15.

2677 Parole
Sto piangendo disperatamente; come non mai in vita mia. Rebecca è scomparsa e non so dove sia finita. Forse si è allontanata di sua spontanea iniziativa disobbedendomi, ma in cuore mio sento che non è così. Ne abbiamo parlato molto bene e la mia bambina non farebbe mai una cosa simile. Sono inginocchiata sul prato e sto singhiozzando per le lacrime. Non posso rimanere così. Devo reagire! Devo fare qualcosa! Mi alzo con tutta la forza di volontà che ho rimasto in corpo e corro dentro la tenuta. Appena dopo aver spalancato la porta, trovo Jane ed Alfred che conversano in piedi, proprio nel mezzo del salotto. 《Ragazzi... aiutatemi!》 esclamo appena li vedo. Non mi vengono in mente altre parole. Jane si volta di scatto. Immediatamente la sua espressione muta, facendosi cupa ed oscura. Forse il mio volto è terribilmente sconvolto in questo momento, fatto sta che anche Alfred s'inquieta e mi viene incontro. 《Ellen... mio dio, che cosa è successo?》 esclama Jane. Il caporale mi afferra per le spalle cercando di tranquillizzarmi, ma io sto ansimando e balbetto. 《Jane... Alfred... Rebecca è scomparsa!》 《Co-cosa!?... Quando!?... Dove!?》 Jane è sconvolta, ma mi fissa negli occhi cercando di carpire più informazioni possibili. 《Rebecca era rimasta a giocare qui fuori intanto che discutevamo tra di noi... quando sono uscita non c'era più!》 dichiaro cercando tutta la lucidità possibile. 《Dove l'hai lasciata, Ellen?》 domanda Alfred serio e senza scomporsi. 《Era appena qui fuori davanti all'ingresso, presso le siepi.》 《Presto! Usciamo a cercarla!! Saranno passati al massimo quaranta minuti!》 esclama Jane, mentre già sta per partire di corsa verso l'uscita. Io annuisco e vado per seguirla, quando Alfred frena il caporale anteponendo il suo braccio. 《No! Fermatevi!》 《Alfred... ma che dici? Andiamo subito a cercarla!》 Alfred scuote la testa e dichiara. 《Ho riempito questo posto di telecamere e sensori. Ci sono trabocchetti e trappole ovunque. Se Rebecca è stata davvero rapita, chiunque sia stato sapeva il fatto suo. Dobbiamo saperne di più!》 《Cosa hai in mente Alfred?》 domando perplessa. 《Andiamo a controllare le riprese delle telecamere a circuito chiuso. Ho una sala appositamente allestita. Venite!》 Sono alquanto perplessa riguardo la decisione di Alfred. Vorrei uscire di corsa a fucili spianati a cercare la mia bambina, e farla pagare a chiunque gli abbia messo le sue manacce luride addosso. Ma mi fido di Alfred. Lui era un berretto verde e sa il fatto suo. Vedo che anche Jane si è convinta delle sue idee. Il grande e possente uomo nota le mie perplessità, così con un grande sorriso rassicurante dichira. 《Ellen, fidati di me... so quello che faccio!》 Annuisco come risposta. Alfred ci conduce dentro una piccola stanza al primo piano. Questo posto, ubicato sotto la grande scalinata che conduce al piano di sopra, è grande in tutto tre metri per tre, e sembra proprio ricavato da uno sgabuzzino o da una stanza di servizio. All'interno c'è spazio giusto per un paio di scrivanie, con quattro piccoli monitor, e uno scaffale con una fila di registratori digitali. La mia ansia è alle stelle, mentre Alfred manipola le immagini registrate dalle telecamere all'esterno. 《Ecco la telecamera all'ingresso!》 dichiara Alfred indicando lo schermo con il dito. Si vedono bene le siepi e il punto in cui giocava Rebecca. 《Torna indietro con la registrazione, Alfred!》 esclama Jane, lasciando trasparire tutta la tensione che è anche dentro di lei. Alfred manipola le immagini tornando indietro velocemente; quando ad un certo punto noto un flash in cui compare Rebecca e sparisce subito dopo. Mi sembra di aver visto altre persone. 《Ecco! Alfred vai indietro... piano!》 Esclamo. 《Va bene! L'ho visto anche io... ecco ci siamo!》 L'uomo fa scorrere le immagini lentamente. Si vede Rebecca che sta giocando allegramente e all'improvviso compaiono tre persone. La prendono e l'afferrano di forza, tappandogli la bocca e immobilizzandogli le braccia. 《No!!!》 Esclamo mentre scoppio in lacrime e mi porto la mano a coprire la bocca per sopprimere un gemito. Jane storce la bocca e si gira un'attimo a guardarmi, per poi dichiarare. 《Sono stati i lupi!》 Il caporale prende in mano la situazione e continua. Bisogna rimanere lucidi, ma io non ci riesco proprio e sono persa tra le lacrime e lo sconforto. Cosa faranno alla mia bambina quei maledetti? 《Alfred, ferma l'immagine in questo punto e prova ad ingrandire...》 Dichiara Jane, mentre con il dito indica il volto di uno dei tre individui che hanno assalito mia figlia. L'immagine non è molto nitida. Si vedono bene i due uomini in tenuta mimetica che afferrano mia figlia e l'immobilizzano, ma dietro di loro, ad alcuni metri di distanza si staglia una figura indistinta e longilinea; non sembra essere un uomo. Quando Alfred riesce a mettere a fuoco il viso di quella figura, tutto ci appare chiaro. È il viso di una ragazza asiatica, dai capelli neri portati lunghi fino al collo. Ho già visto quel viso molto da vicino. Vorrei esclamare il suo nome, digrignando i denti con tutto l'odio che ho dentro, ma Jane mi precede. 《È la regina di picche! Maledetta... è stata lei!》 《Hanno trovato la tenuta!》Alfred accigliandosi gravemente. 《E hanno anche eluso tutti i miei dispositivi di sicurezza. Questo posto è compromesso... come è potuto accadere?》conclude scuotendo la testa. Ho appena smesso di piangere e nella testa ho un solo pensiero: come salvare la mia bambina. 《Alfred... cosa facciamo?》 Domando, cercando disperatamente una risposta incoraggiante dall'uomo. 《Li andiamo a prendere, Ellen!》 esclama Alfred, il quale stringe i denti in un espressione di rabbia. 《Avranno circa un'ora di vantaggio su di noi.》Jane. 《Il vantaggio non mi preoccupa...》Alfred 《Ho un pick-up perfettamente funzionante. I Reagan l'hanno tenuto pronto in un bunker schermato, in caso fossimo dovuti scappare di gran volata.》 《Ma questa è una grande notizia, Alfred!》 esclama Jane entusiasta. 《Ok, ragazze. Prepariamo le nostre cose! Prendiamo armi e provviste, raccogliete tutto quello che potrebbe servire per il viaggio. Non torneremo qui... questo è un biglietto di sola andata!》 《Ma Alfred... questo significa che...》 Non ho altre parole. Alfred ha deciso di unirsi a noi e di non tornare più alla tenuta. Rebecca è stata la causa della sua scelta. Vorrei gioire poichè con questo grande e potente uomo mi sento più sicura, ma se penso alla causa che l'ha spinto alla sua scelta non riesco proprio. 《Si, Ellen! Vengo con voi! Dovrai richiedere un'altro permesso d'ingresso alla terra promessa.》 Conclude il grande uomo sorridendo. Per un'attimo mi strappa un sorriso, poi l'angoscia mi assale nuovamente. 《Alfred... sei sicuro che ritroveremo Rebecca?》 《Certo, Ellen! Non hanno scampo! Ho partecipato a numerose missioni "stana e annienta". Venezuela, Iraq, Nigeria... ho inseguito e stanato guerriglieri nei teatri di guerra più difficili! Vedrai li troveremo, e gli daremo il ben servito!》 Lancio un sorriso ad Alfred come risposta, ma è amaro come la morte. Non riesco a non pensare a mia figlia in mano a quei farabutti. 《Allora... diamoci una mossa!》 esclama Alfred 《Raccogliete le vostre cose! Alle razioni di cibo, alle armi e tutto il resto penso io. Ho le borse già pronte! Tra venti minuti ci vediamo presso l'ingresso sul retro. Non tardate!》 Annuisco mentre Jane risponde alzando il pollice. Usciamo dal sottoscala ognuno diretto alla sua destinazione. Io vado nella nostra camera da letto, mia e di Rebecca, dove raccolgo le nostre poche cose rimaste dopo l'imboscata dei lupi solitari presso il bosco. Prendo anche gli abiti di mia figlia e li porgo velocemente nello zaino; ne avrà bisogno per il lungo viaggio fino alla terra promessa. Tempo dieci minuti e sono già pronta. Corro a vele spiegate verso la porta sul retro della tenuta Regan. Ci arrivo scendendo la scalinata fino al piano di sotto e uscendo da una piccola porta di servizio presso la sala da pranzo. Adesso sono nel giardino sul retro della villa. Ho il fiatone tanto ho sbrigato in fretta le mie cose. Attendo l'arrivo di Jane ed Alfred con impazienza; il caporale non si fa attendere troppo. Dopo circa cinque minuti la vedo uscire dalla porta, vestita con tenuta mimetica, berretto della marina degli Stati Uniti, e un grande borsone nero. La donna porta con se anche un fucile automatico a tracolla, e un cinturone con una pistola nella fondina. 《Ci siamo, Ellen! Hai visto Alfred?》 Domanda mentre mi raggiunge a grandi falcate, trascinando dietro di se il pesante borsone. 《No, Jane! Ancora non si è fatto vivo!》sospiro solennemente. Sono in grande ansia per Rebecca, e ogni secondo che tardiamo è un secondo in più di distanza dai suoi rapitori. Il caporale nota la mia tensione. 《Non ti preoccupare, Ellen! Alfred li riacciufferà... puoi fidarti! Lui è uno tosto. Presto abbraccerai nuovamente tua figlia!》 《Speriamo sia così, Jane!》 Gli occhi mi stanno per ritornare lucidi, ma mi trattengo. Mi guardo intorno cercando di trovare traccia del famoso bunker dove Alfred conserva il pick-up, ma non vedo altro che prati verdi e una piccola collina di tre metri di altezza per dieci di diametro. 《Dove sarà finito Alfred?》 domando 《E il suo famigerato bunker? Tu l'hai mai visto, Ja...》 Mentra sto per porre la domanda al caporale, si ode un suono metallico provenire dal suolo. Come se si stessero movendo grandi ingranaggi di ferro, oppure come se si stessero spostando pesanti lastre metalliche. 《Ma che diavolo...》dichiara il caporale mentre si guarda sospettosamente intorno. La piccola collina di fronte a noi si sta aprendo in due parti. 《Guarda Jane! La collina si apre!》 Lentamente, ma inesorabilmente, le porte metalliche ricoperte dal prato, che celano il bunker segreto dei Regan, si spalancano. Adesso vediamo bene il pick-up in stile militare, colore verde rana e dalle possenti blindature metalliche, che è contenuto all'interno di quel piccolo ambiente. Alfred è al suo fianco e quando le porte sono completamente aperte, e il meccanismo d'apertura arrestato, l'uomo avanza verso di noi. Alfred si erge davanti a noi in tutta la sua possanza. L'uomo indossa scarponcini militari neri e un completo mimetico verde e nero a striature. Un gilet nero con grosse bretelle gli lega il busto disegnando una "x" sul suo petto. Noto diverse granate e coltelli, legati al suo corpo, sul gilet e sul cinturone. In mano stringe un fucile d'assalto dotato un grosso lancia granate. L'ex berretto verde ha anche trovato il tempo di dipingersi la faccia con una tintura verde e nera, proprio come la sua tuta mimetica. Ci lancia un sorriso beffardo mentre solleva il grosso fucile sopra la spalla. 《Brutto figlio di puttana!》 esclama Jane mentre scuote la testa. 《Coraggio! A bordo... non perdiamo altro tempo!》 esclama l'uomo. Buttiamo le nostre cose nel cassone coperto dietro il posto di guida. L'ex berretto verde ha modificato il mezzo, ricoprendo il retro con una lamiera blindata e l'ha pitturato di verde. Saliamo sul mezzo. Le pesanti portiere sbattono dietro di noi con fragore. Ci sono tre posti per sedere all'interno della bella cabina blindata di tutto punto. Non ci sono indicatori digitali ma solo analogici, per questo motivo non si sono guastati; Alfred ha pensato davvero a tutto. L'uomo mette in moto e il fragore del motore pervade l'ambiente. Dopo aver inserito la marcia mette il mezzo in movimento. Il pick-up supera la rampa d'uscita del bunker con un leggero salto, per poi piombare al suolo con dei leggeri scossoni. 《Dove andiamo adesso, Alfred?》 Jane. 《Faccio il giro della tenuta e vado a controllare le tracce presso le siepi. Partiremo da li per il nostro inseguimento... dobbiamo seguire le tracce!》 Alfred gira intorno alla tenuta dei Reagan, per arrestare il mezzo a dieci metri dalle siepi; scende dallo stesso tenendo il motore acceso. 《Jane, mettiti alla guida e seguimi!》 Esclama Alfred, prima di chiudere la portiera dietro di se. L'uomo si reca presso le siepi e si piega sulle ginocchia per osservare le tracce. Io e Jane l'osserviamo dall'abitacolo mentre tocca il terreno e porta la sua mano verso il viso per annusarlo. Alfred si volta verso di noi e ci fa cenno di seguirlo. L'ex berretto verde parte allontanandosi dalla tenuta con una corsa leggera. 《Ci siamo, Ellen! Ha trovato qualcosa!》Jane ingrana la marcia e parte. Il caporale lo segue a qualche metro di distanza. L'uomo avanza di corsa con il fucile in mano, osservando il terreno e di tanto in tanto lanciando uno sguardo in tutte le direzioni; adesso in tutto e per tutto ha l'aspetto di un militare. Percorriamo in questo modo circa un quarto di miglio, poi Alfred improvvisamente s'arresta. Prima si china verso il terreno, poi si volta verso di noi facendoci cenno di uscire dal veicolo. Usciamo con un po' di titubanza e stupore e lo raggiungiamo. 《Date un'occhiata, ragazze!》 Dichiara indicando il terreno sottostante. Le orme s'interrompono e cominciano le tracce di pneumatici; il segno è evidentissimo e non c'è bisogno di aver combattuto in Iraq per capirlo. 《Sono saliti su dei veicoli!》 Jane. 《Due furgoni da più di due tonnellate, per la precisione.》 Asserisce Alfred 《Intorno a queste tracce di pneumatici vedo molte orme di stivaletti. È possibile che ci siamo almeno sei o sette uomini... ci sarà da faticare quando li raggiungeremo!》 《Potremmo non riuscire nell'impresa, Alfred?》 domando perplessa e decisamente scoraggiata. 《Non è il numero degli uomini che dovremmo affrontare, Ellen, la cosa che mi preoccupa di più. Bensì il fatto che le tracce dei veicoli conducono verso ovest, dritti dentro la foresta...》 《Le radiazioni!》 Interrompo Alfred, ricordandomi di quando ci ha messo in guardia la sera prima, riguardo l'aumento della radioattività nella foresta. L'uomo annuisce solennemente e dichiara. 《Quelle persone sapevano che li avremmo inseguiti, così hanno deciso di attraversare una zona ad alta radioattività per scoraggiarci.》 《Maledetti bastardi!》 Esclama Jane digrignando i denti. Osservo Alfred dritto negli occhi e lui ricambia con il suo sguardo gelido. 《Alfred... cosa si fa?》 domando decisa. 《Andiamo a prenderli, Ellen! L'inseguirei fin dentro le fiamme dell'inferno, per riprendere la piccola Rebecca, se questo fosse necessario. Ma prima devo sbrigare un'ultima faccenda. Come vi ho detto questo è un biglietto di sola andata e non lascerei mai che qualche balordo violasse la tenuta dei Reagan, che per me è sacra.》 Io e Jane rimaniamo sbalordite da questa affermazione e scrutiamo l'uomo sospettose. Cosa avrà in mente? Alfred estrae dal retro del pick-up un grosso trasmettitore con una lunga antenna; probabilmente un comando a distanza. Sul dispositivo c'è un interruttore rosso. L'uomo ci mette il dito sopra e dichiara. 《Addio Robert... addio Charlotte! Siete stati per me come una famiglia. Riposate in pace.》 Alfred preme l'interruttore e immediatamente dopo un frastuono assordante si ode e permea l'aria. Un esplosione immane proviene dalla tenuta dei Reagan. In un primo momento rimango scossa e automaticamente mi copro il volto con il braccio, cercando protezione dal rumore. Poi mi volto verso la villa e la vedo: essa è avvolta dalle fiamme e una moltitudine di frammenti sono stati sparati in aria e stanno ricadendo intorno sui prati. Alfred ha fatto esplodere la tenuta e adesso lo sto fissando sgomenta a bocca aperta. L'uomo è fisso con lo sguardo sull'edificio devastato. Né io, né Jane, troviamo il coraggio di scuoterlo dal suo stato pressoché catatonico; poi all'improvviso si risveglia e dichiara. 《Andiamocene ragazze... abbiamo un lavoro da fare!》 Saliamo sul pick-up senza più voltarci indietro e partiamo a tavoletta in direzione della foresta. Rebecca, tesoro mio, resisti! Stiamo arrivando!
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