Rebecca dorme ormai da mezz'ora, sdraiata sul suo sacco a pelo.
L'osservo all'ombra del fuoco che ha acceso con grande maestria Jane, la nostra nuova compagna di viaggio.
Esso scoppietta ed illumina debolmente il volto della mia bambina.
Ogni tanto l'osservo mentre ha un tumulto e la sua espressione nel sonno s'aggrinza.
Probabilmente ha qualche incubo.
E come potrebbe non averne dopo tutto ciò che ha visto?
Tra qualche ora dormirò anche io, ma sono sicura che non avrò brutti sogni, almeno non più brutti dell'incubo che è diventato la vita reale.
Adam, amore mio, dove sei finito? Perchè ci hai lasciate sole ad affrontare questo lungo e periglioso cammino?
《Ehi! Ti senti bene Ellen? Ti sto parlando! Sei stanca e vuoi andare a dormire?》
Jane mi scuote dal torpore buio in cui ero caduta.
Il caporale mi stava parlando e io non ho neanche sentito quello che mi ha detto.
《Oh! Scusami Jane! Sai... pensieri! Mi stavi raccontando di quello che è successo alla base navale di Norfolk, vero?》
Il suo volto assume un delizioso e dolce sorriso.
È incredibile di quale dolcezza e pazienza sia dotata questa ragazza.
Ci siamo accampati all'interno del primo piani di un casolare, probabilmente una fattoria.
Gli interni di mattoni e pietra sono ancora in ottime condizioni, la radioattività è bassa e siamo addirittura riuscite a sistemarci sulle vecchie strutture dei letti con le doghe in legno.
Abbiamo acceso un fuoco per riscaldarci le membra.
Jane l'ha acceso ben nascosto in modo che la fiamma non possa attirare l'attenzione di qualche malintenzionato su di noi.
《Si, Ellen! Stavamo parlando proprio di questo.》 Mi fissa con il sorriso in bocca.
《Ti prego... continua! Sono mesi che non parlo più con nessuno.
Ci siamo rifugiate in quel buco costruito da mio marito sotto il giardino come dei topi, e adesso che finalmente io e mia figlia Rebecca ne siamo uscite, scopriamo che il mondo è diventato questo... questo schifo!》 concludo con un sospiro disperato.
Il viso di Jane si fa incredibilmente dolce, allunga la mano per afferrare la mia con grande dolcezza.
《Ascolta Ellen... non mollare!
Non cedere, capito?
Noi sopravvivremo... te lo prometto!》
Gli sorrido in risposta.
Almeno adesso so che la comprensione e la bontà non sono sparite completamente da questo mondo.
《Va bene, Jane. Ci proverò!》
Lei lascia la mia mano e torna a parlare dei terribili eventi avvenuti durante il giorno dell'apocalisse.
《La base navale di Norfolk in Virginia è stata completamente distrutta!》
《Ma come è possibile!?》 domando stupefatta.
《Mio marito mi ha detto che era dotata delle migliori difese.
Missili intercettori, droni pattugliatori... se non sbaglio avevate anche in dotazione quei nuovi cannoni laser Laws.
Adam mi ha riferito che possono intercettare qualsiasi missile balistico.》
《Non hanno usato missili balistici!》risponde Jane con un ghigno rabbioso ,come se la cosa gli logorasse il cuore ancora dopo molti mesi dall'evento.
《Eravamo pronti a questo tipo d'attacco.》 dichiara slacciandosi i suoi stivaletti neri in pelle e liberando i piedi per cercare un po' di sollievo.
Poi si slaccia i bottoni della camicia mimetica blu tipica dei marinai dell' US Navy e rimane con una canottiera verde militare.
Il fisico di Jane è asciutto ed atletico, senza un filo di grasso e le sue forme sono belle e scolpite.
《Ti stavo dicendo?... Ah, si!
C'aspettavamo anche il nuovo e famoso missile Samrata 3.
Ma quello che è arrivato in realtà è un onda di tsunami radioattivo alta più di trenta metri!》
《Co-cosa?!》 esclamo incredula mentre mi rendo conto d'aver alzato troppo la voce.
Rebecca ha un sussulto nel sonno ma fortunatamente non si sveglia.
《Mio marito Adam mi ha parlato di una nuova arma sperimentale dell'Alleanza Orientale.
Una specie di drone-sommergibile con a bordo una testata termonucleare di incredibile potenza... ma non pensavo fosse stata realmente realizzata!》
《Esiste e come, cara mia!》 esclama Jane sbattendo le sue mani sulle ginocchia e sospirando malinconica.
《La bomba è detonata alla distanza di circa dieci miglia dal porto.
Per questo motivo è passata inosservata ai nostri sistemi di difesa.》
《Fortunatamente te la sei scampata!》esclamo offrendo alla mia interlocutrice un sorriso affettuoso.
《Per un pelo davvero!》 risponde Jane, togliendosi il berretto blu della marina con scritto -USS John Paul Jones- e sistemandosi i corti capelli nerissimi.
《Eravamo a venti miglia dalla base con il nostro pick-up per una commissione di routine, quando abbiamo visto arrivare quell'onda spaventosa.
Beh... che altro da dire?
Abbiamo messo le ali al culo e gli siamo sfuggiti via per un pelo!》
Annuisco solennemente.
Jane ha avuto proprio una bella fortuna.
Mi chiedo dove siano finiti i suoi compagni.
《Jane... dove sono finiti i tuoi colleghi?
Non eri da sola vero?》
La soldatessa abbassa lo sguardo verso il pavimento come se questa domanda l'affliggesse oltre modo.
Quando la rialza dichiara.
《Eravamo i tre quel giorno.
Sapevamo dalle comunicazioni dell'alto comando, che gli Stati Uniti continentali erano stati pesantemente colpiti dall'attacco.
Le città della costa orientale erano state devastate, mentre la west coast non se la passava di sicuro meglio.
Ci siamo rifugiati in uno dei tanti rifugi anti-atomici allestiti dal governo attendendo che le radiazioni diminuissero la loro nocività.
Poi è arrivato l'inverno nucleare...》
Jane sospira ancora e i suoi occhi diventano leggermente lucidi.
《Moltissimi sono morti a causa delle radiazioni, delle ferite o per la malnutrizione causata dalla mancanza di raccolti.
I pochi ospedali che ancora funzionavano sono stati costretti a razionare medicine, cibo e posti letto.
I pazienti venivano selezionati a seconda se avevano qualche chance di farcela oppure no.
Molti sono stati lasciati morire all'aperto tra sofferenze atroci, e i loro corpi successivamente accatastati e dati alle fiamme...》
Jane sospira.
Deglutisce la saliva con fatica, e capisco che nel ricordare gli eventi orribili di quei giorni il suo dolore è così tanto che è arrivata al limite della sopportazione.
Decido che è meglio cambiare argomento.
《Jane quanto tempo siete rimasti nel rifugio?》
《Tre mesi, Ellen!》 asserisce, asciugandosi con la mano un principio di lacrime e ricomponendosi.
《Quando i filtri dell'acqua e dell'aria sono diventati vecchi ed intasati siamo stati costretti ad uscire all'esterno.
Dopo il giorno del giudizio i venti soffiavano da nord e hanno spinto a sud la maggior parte del fallout radioattivo.》
《Per questo motivo sei arrivata fino al New Jersey dalla Virginia?》
《Si, Ellen. Ma la strada è stata lunga e difficile.
I miei due compagni hanno perso la vita in imboscate e conflitti a fuoco.
La fuori è un inferno cara mia... un vero inferno!》 conclude Jane, alzandosi nuovamente dal pavimento e mettendosi a fare degli allungamenti muscolari.
Questa ragazza è davvero piena d'energie e di forza
Forse è questo il motivo per cui è ancora viva.
Mentre l'osservo il mio pensiero ritorna ad Adam perchè anche lui è distaccato al quartier generale dell'NSA che si trova in Virginia.
Rifletto sul fatto che Jane forse ha affrontato lo stesso tragitto infernale per raggiungermi, e forse non ce l'ha fatta.
《Adesso cosa farai Jane? Dov'è che sei diretta?》 domando speranzosa che prosegua il suo viaggio con noi.
Sono disposta a svelarle la nostra destinazione finale e spero proprio che non abbia altri piani.
Mi risponde mentre continua i suoi esercizi.
《Per il momento cara mia l'unica cosa che voglio è allontanarmi dallo stato del Maryland e da quanto sembra anche dal New Jersey.
Dopo l'apocalisse e la distruzione di Washington e Filadelfia, sembra che una banda abbia preso il controllo di parte della east coast...》
《Una banda?!...》 domando perplessa e sconvolta.
《Come ha potuto una banda aver ragione della guardia nazionale, della polizia e di tutti gli altri?》
La ragazza conclude i suoi esercizi e ritorna a sedere.
Guardandomi preoccupata risponde.
《Sembra che siano riusciti ad impadronirsi molto scaltramente di una montagna di armi, rubandole alla guardia nazionale.
Pian piano che espandevano il loro territorio hanno aumentato la loro forza arruolando un vero e proprio esercito tra i sopravvissuti.
Sembra che in questo momento siano più di cinquemila tra uomini e donne...》
《Caspita sono tantissimi! E dove si trovano adesso, Jane?》
《A quanto ne so sono continuamente in movimento.
Si muovono con motociclette, camper, pick-up... non sono mai nello stesso posto.》
《Qual è il motivo di tutto ciò?》 domando perplessa.
《Temono che la guardia nazionale, la CIA o chi altro possano usare i satelliti per individuarli e bombardarli.
Dividendosi in gruppi più piccoli e muovendosi in maniera all'apparenza confusionale si mascherano con i normali sopravvissuti.》
《Che tipi sono? Spero che i tipi di oggi non facciano parte del loro gruppo!》 chiedo rabbrividendo al sol pensiero di trovare migliaia di persone di quello stampo.
Jane sorride con una smorfia acida e io capisco subito che la sua risposta non mi piacerà.
《Avrebbero tranquillamente potuto far parte del loro gruppo, ma non credo che fossero di quella razza, Ellen.
Di solito hanno la testa di un lupo marchiata a fuoco sul corpo, come tatuaggio, o semplicemente ricamato sugli abiti; addosso a loro non ne ho visti...》
《Un lupo?...》
《Si, Ellen! Si fanno chiamare "I Lupi Solitari".
Il loro capo è un maniaco e una sadico conosciuto come "Il re di cuori"...》
《Nome rassicurante, Jane!》esclamo con un riso amaro in bocca.
Sembra che pazzi e maniaci abbiano preso il controllo del mondo in questi diciotto mesi passati nel bunker.
Adam mi aveva avvertito tramite i suoi appunti che la devoluzione sociale avrebbe potuto avere simili effetti ma non m'immaginavo un simile degrado.
Sto riflettendo ancora di più sul fatto che io e Rebecca abbiamo bisogno di questa forte e coraggiosa ragazza per sopravvivere.
《Come ti sei procurata tutte queste informazioni, Jane?》
Lei sorride soddisfatta e mi guarda beffarda qualche secondo poi risponde.
《Qualche mese fa, io e il mio collega ultimo sopravvissuto del nostro gruppo, ci siamo imbattuti in tre individui del loro gruppo.
Dopo averli catturati il mio collega Jason ha interrogato uno di loro.
All'inizio il tizio faceva il duro, ma Jason ha prestato servizio a Guantanamo
Sai Ellen, si occupava degli interrogatori di terroristi dell'ISIS e cose così...
Dopo dieci minuti ha cantato come un usignolo!》
Jane continua a ridere soddisfatta e anche io sono piuttosto lieta della cosa.
Se quei tizi erano paragonabili alla stessa feccia che ha aggredito me e mia figlia allora si sono meritati quel tipo di trattamento.
《Quindi Jane, il tuo piano è quello d'andare verso nord, fuori dall'influenza della banda dei..."lupi solitari" e si spera lontano dalle radiazioni? 》
Il caporale mi sorride e il suo bel volto s'illumina.
《Per il momento si, mia cara! Spero d'incrociare qualche gruppo di militari o di sopravvissuti.
Ho sentito che molti si sono ritirato verso nord... nel Maine o in Canada.
Quei posti li...》
Conclude ponendo le sue mani verso il fuoco ed assaporando il suo calore.
Segue un breve momento di silenzio.
Questo è il momento giusto... devo fargli la proposta.
Voglio fidarmi di questa ragazza, mi sembra buona e sincera.
《Ascolta, Jane...》 richiamo la sua attenzione.
《Ho una proposta da farti.
Voglio mostrarti una cosa che mi ha lasciato mio marito e poi mi dirai cosa ne pensi...》
Estraggo il quaderno scritto da Adam dalla mia borsa mi avvicino alla ragazza.
Lei posa il suo sguardo sugli appunti e sgrana gli occhi stupefatta.