14.

2346 Parole
Salgo le scale che conducono al primo piano, lasciando Jane ed Alfred da soli davanti al camino. Sono molto stanca poiché l'ottimo vino ha avuto i suoi effetti debilitanti che si fanno sentire. Arrivo fino alla mia camera, apro la porta e trovo Rebecca che sonnecchia amabilmente. Mi preparo per la notte cercando di fare meno rumore possibile. Decido di non adagiarmi sul letto come faccio di solito, e rimango seduta sul pouf arancione a forma di pera che piace tanto a mia figlia. Sono persa tra molti pensieri. In questi giorni mi sono abituata alla piacevole routine della tenuta che mi ha fatto ricordare com'era la vita prima dell'apocalisse. Come ha detto Alfred durante la chiacchierata di questa sera, l'idea di normalità è solamente un'illusione. È per questo che ho deciso: domani dirò a Jane che tra due giorni partiremo per la nostra destinazione finale. È arrivato il momento di andarsene e non voglio attendere oltre. Forse mio marito Adam ci sta già aspettando presso la base segreta del governo, e forse si sta disperando anche lui all'idea di averci perduto per sempre. Mi alzo con stanchezza dal pouf e mi metto a letto con Rebecca. Mi avvicino a lei adagiando la mia schiena contro la sua e in questa dolce posizione i miei pensieri mi abbandonano. Il sonno mi abbraccia mentre giaccio insieme alla mia bambina. Apro gli occhi grazie alle prime luci dell'alba che filtrano attraverso la finestra. La mia bambina li apre quasi contemporaneamente ai miei. I nostri sguardi s'incrociano mentre siamo adagiate sul letto e sorridiamo. 《Ciao, tesoro mio! Hai dormito bene?》 Rebecca annuisce senza proferire parola. 《Hai fatto bei sogni?》 domando aggrottando la fronte come se fossi sospettosa. 《Non lo so, mamma... non ricordo.》 《Cosa vuoi fare, Rebecca? Credo sia ancora molto presto. Ci alziamo o vuoi restare nel letto ancora un poco?》 《Ho fame!》 risponde mia figlia. 《Umh... allora ho capito!》 esclamo fingendomi pensierosa. 《Scendiamo giù in cucina a mettere qualcosa sotto o denti... ti va!?》 《Siii!!》 esclama mi figlia, mentre si alza di scatto e salta sul nostro lettone kingsize, ridendo. Indossiamo qualcosa di comodo, una lavata alla faccia, leghiamo i nostri lunghi capelli biondi e scendiamo di corsa al piano di sotto. 《Cosa mangiamo piccola mia? Frittelle con marmellata di lamponi? Poi potremo anche bere l'ultimo latte che è rimasto... tanto Alfred lo odia!》 Mia figlia annuisce ridacchiando. Siamo in salotto e ci dirigiamo verso la porta della cucina, ma mentre mi avvicino odo degli schiamazzi provenire dall'interno; Jane ed Alfred devono essere già svegli. Tanto meglio, faremo colazione con loro. Apro lentamente la porta e immediatamente la visione di Jane sdraiata sul tavolino con le gambe spalancate, mi si frappone davanti. Il caporale è senza pantaloni e la sua giacca militare è aperta, lasciando i seni sodi e vistosi all'aria e in bella mostra. Davanti a lei, in piedi, l'enorme figura muscolosa di Alfred si stagli nuda e imponente. L'uomo ha tutti i muscoli contratti, e con le sue grandi mani ha afferrato le cosce affusolate della donna. Alfred non si accorge che ci sono io alla porta e continua nel suo atto sessuale. Jane ha gli occhi semi socchiusi e non mi nota nemmeno lei. Il caporale geme di piacere mentre Alfred la prende. Sobbalzo e richiudo la porta. I gemiti continuano, più o meno confusi. Prendo Rebecca con dolcezza, ma anche con grande imbarazzo e l'allontano dalla cucina. 《Mamma... che succede? Perché non entriamo a fare colazione?》 Faccio segno con il dito davanti alla bocca di non alzare la voce, e bisbigliando parlo a mia figlia. 《Rebecca, dobbiamo aspettare. In cucina ci sono Jane e Alfred che stanno... stanno facendo un gioco! Non dobbiamo disturbarli!》 《Ah! Ho capito mamma...》 Spalanco gli occhi per lo stupore ed osservo mia figlia incredula. Cosa ha capito? 《Alfred e Jane sono innamorati e vogliono fare la colazione da soli!》 esclama sorridendo. 《Si! È proprio così Rebecca! Lasciamoli finire la loro colazione da innamorati. Aspettiamoli fuori in giardino... ti va?》 Rebecca annuisce felice. Quando usciamo l'aria fresca del mattino ci investe in pieno volto e ci sveglia definitivamente. Facciamo una bella camminata girando una manciata di volte intorno alla grande tenuta. Dopodiché andiamo a vedere l'orto e ad osservare piante ed animaletti. Rebecca vuole spaccare un pezzo di legno con la grande ascia di Alfred, in modo da sentirsi forte come lui. La mia piccolina mima il gigante muscoloso in maniera molto divertente, facendo alcune pose da culturista. Cerchiamo di spaccare un ceppo, afferrando insieme con molta cautela la grande ascia e calandola con forza sul pezzo di legno. Non riusciamo e la corsa della lama s'interrompe a metà. Cerchiamo di scuoterla ma niente. Perdiamo l'equilibrio e cadiamo a terra. Io rido a squarciagola e batto le mani euforica. Questo è l'ultimo giorno nella tenuta dei Regan. Quando Jane avrà sbrigato le sue cose le dirò che domani partiremo per la nostra destinazione finale. Proprio nel momento in cui rifletto sul caporale e sul futuro, la donna ci raggiunge. 《Ciao ragazze... tutto bene?》 dichiara con un sorriso soddisfatto mentre si stringe nella sua giacca militare. 《Ciao Jane, buongiorno!》 Rebecca. 《Si, Jane... ci siamo svegliate all'alba anche noi.》 Jane annuisce. 《Credo che dobbiate fare colazione, vero? Sicuramente stavate aspettando che io ed Alfred finissimo le nostre...》 《Oh! Jane... non c'è nessun problema, credimi!》 la interrompo e le lancio uno sguardo complice. 《Bene allora! Entriamo! Potrei cucinare delle omelette.》 dichiara il caporale soddisfatto. Rebecca si alza da terra e corre verso l'ingresso, esclamando di gioia. 《Siii!!》 Mentre Rebecca s'allontana di corsa, Jane dichiara con un poco di vergogna nel tono di voce. 《Beh, Ellen... credo che tu già sappia cosa stavamo facendo io e Alfred in cucina. Mi dispiace molto ma non credevamo che vi sareste svegliate così presto.》 《Non c'è nessun problema Jane! Non avere vergogna.》interrompo il caporale annuendo. Mentre camminiamo verso l'ingresso, che Rebecca ha già raggiunto e spalancato, il caporale dichiara piuttosto divertita. 《È già... sembra proprio che Alfred si sia deciso a dare uno strappo alle sue regole da monaco buddista!》 La battuta ci fa scaturire una risata sincera. Io e Jane incrociamo i nostri sguardi complici ancora una volta mentre tentiamo di contenerci, ma questo ci fa ridere ancora di più. Entriamo e troviamo Alfred che ci attende sulla porta della cucina. L'uomo è coperto solo con un accappatoio bianco da sauna. Mentre dentro di me prego che sotto l'accappatoio sia vestito, noto che nelle mani sta reggendo un enorme vassoio con dentro tante cose buone per fare colazione. 《Ragazze, venite! Ho preparato succo d'arancia, toast, frittelle, ciambelle e molto altro!》 esclama con un enorme sorriso in bocca, simile a quello di un bambino nel giorno del suo compleanno. 《Sii! Zio Alfred!》 esclama Rebecca fiondandosi all'interno della cucina. Mangiamo tutti insieme al grande tavolo proprio come se fossimo una famiglia. Alfred di tanto in tanto scherza con Rabecca e gli dice che finirà per diventare la principessa della tenuta dei Regan. Il mio sorriso ammutolisce quando mi viene in mente che nella giornata di oggi dovrò riferirgli della mia decisione di ripartire. Non sorrido più e sono in imbarazzo fino alla fine della colazione; Jane si accorge che qualcosa non va. Usciamo a giocare in giardino: io, Jane e Rebecca, così troviamo modo di conversare. 《Ellen, ti vedo molto seria questa mattina... qualcosa non va?》 《Dobbiamo andarcene di qui, Jane!》 rispondo secca, ammutolendo il caporale. Sospiro e continuo a spiegare le mie ragioni. 《Jane, dobbiamo dire ad Alfred che domani ce ne andiamo e cominciare i preparativi. In questa tenuta stiamo vivendo come in un sogno; ma non è la realtà. Dobbiamo raggiungere la terra promessa come avevamo già stabilito. Se rimaniamo qui vivremo in un limbo senza scopo. Non possiamo vivere così...》 Abbasso lo sguardo verso il terreno e scuoto la testa. Quando la rialzo trovo Jane che mi sorride. La ragazza allunga la mano e l'appoggia sulla mia spalla. 《Ok, Ellen! Facciamo le valigie e andiamocene!》 Annuisco come risposta. Poi mi viene in mente che forse è opportuno riprovare a convincere Alfred. 《Jane... pensi che dopo quello che è successo tra te ed Alfred, questa mattina, si possa riprovare a convincerlo a venire con noi?》 Il caporale scoppia in una fragorosa risata e dichiara tutta divertita. 《Ah! Ellen... non sperarci troppo! Dovevi sentire che discorso mi ha fatto prima di fare sesso ieri notte. Sembrava un tizio a metà tra un monaco zen e un telepredicatore. Mi ha detto di aver profondamente compreso, che nella sua ricerca dell'armonia e dell'equilibrio universale, il calore di una donna non è un turbamento ma un arricchimento.》 Soffio con la bocca e inarco le sopracciglia. Questo nuovo mondo a cui dobbiamo abituarci ha cambiato tutti noi, ma su Alfred ha avuto un effetto davvero curioso. 《In ogni modo...》continua il caporale. 《Se dobbiamo dirgli della nostra decisione di partire domani, possiamo tentare questa impresa disperata. Andiamo adesso!》 Annuisco.《Va bene, Jane.》 Osservo Rebecca che sta giocando nei pressi di alcune alte siepi, a pochi metri dall'ingresso. Sta giocando con una grande macchinina di legno; uno dei molti modellini regalati da Alfred. Sospiro solennemente, mentre rifletto sul fatto che presto la mia bambina dovrà affrontare un periglioso viaggio di migliaia di miglia verso la terra promessa. Mi volto e mi allontano da Jane, raggiungendo l'ingresso ed entrando nella tenuta. Troviamo Alfred che pulisce la casa con l'aspirapolvere. Jane si gira e dichiara. 《Non è da sposare?》 mi lancia un occhialino. 《Si... anche perché potrebbe essere l'ultimo uomo rimasto.》 dichiaro sommessamente, ma Alfred mi sente e spegne l'elettrodomestico. 《Oh! Ragazze! Stavo facendo un po' di pulizie. Questa tenuta è così grande... ma posso esservi utile? Avete bisogno di qualcosa?》 domanda accigliandosi dubbioso. Lancio una rapida occhiata a Jane, la quale non risponde subito alla domanda dell'uomo, così decido di prendere io la parola. Sospiro solennemente. 《Alfred, lo so che hai mi hai ripetuto mille volte che non devo ringraziarti per avermi salvato la vita, e per averci ospitato tutto questo tempo nella tenuta dei Regan...》 L'uomo sta per prendere la parola quando nel mio discorso arriva una pausa per prendere fiato, ma io continuo. 《Ma io mi sento di farlo di nuovo, ancora con tutto il cuore. Grazie Alfred! Grazie davvero di tutto!》 Alfred ammutolisce e non proferisce parola. Forse ha compreso che sto per dire dell'altro. 《Detto questo... vogliamo dirti che è arrivata per noi l'ora di continuare il nostro cammino. Domani ce ne andremo, Alfred.》 《Lo sospettavo, Ellen. Sapevo che sarebbe arrivato questo giorno.》Storce la bocca. Vedo sul suo volto un poco di tristezza, ma dentro di me sono felice che questo uomo ci abbia preso così tanto a cuore; in special modo a Rebecca. 《Ellen... Jane... È stato davvero un piacere ospitarvi qui. Abbiamo condiviso dei bellissimi momenti insieme; come una vera famiglia, oserei dire! Ma è arrivato il momento per voi di raggiungere la vostra destinazione finale. Come ho già detto in precedenza: questo è il mio posto nel mondo ma non il vostro.》 Alfred abbassa lo sguardo sul pavimento con grande tristezza. Gli occhi mi diventano lucidi e mi allungo verso di lui per abbracciarlo. Jane si unisce a noi, in un abbraccio collettivo molto toccante. Il grande e possente uomo si lascia andare anche a due lacrime; un gesto che mi sorprende molto considerato il suo passato nei berretti verdi come soldato. 《Alfred, ti prego, vieni con noi!》 dichiaro con un leggero sorriso. L'uomo scuote la testa e dichiara con malinconia in volto. 《No, Ellen! Ne abbiamo già parlato. Forse gli eventi degli ultimi giorni ti hanno fatto pensare a un mio ripensamento...》 lancia un'occhiata beffarda verso Jane, la quale gira la testa e fa finta di niente. 《Ma purtroppo non è così! Voglio finire i miei giorni in questa tenuta, Ellen. Qui ho trovato la pace. Un giorno giacerò vicino le tombe dei Regan.》 Annuisco e regalo ad Alfred un ultimo sorriso molto dolce. Forse questo omone dal cuore tenero ha davvero trovato il modo di vincere la morte, dopo l'avvento dell'apocalisse che ha inghiottito tutti noi. 《Ok, Alfred. Vado a dire a Rebecca che domani partiamo e che bisogna preparare le nostre cose. Sarà molto triste di lasciarti, ma deve farsene una ragione.》 《Presto mi dimenticherà.》 sorride 《Buona fortuna per tutto.》 Chiudiamo il discorso con una stretta di mano. Jane rimane con lui nel salotto, mentre io esco per parlare con Rebecca. Appena mi trovo in giardino mi accorgo che Rebecca non è in vista. Cosa molto strana; Rebecca sa che non deve mai allontanarsi. Faccio il giro della tenuta, scrutando in ogni direzione, ma della mia bambina nessuna traccia. 《Rebecca!... Rebecca!!》 comincio ad urlare. Il panico mi sta assalendo. Sento il cuore battermi all'impazzata; prendo rapidi e veloci respiri. Ritorno davanti alla porta d'ingresso ed osservo rapidamente in tutte le direzioni, cercando Rebecca e convincendomi che non può essere andata lontano. Mi allontano di una cinquantina di metri dalla tenuta e sempre più nel panico scruto il lontananza per cercare un segno della mia bambina. 《Rebecca!! Rebecca!!》 urlo a squarciagola. La mia voce riecheggia leggermente nella pianura, ma immediatamente si spegne. Come un fulmine a ciel sereno capisco che è successo qualcosa. Le lacrime cominciano a scendermi dagli occhi, come due torrenti che sgorgano impetuosi dalla roccia. 《Rebecca... dio, no!" Provo ad urlare ma la mia disperazione ha spento la mia voce. Mi inginocchio disperata sull'erba. La mia piccola è sparita. Devo ritrovarla. Devo far presto!
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