II.-6

1078 Parole

– Ti amo, che vuoi, ti amo – ella rispose, con un cenno disperato. – Non è ora d’amore, questa – rispose Cesare, sottovoce, senza guardarla. – Per me, è sempre l’ora, Cesare. Cesare, ho invocato questa libertà, questa solitudine, fra me e te, attraverso tutti gli ostacoli, fra i pianti, fra i denti stretti nell’ombra, nella gelosia atroce che avevo di mia sorella, attraverso le cupe visioni della mia schiavitù, ho visto questa luce, ho sperato nel tuo amore quando mia sorella era viva; come vuoi che io ci rinunzi, ora che è morta? Cesare, ti amo. – Non dire più questo... – e la voce si era affievolita. – Ti amo; se resti in Napoli, io debbo vivere con te, se tu mi scacci, io verrò a dormire alla tua porta, come un cane, se tu parti, ti seguo. Ti amo! – Oh Anna, Anna! – egli gridò come

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