– Che uomo, Dio mio, che uomo! E io mi sono perduta per lui! – Perduta? Non tanto, mi pare! – Perduta, morta, per quest’uomo! – Se non m’inganno, stai benissimo in salute: e probabilmente, non ti dispiacque di perderti un poco. – Villano! – ella gli gettò in volto, cupamente. – Eccoci alle ingiurie gravi. Devi avere qualche altro aggettivo simile, ti permetto di applicarmelo. Ti prometto anzi di avere una grande pazienza. Di’ pure. – Ma Cesare, tu mi spingi alla disperazione; che vuoi da me? – Nulla, assolutamente nulla. Salvo che se ti fa bene allo spirito d’ingiuriarmi, ti autorizzo ad usare di questa medicina. – Le mie parole ti sono indifferenti? – Insieme a moltissime altre cose, te lo confesso. – Ma non vedi che sono la più miserabile donna della terra? – E io, che sono? –

