– La fatalità è un’assai comoda parola: l’adoperano gli infami e i deboli – disse Cesare, guardandola freddamente, mentre le mani di Laura stringevano invano le sue. – E sia! Sono stata perversa, hai ragione, hai ragione, chi lo nega? Nessuno può assolvermi, né il Signore, né gli uomini, lo so. Tu solo, Cesare, non puoi condannarmi; tu solo non puoi rimproverarmi; tu solo non hai il diritto di esser spietato, Cesare. Abbiamo peccato insieme, come puoi avvilirmi così, senz’avvilirti? Egli non rispose nulla, ma tentò di sciogliere le sue mani da quelle di Laura. – Rammentati, rammentati! Ti ho sempre amato, io, dal primo giorno in cui mi hai guardata, coi tuoi freddi e sarcastici occhi, col tuo sorriso schernitore di uomo mondano e corrotto che disprezza l’inettezza delle fanciulle. Ma l’

