e ha apprezzato i molti regali che gli ha fatto.
Ci sono molti giochi in questo posto.
Una volta ho provato a chiedere ad Alfred quale ne fosse la provenienza e se ci fossero stati dei nipotini in giro per casa, ma lui ha cambiato discorso subito.
Deve essere un'altro tasto dolente della sua esistenza.
Jane si è avvicinata molto a lui, in questi giorni in cui mi sto rilassando per la prima volta e aspetto che la mia ferita sia completamente guarita.
Il caporale continua a provocarlo con battute ammiccanti ed allungando spesso le mani per accarezzarlo.
Lui risponde sempre rimanendo sulle sue e com grande imbarazzo.
A volte mi chiedo cosa nasconda veramente quest'uomo che sembra porti dentro se stesso un grande dolore, ma che appare abbia trovato grande armonia e pace interiore.
Alfred trascorre quasi tutte le sue giornate nella stessa maniera, facendo esercizi alla mattina quando si svaglia, curando la casa, tagliando la legna e facendo lunghe passeggiate di pattugliamento.
Sono passati dieci giorni dal nostro arrivo alla tenuta e il tempo sembra essersi fermato.
Mi sono alzata presto questa mattina, lasciando Rebecca a dormicchiare beatamente.
Questa tenuta è immensa e le stanze degli ospiti e di servizio non si contano.
Io e mia figlia ci siamo sistemate in quella che sembra una camera allestita per ospitare bambini.
La mobilia è dipinta di allegri toni di verde e blu.
I giochi in giro per la stanza sono una moltitudine, poiché Rebecca l'ha riempita di tutti i regali di Alfred.
Dalla nostra finestra si vede la foresta, che continua infinita sopra un crinale e spingendosi verso l'orizzonte.
Ci aspetterebbe una vita paradisiaca in questo posto, se non fosse che l'inferno imperversa tutto attorno a noi la fuori nel mondo reale.
Faccio una doccia veloce e mi vesto, senza disturbare Rebecca.
Scendo le scale e sono all'ingresso.
Nel grande salotto non c'è nessuno e nemmeno in cucina.
Faccio colazione con uova, latte, caffè, bacon e pane tostato.
Mi sto sforzando di vivere una vita normale da quando sono in questa villa; se non altro è necessario per rimettermi in sesto.
Quando ho finito la colazione decido di fare una bella passeggiata attorno alla tenuta.
L'aria fresca delle campagne del New Jersey lenisce le ferite del corpo e dell'anima meglio delle normali medicine.
Il giardino esterno alla tenuta è immenso, anzi, direi che è proprio una pianura.
Da un lato all'altro del bosco ci sarà almeno mezzo miglio di distanza.
Quando esco dalla grande porta di legno rovere vedo immediatamente Alfred.
È nei pressi dell'orto di fronte alla tenuta, ha una grande ascia nelle mani e sta spaccando della legna.
L'immenso uomo mi nota subito e mi saluta.
《Ehi! Buongiorno Ellen!》
《Ciao, Alfred!》 sbraccio come una ragazzina.
Mi avvicino a lui per fare due chiacchiere.
Alfred è un interlocutore piacevole e sempre sorridente.
《Ehi, Alfred! Già a fare la legna di prima mattina!
È così che ti tieni in forma è!》
Esclamo divertita mentre osservo la possente muscolatura dell'uomo.
I sui muscoli sono gonfi e scolpiti.
L'uomo è vestito solo con Jeans e canottiera che evidenziano la sua possanza.
Divertito, Alfred appoggia l'ascia, e mi mostra il bicipite con una posizione da culturista.
《È già! E come puoi vedere funziona!》 dichiara mentre sul suo volto compare un grande sorriso, proprio a fianco del suo immenso bicipite contratto.
《Ehi, Alfred... dov'è Jane? Si è già svegliata?》
Vorrei domandargli se hanno dormito nella stessa camera, ma desisto alla curiosità.
《Non l'ho vista in giro, Ellen. Credo dorma ancora...》
《Come va tra voi due?》 domanda vaga ma non ho resistito.
Alfred ridacchia divertito ed imbarazzato.
Con una mano comincia a grattarsi la testa ma poi risponde.
《Beh, Ellen. Diciamo che Jane mi provoca spesso.
Forse stai pensando che non ho interesse per lei, oppure che non mi interessano le donne, ma sappi che non è vero!》
《Meno male, Alfred! Sai credo che gli uomini scarseggino in questo nuovo mondo!》 esclamo divertita.
Alfred si lascia andare ad una risata.
《Direi che hai ragione! Ma vedi, il vero motivo è che io ho trovato, dopo le terribili vicende che ho vissuto, un certo equilibrio.
Mi sento in pace con me stesso in questo posto, Ellen!》
Alfred alza lo sguardo ed osserva con ammirazione l'orizzonte lontano.
È incredibile che un uomo possa trovare una tale armonia sapendo che il mondo è distrutto e milioni di persone sono morte.
Continua il discorso con voce calma.
《Ellen, mi piace molto Jane, è una bellissima ragazza, è molto dolce e forte.
Solo che non vorrei legarmi a nessuno.
Non voglio che qualcosa interferisca in questo equilibrio che ho trovato.
Capisci?》
Annuisco.
Trovo la cosa alquanto bizzarra ma capisco a cosa Alfred si riferisce.
《Si, Alfred! Ho capito cosa vuoi dire...》
《Ne parliamo questa sera davanti al fuoco del camino... se ti va!》 dichiara Alfred, mentre riafferrare l'ascia, e con un colpo secco e potente spacca in due un ceppo di legna.
《Si, Alfred... sarà un piacere! Ti lascio alle tue cose!》
《A questa sera Ellen. Grazie per la bella conversazione.》
Mi congedo da lui e ritorno alla tenuta, dove trovo Jane e Rebecca che fanno colazione in cucina.
Jane ha preparato delle ottime omelette e Rebecca le sta mangiando di gusto insieme a dello sciroppo di acero.
Trascorriamo la giornata curando l'orto.
Alfred tiene un piccolo allevamento di animali: galline, conigli, maiali e un paio di vitelli.
L'uomo ha ucciso le mucche e c'è rimasto pochissimo latte nella sua scorta.
Ci ha detto che non è sicuro per via delle radiazioni poiché il latte ne assorbe in grande quantità.
Per la verità i miei contatori misurano livelli bassissimi e non capisco da cosa derivi questa sua preoccupazione.
Sempre per le radiazioni, l'uomo non vuole cibarsi di selvaggina.
Ha giustificato dicendo che gli animali possono aver vissuto in zone con elevata radioattività.
Ci atteniamo tutte alle sue regole; dopo tutto siamo ospiti.
La giornata trascorre allegramente, tra la cura della casa, giochi e scherzi con Jane e Rebecca.
La nostra permanenza nella tenuta ci ha fatto tornare indietro nel tempo a prima dell'apocalisse, regalandoci un po' di spensieratezza.
Il fianco non mi fa quasi più male e il momento della nostra dipartita sta per avvicinarsi.
Parlo con Jane, e gli dico che sarebbe una buona idea chiedere ad Alfred di partire con noi, questa sera quando saremo insieme di fronte al fuoco del camino.
Jane mi risponde che ci proveremo ma asserisce anche che non devo contarci, poiché a suo parere Alfred è alquanto strano.
Confermo i suoi dubbi.
Alfred si vede poco per tutta la giornata.
Solo quando arriva la sera ceniamo tutti insieme nella grande sala da pranzo.
L'uomo s'infila una parnanza a quadretti che lo rende molto buffo agli occhi di Rebecca, e prepara un fantastico stufato.
Jane esclama che vorrebbe sposarlo ed Alfred per la prima volta da quando siamo qui accetta le sue avance, e ci dice che siamo tutti invitati al matrimonio.
Un'ora dopo metto a letto Rebecca.
Le rimbocco le coperte e gli dico che la sua mamma la ama mentre le bacio la fronte.
Vorrei tanto che ci fosse anche Adam qui con me a darle il bacio della buona notte.
Quando scendo al piano di sotto trovo Jane seduta sul tappeto persiano di fronte al camino acceso.
Il caporale si scalda ed osserva intensamente il fuoco.
Nella mano ha un bicchiere di vino rosso che Alfred gli ha servito.
《Ellen, unisciti a noi! Per l'occasione ho stappato questa bottiglia di vino presa dalla cantina dei Regan.
Duemila dollari!
Ma ormai che importa... tanto il denaro non conta più niente!》
Osservo quella costosa bottiglia di vino francese e storco la bocca.
Nemmeno mio marito mi ha mai offerto un vino da duemila dollari e dopo tutto ciò che mi è successo non mi farò pregare.
《Versa pure un bel bicchiere, Alfred.
È proprio quello che ci vuole... bella idea!》
Passiamo una mezz'ora a ridere e scherzare.
Rievochiamo le nostre vite passate e alcune vicende che ci mettono molta nostalgia.
Il vino comincia a farsi sentire nella testa e io esclamo senza rifletterci troppo.
《Alfred, mi sono quasi ristabilita e la ferita non mi fa più male.
Devo ringraziare te per tutto questo...》 Ho la voce tremante.
《Ellen... Ellen, ti prego, ne abbiamo già parlato. Non mi devi niente!》 asserisce Alfred mentre con le mani mi fa cenno di non preoccuparmi.
《No, Alfred! Ti dobbiamo molto!
Tra poco partiremo per la terra promessa, la base segreta del governo di cui ti ho parlato, e dove spero di rivedere mio marito.
Ti prego... vieni con noi!》
《Ellen... lo sai che non mi fido del governo!》 esclama Alfred ridacchiando.
《Seriamente Alfred...》 Jane prende la parola 《Vieni con noi! Sei in gamba e sei forte. Siamo tutte donne ed è un viaggio pericoloso per noi; ci saresti di grande aiuto!》
Alfred sospira solennemente.
Si allunga verso un ceppo di legna nel cesto di fianco al camino e l'adagia con delicatezza vicino al fuoco.
L'uomo fissa le fiamme per un lungo minuto, nel quale nessuno parla.
Dopodiché si scuote e dichiara.
《Sapete, i Regan erano la mia famiglia!
Mi sentivo a casa con loro.》 annuisce molte volte osservandoci.
La morte degli anziani deve averlo ferito molto.
《Quando siamo usciti dal rifugio e abbiamo trovato quei balordi che ci attendevano fuori armati, ho provato in tutti i modi di salvare Robert e Charlotte... ma non ci sono riuscito.》 la sua voce trema 《Avrei dato la mia vita per salvare la loro, nonostante fossero più che ottantenni ma nonostante il mio addestramento da soldato li ho persi.》
《Alfred, non è stata colpa tua!》 dichiara Jane mentre unisce la sua mano con quella dell'uomo.
Alfred annuisce e continua.
《Li ho seppelliti io stesso! Li ho sotterrati ai limiti del bosco.
Loro erano i miei migliori amici... i miei unici amici e così dopo la loro morte mi trovai perso in una vita senza scopo.
Non sapevo dove andare, non sapevo cosa fare.
Forse non c'era più nessuno vivo e grazie al mio addestramento sapevo bene che il mondo si sarebbe trasformato in un inferno.
Così pensai di unirmi ai miei due amici... e di farla finita!》
《Oh! Alfred, no! Mi dispiace!》 Questa volta sono io ad esclamare e rattristarmi.
Osservo l'uomo con gli occhi lucidi che fissa catatonico il braciere.
《Ma poi ho capito!》Alfred si scuote e continua.
《Proprio nel momento più buio qualcosa mi ha fermato da compiere il gesto finale della mia vita.
Ma non era la paura!
Avevo capito che era arrivato il momento di essere grati!》
《Grati di che?!》 domanda Jane piuttosto perplessa.
《Grato di essere ancora vivo, Jane!
Di respirare ancora l'aria, di mangiare ancora la verdura dell'orto, nonostante fosse arrivata l'apocalisse.
Ho riflettuto e ho capito che milioni di persone erano morte in maniera terribile, molte altre stavano per morire ancora a causa delle radiazioni, della carestia, e della devoluzione sociale.
Ma io no... io ero ancora vivo!
Questa consapevolezza mi ha colpito come un fulmine facendomi cambiare.
Perché ero vivo mentre milioni di altri non ce l'avevano fatta?
Perché proprio io?
Dopo un po' smisi anche di farmi queste domande e capii che non c'era posto dove potessi andare.
Questa è la mia casa, un luogo dove vivevo con le persone che amavo.
Voglio rimanere qui per il tempo che mi rimane da vivere.
Commemorare la loro memoria, respirare, tagliare la legna per il fuoco, osservare il sole sorgere sopra la foresta all'orizzonte.
Mi sento in armonia con il mondo e con me stesso in questo luogo.》
Gli occhi mi sono diventati lucidi già da parecchio tempo.
È incredibile come Alfred abbia trovato la pace con se stesso e con il mondo.
Alla fine, se ci rifletto bene, la morte è la personale apocalisse di ognuno di noi.
Prendo la parola e la mia voce è tremante.
《Alfred, sono felice che tu abbia trovato una pace interiore così grande.
Purtroppo come capisci bene questo non è il nostro posto.》
《Dobbiamo tutti trovare la nostra casa, Ellen!》 dichiara fissandomi negli occhi.
《In ogni modo, se dovessi cambiare idea, la mia proposta rimane valida.》
《Come la mia se voleste rimanere qui con me!》 ribatte subito lui, mostrandomi un grande sorriso.
Il mio tentativo di convincere Alfred è stato vano.
Sono stanca e mi alzo in piedi; è giunto il momento di andare.
《Grazie della bella conversazione e del vino, Alfred. Me ne vado a letto!》
《Grazie a te, Ellen.》
Lancio un ultimo sguardo verso Jane prima di andarmene, che mi saluta e mi sorride.
Vado per allontanarmi quando Alfred interrompe la mia corsa.
《Ah!... Ellen, un ultima cosa.》
《Si, Alfred?》
《Se andrete verso Est, fate attenzione!
Da quella parte il livello di radiazioni aumenta terribilmente.》
《Tu come lo sai?》 domando dubbiosa.
《In passato mi sono avventurato in esplorazione anche a molte miglia dalla tenuta, attraversando la foresta e sconfinando in Delaware.
Con mia grande sorpresa ho scoperto che la radioattività cresceva terribilmente.
Poi mi sono ricordato che nella foresta l'esercito mantiene una grande base militare adibita a deposito di armi.
Probabilmente l'alleanza orientale l'ha colpita!》
《È per questo che non cacci la selvaggina della foresta!》
Alfred annuisce solennemente e torna a fissare il fuoco del camino.
《Grazie, Alfred. Buona notte.》
《Buona notte, Ellen.》
Mi allontano lasciando Alfred e Jane davanti al camino.
Ho molti pensieri ma Rebecca mi sta aspettando a letto nella nostra camera.