3.

785 Parole
3.La cena della convention A cena c’erano tutte le segretarie di alta direzione, e altre donne. Bellissime. Volgari. Sensuali. Renato aveva perso di vista la diva della televisione, sperava di conoscerla, ma amen. Nell’elegante sala preparata con quattro tavoli rotondi lui fu fatto sedere vicino a una bruna con le fattezze orientali, capelli lisci neri, praticamente nuda. Dopo una cena tutta di strusci e gambe intrecciate sotto il tavolo con l’orientale, conclusa con parecchio alcool in corpo, Cardi lo invitò nella suite dell’ultimo piano con la sua occasionale compagna. A Renato girava un po’ la testa, aveva bisogno d’aria ed era euforico. Era stato ammesso al circolo dei dirigenti più importanti della WWLab ed era ancora incredulo. Andò su, nella suite, entrò e si guardò intorno. Era enorme, occupava l’intero piano e c’era un sacco di gente, un gran rumore, odore di corpi umani in calore e bottiglie di champagne un po’ ovunque. Vide Frassinelli e altri colleghi ridere sguaiatamente e si sentì all’improvviso fuori posto, senza sapere con precisione che fare e come comportarsi. Passò Cardi e gli mise un braccio intorno alle spalle, inondandolo di un alito pesante. – Cazzo fai lì da solo, Renà? Entra, balla, bevi, mangia, divertiti e soprattutto… – lo fissò con uno sguardo liquido ma duro – non scassà i coglioni eh! Ahahahahahahahah! Renato eseguì l’ordine. Ballò, mangiò e bevve, si ubriacò, si sdraiò un po’ su un divano con l’orientale della cena appiccicata addosso. Di lei non ricordava il nome, posto che ne avesse uno. Scopò ed ebbe un orgasmo. L’orientale profumava di gelsomino, e gli offrì il culo e la bocca, con generosità. Poi Renato ebbe bisogno di una pausa e di un bagno. Si sentiva parecchio fatto, vedeva le cose a righe chiare e scure e intuiva di non avere il pieno controllo delle sue azioni, anche se non gli fotteva niente, perché se la stava spassando alla grande. Carriera e soldi, non c’era altro cui pensare. Donne e alcool, sì, era una gran festa, gli serviva giusto un attimo di silenzio e un cesso. Tirandosi su i pantaloni e con la camicia del tutto slacciata, si diresse un po’ incerto verso l’uscita, oltre la quale trovò un piccolo atrio con tre porte. Decise per quella in mezzo. Si rese conto che l’orientale, nuda, tranne che per un paio di sandali con tacco altissimo, lo seguiva come un cagnolino ed entrò con lei in un’enorme stanza da letto, con vasca idromassaggio in marmo nel centro. In fondo a destra c’era un letto a baldacchino e diversi divani sparsi qua e là, che si perdevano nel locale. Alcune persone nude si stavano rotolando sul fondo, dall’altra parte della camera. Renato si avvicinò traballante al letto, l’idea era quella di chiedere indicazioni per il bagno e laggiù gli sembrava di avere visto qualcuno meno impegnato. Quando si sforzò di osservare meglio, vide che c’erano due donne e un uomo, nudi, sulla moquette a fianco del due piazze e mezzo. Una donna era in ginocchio, a quattro zampe. Dietro di lei, dentro le sue natiche, c’era la faccia dell’uomo, anch’egli in ginocchio, schiacciata a forza dal piede che l’altra donna, in piedi alle spalle dell’uomo, premeva sulla sua nuca. La prima donna gemeva di piacere, l’uomo si masturbava, la seconda donna lo insultava. Renato sbatté gli occhi cercando di inquadrare meglio la scena, poi, mentre la brunetta al suo fianco gli sussurrava – bel giochino, lo facciamo anche noi con le mie amiche? – Vide la faccia dell’uomo sollevarsi e guardare nella sua direzione: era del tutto ricoperta di polvere bianca. Riconobbe Castiglione, il suo ex-capo ora collega, che lo fissava, ma sembrò non metterlo a fuoco, e ghignando rotolò di lato, lasciando libero il posto. Poi sparì dalla sua vista. La prima donna, quella a quattro zampe sul pavimento, che non si era mossa, iniziò a ancheggiare, voltando indietro la testa verso di lui. L’orientale cominciò a togliere camicia e pantaloni a Renato, del tutto inebetito, mentre l’altra donna afferrò un sacchetto ripieno di polvere bianca che usò per cospargere accuratamente le natiche e l’ano dell’altra. A Renato girava la testa. Con la coda dell’occhio vide Cardi passare camminando a stento, e ridere in modo sgangherato, sostenuto da due ragazze altissime e nude. La prima aveva una frusta in mano, e il suo nuovo capo, il Direttore Commerciale, era ammanettato dietro la schiena. Il gruppo uscì da una porta e tutti e tre svanirono nel nulla. Renato Landi sentì il bisogno di andare in bagno subito. Ma fu afferrato dall’orientale e dall’altra squillo, che lo spinsero a terra e lo misero a quattrozampe. Non aveva mai sniffato cocaina, soprattutto in quel modo, ma non aveva nessuna volontà e si lasciò andare. Carriera, donne, soldi e sesso. In seguito non avrebbe ricordato molto di quello che era successo, salvo che non fu capace a andare in bagno e che gli era venuto da vomitare. Ma non rammentava di averlo fatto davvero.
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