Erica Ci penso. Davvero. La domanda è seria. — Non voglio morire, dico. Voglio vivere. Ma voglio vivere per qualcosa. Non solo per esistere. Perché la morte di papà serva a qualcosa. Lui annuisce lentamente. — Gli assomigli, dice. — A chi? — A me. Al me di prima. Quello che credeva di poter cambiare le cose. — E le hai cambiate? — No. Non come volevo. Ma ho salvato una bambina. Conta, no? — Conta molto. Lui sorride. Stanco, ma felice. — Allora tu salverai altre bambine. Altre persone. Fermerai i Luigi di questo mondo. — Sì. — E comincerai da lui? — Sì. Prima lui. Poi gli altri. Si passa una mano tra i capelli, gesto abituale quando riflette. — Dovrai essere forte, dice. Davvero forte. Non solo fisicamente. Nella testa. Perché lui è forte nella testa. Lui sa come far paura,

