La ragazza si erge proprio di fronte a me in tutta la sua figura, che è piuttosto minuta ma atletica e ben in salute.
Mi scruta con i suoi occhi nerissimi dalla testa ai piedi e io per essere completamente nuda dalla vita in giù vengo colta da imbarazzo.
《Ehi! Credo che ci sia mancato davvero un pelo con quei due bastardi se ti hanno ridotta così!》 esclama con la sua voce angelica e melodiosa, che odo per la prima volta.
Sono stupita del fatto che non sembra avere cicatrici o bruciature, e sia in ottima forma a dispetto dei due che ha appena fatto fuori.
Il pensiero di Rebecca m'assale e mi scuote dalla situazione di impasse in cui ero piombata.
《Mia figlia è ancora dentro!》 esclamo con voce tremante.
《Co-cosa!?》
《Si! Mia figlia è la dentro.
L'hanno portata via due compagni di quelli che hai appena ucciso.
Dobbiamo fare presto!
Potrebbero farle del male!》
La ragazza abbraccia il suo fucile e lo solleva pronta a fare fuoco come un vero soldato.
《Andiamo!》 dichiara ferma e determinata.
Corriamo verso la biglietteria, ma non ho il tempo di coprirmi o di pesare a me stessa.
Scorro con lo sguardo tutto il perimetro dell'enorme struttura cercando un indicazione di dove potrebbero aver portato mia figlia.
《Dove sono!?》 domanda la ragazza in apprensione.
Colgo con la vista una porta aperta ad una ventina di metri dalla nostra posizione.
Una luce rossa e flebile ne scaturisce illuminando quell'apertura.
Rebecca deve essere li!
《Di la!... Andiamo!》 esclamo indicando alla ragazza la porta.
Scattiamo in quella direzione ed attraversiamo il pertugio.
All'interno del corridoio che è stretto ed invaso da rifiuti e sporcizia, troviamo una serie di porte sia a sinistra che a destra.
Alcune sono chiuse mentre altre no, ma una solo attrae la nostra attenzione poichè da essa fuoriesce la luce rossa e perchè sento dei suoni provenire dall'interno.
Odo le parole di un uomo.
La sua voce gracchiante ed insopportabile mi da la certezza che si tratta di quel porco di Dave.
Senza pensarci due volte faccio segno alla ragazza di seguirmi verso la porta aperta e lei annuisce.
Arrivata ad un passo sento un'altra voce che proviene dall'interno, che prende forma in un pianto sommesso di bambina; è la mia piccola Rebecca.
La mia nuova compagna mi ha affiancato ed è pronta a fare irruzione.
Lascerò prima che entri lei che è armata.
Mi lancia un segno con la testa e immediatamente dopo da un calcio alla porta aperta e si fionda dentro.
La seguo qualche passo indietro, ma la scena raccapricciante che mi vedo di fronte mi getta nello sconforto.
La stanza è illuminata da una fievole luce rossa.
La sporcizia è ovunque.
Le mura hanno perso l'intonaco e ci sono dei poster pornografici che tappezzano tutte le pareti della stanza.
Sul pavimento ci sono rifiuti di plastica, buste, cibo ma non solo.
Nel mezzo di tutta quella massa informe noto anche qualcosa di raccapricciante.
Mio dio... ci sono resti umani tra quella roba!
Sul pavimento noto della mani mozzate, ma anche delle mandibole con i denti.
Oltre a questo mi salta all'occhio un paio di protesi di silicone permeate da sangue e resti organici di pelle.
Il tutto è immerso in un pantano di sporcizia, sangue, e fluidi umani che emana un odore nauseabondo che c'investe in pieno.
Noto che la ragazza che mi ha salvata qualche minuto prima e che tiene il suo fucile a pompa ben teso di fronte alla faccia ha un sussulto, e prova a coprirsi le narici con un avambraccio per cercare d'arginare gli effetti di quel tanfo vomitevole.
Almeno abbiamo colto i rapitori di Rebecca di sorpresa!
Tutti e due sono presenti nella stanza.
Uno di loro, il ragazzo taciturno di cui non conosco il nome, è seduto su una piccolo poltrona rossa sudicia e logora e con i pantaloni tirati giù si sta masturbando.
La raccapricciante scena è amplificata dal fatto che ora gli vedo tutto il volto.
Solo la parte sopra è intatta e gradevole, mentre dove ci sono la bocca, le guance e il mento, che nella grande sala d'aspetto l'uomo nascondeva con una stoffa, tutto quanto è martoriato e deforme.
Sembra come se una fucilata gli avesse portato via parte della faccia, e fosse stato ricucito e medicato alla meno peggio.
Una visione orripilante!
Adesso l'uomo si è girato verso di noi e c'osserva pietrificato probabilmente per la sorpresa.
Ma l'evento più terribile e raccapricciante è proprio di fronte ai nostri occhi.
Dave è in piedi sul un letto composto solo da un materasso logoro e strappato, da cui fuoriescono anche alcune molle e che presenta diverse grandi macchie di sangue.
A gambe divaricate si erge proprio di fronte a mia figlia Rebecca che è sdraiata pressochè sotto di lui.
Lui è quasi completamente nudo, unica veste che lo copre sono una serie di briglie e cinture di pelle borchiata simili a quelle che si usano per le pratiche sessuali sadomaso.
Sotto quelle briglie gran parte del suo corpo ustionato e rovinato è in vista.
Dave è proprio di schiena in questo momento e da ciò che osservo capisco che si sta masturbando anche lui davanti a mia figlia.
Digrigno i denti dalla rabbia.
Come hanno potuto fare una cosa così tremenda davanti a mia figlia?
L'uomo si volta appena poichè realizza subito che qualcosa non va.
Sospira e alza le mani in segno di resa, poi lentamente si volta verso di noi girandosi di centottanta gradi e mostrandoci la sua nudità turgida.
Mi sale dallo stomaco un senso di rigurgito.
《Eh,eh... calma! Calma ragazze!》 dichiara Dave con la sua odiosa voce nasale.
Anche l'altro tizio deforme alza le mani in segno di resa smettendo di lavorare sui suoi genitali.
《Ma che cazzo di spostati siete voi!?》 domanda la ragazza della marina con espressione di disgusto, mentre tiene il suo fucile puntato su Dave.
La mia piccola Rebecca è stesa sul materasso, pietrificata dalla paura e dal pianto, e mi scruta con lo sguardo disperato.
Poi ha un sussulto ed esclama in un ultimo atto di disperazione.
《Mamma... ti prego...》
Che cosa terribile che la mia piccola abbia assistito a tutta questa malvagità.
L'altro tizio ne approfitta.
Si lancia con una mano verso il fondo del divano ed afferra una pistola tentando di puntarla nella mia direzione.
Prontamente la soldatessa fa fuoco.
La scarica di fucile a pompa investe quell'individuo tra la testa e il petto aprendogli diversi fori e facendo schizzare sangue da tutte le parti.
Rebecca urla a squarciagola.
Anche Dave urla e si lancia contro la ragazza, la quale però prontamente dirige il fucile verso di lui e gli spara mentre cerca di lanciarsi giù dal letto nella sua direzione.
Anche in questo caso il colpo fa centro in pieno petto, ed è così potente e così ravvicinato che fa sobbalzare l'uomo all'indietro.
Il suo corpo rantola privo di vita sul pavimento e rimane la, contorto su se stesso ed esanime.
Vado a prendere Rebecca.
La sollevo da letto e l'abbraccio.
Mia figlia è sotto shock e piange disperatamente.
Tento di consolarla cullandola e spendendo qualche parola dolce.
《Rebecca, tesoro... va tutto bene! È tutto finito piccola mia.》
Il suo pianto sembra inconsolabile, e anche il mio volto viene solcato da qualche lacrima che non riesco proprio a trattenere.
La soldatessa ha abbassato il fucile e s'è avvicinata a noi.
《Coraggio... meglio andarsene da questo posto malsano.
Non è luogo per una bambina.》
Dichiara rivolgendosi a me.
Annuisco ed aiuto mia figlia Rebecca ad alzarsi dal letto.
Lei ci riesce con molta fatica come se tutto ciò che è successo in questi pochi minuti l'avesse privata di ogni forza vitale.
Usciamo presso la grande sala d'aspetto.
《Mamma sei senza pantaloni!》 esclama Rebecca fortunatamente smettendo di piangere.
Forse la mia bambina è più forte di quanto io possa pensare.
《Lo so tesoro! Dentro gli zaini la mamma ha qualcosa da mettere.
Non ti preoccupare... la tua mamma sta bene.
Questa ragazza mi ha salvato prima che quegli uomini potessero farmi del male.》
Fisso questa soldatessa che mi sorride di rimando.
Tiro fuori dallo zaino un paio di jeans di cotone e di mutande che indosso in fretta mentre la nuova arrivata si volta dall'altra parte.
《Piacere! Sono il caporale Jane Thomas. Sono... ero distaccata alla base navale di Norfolk.
Non volevo presentarmi prima che mettessi qualcosa per coprirti sotto...》 conclude sorridendo.
Trovo incredibile che qualcuno sia ancora così gentile dopo ciò che ho visto dopo un solo giorno nel mondo reale.
Sorrido a questa ragazza giovanissima e dal viso pulito come se l'apocalisse non l'avesse mai toccata e allungo la mia mano cercando una stretta, la quale arriva decisa come solo quella che un soldato sa dare.
《Io sono Ellen... Ellen Barking.
Molto piacere!》 Esclamo piena di gioia perchè sento che forse ho trovato la prima persona normale; dopo tutto.
《E tu chi sei bellissima?... Quei balordi non ti hanno fatto del male vero?》 chiede Jane piegandosi verso mia figlia, la quale non molla la presa e mi tiene stretta per la vita ancora piangendo sommessamente.
《Lei è mia figlia Rebecca》 rispondo io al posto della mia bambina che è ancora sconvolta.
Sul volto della ragazza compare un grande sorriso e le lancia un occhialino.
《Io direi d'andarcene da questo posto schifoso!》 esclama lei e io non potrei che essere più d'accordo.
《Sta per sopraggiungere la notte e come avete visto è pericoloso gironzolare da queste parti.
Ho visitato in precedenza un casolare abbandonato che è ancora in ottime condizioni, e si trova a circa un miglio da qui.
Potremmo passare li la notte... che ne pensate?》
Mia figlia sorride per la prima volta dopo aver vissuto quell'incubo.
Osservo il suo viso dolce rilassarsi e le suo morbide gote riprendere vita e tono.
《Ok! Hai ragione! Non voglio più vedere questo posto immondo per il resto della mia vita... voglio dimenticare!》 dichiaro risoluta come se mi fossi tolta un grosso peso dal petto.
Usciamo dalla stazione riprendendo il sentiero sui binari.
Mi sento più sicura con la nostra nuova amica.